Airplane II: The Sequel
Elmer Bernstein, Richard Hazard
L'aereo più pazzo del mondo... sempre più pazzo (Airplane II: The Sequel, 1982)
La-La Land Records LLLCD 1357 – Edizione limitata 1500 copie
21 brani + 3 bonus tracks + 2 source cues – Durata: 49'18”

Uno degli aspetti più sorprendenti della gloriosa carriera di Elmer Bernstein (1922 – 2004) è la straordinaria disponibilità, anzi l'entusiasta propensione con cui il grande compositore de I dieci comandamenti, I magnifici sette e L'uomo dal braccio d'oro si prodigò negli anni '80 in un genere comico-demenziale che nasceva in aperta e goliardica opposizione proprio a quella Hollywood di cui Bernstein era stato uno dei pilastri musicali. Non casuale fu, in tal senso, il sodalizio con i maggiori successi di due geniali dissacratori come John Landis (Animal House, The Blues Brothers, Una poltrona per due, Un lupo mannaro americano a Londra, Oscar – Un fidanzato per due figlie) e Ivan Reitman (Meatballs, Stripes – Un plotone di svitati, Ghostbusters): film cui Bernstein regalò una sorta di “ironia epica”, una verve orchestrale di sfavillante umorismo e sapienti rifiniture che contribuì in misura decisiva a decretare l'enorme fortuna di quei film.
A questi va aggiunto però, su un fronte decisamente più avanzato di parodia sfrenata, il dittico Airplane! e Airplane II: il primo a firma ZAZ, ossia il trio formato dai fratelli David e Jerry Zucker e Jim Abrahams, scatenati vetrioleggiatori di generi come avrebbero dimostrato poi con Top Secret! e la serie di Una pallottola spuntata; il secondo diretto sulla fedele falsariga del primo dal comico e sceneggiatore canadese Ken Finleman. Qui si trattava di prendere per i fondelli l'interminabile serie di disaster movie ad alta quota inaugurata nel 1970 dall'Airport di George Seaton (ultima score del grande Alfred Newman), ricalcandone l'ossatura narrativa corale e gli immancabili stereotipi eroici, ma per rovesciarli con gag e battute senza peli sulla lingua, anche se fortunatamente ancora lontane dalle trivialità un tanto al chilo dei successivi fratelli Farrelly & Co.
Bernstein prese lo scherzo molto sul serio, giocando magistralmente con altrettante situazioni musicali (coretti trionfali, fanfare esagerate ecc.), in una lezione di “mocking music” irresistibile. Per il sequel, dopo il forfait di Bill Conti, fu convocato Richard Hazard, esperto direttore e orchestratore la cui notorietà come compositore è legata soprattutto alla celebre e infinita soap opera della CBS Sentieri. Proprio per l'avvicendamento all'ultimo minuto Hazard si trovò con pochissimo tempo a disposizione e chiese quindi il supporto come orchestratore ad Alf Clausen, che a sua volta sarebbe di lì a pochi anni divenuto celebre con le musiche de I Simpson. Hazard e Clausen lavorarono sui materiali bernsteiniani del primo capitolo, a cominciare dal tema dei Main Title, bizzarramente e sinuosamente minaccioso, che qui viene ripetuto circolarmente quasi all'infinito nell'agitato “Airport check-ins” e “It's out of our hands now”, ma poi richiamato nei momenti strategici della partitura. Tutto il materiale, comprese tracce non inserite nel film, è ora disponibile in questa “edizione critica” della La-La Land, presentata nel booklet con stile umoristico adeguato al contesto, ma anche con precisa ricchezza di dettagli filologici, dallo studioso e compositore Brian Satterwhite; in realtà il lavoro, proprio per la quantità di contributi e di fonti che vi confluiscono, risulta di grande complessità. L'impronta citazionistica è declinata sin dai “Main title”, che saldano insieme – se vi par poco - l'Ouverture dell'”Olandese volante” di Wagner con il tema di Glen Larson e Stu Phillips per Battlestar Galactica: ma la partitura si rivela ben presto brulicante di idee vecchie e nuove, tutte ispirate al concetto base di queste score, ossia di trasformare la compunta seriosità di alcuni tòpoi nel loro esatto e simmetrico rovesciamento. Ecco allora lo struggente assolo di violino di “Tod and Elaine”, autentico love theme, o una nuova scatenata variazione su Battlestar Galactica in “Take-off”, o quella vera e propria rutilante antologia di temi bernsteiniani dal primo film che è “Closet vacum/Hysterical flashback/Elaine testifies”.
Ma il contributo diretto di Hazard non è da meno, come nella suspense ottenuta con dissonanze di archi e piano in “Shuttle fly-by/Computer core/I'll keep it with me”, in cui si sente un'impronta tipica di molte score televisive d'azione di quegli anni (e qui interviene anche l'apporto di Clausen), o negli effetti spudorati di mickeymousing di “Fire in the core”, o nel convulso moto perpetuo degli archi di “Simon cops out/Simon falls apart”, o ancora nella grottesca marcia militare di “Out of my way”, subitaneamente interrotta dal tema angelicale di Elaine ripreso a piena voce dagli archi come avrebbero fatto Max Steiner o Franz Waxman ai tempi d'oro... Il ticchettìo da orologio e l'irruzione dello xilofono in “Did I leave the iron on?” provvedono ad una propulsione ritmica che è costante nella partitura, pur continuamente segmentata e distorta, così da accentuarne il sapore canzonatorio. Lo attestano le sinistre dissonanze di “I'll do my best” e l'impiego di un synth sovracuto in “Planting the bomb”, dove tornano echi di Battlestar; anche l'iterazione ossessiva di un disegnino di arpa e legni in “Hyperspace” (ripreso in “We're not stopping”) e la successiva fanfara “galactica” si muovono sullo stesso orizzonte, continuando tra l'altro a chiamare in causa una particolare traccia di Bernstein dal primo Airplane! ossia “Roger, take over!”: ma in “Down safe” l'enfatico addensarsi di action music, con dispiego di tromboni e accordi ribattuti di archi e percussione, non fa che accrescere l'impietosa comicità e la lucida opera di ridicolizzazione dei personaggi e delle situazioni, sino a prorompere nei violini e nel disegno floreale dei legni per un'ultima versione del love theme; dopodiché a sigillare il tutto arriva un'ultima perentoria esposizione del Battlestar Galactica theme negli “End credits”.
In coda, oltre ad alcune interessanti “alternate”, si segnalano due momenti di source music: particolarmente spassoso è “On the beautiful blue Danube”, che ricicla spigliatamente il celebre valzer di Strauss (quello che il pilota Ted Striker/Robert Hays sta ascoltando in cuffia quando il computer comincia a dare di matto), sicuramente pensando anche al 2001 kubrickiano visto che la chiosa è affidata ad alcuni effetti elettronici molto “naïfs”...
L'insieme forma senz'altro un divertissement caustico e raffinato, anche se meno immediato e travolgente dell'originale bernsteiniano; ma ci trasmette soprattutto una padronanza di materiali e una consapevolezza autoironica che purtroppo difettano oggi in molte partiture “serie”. O che almeno aspirano ad esserlo...
