• News
    • Eventi & Ultime Notizie
    • Novità Discografiche
    • Concerti
    • Premi & Concorsi
    • Scuole & Corsi
    • Comunicati Stampa
  • Recensioni
    • Cinema
    • TV
    • Videogiochi
    • Musical
    • DVD
    • Libri
  • Contenuti Speciali
    • Interviste
    • Monografici
    • Dossier
    • Reportage
    • Video & Multimedia
    • Filmografie
  • Extra
    • L'angolo dei lettori
    • Archivio Rivista Cartacea
    • 1M1 Blog
  • Partners
  • Cerca
  • Home
  • Legenda Recensioni
  • Recensioni
  • Cinema
  • Gorbaciof & Una vita tranquilla
10 Nov2010

Gorbaciof & Una vita tranquilla

Scritto da Roberto Pugliese . Pubblicato in Cinema

locandina_gorbaciof.jpgTeho Teardo
Gorbaciof (2010)
Digital Download
9 brani – Durata: 38’ 22”

cover_una_vita_tranquilla.jpgTeho Teardo
Una vita tranquilla (2010)
Universal
11 brani di commento + 4 canzoni – Durata: 46’ 55”

Si arricchisce di due titoli una ipotetica minifilmografia che connette il lavoro di un compositore friulano sperimentale, autentico “designer” di un suono rarefatto e raffinato, e le interpretazioni funamboliche, camaleontiche di un attore napoletano ormai capace di tutto. L’elemento curioso, e significante, è che i paesaggi sonori di Teho Teardo sembrano mutare, formarsi e deformarsi in perfetta simbiosi con l’alternarsi delle “maschere” di Toni Servillo. Ad esempio in Il divo prevaleva un caricaturismo grottesco e citazionistico, in La ragazza del lago silenzi sospesi e malinconici. Le procedure non cambiano per i due film di Incerti e Cupellini. La musica di Gorbaciof vive, ancora una volta, di sospensioni ostinate e iterative (“Ti aspetto”), pedali elettronici “sporcati” da effetti collaterali di riverbero o distorsione, ma anche di ironiche simmetrie (“Ti accompagno”) fra percussioni, chitarre e l’intervento – sempre pregnante e molto accorato – del quartetto d’archi (“Mica vorrai anche i pesci rossi?”) a volte impegnato in lunghe frasi dolorosamente strascicate. Il clima surreale e l’universo catafratto, autoreferenziale in cui si muove il protagonista si ritrovano in raggelate “visioni” sonore come “Cucina con interno” mentre un lirismo minimale ma struggente abita ancora una volta nelle meste circonvoluzioni degli archi di “Leccami le ferite”, e una tonalità decisamente più cupa, stringente affiora, all’interno del solito schema “oscillatorio” dello strumentale, nel lungo, ipnotizzante “Finale con Tiepolo”, rinforzato da un effetto corale di straordinaria drammaticità. Misteriosamente affascinante ed evocativo, infine, nella sua spettrale immobilità ed anche per l’inserimento di “rumori”, porzioni di voci e suoni, “Intro ambient”, che modula lunghi pedali di accompagnamento sui quali svettano, talvolta, improvvisi e allarmanti accordi delle tastiere, il tutto a sfociare in un repentino quanto breve crescendo conclusivo.
Diversissimo, nel suo maggiore “realismo” (a cominciare dal personaggio stesso di Servillo) il climax per Una vita tranquilla, introdotto dalla suggestiva track title scritta con il (e interpretata dal) cantante e chitarrista tedesco Blixa Bargeld, e nella quale figurano anche “Little Carol”, un brano appositamente scritto dalla band padovana di “acid/rock” Jennifer Gentle e due brani di repertorio dei tedeschi The Monks e dei “garage rock” americani Dirtbombs. Teardo sceglie qui la strada di un’inquietudine algoritmica frammentata e lascia ampio spazio alle severe campate degli archi gravi e acuti (“Echo’s Bale”), ricreando quell’atmosfera congiunta di suspense e malinconia (si ascolti la ossessiva, meravigliosa frase discendente del brano appena citato) che caratterizzavano, ad esempio, La ragazza del lago. La ricerca sulle commistioni di fonti sonore diverse, campionate o meno, ma regolarmente sovrastate dall’impasto emotivo degli archi (per i violoncelli il musicista nutre una vera ossessione), produce anche effetti di spaesamento e tensione inediti (“Slant your neck”) ma continua a sortire i suoi esiti migliori quando il musicista adotta andamenti “circolari”, ricorrenti e ritmicamente inamovibili (“19th. Street Valencia”) oppure si limita a produrre un sussurro, una specie di voluto “rumore di fondo” minaccioso e irrealistico. Quanto poi alla piena consapevolezza che Teardo dimostra verso la letteratura quartettistica delle postavanguardie (da Penderecki a Philip Glass) basterebbero gli allucinatori “Beside”, inestricabile groviglio timbrico intorno ad un’unica nota fissa, e il successivo “Nemmeno tu”, ancora una nota ribattuta e assediata da pulsazioni quasi fonemiche, “respiranti”.
In sintesi, due lavori che confermano nel compositore friulano il più ardito, eclettico e laboratoriale architetto sonoro di emozioni intellettuali di cui disponga oggi la “new wave” della musica cinematografica italiana.

Stampa

  • Indietro
  • Avanti
CS on Spotify
soundtrackcity

Daniela Bocconi

  • Pubblicità
  • Redazione
  • Cookie Policy
  • Info & Contatti

Copyright © 2017 - ColonneSonore.net | Vietata la riproduzione anche parziale dei contenuti

  • News
    • Eventi & Ultime Notizie
    • Novità Discografiche
    • Concerti
    • Premi & Concorsi
    • Scuole & Corsi
    • Comunicati Stampa
  • Recensioni
    • Cinema
    • TV
    • Videogiochi
    • Musical
    • DVD
    • Libri
  • Contenuti Speciali
    • Interviste
    • Monografici
    • Dossier
    • Reportage
    • Video & Multimedia
    • Filmografie
  • Extra
    • L'angolo dei lettori
    • Archivio Rivista Cartacea
    • 1M1 Blog
  • Partners
  • Cerca