John Williams Reimagined
John Williams
John Williams Reimagined (2024)
Sara Andon – Cécilia Tsan – Simone Pedroni
Warner Classics 5054197942334
CD 1: 16 brani – Durata: 82’50”
CD 2: 18 brani – Durata: 84’27”

Ludwik Jerzy Kern (1921-2010)
Cos’è la musica?
Cos’è la musica? Non lo so.
Forse semplicemente il cielo
Con le note anziché le stelle;
Forse un ponte incantato,
Sul quale gli strumenti
Ci aiutano a passare.
Tutto – come una volta qualcuno disse –
Ha una base musicale.
Perfino il chiaro di luna.
Cos’è la musica? Non lo so.
Forse semplicemente il cielo
Con le note anziché le stelle.
<<note anziché le stelle>> e <<forse un ponte incantato, sul quale gli strumenti ci aiutano a passare>>. Ecco, da che ne ho memoria e da che la musica per me è fonte di vita, chiarore nei momenti bui, impalpabile e concreta allegria e benessere più dell’allegria e benessere stessi e reali, ovvero toccanti con mani e corpo, le colonne sonore di John Williams sono state (e continuano ad essere) le note di un cielo che non abbisogna di stelle, perché a rischiararne i contorni vi sono le sue melodie, puro prodigio, suonate da interpreti, effettivo ponte incantato sonoro, pronti a renderle ancora più sconfinanti verso una galassia lontana lontana (per fare una menzione ad hoc).
Quando ho letto la poesia di Kern che apre questa recensione (l’avevo già citata in un mio reportage tempo addietro), che può essere una delle tante illuminanti e illuminate rivelazioni soggettive sulla Musica, le due frasi, che ho voluto sottolineare subito dopo e poco sopra, mi hanno immediatamente riportato a quel sentimento di completa estasi durante e a conclusione dell’ascolto di questo doppio album, “John Williams Reimagined” (ossia ‘reimmaginato’ – quanta poesia in tale parola!), prodotto dal tycoon della Film Music Robert Townson ed eseguito da tre meravigliosi talenti della musica tout court: la flautista Sara Andon, la violoncellista Cécilia Tsan e il pianista Simone Pedroni, che ha curato personalmente le trascrizioni cameristiche musicali. Andon e Pedroni si erano eccellentemente cimentati con il compianto Ennio Morricone nel doppio CD “Cinema Morricone: An Intimate Celebration” (leggi recensione) e sempre Andon, Tsan e Pedroni eseguirono un concerto, anticamera di questo sublime doppio album williamsiano ivi recensito, durante il Roma Film Music Festival del 2023 presso l’Auditorium Conciliazione con il titolo “Il Meraviglioso Mondo di John Williams. An Intimate Celebration” (leggi reportage).
Finanche la selezione dei temi e delle suite rappresentante questi due CD è qualcosa di innegabilmente raro e comprovante lo smisurato rispetto e l’amorevole devozione da parte dei tre performer nei confronti di uno dei più grandi Protagonisti della Storia della Musica Applicata alle Immagini: composizioni estratte (nell’ordine scelto per i due dischi) da Guerre Stellari, Jane Eyre nel castello di Rochester, Memorie di una Geisha, Images, Il fiume dell’ira, Sugarland Express, A.I. Artificial Intelligence, L’impero colpisce ancora, Cuori ribelli, Fabelmans, Sette anni in Tibet, Jurassic Park, Hook – Capitan Uncino, Turista per caso, Schindler’s List, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, Dracula, War Horse, Il patriota, Sabrina, Le streghe di Eastwick, E.T. – L’extraterrestre, con un solo brano extra cinematico, “Elegy for Cello and Piano” arrangiato da Williams stesso, che ha speso enormi lodi per questo tributo discografico.
Il primo CD si apre con “Princess Leia’s Theme” dal primo e storico Star Wars del 1977, quel Guerre stellari, sottotitolato retroattivamente Episodio IV - Una nuova speranza, diretto da George Lucas – Williams vinse Oscar, Golden Globe, Bafta, Grammy e altri premi –: il piano delicatamente disegna la cellula leitmotivica, lasciando spazio al flauto e al violoncello, in un eterno controcanto liricamente solenne, di far fluttuare, anzi vibrare romanticamente, in un crescendo che stringe il cuore, uno dei temi più sentimentalmente ‘alti’ nella carriera di Williams e nella saga di Star Wars. Un’esecuzione che lascia col fiato sospeso; l’intesa tra i tre strumenti è perfetta e lo sarà in tutto l’album.
“To Thornfield” è svettante come il contrappunto virtuosisticamente perdurante tra piano, violoncello e flauto, come un fiume in piena di note inarrestabili. “Reunion” suona svenevole e baroccheggiante tra i suoi chiaroscuri così marcatamente struggenti, e così il leitmotiv austero svela il suo lato patetico e passionale come la storia narrata nel film. Entrambi i brani sono estratti dal film per la TV del 1970 diretto da Delbert Mann, Jane Eyre nel castello di Rochester tratto dal romanzo omonimo scritto da Charlotte Brontë nel 1847 e interpretato da Susannah York, George C. Scott, Rachel Kempson e Ian Bannen.
“Sayuri’s Theme” è il primo di tre pezzi tratti da Memorie di una Geisha del 2005 di Rob Marshall – per questo score Williams si è aggiudicato il Golden Globe, il Bafta, il Critics’ Choice Movie Award, il Grammy e la nomination all’Oscar – ed è uno dei temi orientali per film tra i più dolcemente eterei e ammalianti che siano stati mai scritti da un compositore non asiatico, al pari del Morricone per lo sceneggiato Marco Polo: qui il violoncello della Tsan letteralmente canta e lo fa così enfaticamente da farci sentire parte della storia drammatica e calati anima e corpo nel Giappone del 1929; cosa che accade ancora più liricamente e in forma melodrammatica con l’esposizione del cello nel brano successivo “A Dream Discarded”, in cui il tema portante viene cupamente distorto e mestamente ammonito; “Going to School” è un altro leitmotiv del film, allegramente vitale, in cui piano e violoncello giocano come a rincorrersi spensieratamente, facendo risaltare tutte quelle nuance armoniche orientaleggianti in una sorta di vivace fuoco d’artificio composto non da polvere da sparo bensì da fiori di loto. La Tsan riesce ad essere ancora più enfatizzante nei suoi assoli rispetto a quelli originali pur eccelsi di Yo-Yo Ma nella score dell’epoca.
Scelta non convenzionale e per questo altamente lodabile, quella di inserire il brano “In Search of Unicorns” dalla pellicola di Robert Altman del 1972, Images, con Susannah York, donna sola, perché trascurata dal marito, e disperata d’amore. Una delle colonne sonore più sperimentali, cupe e atonali nella filmodiscografia williamsiana, eseguita in origine dal percussionista nipponico Stomu Yamash´ta, qui rievocato dal piano usato percussivamente e pigiando sui tasti con estremo vigore, contrappuntato dal flauto e violoncello che ad ogni modo all’unisono accennano il tema principale sconsolante, anch’essi cimentantisi in acrobazie dissonanti e aggredenti, per sottolineare la folle discesa verso un’immaginifica ricerca vana di appagamento sessuale e affettivo della protagonista: un brano che lascia stupefatti per performance e senso di ineluttabile fragilità fisica e mentale che trapela dal suo andamento timbrico a puzzle.
“Growing Up” è il primo di 4 tracce dal film Il fiume dell’ira del 1984 diretto da Mark Rydell e interpretato da Mel Gibson e Sissy Spacek – Williams ricevette la candidatura all’Oscar e al Golden Globe –: un tema bucolico che il flauto e il cello ci fanno ‘respirare’ sin nelle viscere, facendocelo risuonare in ogni parte del nostro corpo. “The Pony Ride” è coplandiano in ogni sua porzione, una melodia brillante e cavalcante che i tre musicisti eseguono con grande trasporto emotivo, il quale arriva dalla prima all’ultima nota in tutta la sua allegrezza spumeggiante alle nostre orecchie. “Love Theme” rappresenta uno di quei motivi romantici williamsiani toccanti corde emozionali delle più recondite: il flauto magnifica il tema delicatamente e il cello subito dopo ne contrappunta la sua magnificenza, con il tocco pianistico sottolineante cornici soft jazz noir alla Alex North; una performance sublime. “Young Friend’s Farewell” vede il piano e il violoncello dapprima, ed il flauto di seguito, parlarsi a cuore aperto interpretando una pagina sommessa che poi si mostra in levare un cantico in puro stile ‘Americana’, liturgicamente funereo e dolcemente testamentario.
Il “Theme” dalla pellicola on the road Sugarland Express di Steven Spielberg del 1974 con Goldie Hawn è un leitmotiv pastorale folk eseguito in origine dall’armonicista Toots Thielemans qui degnamente sostituito dal flauto della Andon che si sfida in virtuosismi tortuosi e giocherellosi tra il serio e il faceto, accompagnato dal piano di Pedroni che marca il leitmotiv con un’andatura funky soul alla Quincy Jones. La destrezza della Andon nei 6’28” della traccia ci fa rivivere ogni fotogramma filmico (per chi ha visto questo curioso e ben diretto secondo film di un giovincello Spielberg dopo Duel e prima de Lo Squalo).
Come summenzionato, unico brano non cinematico è “Elegy for Cello and Piano”: piano e violoncello in un tormentoso ma giammai virulento incontro dei sensi che sa essere a tratti, in uno scambio precipuo di note intenzionalmente armoniche, doloroso, lacrimoso, patetico, sospiroso e straziante. Sensazione tormentante altresì poeticamente lancinante che raggiunge ogni angolo del nostro Io, perfino quello più taciuto, e la vetta tematica malinconicamente lacrimevole nella carriera del compositore statunitense, riscontrabile nel meraviglioso brano “The Reunion” (10’14”) da A.I. Artificial Intelligence di Spielberg del 2001, con candidatura agli Oscar e Golden Globe per Williams; i tre interpreti si fondono, si amalgamano, si plasmano talmente e profondamente l’un l’altro da regalarci qualcosa di performativamente sommo.
Eccellente anche la performance alternativa del celebre tema “Han Solo and the Princess” da L’impero colpisce ancora noto anche come Guerre stellari: V Episodio – L’Impero colpisce ancora o Star Wars: Episodio V – L’Impero colpisce ancora diretto da Irvin Kershner nel 1980 (Williams ha ottenuto il Grammy e Bafta e la nomination agli Oscar e ai Golden Globe): la melodia viene trasmutata, in parte pure rispettata e aggraziata ancor di più rispetto alla versione originaria, marcandone i tratti empiricamente solenni e amorevolmente senza tempo e luogo, inneggiandone ogni ‘spaziale’ provenienza seppur, torno a ribadire, una melodia di ieri, di oggi e di domani per bellezza, eleganza ed epicità; un Love Theme tra i migliori della Storia del Cinema e della Fantascienza.
La suite che chiude il CD 1 è composta da “Count Galway – Joseph and Shannon – Blowing Off Steam – Finale” da Cuori ribelli di Ron Howard con Tom Cruise e Nicole Kidman del 1992: evocativo, eroico, spavaldo e celticamente insigne, tutto raffigurato dal canto del piano, del flauto e del violoncello in un crescendo che fa totalmente scordare che trattasi di tre strumenti rapportandoli al suono di una grande orchestra; conclusione del primo album degna di un concerto sinfonico.
Il secondo CD inizia commuovendo l’ascoltatore con il brano pianistico del tema principale da The Fabelmans, l’ultimo film di Steven Spielberg del 2022 (nomination all’Oscar e al Golden Globe per Williams), accorato sia nell’esecuzione impeccabile di Pedroni, che fa trapelare ancora una volta tutto il suo Amore per Williams (e chi conosce approfonditamente la carriera di questo pianista e direttore d’orchestra sa perfettamente il perché!), sia nella forma compositiva: leggiadria nostalgicamente classica.
Il leitmotiv da Sette anni in Tibet, pellicola del 1997 diretta da Jean-Jacques Annaud con Brad Pitt interprete assoluto (nomination ai Golden Globe e ai Grammy per Williams), diviene in maggior misura suggestivo e dalla dilaniante e ancestrale magnificenza storico-paesaggistico-drammaturgica nello scambio armonico perpetrante del piano col violoncello; anche qui la melodia asiatica che viene fuori grazie al tocco vellutato ma deciso delle corde del cello della Tsan è da esporre sul podio con quella di Memorie di una Geisha.
Il piano si fa lieve come una foglia cadente in Autunno che viene adagiata dal flauto che la coccola amorevolmente: questa la percezione primaria che arriva alla mente e subitissimo al cuore dalla performance del tenero tema “A Tree for My Bed” da Jurassic Park di Spielberg del 1993.
Bucolicamente poetico e fatato il flauto che enuncia il motivo “The Face of Pan” da Hook – Capitan Uncino del 1991 di Spielberg con il compianto Robin Williams, Dustin Hoffman e Julia Roberts. Il piano e il violoncello ad un tratto adombrano la poeticità della melodia che il flauto cerca magicamente di rischiarire, avvolgendo gli altri due strumenti che, finalmente affascinati e liberati, non possono far altro che amarne ogni nuance, lasciandolo esprimere al meglio.
Un piano che racchiude ricordi, amori, rimpianti, delusioni, ovvero Vita, attraverso la melodia principale strappalacrime dal film di Lawrence Kasdan del 1988, Turista per caso, che fece ottenere la nomination agli Oscar e ai Golden Globe a Williams.
Uno dei più noti leitmotiv da infarto nel carnet williamsiano è quello premio Oscar (e non solo) per Schindler’s List di Spielberg del 1993, qui eseguito introduttivamente dal piano e poi espresso dal cello in controcanto, in tutta la sua più introiettante e tragica voce urlante, per non dimenticare: come canta Francesco Guccini in “Auschwitz” <<Son morto ch’ero bambino, son morto con altri cento passato per il camino e adesso sono nel vento>>.
Ben quattro i pezzi ricavati da Harry Potter e il prigioniero di Azkaban del 2004 diretto da Alfonso Cuarón (nomination agli Oscar per Williams e tanti riconoscimenti): “Double Trouble” è uno scherzo in forma di marcia per piano e flauto affatturante e folleggiante, figlio musicale del tema mefistofelico de Le streghe di Eastwick; il bellissimo “A Window to the Past” nel flauto iniziale e nel piano che sopraggiunge distende una maestosità pastorale melanconicamente nostalgica; “Hagrid the Professor” è un gioioso folclorico scherzo che riprende il tema “Double Trouble” in modalità ancora più folleggiante; mai funambolicamente folle come il piano e il flauto zigzagante della suite “Chasing Scabbers – Hagrid’s Friendly Bird – The Snowball Fight” che altro non sono che altri scherzi strumentali di ineffabile meraviglia compositiva ed esecutiva.
Gli “End Credits” dal Dracula di John Badham del 1979 con Frank Langella, nel piano e soprattutto nel flauto sanno essere cupamente seducenti e vorticosamente ammalianti.
La suite di 15’24” da War Horse di Spielberg del 2011 (candidatura a Williams agli Oscar, Golden Globe, Bafta) consta delle tracce “Dartmoor 1912 – Bringing Joey Home and Bonding – The Death of Topthorn – Finale and the Homecoming” e si ritaglia il lusso di avvicinare le pagine melodiche alla Copland ad un Max Steiner per Via col vento con quell’arrangiamento monumentale iniziale puro Golden Age, anche quando il tutto vira verso una spazialità armonica ‘Americana’ classica o danzante folclorica dai colori rossiniani o con il tema portante che ha il medesimo afflato di quello de Il patriota o Cuori ribelli. Si muta registro con uno struggente e funereo leitmotiv pastorale per ritornare sui binari, pur mesti, dello stile coplandiano più trattenuto ma sempre epico sul finire della suite con un assolo del flauto davvero affranto: anche qui i tre musicisti sembrano una compagine orchestrale da grandi numeri performativi.
Citavo Il patriota poco sopra non a caso; film del 2000 diretto da Roland Emmerich e interpretato da Mel Gibson e Heath Ledger (score candidato agli Oscar): i vari incisi e temi vengono accoratamente dilatati dal piano e dal flauto, incominciando con tetri avvertimenti che si illuminano di eroici lirismi che divengono sul finale un vero e proprio pugnar d’armi per la libertà in un crescendo vittorioso.
Flauto e piano romanticamente insieme per il tema secondario, “How Can I Remember?”, ma a parer del sottoscritto ancor più emozionale e sentimentale rispetto a quello ancorché stupendo principale, tratto dal remake di Sabrina ad opera di Sydney Pollack nel 1995 con Harrison Ford e Julia Ormond (due nomination agli Oscar per Williams: miglior canzone e score; nonché candidature ai Golden Globe e Grammy).
Da Le streghe di Eastwick, film del 1987 diretto da George Miller, con Jack Nicholson, Cher, Susan Sarandon e Michelle Pfeiffer e nomination agli Oscar per Williams, tre brani, “The Tennis Game”, “The Seduction of Suki and the Ballroom Sequence” e “Devil’s Dance”, che sono l’ennesimo colpo gobbo di un doppio CD che dire epocale è poca cosa: il primo brano è uno scherzo giullaresco pazzesco che il piano ed il flauto riescono a rendere alla perfezione; il secondo pezzo contiene due temi che sono talmente armonicamente gravidi e ariosamente elevati che nessuna parola potrà mai e poi mai renderne giustizia ma solo un ascolto reiterato e attento (provate a prendere questa traccia ed appoggiarla sulla scena corrispondente e vedrete quanto l’arrangiamento di Pedroni calzi a pennello con ogni suo fotogramma, tanto il rispetto e l’amore nell’inciderlo); non ultimo il satanico grandioso scherzo musicale danzante, reale tema portante della pellicola, che da sempre rappresenta per gli appassionati williamsiani un cult assoluto, al pari della marcia bombastica e pittoresca da 1941 - Allarme a Hollywood, film del 1979 diretto da Steven Spielberg e interpretato da John Belushi: una pazza pazza pazza corsa contro il tempo e la furia diavolesca che i tre performer interpretano in maniera magistrale.
Chiosa del CD 2 con il pianistico e svolazzante “Over the Moon”, con il contrappunto ondeggiante del flauto e cello, dal cult senza tempo E.T. l’extra-terrestre di Steven Spielberg del 1982 (Oscar, Golden Globe, Bafta, Grammy e molto altro a Williams).
