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07 Set2015

La vita, a volte, è molto dura, vero Provvidenza?

Scritto da Andrea Natale. Pubblicato in Cinema

cover_vita_volte_molto_dura_provvidenza.jpgEnnio Morricone
La vita, a volte, è molto dura, vero Provvidenza? (1972)
GDM 4140
20 brani - Durata: 35’16”



Sulla scia del nuovo filone del western comico “alla Trinità” e una co-produzione italo-franco-tedesca, Giulio Petroni, il noto regista di Tepepa, gira questa commedia western comico-parodistica co-firmando la sceneggiatura con Pietro Regnoli, Antonio Marino e il duo Castellano e Pipolo. Il film riscosse un certo successo al botteghino e anche il personaggio interpretato da Milian a suo modo divenne originale nell’immaginario del genere. Tuttavia, rivisto oggi, con le gag introdotte da Castellano e Pipolo e la fragilità del soggetto di Regnoli, pur nello spiegamento di mezzi e nell’abilità tecnica del compianto Petroni, Provvidenza risulta piuttosto monotono e a tratti demenziale, nonostante qualche buona trovata e alcune battute divertenti.
Il film gira un pò su se stesso, tirando l’ora e mezza con situazioni e ambienti similari e azioni speculari che non aiutano a stimolare l’attenzione e la curiosità dello spettatore, mancando completamente una fase critica. Un bel giocattolino che però poteva funzionare giusto nei primi Settanta.
Musiche affidate da Petroni a Ennio Morricone (e dirette in studio da Franco Tamponi), già suo partner nei precedenti western da lui diretti.
Il tema più importante della OST è un gustoso country col fiddle, chitarra acustica, ritmi poppeggianti, il banjo e percussioni cromatiche e l’inserto delle voci femminili che cantilenano sulle parole “Non ci pensar con pazienza, Provvidenza” e reiterano in funzione ritmico la parola “Provvidenza” assumendo un uso non compiuto; c’è spazio anche per piccoli ponti classicheggianti e una voce lirica. Brano di gradevole ascolto e presente in diverse compilation del nostro. Nella “Seq. 2” dell’edizione GDM troviamo la M che commenta la partita a biliardo durante la quale Provvidenza sfodera le sue abilità circensi; il brano, introdotto da un rullato di tamburi (a sostegno dell’atteggiamento di Milian), è sincronizzato sul colpo delle palle da biliardo e la loro caduta in buca, in un pezzo se vogliamo d’atmosfera ma beffardo con gli inserti delle campane, del fischio in glissando sul tappeto tremolante degli archi in tessitura media e acuta. In “Seq. 3” troviamo l’altra canzone presente nel film, anche qui su ritmi crono-vernacolari e le parole inglesi declamate da angeliche voci muliebri in beffardo formato orante (la scena è quella, verso la fine, dell’incontro con la comunità mormonica che legittima, seppur nel livello extradiegetico, questa M). Le “Seq. 4”,  “Seq. 9”, “Seq. 14” e “Seq. 19” sono dei ragtime pianistici d’occasione che nascono dal livello intradiegetico nelle scene interne del saloon. In “Seq. 5”, “Seq. 8”, “Seq. 13” e “Seq. 20” viene ripresa la canzone dei titoli con alcune varianti, mentre la “Seq. 6” ripropone la canzone dei Mormoni con fiddle e mandolino e la “Seq. 17” una versione di accompagnamento strumentale col tema affidato alle campane. In “Seq. 7” il sinfonismo morriconiano si mostra alla comparsa della prostituta Stella (interpretata da Janet Agren, celebre attrice, modella e cantante svedese, volto noto anche nei decamerotici), con un tema per archi dolce e fiabesco. La “Seq. 10” presenta una grammatica orientale con l’uso del sitar nelle buffe scene in cui Provvidenza pratica yoga, intorno alla mezz’ora del film. La “Seq. 11” presenta una delle prime M che si ascoltano nel film, intorno ai 20 minuti, un esercizio di stile classico con archi e cembalo di breve durata. La “Seq. 15” contiene un branettino ai ritmi del tango che, intorno alla mezz’ora, commenta una cabarettistica scena durante la quale la scazzottata tra Provvidenza e Hurricane Kid si trasforma surrealisticamente in un ballo di coppia. Toni più cupi e tensivi, in forma neoclassico-mozartiana, nella “Seq. 16” a commento della fuga di Hurricane dalla prigione. Il gusto delle citazioni classiche dirette accompagna le sequenze di apertura con una versione strumentale del Figaro rossiniano della “Seq. 18”. Colonna sonora interessante e curata ma certamente non indispensabile nella filmografia del compositore capitolino.

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Daniela Bocconi

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