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18 Mar2020

Made in Italy & Figli

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

Giuliano Taviani e Carmelo Travia
Made in Italy (2019)
RTI Music
30 brani (9 canzoni e 21 di commento) – Durata: 70’00”

cover figli LP

Giuliano Taviani e Carmelo Travia
Figli (2020)
Didyme Records
Lato A: 3 brani
Lato B: 5 brani
Durata totale: 19’39”

Giuliano Taviani, con all’attivo molte colonne sonore tra teatro, serie tv, fiction, cinema e programmi televisivi (Anime nere, Rosso Istanbul, Boris film e telefilm, La masseria delle allodole), viene affiancato nella realizzazione di Made in Italy e Figli, dal fidato amico e collaboratore di vecchia data Carmelo Travia; il primo romano, classe 1969, il secondo siciliano, classe 1970, hanno composto insieme, tra le altre, Cesare non deve morire dei fratelli Taviani, aggiudicandosi la nomination per le migliori musiche al David di Donatello e al Nastro d’Argento. Giuliano inoltre è figlio del compianto regista Vittorio Taviani, scomparso nel 2018. La loro fertile collaborazione li ha portati a scrivere le musiche per una serie TV, Made in Italy, di coproduzione Taodue e Mediaset, presente su Amazon Prime Video, e di prossima programmazione su Canale 5, interpretata da Margherita Buy, Greta Ferro, Fiammetta Cicogna, Maurizio Lastrico, Giuseppe Cederna, Marco Bocci, Raoul Bova, Stefania Rocca e Antonino Bruschetta, per la regia di Ago Panini e Luca Lucini, e successivamente la OST di Figli, un film sceneggiato da Mattia Torre, venuto a mancare poco prima delle riprese, e diretto dal suo assistente alla regia Giuseppe Bonito, con Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea. Entrambe le colonne sonore sono pregevoli e ben connesse alle immagini che supportano invisibilmente ma emozionalmente (come sempre accade per la Musica ed il suo ruolo fondante di controparte metafisica al visivo), ma andiamo per gradi: la partitura per la serie Made in Italy è multifunzionale e variegata, anche se la sua natura vintage, data la trama settantina del telefilm che l’ha indirizzata obbligatoriamente in tal direzione, ne condiziona (positivamente) lo stile, invece la scrittura su Figli mantiene una sua cifra sonora ben lineare e specifica, quindi meno diversificata. Ad ogni modo trattasi di due score assai interessanti e piacevolissime da ascoltare a ripetizione. I brani scritti da Taviani e Travia per la nascita del prêt-à-porter italiano a Milano negli anni ‘70 e la sua propagazione globale con relativa fama inesaurita di stilisti e compagnia bella al seguito, per l’appunto il nostro Made in Italy come la serie titola e se ne fa portavoce, si destreggia con simpatica vigoria e spumeggiante dinamismo tra vari gradevoli e orecchiabili leitmotiv in pezzi funky-pop alla Isaac Hayes e Quincy Jones (“Pret a Porter”, “Zampa di elefante”), disco music (“Shooting 70”), beat ‘swinging sixties london’ strizzando l’occhio a Burt Bacharach e lounge/beat/scat di molteplici compositori nostrani anni ’60 – ’70, tipo Umiliani, Piccioni, Ortolani e Trovajoli (su tutte le due tracce denominate “Made in Italy”, “La giostra”, “Hot Pants”, “Su misura”, “Appeal”), il rockabilly di “Flower Power”; non mancano pagine più riflessive quali il bellissimo tema “Novembre 1974” dall’evidente classicismo pianistico al contempo di estrazione popolare alla Trovajoli, “Le luci di Milano” con il suo appassionante piano e violino in primo piano su un tenue tappeto d’archi, “Made in Italy (Una diversa versione)” in cui il tema portante si fa lieve e malinconicamente dolceamaro (anche qui la Scuola tradizionale cine-musicale romana di Armando Trovajoli si fa sentire e commuove), “Ad occhi chiusi” in cui il main theme diviene misterico e colmo di ansia con uno spiraglio pianistico qui e là a far capolino, la dolcezza per archi e tastiera del commovente “Una nuova vita”  e l’astrattismo melanconico di “Milano di piombo”.  
I musicisti selezionati per la performance delle singole tracce sono meravigliosi e virtuosi con il giusto connubio tra esecuzione letterale e improvvisazione appassionata. Lo score si articola tra diverse canzoni del periodo e odierne ma con il sapore sonoro di quell’epoca, ad esempio Ornella Vanoni con “Domani è un altro giorno”, “La bambola” di Patty Pravo, vera sigla della serie, “Tomorrow” di Amanda Lear, “Something Something” di Peter Cincotti, “Nessuno mi può giudicare” di Caterina Caselli.

All’opposto Figli, storia di una coppia che con la nascita del nuovo figlio vede sconvolta la propria esistenza, solo all’apparenza ritenuta ordinaria, e vira verso una disgregazione alienante, possiede una colonna sonora che seriamente sa descrivere stati d’animo e il famoso ‘non detto’, come deve fare tutta la musica per immagini nella sua concreta significanza – in verità come per Made in Italy dove lo score di Taviani e Travia è il reale protagonista assoluto delle vicende dei numerosi protagonisti delle differenziate storie che si intrecciano –: il tema principale dal ritmo cha cha cha con nuance tango “Figli” (perfetto per una pellicola di Ferzan Ozpetek), apre la OST con spensieratezza, pur celando già ciò che di drammatico accadrà; difatti nel successivo “Lo spazio bianco” un violino e un piano mesti tramutano il leitmotiv in un ‘qualcosa’ di classicheggiante e amaro, parecchio minimale in stile Desplat; “Quelli che provano a restare” gioca su un crescendo emozionalmente intenso su violino solista di Leonardo Spinedi e la performance accorata dell’ottima Roma Film Orchestra diretta da Alessandro Molinari; “L’ovo alla cocca” è un dilettevole e animato scat; “Legàmi” un valzer rotiano di favolosa soavità; “Andrà tutto bene” (titolo quanto mai appropriato al momento storico allucinante che stiamo vivendo) è una cullante nenia amorevole; “Kabo Junior” si prende in giro e si diverte a tramutare il tema portante in uno scherzo serioso, “Django in the Kitchen” già dal titolo del pezzo sottintende la sua natura spiritosamente omaggiante il noto Django Reinhardt e il suo jazz swingato.

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Daniela Bocconi

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