31 Gen2011
Addio John Barry
Addio John Barry
Musicista d’azione e di riflessione, ha accompagnato spy-stories malinconiche e crepuscolari (il suono metallico e secco di Ipcress, lo struggente valzerino da strada di Quiller Memorandum), saghe western “politiche” e antiretoriche (Balla coi lupi, altro Oscar), ha giocato con gli stereotipi pop della miglior stagione “free” (Non tutti ce l’hanno), ha creato dal nulla situazioni ossessive quanto semplici (l’ostinato di quattro note e gli arpeggi di Seance on a wet afternoon – Ventimila sterline per Amanda, o tutto il soundtrack di Qualcuno da odiare), è entrato nel cuore della più pura filologia musicale d’epoca (Un leone d’inverno, ennesimo Oscar, o Maria Stuarda regina di Scozia) o del cinema letterario (La lettera scarlatta), così come del sound metropolitano newyorkese (chi dimenticherà mai il tema triste e discendente di Un uomo da marciapiede?); ha toccato toni di un lirismo leggero e nello stesso tempo drammatico per Il giorno della locusta, Peggy Sue si è sposata, gli splendidi – musicalmente – Ovunque nel tempo, Fino a settembre e Scherzi del cuore, dimostrandosi come pochi altri compositore della memoria e del disincanto, del sentimento ma non della stucchevolezza.
Fluido, ariosissimo nell’orchestrazione e nella direzione, che amava molto curare di persona (di qui anche alcuni suoi album di musica “pura” come l’indimenticabile e magistrale “Beyondness of things”, registrato per la London nel ’99 con la English Chamber Orchestra), Barry è stato anche attento e raffinato musicista d’azione (lo stacco di accordi tech quasi belluino di Doppio taglio) persino in circostanze imbarazzanti come il meeting Sharon Stone-Stallone di Lo specialista, tra le sue fatiche più recenti e più originali per fecondità leitmotivica e pathos interiore.
Se gli anni ’60 inglesi rimangono, grazie anche al feeling con alcuni registi (si pensi a Bryan Forbes, il suo The ghost whisperer contiene pagine barryane da brividi, come un misterioso adagio per arpa e archi dalle armonie imprendibili), la firma più autentica del suo operato, John Barry è stato nondimeno per quarant’anni un compositore fondamentale della scena europea, un formidabile miscelatore di generi, un malinconico e signorile evocatore di paesaggi sonori, un esploratore di territori orchestrali, un brillante e inesauribile alchimista di temi. Un genio, diciamolo senza timori. E consapevoli di quanto ci mancherà!
