05 Lug2010
Zorro, la maschera della vendetta/Top crack
Gianni Marchetti
Zorro, la maschera della vendetta/Top crack (1970/1967)
GDM Music “The Hillside Series” CD 4132
27 brani – durata: 49’31’’
Nella prima OST, costruita secondo i canoni del genere zorresco ma in maniera non del tutto scontata, lievi venature messicane colorano il tema principale, un motivo allegro per fiati, fischi e vocalizzi del coro “I Cantori Moderni di Alessandroni”. Più ombrosi si presentano invece “Ricordi malinconici”, dall’introduzione prevalentemente chitarristica che tecnicamente ricorda la celebre “Asturias” di I. Albéniz, e “Verso sera”, ripresa crepuscolare ed intimista della title track per piano, chitarra acustica e tromba. Tra i brani drammatici ricordiamo “Zorro in azione”, quasi un bolero introdotto da un violoncello e poi risolto dagli archi, dal coro, dai fischi e dal flauto, e “Zorro contro tutti”, motivo più solenne ancora per coro e con una ritmica iniziale sorretta da battimani. Degno di nota è anche “Momento romantico” dove un duo chitarristico classico-acustico, un flauto ed un pianoforte creano un’atmosfera molto suggestiva.
Di tutt’altra concezione il secondo score che, oltre a rappresentare opportunamente l’aura di spensieratezza di cui è permeata la pellicola, offre un compendio della musica leggera degli anni Sessanta infiorato con citazioni classiche e riferimenti alla musica popolare. Si comincia con il solare tema di “Viaggio in Italia”, sapiente fusione tra violini che riecheggiano una romantica aria mediterranea, una robusta ritmica sincopata e belle incursioni solistiche della chitarra elettrica. “Le mie mani vuote” ce lo ripropone in chiave più riflessiva grazie ad una chitarra elettrica riverberata; “Correndo verso il sole” in versione più sostenuta; “Le bionde, le brune e tutte le altre” con un coro femminile e l’orchestra d’archi; “Chierichetti e diavoletti” in una dimensione surreale con un fischio lento e malinconico più vocalizzi. Piuttosto divertenti sono sia le ritmiche carioca affidate a voci maschili e femminili di “Forse un giorno andrò a Rio” sia le evoluzioni di “Top top crack”, che comincia come un blues per poi aprirsi dapprima in uno sviluppo beat con coretto e poi in un assolo di chitarra elettrica talmente ruvido da sconfinare nell’hard rock. Altrettanto blueseggiante e con alcune battute fischiate è “I ragazzi di Piazza di Spagna”, mentre “Chianti e diamanti” è decisamente jazzy con quei sinuosi assoli di sax tenuti dal contrabbasso. “Ritorno” è invece una lamentosa ed intensa melodia mediterranea, più sofferta di quella del tema portante, con tanto di voci femminili e mandola. Molto carina è infine anche “Quando la primavera non arriva mai”, vagamente ispirata alla “Danza della Fata Confetto” tratta da Lo Schiaccianoci di P. I. Tchaikovsky.
Bandita è dunque la noia da questo CD: uno dei meriti principali di Gianni Marchetti risiede proprio nella capacità di inventare un’incredibile varietà di soluzioni musicali senza eccedere nelle pur inevitabili ripetizioni tematiche. Tale caratteristica è così evidente che le due partiture in esame sembrano fatte apposta per l’ascolto autonomo. In definitiva, due sorprendenti e inattese riscoperte che sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire.
