Il gladiatore invincibile
Carlo Franci
Il gladiatore invincibile (1961)
Digitmovies/Digitsoundtracks DGST 021
23 brani – durata: 68’ 48’’
Recentemente scomparso, Carlo Franci, nato a Buenos Aires nel 1927 e diplomato al Conservatorio ‘Santa Ceciliaʼ di Roma, è stato un raffinato compositore e direttore d’orchestra molto impegnato sia in ambito sinfonico che operistico. Negli anni Cinquanta e Sessanta, il suo nome compare spesso anche nel cinema, come autore delle musiche per film drammatici e storico-mitologici. Ora, grazie a Digitmovies, si inaugura una prima riscoperta delle sue fatiche nel peplum con Il gladiatore invincibile, pellicola attribuita allo spagnolo Antonio Momplet, ma in realtà quasi interamente girata da Alberto De Martino in set divisi tra la Spagna e gli studi De Paolis di Roma.
La vicenda, coerentemente con gli standard del genere, che proprio in quegli anni incontrava largamente i gusti del pubblico italiano, concede di più alla verosimiglianza che alla verità storica. Verso il III d.C., la città di Acaste e i suoi dintorni formano un regno indipendente ai margini dell’Impero Romano. Morendo, il legittimo sovrano aveva lasciato due figli, Sira e il dodicenne Dario, ma la reggenza era stata assunta dal primo ministro Rabirio, il quale si era presto trasformato in un usurpatore dispotico. Il gladiatore Rezio, avendogli salvato la vita, riceve da Rabirio il compito di sgominare una banda di briganti che insidiano il regno. In realtà costoro non sono altro che dei patrioti al servizio della principessa Sira, risoluti a rovesciare il tiranno a favore della continuità dinastica. Rezio a questo punto prende in mano la situazione e guida con successo la riscossa: sconfiggerà Rabirio, che verrà giustiziato, e sposerà Sira, che salirà al trono per diritto di sangue.
Gli obiettivi del commento di Franci, compilato in stile sinfonico classico, sono incanalati in tre direzioni: da un lato dare impeto al pathos bellico, dall’altro accentuare i momenti di stasi drammatica, in terzo luogo indugiare nel sentimentalismo.
Il tono delle composizioni è generalmente improntato ad un roboante eroismo, specie in concomitanza con scene di combattimento tra gladiatori o di battaglia. Si notino al proposito le esplosioni di forza contenute nel tema “Titoli”, poi sparsamente riprese e sviluppate con gli stessi esaltanti timbri degli ottoni, in particolare dei corni francesi. Le circostanze di riferimento sono “Nel regno di Acaste”, “Il bieco Rabirio”, “Rezio il gladiatore”, “Combattimento nell’arena”, “A capo dei soldati”, “Rabirio giustiziato”.
Per documentare gli intrighi di corte e i momenti preparatori all’azione, Franci rallenta i ritmi e mette solitamente in primo piano le trame degli archi, mentre sullo sfondo si stagliano i fiati e le percussioni: ciò è riscontrabile con evidenza variabile nelle tracce “I patrioti”, “Il piano di Sira”, “Senza pace”, “Nuovi piani”, “I soprusi di Rabirio”, “Minaccia nel buio”, “Azione di difesa”, “Agguato”.
Le due cifre, l’eroica e la drammatica, si incontrano in occasioni quali “Sulle montagne”, “Attesa e duello”, “Nuovo combattimento”, “Battaglia sanguinaria”.
Più marginale, data l’esilità della sottotrama sentimentale, è infine l’utilizzo del motivo “Rezio e Sira tema d’amore”, che spezza la tensione con il suo ombroso romanticismo per archi. Verrà riconsiderato in “Bramosia di potere”, ne “La pace torna ad Acaste” e in “Finale”: nei primi due casi interrotto da parti drammatiche, nel terzo innervato in un climax liberatorio.
