26 Gen2014
Nero Infinito
Marco WerbaNero Infinito (2013)
Beat Records Company – Booklet 8 pagine - Liner Notes italiano/inglese by Marco Werba – Locandina del film
21 brani - Durata: 48'42''

Opera prima in lungometraggio del giovane regista siciliano Giorgio Bruno, Nero Infinito raccoglie in 80 minuti di pellicola la passione cinefila di questo promettente artista di casa nostra che chiama alla sua corte pezzi da novanta come Enzo G. Castellari, Claudio Fragasso e Ruggero Deodato, tutti amichevolmente coinvolti come interpreti di parti secondarie in questo thrilling orrorifico, manieristicamente ancorato al modus operandi del film di genere italiano allattato dalle cineprese di Mario Bava e Dario Argento (omaggiato fin dal titolo). Come da copione non mancano dunque gli eccessi (ma più raccontati che mostrati) e una certa tipicità dei personaggi (il commissario sbadato e ironico alle prese con un caso mostruoso per il quale non sa dove sbattere la testa).
Se da una parte il soggetto dello stesso Bruno e di Davide Chiara può risultare efficace e interessante, lo svelamento dell'assassino a poco più di metà film condanna la pellicola a una progressiva e stiracchiata degenerazione e alla detumescenza tensiva. Un po' di scollamento tra le scene di indagine e la rappresentazione dei morbosi rituali di tortura del killer e una non impeccabile compattezza narrativa penalizzano un po' il prodotto di insieme che saccheggia idee di stampo cinematografico cucite nel confezionamento di un prodotto forse più a suo agio sul piccolo schermo.
La colonna sonora è stata realizzata da Marco Werba, compositore particolarmente interessato ai film thriller e horror e specializzato nella cinematografia di genere. Nel booklet del CD prodotto dalla Beat Records, Werba ammette di aver sempre apprezzato i film di questa tipologia che stimolano la fantasia del compositore e fanno riflettere sui misteri della mente umana e su quello che l'essere umano è in grado di compiere in particolari circostanze o quando viene colto da “raptus di follia”. Dopo i riconoscimenti ottenuti con Giallo di Dario Argento (Fantasy Horror Award 2010) e Native di John Real (Globo d'Oro 2011), per il film di Bruno, Werba si cimenta in una partitura grammaticalmente molto raffinata e calibrata alle scene, con un'analisi meticolosa dell'applicazione che, nell'incontro tra il musicista e il regista, è risultata un'allettante e senz'altro più efficace alternativa all'utilizzo di musica di repertorio. La discorsività di ogni traccia è garantita proprio dall'adesione dei ritmi alle immagini e dall'effetto di frammentazione e nel contempo immersione che le musiche garantiscono allo spettatore, sia grazie all'accurata stenografia di Werba sia attraverso tecniche di missaggio avanguardistico. Le tracce offrono un commento continuo, a tratti tipicamente televisivo (e il film, come si è detto, ha una sua predisposizione catodica). Fin dai “Titoli di testa” il registro linguistico è chiaro e nella prima parte, la più riuscita del film, il contributo della penna werbiana in alcuni punti è essenziale per accendere passaggi di regia un po' smorti o prevedibili. Il conto con la tensione e la brutale ritualità del serial killer psicopatico vengono trasmessi attraverso il ricorso a glissandi archistici ed effetti elettronici e fondali ritmici che condiscono l'attesa, fugacemente graffiati da pennellate di ottoni a breve gittata e in stretta progressione; mentre nelle scene più orrorifiche e scure, si possono ascoltare anche effetti di voci sintetiche che creano un alone di misticismo necandi (si pensi ai ceri che il folle assassino utilizza per illuminare la sua sala delle torture). Le dinamiche più propriamente legate all'action le troviamo ne “La rapina” e in “Inseguimento”, ove le figure ritmiche si abbassano di valore e l'urgenza degli archi scandisce nel girato la palpitazione delle indagini. In “Tortura 2” si ha una sorta di progressione ascendente per gradi congiunti degli archi su un tappeto digitale e un sincrono sul colpo finale. Lo stridore acuto delle corde e l'utilizzo “fastidioso” che ne fa Werba, sia nei glissandi che nei pizzicati, diventano una sorta di timbro espositivo per l'assassino e per le sue morbose azioni. “In macchina” dal retrogusto rock e “Inseguimento 2” con un'ossessione al basso e le cellule ostinate degli archi ci conducono a “Tortura 3”, ove a introdurre il contesto scenico è questa volta un'inafferrabile motivo flautistico. Il tema principale “Infinito” è stato scritto a quattro mani con Angelo d'Agata, montatore del film, e lo si può ascoltare in tre versioni nella sua minatoria progressione per semitoni discendenti del pianoforte che, al suggerimento dell'inquietudine, aggiungono anche un riflesso di indagine e mistero, poi sviluppato con uno spostamento più ampio sulla tastiera, assumendo toni di atmosfera trance, per la reiterazione, il modo minore e la valorizzazione dell'impasto armonico di matrice colta (nel trailer del film se ne può ascoltare anche una versione scandita da ritmi pop). Un contributo aggiuntivo a più mani è la “source track” “Claudiamix” per l'uso interno nella scena della discoteca, scritta da Daniele De Gemini, Francesco Santucci, Roberto e Fabrizio Pregadio. Infine due musiche addizionali di Michele Bocchini, supervisionate da Marco Werba.
