Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records parte 3

Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records parte 3
Siamo di nuovo, a breve distanza dalla precedente pubblicazione, a presentarvi la rubrica ‘Pillole di Note’, ossia brevi recensioni di tot colonne sonore che si contraddistinguono dalle solite nostre singole recensioni più corpose, vagliando ancora una volta questo mese altri titoli dell’etichetta americana La-La Land Records: https://lalalandrecords.com/

James Horner
La maschera di Zorro (The Mask of Zorro, 1998)
La-La Land Records LLLCD 1631
CD 1: 26 brani – Durata: 62’39”
CD 2: 15 brani – Durata: 75’30”
Si può benissimo parlare di sinfo-flamenco anche se azzardatamente e con un termine coniato per l’occasione che suona veramente male, nondimeno rende l’idea di che score ha pensato alla fine degli anni ’90 il nostro compianto James Horner per la ricomparsa dell’eroe mascherato Zorro sul grande schermo. Con la regia del bravo mestierante Martin Campbell e brillantemente interpretato da Antonio Banderas, Anthony Hopkins e Catherine Zeta-Jones, basato sui personaggi di Zorro di Johnston McCulley, il film, dal grande successo al botteghino, ha generato un sequel nel 2005, The Legend of Zorro sempre musicato da Horner (Los Angeles, 14 agosto 1953 – Contea di Ventura, 22 giugno 2015).
La pellicola ha ottenuto tanti riconoscimenti e molte candidature, tra cui Oscar, Golden Globe, Bafta, MTV Movie Award; Horner ha ricevuto diverse nomination e vinto l’IFMCA per Miglior colonna sonora in un film d’avventura, l’ASCAP per la miglior colonna sonora, l’ALMA Award per la Miglior canzone (“I Want to Spend My Lifetime Loving You”) a Marc Anthony e Tina Arena, ivi presentata anche in versione ispanica “Quiero vivir la vida amandote” con la performance di Ana Gabriel e Jon Secada. Lo score di Horner, definitivamente in versione integrale su doppio disco, in cui spicca il tema del protagonista dalla zeta saettante impressa sui malcapitati nemici presi a fendenti di spada (“The Plaza of Execution”, “Zorro’s Theme”), che diviene anche il meraviglioso tema d’amore di Elena e Zorro (“Lesson #3”), che si potrebbe definire anche il tema d’amore genitoriale di Esperanza per la figlia Elena e quello del vecchio Zorro (Hopkins) per la beneamata consorte Esperanza e sempre per la figlia Elena, comunque debitore ai limiti del plagio del tema principale di Miklós Rózsa per El Cid del 1961 di Anthony Mann con Sophia Loren e Charlton Heston. A parte questa piccola défaillance che in questo compositore avveniva abbastanza spesso – pur il sottoscritto amandone ogni singola colonna musicale e conoscendo perfettamente la sua enorme capacità di creare partiture incancellabili dai temi e orchestrazioni straordinari – l’intera OST funziona in modo ineccepibile sul girato e come ascolto separato; se ci aggiungiamo che questo doppio CD ci fa scoprire molti brani non presenti nella già pur ricca versione del 1998, avente 13 tracce ma allo stesso modo esigue rispetto alle 41 di questa edizione La-La Land Records, allora potrete ben immaginare quanto materiale sonoro nuovo giunge alle nostre orecchie affamate di Horneriane composizioni: una su tutte il brano “Interrupted Getaway” in puro stile ‘Americana’ coplandiano o il pezzo d’azione, memore di alcuni passaggi concitati dell’osannata e pluripremiata Titanic, “Prison Escape”, o il flamenco sinfonico scalpitante iniziale di “The Black Tornado/First Meeting” dove, nella seconda parte, vi è il sopraggiungere di un leitmotiv sentimental-nostalgico davvero toccante (presente anche in “The Confession”). A conti fatti chi ama Horner non può non possedere tale score nella sua collezione, a maggior ragione adesso in questa versione estesa assai più coinvolgente. I musicisti e danzatori di flamenco coinvolti sono ben sei e i solisti di strumenti etnici che tanto piacquero ad Horner sono cinque, supportati dalla Hollywood Studio Symphony. Appare il celeberrimo o famigerato Danger Motif horneriano nel brano “Choose Your Weapon”. Seducente il tema spagnoleggiante ballabile in “Sexy Dance”.
James Horner
I signori della truffa (Sneakers, 1992)
La-La Land Records LLLCD 1629
CD 1: 21 brani – Durata: 73’24”
CD 2: 13 brani – Durata: 58’41”
Altro titolo fondamentale nella collezione di un Horneriano Doc: I signori della truffa (Sneakers) diretto da Phil Alden Robinson con Robert Redford, Dan Aykroyd, Ben Kingsley, Sidney Poitier e River Phoenix. Una commedia poliziesca commentata da James Horner in modo inappuntabile, con un tema portante vivace e allegro ma al contempo misterico, eseguito dal mirabile sax solista del grande Branford Marsalis (“’Sneakers’ Main Title”, “Janek’s Office”), sul quale ruota tutta la partitura. Nel suo sinfonico suono cristallino ed etereo, nonché elettronico ritmico minimalista (“Phone Trance”), dato da una performance solista, corale e orchestrale della sempre perfetta Hollywood Studio Symphony (ascoltate la meraviglia ascetico-corale percussivo-sospensiva in levare, con piano percosso in modo scary, del lungo “Too Many Secrets”), questa score sorge come la nervatura musicale anticipatrice della similare ma evolutiva A Beautiful Mind del 2001, a sua volta riconoscente in molti passaggi tensivo-action di Aliens – Scontro finale del 1986 e di tutto quel parterre di colonne sonore anni Ottanta che hanno reso grande Horner alle orecchie degli appassionati di Film Music e di Cinema. Altro pezzo dalle iniziali architetture aeree luminescenti che virano verso marziali ritmiche poi nuovamente rischiarate orchestralmente in un effluvio in stile fantasy sound anni ‘80 liberatorio è lo splendido “The Escape/Whistler’s Rescue”, per non parlare dell’acuto intimismo diradato di “Goodbye”. Il secondo CD presenta l’album originale del 1992 che aveva una track list di 10 pezzi rispetto ai 21 del primo CD in versione logicamente integrale, più tre brani di musica addizionale.

James Horner
Gorky Park (Id. – 1983)
La-La Land Records LLLCD 1624
CD 1: 32 brani – Durata: 76’52”
CD 2: 13 brani – Durata: 72’34”
Questo Spy Movie noir di Michael Apted con William Hurt, Brian Dennehy e Lee Marvin presenta una partitura horneriana sulla falsariga di quelle, oramai divenute dei classici della musica per film anni Ottanta, per i film d’azione Commando, Danko, 48 ore e Ancora 48 ore sempre musicati da James Horner. Un esempio di tale somiglianza d’intenti compositivi ne sono i brani “Following Arkady” e “Chase Through the Park” nonché il “Main Title”. L’incipit del brano “Irina’s Chase” ha un’anomala comunanza con alcune tracce dello score di Giorgio Moroder per il cult Scarface del medesimo anno, diretto da Brian De Palma, scritto da Oliver Stone e interpretato da Al Pacino: viene da domandarsi chi ha ispirato chi?
“Love Montage” a dispetto del titolo non ha nulla di sentimentale ma esclusivamente puro astrattismo minimalista: un inciso che poi sarà spunto per quello fantascientifico malinconico di Cocoon del 1985. Invero il tema d’amore viene sviluppato in tutta la sua sottile finezza per fiati e archi in “Irina’s Theme” e “Farewell at the Airport” (qui risalta tutta la grandezza espositiva orchestrativa horneriana grazie anche all’eccellente performance della Hollywood Symphony Orchestra). Sfarfallante e fantasioso appare l’inizio di “Releasing the Sables/End Title” che nella seconda parte ritorna sul tema portante compulsante. Il secondo CD contiene l’album originale del 1983 in due versioni: “Original Mix” e “2023 Mix”. Il primo CD presenta la partitura estesa su 21 tracce, più cinque brani di musica diegetica e sei di musica addizionale.

Maurice Jarre
Topaz (Id. – 1969)
La-La Land Records LLLCD 1635
24 brani – Durata: 66’22”

Il premio Oscar Maurice Jarre (Lione, 13 settembre 1924 – Malibù, 28 marzo 2009) per questo thriller spionistico di Alfred Hitchcock, tra agenti segreti, guerra fredda e crisi dei missili di Cuba, con Frederick Stafford e Dany Robin, tra i meno riusciti e più criticati negativamente nella carriera del Maestro della Suspence, parte con una marcia alla John Philip Sousa (“Topaz March (Main Title)”, tema principale più volte ripetuto anche in forma meno trionfale e marciante), di cui era un ghiotto conoscitore avendone scritte parecchie per molti film di genere bellico-avventuroso (e non solo: vedi il suo ultimo Academy Award per Passaggio in India dopo gli Oscar ottenuti per Lawrence d’Arabia e Il dottor Zhivago). Il resto dello score disegna momenti jazz sospensivi (“Arcy’s Office”), danzanti arabeggianti sottesi e burloni (“The Attaché Case”), giochi tribal-tensivi o al ritmo di samba (“Arriving in Cuba Part 1 & 2”), teneri romanticismi sfilettati da tensioni allertanti (“Love with Juanita”: questo leitmotiv deve avere ingolosito Michael Giacchino, perché ricorda alcune sue texture melodiose per Pixar e dapprima per Lost, elemento che salta più all’orecchio nel leggero passo degli archi e dei fiati in “Back to the States”). “Something Has Happened” fa risaltare una certa somiglianza tra il tema portante di questo film e quello della succitata score da Oscar di Passaggio in India. Quattro i brani addizionali, tra cui alternate della marcia, del Main Theme e del Love Theme in versione beat anni Sessanta. A chi piace lo stile di Jarre avrà pane per i suoi denti.

John Addison/Bernard Herrmann
Il sipario strappato (Torn Curtain, 1966)
La-La Land Records LLLCD 1648
34 brani – Durata: 76’36”

Il thriller sentimental-spionistico con Paul Newman e Julie Andrews fu la causa della burrascosa rottura del lungo sodalizio tra Bernard Herrmann e Alfred Hitchcock, dato che (cito testuali parole del nostro Roberto Pugliese) << dopo che – provocatoriamente – alle richieste del regista di scrivere una partitura “pop”, orecchiabile e provvista se possibile di qualche canzone alla moda dei Sixties, il grande compositore aveva risposto con uno dei suoi scores più violenti, aggressivi, eccentrici e sinfonicamente temerari>>. Partitura presente in coda (tracce dalla 26 alla 34 sulle quali ritorneremo a breve) invece di quella definitiva di John Addison che apre l’album, molto più convenzionale e in linea con la trama filmica ma non per questo meno degna di nota. Per quanto riguarda l’infuriata concitazione della pungente scrittura herrmanniana (“Prelude”), con lampi di sospensiva crescente tensione (“The Book”) e insigne pomposità (“The Hotel”), scioccamente rigettata da quell’amico regista che per anni ebbe dal suo sodale compositore partiture che hanno mutato la Film Music per sempre (in primis Psyco e a seguire La donna che visse due volte e Intrigo internazionale anche se antecedenti all’horror con Janet Leigh, Anthony Perkins, John Gavin e Vera Miles), ritorno a fare affidamento alle sagge parole (di cui vi invito a leggere il monografico sul connubio Herrmann/Hitchcock tra i migliori in circolazione) di Pugliese: <<Delegando alla sua assistente Peggy Robertson e ad altri intermediari il compito di tenere i contatti con Herrmann, il regista gli fa sapere che stavolta esige davvero una “hit” popolare e giovanilistica, che attragga verso il film il pubblico delle ultime generazioni, come da imposizioni precise dei boss della Universal. Herrmann sa – e tenta di spiegare ad Hitchcock – che nessuno dei due appartiene a “quel” tipo di cinema, e che per entrambi sarebbe uno scacco e un tradimento piegarsi a diktat contrari alla propria indole creativa. E, secondo, il proprio stile (che ai tempi di Psyco aveva funzionato), fa orgogliosamente di testa propria, forse conscio di andare così incontro ad una resa dei conti definitiva, per quanto dolorosa. Alla richiesta di una partitura “orecchiabile” il compositore risponde con una partitura che prevede un organico inaudito: 12 flauti, 16 corni, 9 tromboni, 2 tube, 2 set di timpani, 8 violoncelli e 8 contrabbassi. Del tutto banditi gli strumenti dal registro più alto e “cantabile”, come trombe e violini. Ne esce un magma incandescente e furibondo, che simboleggia bene probabilmente anche lo stato d’animo del compositore>>. Esemplare e in parte riconoscente alla score per Il promontorio della paura (1962) la traccia “The Killing”. Il commento musicale di John Addison (1920 – 1998), un Signor compositore premio Oscar (Tom Jones), è fin dal “Main Title” un miscuglio avventuroso di trame sonore sinfoniche anni ’60, tra il brillante e il drammatico, con un leitmotiv cantabile subito fischiettabile, un po' Maurice Jarre, un po' John Barry, specie di marcia in levare assai combattiva. Il “Love Theme” è alquanto teneramente valzeristico e fiabesco in puro stile disneyano (parliamo pur sempre di Julie Andrews), con una coda manciniana per commedie romantiche, anche nella versione canora dei Johnny Mann Singers con liriche di Jay Livingston e Ray Evans. Questa comica soavità (“Book Store”) muta con il tonante incedere degli ottoni, archi e chitarre acustiche in “The Murder of Gromek” (scena tra le più violente di questo film) e continua con il leitmotiv portante in una sorta di concertino per sax e orchestra nei tre fantasiosi “Escape on the ‘Pi’ Bus Part 1, 2 & 3”, tra le pagine più significative dell’intera OST.
