Una nuova uscita Four Flies Records

Music On Canvas raccoglie per la prima volta in assoluto le opere prodotte dal compositore e polistrumentista bolognese Enzo Minuti, in arte Ezy Minus, tra gli anni '70 e i primi anni '80. Frutto di un appassionato e meticoloso lavoro di ricerca, questo album è un invito alla riscoperta di una figura tanto eclettica quanto unica nella scena bolognese e italiana della musica per immagini.
In uscita venerdì 7 ottobre p.v., l'album verrà presentato a Bologna sabato 8 alle 18:00 presso Gallery16 (Via Nazario Sauro 16A). Oltre alla Four Flies, interverranno il critico musicale e saggista Carlo Babando, nonché alcuni familiari e amici del compositore. A seguire un DJ set a cura di Four Flies.
Seppur ancora poco noto ai più, Enzo Minuti (1927-2000) ha lasciato un segno inconfondibile nel mondo caleidoscopico della library italiana. Uno dei talenti più autentici e versatili della scena musicale bolognese tra gli anni Cinquanta e Novanta del secolo scorso, Minuti è stato un jazzista, polistrumentista, compositore, produttore musicale, nonché pittore, incisore e grafico. Dedicò la sua vita alla musica (soprattutto al jazz, genere che a Bologna ha una lunga tradizione), che fu ispirazione fondamentale anche per le sue opere pittoriche e grafiche. Dopo anni di tournée in Europa e in Turchia come jazzista, alla fine degli anni '60 Minuti fondò uno dei primissimi studi di registrazione di Bologna, lo Studio 67. È qui che, negli anni '70 e '80, compose e registrò i suoi dischi di sonorizzazioni, per i quali utilizzava vari pseudonimi: non solo Ezy Minus, ma anche Maripal e Cronomas.
Il fatto che risiedesse a Bologna è di per sé degno di nota, in quanto all'epoca la library music italiana veniva prodotta quasi esclusivamente a Roma e Milano (non a caso, i suoi dischi furono quasi tutti pubblicati sulle etichette Kronal, sub-label della romana Minstrel di Fabio 'Fabor' Borgazzi's Rome-based Minstrel, e Music Scene, una coedizione tra la Minstrel e le Edizioni Musicali Jump di Milano).
Questa raccolta si concentra sulla library composta da Minuti tra gli anni '70 e i primi anni '80. Le prime opere realizzate all'interno di questo arco temporale sono dei brani pop-jazz dal sapore spensierato e tendenti o all'easy listening – con armonizzazioni vocali, vocalizzi jazz, ed elementi ritmici tratti dalla bossa nova, la samba e lo swing – o verso uno stile più psichedelico, con l'utilizzo di cromatismi e, talvolta, un tocco di rock sperimentale.
Nelle opere successive Minuti rielabora anche generi come il reggae e introduce via via sempre più strumenti elettronici (synth, drum machine, loop station, ecc.). Tuttavia, il suo approccio giocoso e leggero alla composizione resta immutato, o viene persino amplificato, nella produzione più tarda (che, come quella precedente, presenta strutture musicali semplici, arrangiamenti puliti, e melodie delicate e lineari).
Dal punto di vista tecnico, vale la pena notare che, non diversamente da i più noti Piero Umiliani e Giuliano Sorgini, Minuti utilizzava spesso l'overdubbing e suonava la maggior parte degli strumenti presenti nei suoi brani (flauto, sassofono, organo, piano, percussioni), e talvolta cantava alcune parti.Forse ciò che più colpisce della library music di Minuti è la facilità e la naturalezza con cui evoca immagini e scenari nella mente dell'ascoltatore.
Questa "qualità visiva" ha molto a che fare con l'attività di Minuti in campo figurativo-astratto. Ereditata la passione per l'arte dal nonno e dal padre (pittore professionista l'uno, dilettante l'altro), Minuti imparò da autodidatta a disegnare, dipingere e incidere, per poi esporre le proprie opere in Italia e all'estero.Soprattutto, realizzò egli stesso le copertine di molti dei suoi album. Di stile quasi surrealista, queste copertine sono una sorta di paesaggi onirici caratterizzati da oggetti, forme e figure simboliche. Insomma, vanno di pari passo con la sua musica evocativa e onirica, che ci offre una rappresentazione immediata e sintetica di un'emozione, una situazione o un paesaggio, e accende la nostra immaginazione con visioni così semplici e chiare da restare subito impresse nella memoria.
Musica e arte erano indissolubilmente legate nella vita di Minuti. Qualsiasi cosa vedesse, sentisse o toccasse, lui doveva trasformarla o in suono, o in immagine. Proprio a ciò fa riferimento il titolo di questa raccolta, che è anche un modo per rendere omaggio alla personalità poliedrica di un grande compositore mai davvero celebrato.
