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  • La Dolce Vita - Stefano Di Battista
30 Ago2024

La Dolce Vita - Stefano Di Battista

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover la dolce vita stefano di battistaAA.VV.
La Dolce Vita (2024)
Stefano Di Battista
Warner Music
12 brani – Durata: 46’21”



Stefano Di Battista, uno dei nostri grandi jazzisti, con il suo sassofono ritorna nei territori della musica per immagini dopo l’eccellente album “Morricone Stories” del 2021 (leggi recensione) sempre su etichetta Warner Music. Il titolo di questo CD è a chiare lettere, già di suo, un omaggio al nostro Grande Cinema del passato, quel La dolce vita di Felliniana memoria.

La track list mette in risalto quelle canzoni e leitmotiv che sono nate appositamente per commentare una pellicola o che sono divenute talmente celebri da divenire esse stesse, seppur preesistenti, parte di un film. Ad accompagnare Stefano Di Battista vi sono altrettanti virtuosi musicisti del calibro di Fred Nardin al piano, che ha curato tutti gli incredibili arrangiamenti jazz, Daniele Sorrentino al contrabbasso, André Ceccarelli alla batteria e Matteo Cutello alla tromba. L’album si apre con l’abusatissima melodia premio Oscar de La vita è bella di Nicola Piovani per il film omonimo di Benigni del 1997, in cui il sax di Di Battista come una scheggia impazzita suona a tutta velocità, supportato da contrabasso e batteria iper cinetici, girovagando tra le note conosciute del compositore romano, lasciando spazio ai colleghi musicisti d’improvvisare in una girandola delicatamente furente (vedi il controcanto giullaresco di tromba e piano). Il secondo pezzo è “Con te partirò” di Francesco Sartori, con il testo di Lucio Quarantotto, reso famoso vocalmente e internazionalmente da Andrea Bocelli, sorta di inno alla Vita e alla Memoria che nella performance accorata dei musicisti assume connotazioni ancora più liricamente intime, soprattutto quando il sax ne elogia ogni forma melodica ed il piano ne contorna le più intense sottostrutture armoniche: il leitmotiv diventa un canto jazz ricolmo di rimembranze nostalgiche ma felici. “Tu vuò fa l’americano” di Renato Carosone, song partenopea tra le più popolari al mondo, mantiene in questa cover allegramente jazzata tutta la sua euforica ed istrionica originalità canora (vi è pure la band che canta il ritornello verso l’inizio), tenendo come linea portante esecutiva la forma swingante da balletto sregolato della nota “Sing Sing Sing” di Benny Goodman.
“Roma nun fa’ la stupida stasera” di Armando Trovajoli è il simbolo canoro e musicale della Romanità, una delle meraviglie canterine scritte dal compositore romano per eccellenza per la commedia musicale Rugantino della mitica coppia Garinei e Giovannini: qui una performance ruotante su timbriche soft in cui la levità del sassofono è Voce dei Sentimenti, è Roma in tutta la sua imperturbabile e longeva (anche macchiettistica) italianità non soltanto territoriale altresì musicale. Romanità godereccia, sensuale, spendacciona e cinematografica all’ennesima potenza ritornante nella briosità giocosamente ubriacante e ubriaca del tema da La dolce vita di Nino Rota, in cui sax e tromba si sbeffeggiano come due amici di lunga data che non fanno altro che pensare a sperperare denaro a donne e alcool e dove il piano li redarguisce sfottentemente, perché più furbo. “Via con me” di Paolo Conte è una di quelle canzoni tra le più impiegate nel Cinema e più coverizzate globalmente dai (non solo) jazzisti e la performance ivi presente è (quasi) glennmilleriana nella sostanza ma milesdavisiana nell’esposizione; davvero goduriosa e smagliante.
“Una lacrima sul viso” di Bobby Solo, scritta da Iller Pataccini con testo di Mogol, hai i tratti performativi di un valzer cadenzato leggero e cantabile come lo è sempre stata l’orecchiabilità immediata della canzone originaria: un arrangiamento un po' Pat Metheny, un po' Spyro Gyra, un po' Chuck Mangione che allieta l’uditore. “Sentirsi solo” di Piero Umiliani dal film Audace colpo dei soliti ignoti, suonata in origine da Chet Baker, vede il sax e piano, su batteria spazzolata, alternare l’esecuzione con la tromba che inneggia splendidamente il leitmotiv accattivante, meraviglia delle meraviglie tra le composizioni del compositore di “Mah-nà Mah-nà”. Sax che canta mellifluo la canzone delle canzoni italiane più popolari al mondo, “Volare (Nel blu dipinto di blu)” di Domenico Modugno e Franco Migliacci, con il piano ondivagante: Di battista al suo massimo performativo, toccando corde scuotenti nell’ascoltatore a dir poco incancellabili. “La califfa” dal film omonimo del 1970 diretto da Alberto Bevilacqua e tratto dal suo omonimo romanzo del 1964, fu interpretato da Ugo Tognazzi e Romy Schneider: uno dei temi morriconiani più intimi e raccolti, che lo stesso compianto compositore romano eseguiva spesso in concerto perché innamorato di questa sua poetica creazione, che nell’esecuzione in questo album si incarica di sondarne ogni armonicamente segreta celebrazione dell’Amore, che ad un ascolto disattento potrebbe sfuggire; la versione jazz morbidamente accorta e lucida invece ne svela tutte le più profonde percezioni pentagrammate. “Amarcord” dal film omonimo di Fellini con le musiche di Rota è un divertissement, una saettante rincorsa amorevolmente rispecchiante quel modo di scrivere rotiano, tra gioco, citazione e colta eleganza compositiva, che Di Battista e la sua band riescono a tirar fuori con evidente impeto divertito. “Caruso” di Lucio Dalla è un altro baluardo della canzone italiana, diventata una delle melodie basilari per la miniserie televisiva del 1988 Mamma Lucia, per la regia di Stuart Cooper con Sophia Loren e John Turturro: commozione assottigliata e penetrante il sentirne questa versione soft jazz che raggiunge orizzonti di climax tra il nostalgico e lo struggente, con il sax e la tromba che avvolgono e stringono al loro ventre strumentale l’ascoltatore. Una chiusura di album che fa prorompere qualche lacrima, soprattutto se si è stati appassionati fan di quel genio assoluto di Dalla, che di questa cover jazz avrebbe speso lodi sperticate.

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Daniela Bocconi

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