Quella stanza segreta (omaggio a Edda Dell’Orso)
AA.VV./Massimiliano Cignitti
Quella stanza segreta (omaggio a Edda Dell’Orso) (2024)
Dodicilune Dischi Ed573
11 brani – Durata: 67’51”

<<Caro Massimiliano, grazie per il pensiero commovente che mi hai dedicato, mi hai fatto rivivere il tempo in cui cantavo sognando grazie a quelle dolcissime melodie dei films. Hai realizzato degli arrangiamenti delicati e originali in cui si sente la tua versatilità. Bravissime le cantanti che hanno interpretato benissimo quelle melodie immortali e i musicisti tutti che hanno preso parte al progetto>>. Edda Dell’Orso
Come si tributa degnamente una delle maggiori vocalist della nostra Epoca d’Oro della Settima & Ottava Arte, ossia Edda Dell’Orso? Colei che ha collaborato con i più grandi Nomi della Colonna Sonora italiana, in primis Ennio Morricone, alla quale la parola ‘Icona’, tanto abusata o utilizzata fuori contesto oggigiorno in molte occasioni, si addice alla perfezione. Con questo sincero e appassionato compact disc bramato con tenero accanimento dal suo creatore Massimiliano Cignitti, che con le colonne sonore di casa nostra ha uno stretto, solido e speciale legame, avendole reinterpretate in altri suoi album da noi recensiti con smisurato piacere (“Buio in sala” e “Cinedelik Vol. 1 – La regola del gioco”). Questo noto bassista elettrico, affiancato da un parterre eccellente di musicisti e interpreti di innalzato spessore, mette in cantiere, con il profondo e gradito consenso della diretta interessata, Edda Dell’Orso (avete letto la sua sentita dedica in testa alla recensione), questo CD contenente undici tracce, una più bella dell’altra, con otto composizioni di Ennio Morricone, una di Piero Piccioni e due originali di Cignitti, omaggianti quelle atmosfere cine-musicali e quei vocalizzi annessi dei suddetti compositori internazionali per thriller efferati ed erotici, polizieschi o commedie, con spettacolari arrangiamenti di Cignitti e Mario Scardini, tranne tre pezzi ad opera di Nguyên Lê.
“Una lucertola con la pelle di donna”, brano di Morricone tratto dal film omonimo del 1971 di Lucio Fulci con Florinda Bolkan, schiude l’album con un jazzy/funky vocalizzato dall’incisiva ed elettrizzante voce di Sara Dalla Porta, con sul podio uno stuolo di musicisti a dir poco eccelsi da qui in avanti, ovvero Juan Carlos Albelo all’armonica, Mieko Myazaki al koto (uno strumento musicale cordofono appartenente alla famiglia delle cetre, derivato dal Guzheng cinese) e cori, Giancarlo Ciminelli alla tromba, Marco Guidolotti ai vari sax e flauto, Thierry Valentini al sax tenore, Nguyên Lê alla chitarra, Carlo Rosati alla chitarra, Fabio Servilio sempre alla chitarra, Mauro Scardini alle tastiere, Massimiliano Cignitti al basso elettrico, Alessandro Di Nunzio alle percussioni e cori e Marco Rovinelli alla batteria e percussioni. “Ninna nanna blu” di Morricone da Il gatto a nove code di Dario Argento del 1971 sembra eruttare misticamente da quel sound dei Pink Floyd degli esordi, con una deriva nella seconda parte, in quel gioco psichedelico di strumenti nel primeggiare l’un sull’altro, alla Goblin prima maniera. “In viaggio verso l’Australia” di Piccioni dal film Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata di Luigi Zampa del 1971 (data ricorrente in questo CD) con Alberto Sordi e Claudia Cardinale, è un frizzante divertissement pop/soul/jazz in cui se la giocano alla grandissima armonica, sax e tromba e la voce acutissima e svettante gloriosamente della Sara Della Porta: una cover che avrebbe fatto impazzire di gioia Piccioni stesso. “Ma non troppo erotico” di Morricone da Gli scassinatori (Le casse) ancora una volta del 1971, diretto da Henri Verneuil e interpretato da Jean-Paul Belmondo, Omar Sharif, Robert Hossein e Renato Salvatori, ha un favoloso e mediterraneo mescolamento di carte sonore alla Pino Daniele e Spyro Gyra tra jazz-pop, in cui l’alto vocalismo jazzy di Lorena Falbo sta al pari degli strumenti che la contornano, con soli di chitarra e ottoni che fanno sentire la loro voce zigzagante divertita e goduriosa oltre ogni misura e bravura. Jazz Noir atmosferico e accaldato in “Giornata nera per l’ariete” di Morricone dalla pellicola omonima del 1971 di Luigi Bazzoni con Rossella Falk: Della Porta sa ammaliare in questo viaggio notturno, dai sorgenti climi fantascientifico-psichedelici morbosi degli ottoni, basso, tastiere e batteria un po' Pat Metheny un po' Spyro Gyra. “Le foto proibite di una signora per bene” dal film dal medesimo titolo del 1970, diretto da Luciano Ercoli con Dagmar Lassander e musiche di Morricone e pungenti vocalizzi sexy di Clara Simonoviez, suona quel Groove Blaxploitation che ci porta alla memoria il compianto Quincy Jones, soprattutto con quel saettante sax solista e la controparte funky delle tastiere. “Matto, caldo, soldi, morto…girotondo” di Morricone da Vergogna schifosi del 1969 diretto da Mauro Severino, risuona gobliniano zombesco sotto anfetamine con il suo formicolante ska gozzovigliante funk/soul, con la cantilena sfottente interpretata da Matteo Impilloni e Della Porta e la chitarra elettrica intonante melodiose armonie che a poco a poco le sfuggono pazzamente di mano. “Veruschka” di Morricone dall’omonimo film del 1971 diretto da Franco Rubartelli con la modella interprete che dà il titolo alla pellicola, è un seducente canto e controcanto della voce dolcissimamente erotica della Sara Della Porta e dell’armonica su ritmi lounge d’annata modernamente rieseguiti, che esplodono al calor bianco sul finire del pezzo, anche e soprattutto per merito del sax solo. “Quella stanza segreta”, con musiche di Cignitti e vocals acuti in levare della Simonoviez, parte sincopatamente dissonante per procedere su linee sonore bepop funky/soul/jazz a tutto ritmo. “Mariangela e la seduzione” di Morricone, estratto da Il gatto del 1977 diretto da Luigi Comencini e interpretato da Ugo Tognazzi, Mariangela Melato e Dalila Di Lazzaro, ha un incipit lascivamente orientale – la Clara Simonoviez è singolare nella sua dinamica andirivieni seduttiva sexy vocale – che incede inerpicandosi tra sonorità jazz, lounge e beat in un vero e proprio puzzle, quintessenza del virtuosismo del tutti strumentale. “Jackie o’ 1972 (Edda’s Party)” è traccia di chiusura di Cignitti con vocalizzi di Matteo Impilloni tipicamente ska, matta, svagata e dilettevole, con intermezzi psichedelici fantasmatici, che fa pari e patta con la precedente per la sua performance di tutti gli strumenti in campo che se la godono bellamente come ogni Grande Musicista dovrebbe ogni volta che esegue un fantasioso pezzo del genere.
