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  • Ci ha lasciati "The Music Man" Burt Bacharach
10 Feb2023

Ci ha lasciati "The Music Man" Burt Bacharach

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Eventi & Ultime Notizie

Addio Burt Bacharach

Ci sono nella nostra vita alcuni Artisti che ci accompagnano e ci formano consapevolmente e inconsciamente sin dalla fanciullezza. Alcuni di Loro, non appena vengono a mancare, ascendendo all’Eden degli Artisti e incontrando tutti gli altri colleghi e amici che hanno fatto parte della loro esistenza o che li hanno ispirati, finalmente ricongiungendosi, il vuoto della loro perdita è pari (e in taluni casi superiore) a quello di un amico o di un familiare che (come Questi) ha percorso insieme a noi il cammino su questa terra, amandoci, supportandoci e consigliandoci.

Burt Bacharach è stato – almeno per il sottoscritto dato che ne scrivo con immensa tristezza – uno di quei Pilastri dell’Arte (Musicale), insieme ai già ampiamente compianti e ammirati in modo più che viscerale (e mi focalizzo soltanto sull’ambiente che mi appartiene peculiarmente, cioè quello delle colonne sonore, altrimenti da citare ve ne sarebbero molti altri) Ennio Morricone, Henry Mancini, John Barry, James Horner, Michael Kamen e Jerry Goldsmith, che alla notizia della sua dipartita – seppur all’invidiabile età di 94 anni vissuti pienamente e intensamente da molteplici punti di vista – un fortissimo e acutissimo dispiacere ha attraversato tutto il mio essere.
Se dovessi parlare di Bacharach solo giornalisticamente, ed esclusivamente riferendomi al mondo delle soundtracks o ancor meglio della musica applicata alle immagini, mi basterebbe menzionare le sue cospicue e strameritate vittorie ai premi più ragguardevoli: su cinque nomination agli Oscar (in ordine, Ciao Pussycat, Alfie e James Bond 007 – Casino Royale) ne ha conquistati ben tre (miglior canzone “Raindrops Keep Fallin’ on My Head” e miglior score per Butch Cassidy e miglior canzone “Arthur’s Theme (Best That You Can Do)” per Arturo); su tre Emmy ne ha vinto uno (per eccezionale programma singolo - Varietà o musical - Varietà e musica popolare “Singer Presents Burt Bacharach”); su due Bafta se n’è aggiudicato uno (Butch Cassidy); due ASCAP Film and Television Music Awards (Butch Cassidy e Arturo); su sette candidature ai Golden Globe ne ha vinti due (miglior score Butch Cassidy e miglior canzone “Arthur’s Theme (Best That You Can Do)” per Arturo); su ventidue Grammy ne ha ottenuti otto in diverse categorie (Alfie, Butch Cassidy, la canzone dell’anno “That’s What Friends Are For” interpretata da Dionne Warwick, Elton John, Gladys Knight & Stevie Wonder, alla carriera e per alcuni album pop con l’amico fidato Elvis Costello); etc. etc. etc.

 

Per quanto concerne il suo ambito compositivo cine-musicale, ha scritto partiture, dagli esordi nel 1962 (Forever My Love) fino alla sua ultima nel 2016 (A Boy Called Po), per un totale di trenta lavori, tra cui, oltre ai summenzionati e più famosi James Bond 007 – Casino Royale (Casino Royale, 1967, Val Guest, John Huston, Ken Hughes) con Peter Sellers, David Niven, Woody Allen, Ursula Andress – a parer di Giona A. Nazzaro nel suo libercolo “Film e colonne sonore” << […] una delle più esemplari e spassose soundtrack della storia del cinema (Austin Powers porgerà tributo). Il combo di Herb Alpert è perfetto per lo spumeggiante tema di questo strambo 007 e Dusty Springfield scioglierebbe il cuore a un macigno… >>, Butch Cassidy (Butch Cassidy and the Sundance Kid, 1969, George Roy Hill) con Robert Redford e Paul Newman – secondo Ermanno Comuzio nel suo dizionario “Musicisti per lo schermo” << (partitura) molto bella e piena di colore >> – e Arturo (Arthur, 1981, Steve Gordon) con Dudley Moore e Liza Minnelli, sono altrettanto sensibilmente intriganti e brillantemente articolati i suoi contributi ai film Ciao Pussycat (What’s New, Pussycat, 1965, Clive Donner) con Peter Sellers, Peter O’Toole e Romy Schneider e la canzone ammiccante e grintosa di Tom Jones che prende il titolo dalla pellicola, Orizzonte perduto (Lost Horizon, 1973, Charles Jarrott) con Peter Finch e Liv Ullmann, Night Shift – Turno di notte (Night Shift, 1982, Ron Howard) con Henry Winkler e Michael Keaton e A Boy Called Po (Id. – 2016, John Asher) con una delle sue ultime canzoni più strappalacrime e dolcemente strazianti, “Dancing With Your Shadow,” con le liriche di Billy Mann e la performance di Sheryl Crow, all’interno di una score prettamente pianistica suonata dal compositore stesso.



A proposito di canzoni, ne ha composte, per buona parte con le parole del suo amico di lunga data Hal David (altro straordinario artista che al Cinema ha regalato liriche di uno spessore e bellezza da fare invidia alla categoria dei parolieri), moltissime per film, telefilm e musical quali, tra i tanti, Non mandarmi fiori! (Send me no Flowers, 1964, Norman Jewison), Dottor Kildare (Dr. Kildare, 1964, Vari), La ragazza Made in Paris (Made in Paris, 1966, Boris Sagal), Caccia alla volpe (Vittorio De Sica, 1966), Promises, Promises (Id. – 1968, David Merrick), etc.



Burt Bacharach (nato il 12 maggio 1928 in Kansas City, Missouri, USA, scomparso a Los Angeles l’8 febbraio 2023) considerato all’unanimità dal mondo della critica musicale e dell’establishment hollywoodiano e artistico generale, “The Music Man” (termine affibbiatogli negli anni ’70 dopo aver venduto migliaia di dischi con sue canzoni non solo cinematografiche e scritte per Broadway, avendo ottenuto un successo stratosferico globale), ha condensato alla perfezione nel suo stile inconfondibile e a tratti unico e sofisticato, da essere solo Suo, le eredità sonore dei magici Re delle Note in Musica e Parole come George Gershwin, Cole Porter, Irving Berlin ed Henry Mancini (giusto per citare quelli più facilmente riconoscibili), arrivando a incidere a chiare lettere nelle sue forme canore e compositive le parole “Eleganza”, “Romanticismo” e “Passionalità”; d’altronde nella sua avvinta e prodigiosa autobiografia libraria del 2013 (imperdibile per chi lo ama e lo ascolta da sempre) “Chiunque abbia un cuore – La mia vita è una canzone d’amore” (Mondadori), con la supervisione di Robert Greenfield, viene specificato che << Amore per la musica. Amore per le donne. Amore per l’esistenza. La vita di Burt Bacharach suona come un’unica e appassionante canzone d’amore. Del resto, nessuno come il compositore americano ha segnato in modo tanto profondo e durevole il linguaggio del sentimento >>.

Come non dargli ragione, perché solo riportando (random) i titoli delle sue canzoni (molte delle quali usate e riutilizzate all’infinito in film, programmi, musical e serie tv sia di ieri che di oggi, a rimarcare il loro intramontabile e meraviglioso eterno incanto e iconico messaggio universale), sia famosissime che un po' meno, ci si spalanca dinnanzi quello spazio invisibile e impalpabile della comunicabilità intima e segreta delle parole e delle note che le contengono, da queste ultime coccolate come solo una madre sa fare con il suo bimbo/bimba sin da quando lo custodisce amorevolmente, preziosamente, con attenzione maniacale, in grembo: “Magic Moments”, “Walk On By”, “Do You Know the Way to San Jose”, “The Look of Love”, “Anyone Who Had a Heart”, “I Say a Little Prayer”, “Raindrops Keep Fallin’ on My Head”, “What the World Needs Now Is Love”, “That’s What Friends Are For”, “Wishin’ and Hopin’”, “(They Long To Be) Close To You”, “Tower of Strength”, “Arthur’s Theme (Best That You Can Do)”, “God Give Me Strength”, “I Just Don’t Know What To Do With Myself”, “Alfie”, “Who Are These People?”, “What’s New Pussycat?”, “(The Man Who Shot) Liberty Valance”, “On My Own”, “Making Love”, “Reach Out For Me” e via enumerando (citando Buzz Ligthyear) “verso l’infinito e oltre”.



Burt Bacharach – lui che proveniva da una famiglia di ebrei tedeschi e che era stato il pianista, arrangiatore e direttore di fiducia nelle tournée della divina diva Marlene Dietrich – affermò anni addietro una sacrosanta verità, che non si può nemmeno lontanamente contraddire, ossia: “Non vergognarti mai di scrivere una musica che la gente ricorderà facilmente”; chi meglio del suo intelletto di chansonnier dell’Amore poteva elargirci tale perla, a ragion veduta. Lui che ha fatto innamorare molte incredibili donne (alcune delle quali divenute sue compagne di vita o addirittura amanti) nonché interpreti attoriali e canore di primo piano – ad esempio Angie Dickinson e Carole Bayer Sager –, ha visto come performer di lusso delle sue opere musicali nomi internazionali dalle più eclettiche e particolari timbriche vocali quali (su tutte e tutti) Dionne Warwick, Elvis Costello, Perry Como, Aretha Franklin, Dusty Springfield, Nat King Cole, Mario Biondi, Ornella Vanoni, The Drifters, Christopher Cross, Will Young, Elton John, Stevie Wonder, Gladys Knight, Doris Day, Frankie Avalon, Shirley Bassey, Nancy Wilson, Barbra Streisand, Neil Diamond, Patty LaBelle, Luther Vandross, Beatles, Rufus Wainwright, B. J. Thomas, Trini Lopez, Andy Williams, Jimmy Radcliffe, Gene Vincent, Tom Jones, etc. etc. etc. etc.

In conclusione, dopo tutto questo elenco, che invero sarebbe ancora più esteso, un consiglio d’ascolto per catapultarvi intensamente nell’universo canoro-strumentale di questo grandissimo compositore, musicista, interprete ed essere umano che è stato Bacharach, ve lo voglio proprio dare, dato che è anche stato il brano che mi ha puntellato nello scrivervi questo mio pezzo assai travagliato: “Go Ask Shakespeare”, con la partecipazione cordialmente morbida vocale finale di Rufus Wainwright, che accoglie, a mio modesto parere, tutte le qualità stilemico-compositive del Nostro, ovvero ritmica avvolgente, archi svettanti e nitidi, un sax campionato che espone il leitmotiv poeticamente cantabile, una melodia trascinante tra disco-funky-pop e un violino che scalda l’animo con le sue note tenute e profonde.
Addio “The Music Man” e grazie per tutta la Grande Bellezza che ci hai fatto vivere attraverso il Sentirti che non finirà mai… perché se la Vita non è eterna, la tua Musica lo è e lo sarà per sempre.

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Daniela Bocconi

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