• News
    • Eventi & Ultime Notizie
    • Novità Discografiche
    • Concerti
    • Premi & Concorsi
    • Scuole & Corsi
    • Comunicati Stampa
  • Recensioni
    • Cinema
    • TV
    • Videogiochi
    • Musical
    • DVD
    • Libri
  • Contenuti Speciali
    • Interviste
    • Monografici
    • Dossier
    • Reportage
    • Video & Multimedia
    • Filmografie
  • Extra
    • L'angolo dei lettori
    • Archivio Rivista Cartacea
    • 1M1 Blog
  • Partners
  • Cerca
  • Home
  • Legenda Recensioni
  • Recensioni
  • Cinema
  • Tito e gli alieni & Bob & Marys – Criminali a domicilio
19 Mar2020

Tito e gli alieni & Bob & Marys – Criminali a domicilio

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

Giordano Corapi
Tito e gli alieni (2017)
Emergency Music Italy
14 brani – Durata: 22’00”



Giordano Corapi
Bob & Marys – Criminali a domicilio (2018)
New Emergency Srl
23 brani – Durata: 40'00"

Recuperi tardivi ma dovuti – e mi scuso con il compositore Giordano Corapi per l’involontaria dimenticanza, autore che ammiro dai tempi della migliore colonna sonora del 2014, ossia Take Five di Guido Lombardi, sua prima prova compositiva, dopo innumerevoli cortometraggi, di alto spessore per un lungometraggio di altrettanto notevole interesse nella sua fisionomia anni ’70 da poliziesco-gangsteristico – le OST scritte per Tito e gli alieni e Bob & Marys – Criminali a domicilio. Il primo, del 2017, racconta la vicenda di un professore napoletano, dalla vita solitaria nel deserto del Nevada, abbandonato lì causa un misterioso incarico scientifico, che col passare del tempo finisce in preda alla depressione. All’improvviso si palesano due nipotini dall’Italia, figli di suo fratello appena scomparso, e la sua vita fuori dal comune subisce una scossa impensabile.

Il secondo, del 2018, narra di una coppia sposata da trent’anni piombata in una routine noiosa oltre ogni dire. Una notte alcuni criminali fanno irruzione nella loro casa, tenendoli sotto scacco e minacciandoli costantemente di morte, se non si occuperanno di alcuni pacchi depositati dagli stessi. Parlando delle musiche dell’apprezzatissima, da pubblico e critica, commedia fantascientifica Tito e gli alieni, con Valerio Mastandrea, Clémence Poésy, Luca Esposito, vincitrice del Nastro d’Argento per il miglior soggetto di Paola Randi, anche regista, il tema di apertura dell’album, “L.I.N.D.A.”, con alcune soluzioni armoniche nell’utilizzo degli archi e dell’arpa tenuamente dilatati, rammenta il Michael Giacchino di Lost, cosa che viene ribattuta nel consecutivo “Alien Inn”, nella qual traccia a predominare è l’arpa. L’orchestra sale zelantemente in crescendo in “Connection on”, con la seconda parte del pezzo in cui esplode il tema principale in tutta la sua solarità emotiva. “Forget to Breathe” è una canzone folk che lascia il posto subito dopo a un brevissimo brano eroico goldsmithiano in “Matrimonio spaziale”; “Radio 51” con il suo pianismo pop e la batteria, chitarra elettrica indie/rock, voce alla Oasis del cantante che ne interpreta la canzone, muta il volto della OST per un istante; si rientra sui binari action/sci-fi cine-musicali con l’epicamente svolazzare williamsiano dell’orchestra di “Area 51”. Echi alla Williams di Harry Potter si ripresentano nella traccia “Sogno del laboratorio”, tra sinuosi contrappunti di fiati, archi pizzicati e volteggianti e un violoncello solista che espone fiabescamente il leitmotiv. “Notte” è una ninnananna lieve e gracchiante con il suo rumore in sottofondo di una puntina da giradischi, ferma sul vinile che ha appena finito di suonare musica, la quale gira all’infinito. “Tito e gli alieni – Anime” è il miglior pezzo di tutto lo score, esemplare di un’autorialità di Corapi nel saper imbastire alla perfezione ciò che in note abbisogna alla pellicola e come anche far reggere il pezzo al di fuori del girato: luminoso, aperto, musicalmente hollywoodiano nella più onesta accezione del termine. Idem per il dinamismo muscolare e susseguente avvolgente ariosità di “Militari e Cadreghino”; pezzo canoro femminile folk/rock è “Long Walks”. “Love dondolo” come da seconda parola del titolo, è ondeggiante, una dolcissima e cullante nenia per violoncello solista, tastiere e archi. “Rottura acchiappasuoni” con il suono gracchiante di cui sopra sul quale si innesta un violoncello e violino solisti che tratteggiano il tema principale, su tappeto d’archi tenue, per una pagina eterea e dondolante, intrisa di una morbida e armoniosa (entra una fisarmonica a riesporre il leitmotiv) piacevolezza d’insieme.

Bob & Marys – Criminali a domicilio, commedia criminosa con Rocco Papaleo e Laura Morante, per la regia di Francesco Prisco, possiede, come per Tito, una scrittura molto americana nello stile, che a pochi compositori italici si può attribuire (vedi su tutti, Andrea Guerra, Fabrizio Campanelli, Pasquale Catalano), difatti sin dal brano d’apertura, “Scarafaggi”, vengono subito alla mente paesaggi vertiginosi, curati nei dettagli di strumentazione e architettura dei medesimi, di Thomas Newman. Il jazz fa capolino, con quel giusto mix tra approccio sonoro vecchio e nuovo, tra Piero Umiliani e Terence Blanchard, per i film thriller/crime, con venature comiche, del nostro passato e dell’odierno cinema Made in Usa. Guardingo tra archi e fiati “La pistola”, rockettaro “Che botta”, tango mistery in “Una ritrovata passione” nel quale si rivela il leitmotiv portante del film. Tremolio di archi e percussioni incessanti che esplodono in un turbinio in crescendo, sempre degli archi, in “Mi manca l’aria”; invece in “Bob & Marys” archi sottesi e valzeristici, piano e flauto leggiadri, delineano un dolcissimo tema appassionato e melanconico al contempo; “Una viletta unifamiliare” è puntillistico; “Un vicino impiccione” jazz beffardo e a tratti misterico con qualche nuance alla Morricone dei western di Leone (uso dell’armonica); “Accoppatura” e “Ti fidi di Bob” sono tracce tensive e sperimentali nell’utilizzo di suoni synth e percussioni snervanti, con strumenti folk e improntati all’occasione che li fanno essere pura ‘scary music’. “E’ tutto finito”, una vera e propria elegia sconsolante, pur tuttavia racchiudente uno spiraglio di serenità e riavvicinamento dei protagonisti, nel suo flauto lieve, arpa rasserenante e archi sottilmente lirici. Medesimo paesaggio sonoro nell’afflato iniziale di “Bob” che chiude in modo brillante. “Un colpo di fortuna” termina l’album con archi sospesi, arpa in contrappunto con violoncello sotteso e flauto delicatissimo e arioso, esponente il tema principale in tutto il suo incanto.    

Stampa

  • Indietro
  • Avanti
CS on Spotify
soundtrackcity

Daniela Bocconi

  • Pubblicità
  • Redazione
  • Cookie Policy
  • Info & Contatti

Copyright © 2017 - ColonneSonore.net | Vietata la riproduzione anche parziale dei contenuti

  • News
    • Eventi & Ultime Notizie
    • Novità Discografiche
    • Concerti
    • Premi & Concorsi
    • Scuole & Corsi
    • Comunicati Stampa
  • Recensioni
    • Cinema
    • TV
    • Videogiochi
    • Musical
    • DVD
    • Libri
  • Contenuti Speciali
    • Interviste
    • Monografici
    • Dossier
    • Reportage
    • Video & Multimedia
    • Filmografie
  • Extra
    • L'angolo dei lettori
    • Archivio Rivista Cartacea
    • 1M1 Blog
  • Partners
  • Cerca