19 Apr2012
La città gioca d’azzardo
Luciano Michelini
La città gioca d’azzardo (1975)
Digitmovies/Digitsoundtracks CDDM 192
24 brani - durata: 53’ 30’’

Sebbene il titolo potrebbe indurre a pensare all’ennesimo poliziesco all’italiana, il film di Sergio Martino La città gioca d’azzardo è in realtà un noir ambientato nel mondo dei casinò clandestini tra Milano e Nizza, e la caratteristica che lo distingue maggiormente da uno dei tipici poliziotteschi del periodo è soprattutto il disinvolto inserimento dell’ingrediente ironia nella classica alternanza tra violenza e sentimento. Il lato disimpegnato della storia – che vede protagonista un baro di professione (Luc Merenda) innamoratosi della donna (Dayle Haddon) del figlio (Corrado Pani) di un boss proprietario di una rete di case da gioco (Enrico Maria Salerno) – gode di una certa continuità anche grazie alla colonna sonora di Luciano Michelini, fido collaboratore di Sergio Martino. Il compositore sovrappone infatti alle scene di raccordo e a quelle ambientate nelle bische un leitmotiv beffardo in stile burlesque (non dissimile da quello concepito cinque anni prima da Claude Bolling per Borsalino), nelle cui poco variate ripetizioni spiccano a turno il piano elettrico e il sax.
Un secondo tema, questa volta romantico, introdotto in “Seq. 2” dalla voce di Nora Orlandi che duetta col pianoforte, assumerà nello svolgimento della partitura coloriture sempre più struggenti data la svolta tragica dell’intreccio amoroso: in particolare l’adozione di un tempo rallentato, insieme all’impiego di strumenti solisti dal suono caldo ed intimista, è l’accorgimento con il quale si accentuano i toni malinconici del motivo. Ad esempio, in “Seq. 10” il flauto vaga su un tappeto d’archi, mentre in “Seq. 18” la linea melodica è ripresa dalle corde di una chitarra classica; “Seq. 19” è un’esposizione sottoforma di intermezzo pianistico che anticipa i vocalismi di Nora Orlandi riproposti in “Seq. 23”. Si arriva così a “Seq. 24 – Finale”, una versione a piena orchestra che accompagna il protagonista mentre, dopo la morte della sua donna colpita da una pallottola vagante durante un inseguimento, contempla in solitudine il mare di Nizza.
La terza ed ultima parte dello score, quella più propriamente d’azione, è connotata attingendo in modo prevedibile ai cliché stilistici del poliziesco anni ‘70: ritmiche funky, chitarre elettriche alterate dal wah-wah, pianoforte dissonante, ruvido sax tenore. In un paio di occasioni Michelini rispolvera, seppur con minimi adattamenti, un suo vecchio brano scritto per la OST del mélo intriso di violenza Anna, quel particolare piacere (1973): ad esempio, in “Seq. 6” l’impianto di base viene arricchito con degli interventi solistici di sax.
Nonostante i fin troppo numerosi passaggi del tema principale, La città gioca d’azzardo è una colonna sonora piacevolmente multiforme, indecisa com’è tra momenti spassosi e pause riflessive.
