06 Gen2014
Charlie and the Chocolate Factory
Danny ElfmanLa fabbrica di cioccolato (Charlie and the Chocolate Factory, 2005)
Silva Screen Records SILCD1317
21 brani – Durata: 54’34”

Remake di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato uscito nel ’71, La fabbrica di cioccolato non si limita a riaggiornare la narrazione di genere. Tim Burton, che ha riletto l’originale nel 2005, ha adattato l’ironia ai codici del racconto contemporanei (ridicolizzando in primis il consumismo delle nuovissime generazioni) e ha inserito, nell’iper-colorato tourbillon della faraonica visita a una fabbrica di cioccolato da sogno, quello stupore surreale che ha segnato gran parte della sua filmografia.
A vincere un’esclusiva visita alla fabbrica di cioccolato del signor Willy Wonka, grazie a cinque biglietti nascosti in cinque tavolette, sono cinque ragazzini. Diversissimi tra loro. L’ingordo tedesco Augustus, la campionessa “di gomma da masticare” Violetta, la viziatissima britannica Veruca, il computer-dipendente Mike, e Charlie (che dà il titolo originale al film, Charlie and the Chocolate Factory), dai natali modesti e dal grande cuore. Solo lui uscirà illeso dalla raffica di sorprese che Willy Wonka riserva ai visitatori, ottenendo alla fine del tour un premio molto speciale.
La colonna sonora di Danny Elfman gioca per contrasti con il racconto filmico: dove la visione è frizzante e ipercarica, l’OST gioca per sottrazione con sottotoni gotici, solo in apparenza stridenti con la visione di Burton, che tracima tinte sgargianti e un ritmo scoppiettante.
Xilofono, celesta, cori femminili emergono dal tessuto musicale come un ricamo che Elfman realizza ammiccando (quasi auto-citandosi) alle sue precedenti collaborazioni con Burton.
Là dove gli echi vocali si mixano a sonorità digitali (si ascolti la traccia 6, “Main Titles”, quasi una rilettura del miglior Nightmare Before Christmas), la Burton-atmosphere versione ventunesimo secolo è servita.
La malinconia, che sorprendentemente non manca in una storia così ottimista, è sempre irrequieta nell’intrecciarsi di archi e fiati, come in “Wonka’s First Shop”. E la giocosità (pretesa?) di un luogo come la fabbrica di Wonka stride efficacemente con i connotati quasi mistici di cui la partitura di Elfman ammanta la factory. Affascinante lo stupore nelle note lunghe degli archi in “Chocolate Explorers”.
Il già menzionato citazionismo, però, non indulge a eccessi celebrativi: il suadente tema di “Wheels in Motion”, ad esempio, molto à-la-Edward mani di forbice, è rotto da ritmi guerreschi. Percussioni e artifici musicali si tingono ora di esotico (“The Indian Palace”) ora di storico (in “Loompa Land” gli Oompa Loompa, gli operai della fabbrica, cantano con suoni che ammiccano agli indiani d’America).
Ma il sarcasmo, anche con le musiche, è dietro l’angolo. E graffia. Il ronzare delle voci degli Oompa Loompa conserva sempre, nei suoi motivetti, qualcosa di canzonatorio – quasi a sottolineare come l’avida indifferenza dei giovanissimi del nuovo millennio non sia affatto una sorpresa. E riesce addirittura a far sembrare la divertente crociera su un fiume di cioccolato un safari simil-africano sull’acqua, come con “The River Cruise” e “The River Cruise – Part 2”.
Le canzoni, poi, ridicolizzano le debolezze dei ragazzini in visita (Charlie escluso), con abusi di effetti disco (“Violet Beauregarde”) o una stucchevole melodia in perfetto stile Abba (“Veruca Salt”). “Wonka’s Welcome Song” rilegge con divertimento suoni e motivetti da luna park.
Anche se Danny Elfman, che ben conosce il suo mestiere, gratifica lo spettatore con godibili spiragli di serenità (in “Charlie Declines”) e stupore fiabesco (nel bel “Finale”).
Uno dei lavori più raffinati degli ultimi dieci anni d’attività del compositore americano. Sicuramente una delle colonne portanti del successo de La fabbrica di cioccolato firmata Burton.
Per gli amanti del genere, le canzoni e i ritmi più sfacciatamente contemporanei sono riassunti nel brano conclusivo “End Credit Suite”, che ne crea un’irrefrenabile compilation.
