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  • La voce del cielo di Ennio Morricone e Sergio Leone
17 Lug2020

La voce del cielo di Ennio Morricone e Sergio Leone

Scritto da Francesco Maria Falcone. Pubblicato in Eventi & Ultime Notizie

La voce del cielo di Ennio Morricone e Sergio Leone

Ennio, te ne sei andato già da qualche giorno. Ho avuto bisogno di un po’ di tempo, ma alla fine ho dovuto accettare questo triste evento. Non voglio dilungarmi in solenni epitaffi o sentite epigrafi verso la persona che sei stato. So che non apprezzeresti. Immagino quanti saranno stati, lassù, ad accoglierti. Sicuramente la tua Musica ti
avrà accompagnato in questo ingresso, che presumo trionfale e maestoso. Mi piace anche pensare che ad accoglierti, per primo, ci fosse stato il tuo caro amico di infanzia e di avventura, Sergio. Già lo vedo arrivare. Ha tutt’ora la barba folta. E anche gli occhiali grandi. “A Enniooo! Ma quante volte te l’avranno detto, hai più de novant’anni. Te devi sta bono! Non te poi move come n’giovincello, rischi de fatte male...” Al che ribatteresti “A Se! Anche io so contento di vederti! Lo sai bene che io, fermo, non ce so sta! Nella mia vita me so sempre dato da fare. Ho scritto sempre musica, sono passato sempre da una sala di registrazione all’altra, senza mai fermarmi. Poi, visto che non avevo nulla a cui pensare, mi sono messo anche a dirigere le mie musiche e a girare per concerti. Non mi sono mai fermato. Pensi che potevo starmene buono, a novant’anni?!” “E infatti te vedevo, sempre a lavorà. Ho visto tutti i premi che hai continuato a raccogliere e te sentivo pure, non me so mai perso un concerto. Da qua se sente e se vede tutto”.
Probabilmente rimarresti incuriosito, guardandoti intorno, nell’osservare il nuovo posto dove sei ora. Ma di nuovo Sergio ti interromperebbe “Ennio, ‘nnamo a salutà mpo’ de amici”. Credo che il tuo Maestro possa essere la seconda persona a venirti in contro e a ritrovarti. Goffredo Petrassi. “Ennio, non sono proprio riuscito a convincerti che la musica per il cinema non la dovevi fare. Hai sempre voluto fare di testa tua. Ma hai avuto ragione, mi hai proprio smentito. Hai realizzato delle partiture eccezionali”.
La riverenza a cui sei sempre stato solito ti avrebbe portato a rispondere semplicemente “Grazie, Maestro!”.
Ed eccoli, gli altri. Tutti lì, i tuoi amici. Quelli con cui hai reso grande la musica italiana e quel mondo chiamato Cinema. Pontecorvo, Bertolucci, Petri, Corbucci, Tessari, Sollima, Patroni Griffi, Pasolini. E ancora, Nicolai, Alessandroni, Micocci, Bacalov, Evangelisti, Savina, Simi. Tutti lì. E chissà quanti ancora insieme a loro. Lì, per te. “Enniooo, guarda che non avemo mica finito. So mpo’ de anni che da ste parti uno che me dice di esse amico tuo mi attacca dei pipponi co fughe e contrappunti. Io non c’ho mai capito ‘mbel niente de sta roba vostra da musicisti. Mo te lo presento così ve parlate e magari questo se calma pure n’attimino. Giuro che nun lo reggo più…”. Attimo di silenzio, Sergio si guarda intorno e poi di nuovo “Giovaaaaa. Sebaaaaaaa. Quanti nomi c’ha questo?! Ennio, è Bach. Staje dietro n’attimo!” “A Se! Ma…è Bach, uno dei più grandi compositori mai esistiti. E io che gli dico?!”. “A Ennio, famo a capisse… per me può esse pure il più fico del Preneste. Ma io sicuramente sono quello meno indicato pe’ parlacce de musica. Se non lo sai tu, mica lo posso sapè io…” E tu, sempre con il tuo modo pacato e gentile, una volta sopraggiunto Bach “Maestro, perdoni il mio amico Sergio. Lui fa il regista. E’ molto bravo e capisce anche molto di musica. Ma non la scrive!”. E sono sicuro che insieme con Bach vi lascereste andare in un lungo discorso sulle tecniche musicali, confrontandovi sui lavori portati a termine e, perché no, riflettendo su qualche possibile collaborazione. Tu che sei sempre stato promotore dell’innovazione e della sperimentazione in campo musicale. Credo non faresti in tempo a finire con il sig. Bach che subito ti verrebbe in contro un altro grande musicista a cui ti sei perennemente ispirato. Eccolo arrivare, anche lui come te porta degli occhiali, rotondi. Un po’ scuro in volto. Gustav Mahler. Anche lui che ti ringrazia per averlo tante volte citato come una delle tue più grandi ispirazioni legate alla composizione. Mi piace pensare a come ti sentiresti in mezzo ai tuoi “idoli”, occupati a parlare di quella compagna che vi accumuna, la Musica.
E Sergio sempre lì “Enniooo, Ennioooo…”. “A Ennioooo, dovemo annà”. E vedendo sopraggiungere anche Igor Stravinskij, Oliver Messiaen, Girolamo Frescobaldi, Giovanni Pierluigi da Palestrina, Claudio Monteverdi la cricca si allargherebbe piano piano. Tu, in mezzo a loro. Che ti salutano e ti rendono omaggio. Tutti i musicisti da cui hai colto spunti e idee. E sarebbe bellissimo, guardarvi e ascoltarvi. Mentre vi scambiate punti di vista ed opinioni. Mi chiedo solamente in quale lingua potreste comunicare, dato che di inglese sai poco o nulla. Ma poco importa, troveresti comunque il modo di farti capire. E loro lo stesso!
“A Ennioooo, c’è un’orchestra che ti aspetta. Se dovemo muove”. E tu, raffinato e delicatissimo “Arrivo, Sergio!”. Percorrendo qualche metro, lungo quella strada, lassù, tu e Sergio, inseparabili. “Che poi Ennio, famme capì na cosa. Sta storia che chiamavi la gente a casa, per faje i complimenti sulla musica o altre fregnacce che ti mandavano… Non è che co l’età me sei pure diventato molesto?!”. “Ma Sergio, cosa vai a pensare?! E’ naturale che ricevendo tanta musica da tante persone che mi chiedevano consigli, per educazione e quando potevo, ho chiamato e ringraziato. Chiaramente dando la mia opinione. A volte in modo più secco e diretto, altre volte in modo più garbato”. “E dimme mpo’, famme n’esempio. Chi te sei messo a chiamà?”. “Era il dicembre del 2018. Alessandro mi portò una lettera di un ragazzo che stava per diplomarsi in musica applicata. E niente, una domenica mattina lo chiamai per complimentarmi, per dargli il mio supporto e per incoraggiarlo a credere sempre nella Musica. Credo, non sono sicuro, di averlo anche svegliato, nonostante fosse mezzogiorno…”. “A Ennioooo! Ti ho sempre visto come un uomo tutto d’un pezzo, spesso chiuso e imperturbabile. Ma ho sempre saputo che dentro di te ci fosse una persona sensibile, generosa e, nei tuoi tratti più divini, a tuo modo anche umana...” Eri così, caro Ennio. Per davvero. Umano, nella tua immensa grandezza. E quella telefonata, quella domenica mattina, non potrò dimenticarla! Giunti quindi nell’immenso salone dove si sarebbe tenuta la bellissima festa preparata in tuo onore, al cospetto di tutti, amici e quanti altri, Sergio ti avrebbe accompagnato fin sotto l’orchestra. E dicendoti “A Enniooo! Daje tutta, falla suonà” ti avrebbe passato le tue Partiture. Scritte anche per lui e che hai sempre omaggiato. E tu, ti saresti apprestato a dirigere il concerto più bello mai organizzato. La voce del cielo. Quella che adesso sentiremo per sempre.

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Daniela Bocconi

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