The Man with the Magic Box
Sandro Di Stefano
The Man with the Magic Box (Inedito – 2017)
Kemper Music
12 brani – Durata: 32’19”

Mi è capitato spesso nel corso degli anni di prefiggermi di recensire una colonna sonora davvero magnifica e meritevole da far scoprire ai nostri lettori, tra quelle che ci giungono in redazione per scriverne le recensioni, spedite e proposte dalle etichette o dai compositori stessi, e poi, non si sa per quale strano caso del destino, passare bellamente in cavalleria e dimenticarsene totalmente (e stupidamente!). Questo è il caso, e me ne scuso con il suo Autore, della bellissima partitura di Sandro Di Stefano (leggi nostra intervista) per il film polacco del 2017, The Man with the Magic Box (in originale Czlowiek z magicznym pudelkiem) del regista Bodo Kox: un dramma sentimentale fantascientifico di accattivante curiosità e ben recitato e diretto, con ambientazioni claustrofobiche e distopiche tra la Varsavia odierna, del passato e del 2030, dove un bidello scova una sorta di macchina del tempo nel suo appartamento, e viaggiando avanti e indietro, perde le tracce della donna che ama, la quale si mette alla sua continua ricerca.
Il nostro connazionale Di Stefano, con un curriculum di più di una trentina di colonne sonore tra cortometraggi, documentari, film e miniserie, e due vittorie importanti, quali il Premio Chioma di Berenice 2016 per la score di Fantasticherie di un passeggiatore solitario ed il prestigioso riconoscimento al Polish Film Festival 2017 alla miglior musica proprio per The Man with the Magic Box, oltre alla nomination ai Polish Awards 2018, confeziona per questa pellicola una partitura di forte emozionalità e dalla carica drammatica preminente vista la vicenda narrata, tra sinfonismi orchestrali di vecchia scuola compositiva e paesaggi elettronici attuali, con un mix ben congeniato ed efficace. Una OST che in Polonia ha riscontrato un successo enorme facendo sì che la radio nazionale RMF FM non smette tutt’ora di programmare e CANAL +, la rete televisiva nazionale, dal 2018 ad oggi ha trasmesso ben 49 volte il film.
Come afferma lo stesso compositore, “C’è ancora bisogno di musica fatta come la musica richiede, di scrittura orchestrale fatta come l’orchestra richiede!”, e aggiungo, “Come la vera Musica per Immagini merita!”, pertanto sacrosante parole quelle di Di Stefano; difatti la sua musica, com’è giusto che sia quando si scrive col cuore, con gli studi dovuti e con cosciente professionalità effettiva, anche e seppur in funzione delle sequenze del film, quindi al servizio delle immagini realizzate dal regista, vive perfettamente al di fuori del filmico. Perché non è soltanto Film Music ma Musica tout court. Prova ne è la suite di 10 minuti creata dal medesimo, mescolamento dei temi portanti, per il concerto dell’FMF di Cracovia, il festival internazionale più grande al mondo, insieme a quello di Gent in Belgio, per la musica da film (vedi la performance https://www.youtube.com/watch?v=wEqOCweGFt4), nel quale Di Stefano si è trovato fianco a fianco con compositori del calibro di Krzysztof Penderecki, Clint Mansell e Bruno Coulais. La score di breve durata, solo in formato digitale ma che meriterebbe una dignitosa edizione discografica su vinile e CD, è suddivisa in 12 tracce, di cui le ultime due composizioni di Chopin, rielaborate elettronicamente e arrangiate in maniera straniante da Di Stefano (alla Wendy Carlos, nata Walter, di Arancia meccanica, per capirci), ovvero “Nocturne op. 9 n. 2” e “Walk a Moll”. Il pezzo d’apertura, “The Shadow of the Past (Title)”, inizia tetro su un lungo pedale synth atmosferico per poi lasciare spazio alla chitarra elettrica di enucleare il commovente leitmotiv su tappeto d’archi di rinforzo e in crescendo che lo rendono quasi un motivo epico. “Adam’s Theme” è un secondo tema in forma di valzer dalla struggente bellezza che rammenta quei leitmotiv melanconici di Dmitri Shostakovich che ritorna molto enfatizzato e tensivo in “End to End”. “Love Frequency” è un bell’adagio barberiano tra sospensioni e riflessioni melodiche distese e altamente melanconiche. “Hidden System” è un prolungato effetto sintetico angoscioso dove appaiono gli archi e percussioni synth cupe. “Identity and Memory” rivede il tema principale in una fugace apparizione mescolarsi all’andamento moderato barberiano di cui sopra, divenendo un movimento ondeggiante uniforme e in cerca di salvezza. “The Journey Through Love” ha le stesse movenze del brano appena citato, con una predominanza di suoni sintetici tensivi e ritmiche crespe che ne marcano il senso di spaesamento del protagonista e la ricerca affannata della donna innamorata di lui. “When the Words End” espone un altro meraviglioso adagio drammaturgicamente intenso e straziante. “Fortran 1952” è un pezzo di commento colmo di effetti terrifici, invece i titoli di coda di “The Shadow of the Past (End Title)”, chiudono la score e disegnano un paesaggio sonoro forse consolatorio in cui primeggiano ritmiche sincopate, archi ondeggianti e una cantabile chitarra elettrica piena di afflato per i due protagonisti di questa Love Story Sci-Fi. Attualmente Sandro Di Stefano ha in uscita tre film di genere differente con le sue musiche: l’action The Tracker con Dolph Lundgren, tornato alla ribalta con il suo celeberrimo personaggio di Ivan-Ti spiezzo in due-Drago in Creed II (OST incisa con la Dnipropetroska Symphony Orchestra), dalla distribuzione internazionale; la commedia La mia seconda volta, film giovane che tratta un tema sociale molto importante, con Luca Ward, Daniela Poggi, Simone Riccioni, dal 21 Marzo nelle sale. La canzone principale del film è stata scritta dal figlio Pierpaolo Di Stefano, alla sua prima esperienza; il thriller L’ombra del lupo con Cristopher Lambert (OST incisa con la Dnipropetroska Symphony Orchestra).
