Ci ha lasciati il Maestro Nico Fidenco

Addio Nico Fidenco
“Ti voglio cullare, cullare…”, si sentiva in ogni dove quel “tormentone” (ma ancora il termine non era stato coniato) in quella calda estate del 1961. La voce particolarissima per grazia e raffinatezza che intonava “Legata a un granello di sabbia” era quella di Domenico Colarossi, nato a Roma nel 1933 e presto divenuto Nico Fidenco. Un nome con un quid di esotico, nato dall’unione del diminutivo con la fonetica del cognome di un amico ucraino. E per i nostalgici di quelle calde estati, Fidenco resta sicuramente una delle voci di un periodo irripetibile nel panorama della canzone italiana.
Ma Nico ha avuto anche una seconda anima, spesso votata al cinema di genere, finanche il più estremo. Quella di compositore di colonne sonore del nostro periodo più luminoso, tra i primi anni Sessanta e il tramonto dei Settanta.
Il cinema entra prestissimo nella sua vita, visto che già nel 1951 Roberto Rossellini lo ritiene idoneo a frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia. Il giovane Domenico raccoglie esperienze da aiuto-regista e nel contempo studia all’università. La musica, da hobby diventa certezza quando nel 1960 il direttore dell’RCA Enzo Micocci, rimasto colpito dal suo particolare timbro, gli propone di incidere il tema vocale del film I delfini, diretto da Francesco Maselli. “What a sky”, questo il titolo del brano cantato con voce sussurrata all’opposto dei celebri “urlatori” del momento, riscuote un successo enorme e lo spettatore chiede a gran voce il disco della colonna sonora, che uscirà poco dopo con la versione in italiano sul lato B (“Su nel ciel”).

Il succitato brano “Legata a un granello di sabbia” poi, dopo essere stato scartato a Sanremo, fa schizzare le classifiche estive di vendita. Nico viaggia quindi con successo sul filo della musica leggera con canzoni memorabili (“Con te sulla spiaggia”; “A casa di Irene”…), ma si esalta anche nell’amato cinema proponendo una sorta di “genere Fidenco”. Incide infatti le versioni cantate di numerosi temi da opere nazionali (“Trust me”, da L’avventura di Michelangelo Antonioni), ma anche brani esclusivi per il nostro mercato che risultano le versioni italiane dei temi da film internazionali (come la celeberrima “Moon River” di Henry Mancini tratta da Colazione da Tiffany di Blake Edwards del 1961).
Il cantante-compositore non si accontenta e comincia a musicare film nostrani occupandosi dell’intero commento e - non sempre, a dire il vero – dei temi cantati. L’esordio in colonna sonora arriva con il comicarolo Vino, whisky e acqua salata (Mario Amendola, 1962), composta insieme al più esperto Luis Bacalov, che vantava una preparazione accademica. È il 1965 quando un suo particolare tema risalta alle orecchie degli appassionati di western: in All’ombra di una colt (regia di Gianni Grimaldi) non c’è il canto dolce di Fidenco, ma la voce profonda dell’attore e doppiatore Glauco Onorato che intona una sorta di storia epica accompagnando il tema che conserva un sapore filo-morriconiano.
Tutto il decennio Sessanta è poi caratterizzato da alcune interessanti musiche per western minori (ben tre titoli nel 1968), ma è nel decennio successivo che Fidenco esplode in grandi temi dal respiro esotico che si imprimeranno per sempre nella memoria dello spettatore cinefilo. Nel 1975 la colonna sonora dell’erotico Emanuelle nera, diretto da Bitto Albertini in favore delle grazie della bellissima attrice indonesiana Laura Gemser, deflagra clamorosamente in immagini ardite e pazzesche note generate dal compositore romano. Albertini, già collaboratore di Fidenco (come in Supercolpo da 7 miliardi del 1966), perde produttivamente il personaggio di “Emanuelle”, che passa al leggendario regista Aristide Massaccesi, più noto come Joe D’Amato. Quest’ultimo non si fa scappare l’occasione di richiamare Fidenco dopo aver constatato la bellezza del soundtrack appartenente al primo capitolo. Un tripudio di cori, ritmi esotici, orchestrazioni di grandissimo respiro che si stagliano con ampie variazioni nei paradisi terrestri mostrati da tali opere. Fidenco musicherà in soli tre anni, altri sei film della serie di Emanuelle nera (tutti diretti da Massaccesi), dando vita a veri e propri inni tematici di certo cinema. Una particolare citazione merita il brano “Make Love on the Wing”. Con una radice tematica già in nuce nel tema di Emanuelle nera, tornerà con voce femminile (la misconosciuta Ulla Linder) e un eccezionale pop-exotica che sarà elevato a manifesto di tutto il cinema “exploitation” (e naturalmente riscoperto dal gigantesco revival del “lounge” avviato alla fine degli anni Novanta). Un brano magico che apre i titoli di testa di Emanuelle e gli ultimi cannibali (1977), probabilmente molto amato dallo stesso autore che, con opportune variazioni, lo utilizzerà in numerose opere filmiche, fino a quella versione mistico-vodoo che fa da epigrafe all’incredibile Zombi Holocaust, programmatico incontro tra cannibali e morti viventi diretto da Marino Girolami nel 1980.

La fine della collaborazione con Massaccesi, dettata dall’incongruenza di ritmi tra il regista che sfornava film a ripetizione e il compositore che spesso era in tour con i suoi successi canori, stabilisce metaforicamente anche la fine del rapporto diretto tra Nico Fidenco e il cinema. Complice anche quella crisi spaventosa che colpisce generi e “artigiani”, laddove certi musicisti sono stati una controparte del regista nell’identificazione di un filone. Dagli anni Ottanta Fidenco passa senza soluzione di continuità tra la composizione e il canto di celebri sigle di cartoni animati giapponesi (Sam ragazzo del West; Don Chuck il castoro; Cyborg i nove supermagnifici), fino ad arrivare alla costituzione del gruppo dei “Super 4” insieme ai colleghi Riccardo Del Turco, Jimmy Fontana e Gianni Meccia ad innervare quell’esplosione di revival del periodo “sixties”, giunto nel decennio Ottanta (il gruppo inciderà album e si esibirà live fino al 1994).
Nico Fidenco è morto a Roma all’età di 89 anni il 19 novembre del 2022 e oggi può vantare una nutrita varietà di estimatori: lo salutano gli appassionati dei cartoni nipponici in onda sulle reti regionali; lo salutano i ghiotti spettatori di “sex&violence” negli irripetibili film di Massaccesi e company; lo salutano i nostalgici delle calde estati, quando si era legati a quel granello di sabbia che costituì il primo vero e autentico “tormentone”.
Vi rimandiamo per approfondire la carriera del Maestro Fidenco alle nostre interviste, quella sulla nostra testata e quella in due parti su Soundtrack City condotta dal direttore Massimo Privitera presso gli Stone Recording Studio di Roma di Marco Streccioni che potete vedere di seguito:
Grazie di tutto, Nico
