18 Mar2011
Conan The Barbarian (Tadlow Re-recording)
Basil Poledouris
Conan il Barbaro (Conan The Barbarian, 1982) – Riesecuzione della partitura integrale (2010)
Prometheus XPCD 169
CD 1: 18 brani – durata: 60'21''
CD 2: 14 brani – durata: 61'48''

Esistono colonne sonore in grado di sottolineare e commentare efficacemente la storia e le immagini che scorrono sullo schermo. Ce ne sono altre capaci di creare tessuti musicali inscindibili dall'opera filmica, incarnandone lo spirito e il suo senso profondo. Quando questi fattori si uniscono in una singola opera, ecco che nasce qualcosa destinato a diventare un capolavoro di “cinemusica”. E' senza dubbio questo il caso di Conan il Barbaro, epica partitura composta dal compianto Basil Poledouris (1945-2006) per il film del 1982 interpretato da un allora sconosciuto Arnold Schwarzenegger.
Le gesta del Cimmero creato dall'immaginazione dello scrittore fantasy Robert E. Howard furono tradotte sullo schermo dal regista e sceneggiatore John Milius secondo un'iconografia ispirata fortemente alle illustrazioni del celebre Frank Frazetta e una messa in scena debitrice dei peplum hollywoodiani degli anni '50. Il protagonista Schwarzenegger diventa l'icona perfetta dell'eroe di Howard, in un film che ancora oggi gode dello status di cult movie e che probabilmente rimane il primo, serio tentativo di Hollywood di portare al cinema un mondo fantasy completamente immaginario con un certo grado di realismo (nonostante alcuni evidenti limiti di realizzazione dovuti alle tecnologie dell'epoca), un genere che avrebbe trovato il pieno successo e consenso soltanto vent'anni dopo con la saga de Il signore degli anelli. Milius affrontò la mitologia “hyboriana” creata da Howard con un approccio “storico”, ossia trattando il materiale di partenza come se fosse il reperto di una civiltà realmente esistita. La produzione di Dino De Laurentiis (in quegli anni nel pieno della sua poco fortunata “fase kolossal” della sua carriera) garantì al film un cospicuo budget e un'impronta “artigianale” che tutt'oggi viene ricordata con nostalgia da molti appassionati.
Tuttavia, è nella partitura di Basil Poledouris che Conan il Barbaro trova la sua vera anima “immortale”. Il compositore era allora poco più che un debuttante nell'arena cine-musicale d'oltreoceano, in cui entrò proprio grazie alla sua amicizia con Milius—la loro prima collaborazione in Un mercoledì da leoni (Big Wednesday, 1978) rimane probabilmente uno dei più formidabili debutti di partnership regista/compositore. Il regista chiese al suo compositore-feticcio di creare un corpus musicale che fosse la traduzione ideale della mitologia narrata nel film e che accompagnasse il film quasi come una sorta di “cantata drammatica”. Poledouris rispose con impetuoso slancio creativo, scrivendo una ambiziosa partitura sinfonica per coro e orchestra che – almeno sino ad allora – aveva pochi eguali nella storia della musica cinematografica hollywodiana: per trovare qualcosa di simile bisogna risalire ai peplum di Miklòs Ròsza, alle tonitruanti opere di Dimitri Tiomkin come La caduta dell'impero romano o allo Spartacus di Alex North. Regista e compositore cominciarono a lavorare sulla colonna sonora già in fase di pre-produzione, tenendo a mente l'esempio di Eisenstein e Prokofiev per Alexander Nevskij (partitura che Poledouris ha senza dubbio usato come modello di riferimento, arrivando anche a evidenti traslitterazioni in più di un momento). La musica commenta il film pressoché dalla prima all'ultima inquadratura, emergendo con perentorietà e impeto drammatico fino al punto di diventare protagonista incontrastata di parecchie sequenze. Sono infatti numerosi i momenti del film in cui dialoghi ed effetti sonori scompaiono per lasciare posto esclusivamente alla musica di Poledouris. Da questo punto di vista, il compositore è un vero fiume in piena: l'approccio è muscolare, corrusco, fortemente carico di una tensione tardo-romantica debitrice dello stile kolossal delle partiture di Miklòs Ròzsa, ma occhieggiando al contempo ai Carmina Burana di Carl Orff (indubbiamente il modello principe della musica da film fantasy) attraverso l'uso di temi modali e intervalli di quinta paralleli. Il compositore si fa inoltre carico del coté “orgiastico” di molte sequenze del film, attraverso stilemi musicali che guardano ora alla musica medievale, ora alla liturgia ortodossa. L'uso esteso di parti corali contribuì a dare un tono “operistico” a tutta la partitura: Poledouris utilizzò testi tratti prevalentemente dalla liturgia Latina, senza un vero riferimento specifico ma soprattutto in termini di puro impatto drammaturgico, senza mai risultare sciocco o banale. Il risultato è, senza mezzi termini, un capolavoro assoluto della moderna musica cinematografica, un monumento all'arte cine-musicale che si innalza con la forza e la potenza dell'opera leggendaria.
Poledouris incise la colonna sonora in Italia, a Roma, avvalendosi dell'esecuzione dell'Orchestra e del Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia (a cui si aggiunsero anche membri turnisti dell'Orchestra Sinfonica di Roma). La scelta fu probabilmente dettata dalle esigenze produttive di De Laurentiis più che per questioni estetiche e l'allora giovane Poledouris portò la sua ambiziosa partitura davanti ai nostri musicisti. Carlo Savina svolse la funzione di liaison tra l'orchestra e Poledouris, aiutando il compositore a comunicare le sue indicazioni ai professori d'orchestra. Poledouris tuttavia non rimase pienamente soddisfatto dal risultato finale dell'esecuzione e dell'incisione e si trovò a dover riscrivere e semplificare svariate sezioni della partitura, la quale richiedeva un organico di smisurate proporzioni. La difficoltà probabilmente nacque a causa delle barriere linguistiche, nonché per la poca dimestichezza delle orchestre nostrane ad affrontare questo genere di composizione cinematografica. Per questa ragione Poledouris si ripromise, a seguito del successo del film e della colonna sonora, di re-incidere un giorno la partitura secondo le sue intenzioni originali, rispettando le orchestrazioni che lui e lo strumentista Greig McRitchie avevano messo a punto.
Ed è da qui che James Fitzpatrick, produttore e patron di Tadlow Music, entra in scena per regalare lo splendido doppio CD di cui stiamo parlando. Negli ultimi anni Fitzpatrick ha dedicato le sue energie ad una serie di acclamate ed imprescindibili registrazioni di grandi classici della musica da film, incidendo le versioni integrali di partiture come El Cid e La vita privata di Sherlock Holmes di Rozsa, La battaglia di Alamo e I cannoni di Navarone di Dimitri Tiomkin, Lawrence d'Arabia di Maurice Jarre e Exodus di Ernest Gold, secondo una encomiabile filosofia da archivista storico. Tutte le partiture sono state incise nel pieno rispetto delle intenzioni dei rispettivi compositori, seguendo le indicazioni dei manoscritti originali e recuperando ove possibile lo spirito della composizione anche in termini di ripresa sonora e performance orchestrale. Conan non fa eccezione ed è proprio partendo dallo score originale così come composto e orchestrato da Poledouris e McRitchie che Fitzpatrick riesce a dare nuova luce a questa storica colonna sonora, grazie non di meno alla direzione accorta del navigato Nic Raine e all'esecuzione scintillante della City of Prague Philharmonic Orchestra & Chorus.
Basti ascoltare il brano d'apertura (“Prologue/Anvil of Crom”) per rendersi conto che ci troviamo di fronte a qualcosa di più di una semplice rilettura di materiale noto: su un complesso ritmo dispari scandito da timpani e percussioni, la sezione dei corni squaderna in tutta la sua potenza una granitica melodia eseguita all'unisono in Sol minore, a cui poi si aggiungono gli archi a proporre l'affascinante tema di Conan (splendida melodia in modo eolio). Questa celebre pagina di film music che tanti appassionati conoscono da quasi trent'anni, acquista rinnovato vigore e nuova linfa grazie ad una concertazione quanto mai precisa. E' come ritrovare dopo molti anni un amico conosciuto improvvisamente “ringiovanito” e pienamente in forma. E l'ascolto prosegue col medesimo senso di meraviglia quando si incontrano le pagine da sempre amate, ma ora rilucenti come non mai: dal brutale, infuocato piéce de resistance per coro e orchestra di “Riddle of Steel/Riders of Doom”, al nitore drammatico del coro di “The Gift of Fury” sino all'incessante incedere per percussioni, ottoni ed archi che è “Column of Sadness/Wheel of Pain” (indubbiamente memore della celebre pagina dei “vogatori” del Ben-Hur di Rozsa), per non parlare dell'avvolgente vortice lirico sprigionato dall'immortale “The Wifeing” e dalla bellissima “Conan Leaves Valeria/The Search”, senza dimenticare quel piccolo gioiello di orchestrazione e invenzione melodica che è “Theology/Civilization”. Il talento di Poledouris nel concepire flussi musicali ricchissimi ed inarrestabili, sempre in movimento, ritrova qui tutta la sua potenza e il suo innegabile intrinseco valore musicale. E' bello poi poter ascoltare su disco per la prima volta i brani che rimasero esclusi dalle precedenti edizioni discografiche della colonna sonora: su tutti meritano una menzione il trasognato bolero di “The Tower of Set/Snake Attack” (basato su una cantigas spagnola del 13° secolo) e la frenetica “The Infidels”, emozionante tour de force orchestrale di rara perizia. L'ascolto arriva al termine con le splendide pagine conclusive, in cui Poledouris scatena le proprie immense risorse strumentali e tutta la sua vena epica in un torrente musicale acceso e potente (la suite “Battle of the Mounds”, finalmente in versione integrale, e la bellissima “The Awakening/Orphans of Doom”), consegnando alla storia una vera e propria cattedrale sinfonica (è singolare come l'opera diverrà inarrivabile anche per il suo stesso autore: nonostante un curriculum di tutto rispetto costellato di opere più che pregevoli, difficilmente Poledouris rivedrà la medesima felicità creativa).
C'è poco da aggiungere rispetto a quanto già detto e scritto negli anni su questa partitura, se non che questa nuova registrazione diventa immediatamente un must per ogni amante di musica da film che si rispetti. Il secondo CD è inoltre arricchito da una sezione di bonus tracks che presentano versioni alternative di alcuni brani e un breve estratto dalla colonna sonora del sequel Conan il distruttore, opera indubbiamente minore rispetto alla precedente ma comunque degna di nota. Non sarebbe male infatti se Fitzpatrick e soci decidessero di completare il dittico e regalarci una re-incisione di questa colonna sonora.
