Omicidio per vocazione
Stefano Torossi
Omicidio per vocazione (1968)
Digitmovies DGST 013
23 brani – durata: 45’ 46’’

Vittorio Sindoni dirige in epoca pre-argentiana questo giallo ad eliminazione (circolato anche come L’assassino ha le mani pulite), di improbabile ambientazione francese e con movente ereditario (tutto si svolge nell’ambito di una famiglia che gestisce un passaggio a livello ferroviario).
Stefano Torossi mette in musica il film, raccogliendo una collana di brani di pop strumentale e facendo in pratica un’istantanea dei generi in voga all’epoca: dal beat si passa al lounge, toccando marginalmente pure il jazz e la psichedelia (specie per il capitolo suspense). Romano, classe 1938, il compositore, dopo gli studi accademici in contrabbasso e un periodo di formazione negli Stati Uniti, si dedica alla stesura di sigle pubblicitarie e di commenti per programmi RAI, non disdegnando di frequentare in parallelo la musica leggera sia come strumentista che come canzonettista (ad esempio, per i Camaleonti). Inizia anche a scrivere per il cinema: la sua prima occasione risale al 1963 con I due marescialli di Giorgio Simonelli.
Il tema principale “Omicidio per vocazione”, attivo a partire dai titoli di testa, è fondato su un ritmo incalzante di batteria ed un riff di chitarra elettrica distorta, sui quali corrono veloci assoli nell’ordine di vibrafono, tromba e flauto.
“Caccia all’uomo” prosegue col medesimo stile ma con tempi più rallentati: stavolta la base ritmica alla batteria e al basso elettrico affianca l’organo Hammond ed un ostinato di chitarra elettrica, mentre le parti solistiche provengono, oltre che dalla stessa chitarra elettrica, dalla tromba, dal sax e dal flauto.
“Prima dell’alba e “Dietro l’orchestra” sono due shake diegetici per altrettante scene girate in un night club: il primo, con il sax tenore in prima linea è suonato (in playback) da un complesso rock; il secondo, che vede primeggiare l’organo e la sezione fiati, è emanato da un juke-box.
“Omicidio per vocazione (versione romantica)” a dispetto del titolo ha in realtà un che di sinistro con quegli angoscianti vocalizzi femminili associati ai suoni misticheggianti dell’organo e ad una linea ostinata portata avanti dal piano. Ad allentare la tensione, interviene “Camion”, un breve charleston eseguito da un complesso dixieland; al contrario, “Fari”, per organo Hammond ed effetti elettronici, è un esempio di suspense dissonante.
Infine, “Fonogramma fisso” è un valzer per voci modulate (I Cantori Moderni di Alessandroni) alternate a vocalizzi femminili, fischio, armonica, tromba e chitarra classica (suonata con ritmica terzinata).
Gli otto brani citati - già riversati nel 2009 su disco digitale dalla svedese Fin de Siècle Media - appartenevano originariamente ad un vecchio LP di sonorizzazione della CAM. La Digitmovies arricchisce ora la precedente tracklist grazie ad una discreta raccolta di inediti ricavati dai nastri originali: si tratta perlopiù di libere variazioni sul tema principale, spesso non utilizzate o utilizzate solo per frammenti nel montaggio definitivo. Il ventaglio degli stili adottati è piuttosto ampio: alcuni episodi di tensione; uno shake medio dove spiccano una jazzeggiante tromba con sordina ed un fischio lontano (traccia 14); una bossa nova con accordi a quattro voci di chitarra classica e fraseggi flautistici (traccia 16); una divagazione per fisarmonica desunta dal folk transalpino (traccia 18); un buffo beat per fischio, chitarra classica, organo, percussioni e contrabbasso (traccia 21).
