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15 Set2021

Cineconcerto I Sincopatici vs Metropolis

Scritto da Redazione. Pubblicato in Concerti

cineconcerto
I SINCOPATICI
vs
METROPOLIS
sabato 18.9.2021
NOItechpark, via Volta 13, Bolzano h 21:00

Torneranno a Bolzano al NoiPark i Sicopatici per il cineconcerto Metropolis: uno dei massimi capolavori del cinema muto con le sue musiche originali nella nostra personale rielaborazione in chiave rock! Con Francesca Badalini, Aurora Bisanti, Luca Casiraghi, Andrea Grumell

METROPOLIS: madre di tutte le fantascienze
In un fantomatico anno 2026 (nella realtà la lavorazione del film inizia nel 1926, esattamente cento anni prima), Metropolis è uno smisurato complesso urbano retrò-futuribile, specchio fedele di un mondo distopico, scisso in due dalla disuguaglianza economica. La casta dominante, arroccata nella difesa del privilegio di classe schiaccia una moltitudine proletaria sfinita dagli stenti e dall’insostenibilità dei ritmi di un lavoro manuale di tipo schiavista. Freder (Gustav Fröhlich, che vanta una filmografia che supera il centinaio di titoli), il figlio di Jhohann Fredersen (Alfred Peter Abel), dittatore-capitalista che domina sulla città dall’alto di una torre immensa, (Stadtkrone), si innamorerà di Maria (Brigitte Helm), dagli occhi ipnotici e chiari, di giorno maestrina elementare e di notte principale animatrice di una corrente eversiva che predica la fratellanza e la cessazione dello sfruttamento delle classi operaie ad opera dei capitalisti. Freder è il classico biondino cinematografico, appartiene cioè a quel tipo di personaggi ricorrenti che trova nella scialbezza dei colori di chioma e pelle, il sinonimo visivo di una qualche forma di instabilità del carattere o di deficienza della volontà (diversamente da quanto avviene per il tipo del biondo muscolare e solido, alla ispettore Callagan, o alla Robert Redford, o alla maniera più casereccia con cui incarnava questo tipo il forse non abbastanza compianto Giuliano Gemma, dotati di personalità solide quanto i muscoli che esibiscono e solari quanto il tipo di biondo più intenso che li contraddistingue).
Il biondino è dunque intento in giochi infantili e lascivi, circondato da fanciulle paicevolissime, evidentemente inconsapevole e irresponsabile. Maria, con il mesto seguito di una scolaresca di bimbi laceri e zozzi, figli della classe operaia schiavizzata, irrompe nel giardino idilliaco in cui il tempo del biondino trascorreva deliziosamente. Lo gela, letteralmente: «Guarda questi sono i tuoi fratelli». Lang qui piazza un controcampo altamente drammatico dei bambini ossuti, il che, secondo il gusto odierno sembrerebbe una sottolinetura di senso un po’ troppo marcata, ma che forse ai quei tempi ancora non aveva stufato.
La presa di coscienza dell’esistenza della miseria è per Freder uno shock di portata tale da spingerlo ad avventurarsi nel ventre sotterraneo di Metropolis, dove sono confinate le classi lavoratrici. Qui, per la prima volta in vita sua, vedrà con i propri occhi quanto sia inumano il prezzo che i sottoposti pagano per i privilegi della classe dominante. Si apre la visione mirabolante (soprattutto per i tempi, intendo) di un tetro neo-girone inferico in stile steam punk, una futuristica visione iper tecnologica, una epica del ferro, del carbone, della forza muscolare, e del vapore.
Lang in questo caso coglie l’occasione per una serie di veri e propri pezzi di bravura: ingabbia corpi e ambienti in strutture geometriche rigororsissime che, da sole, riescono a esprimere l’elevato grado di costrizione di queste esistenze, crea configurazioni innaturali ed eccessivamente razionalizzate degli elementi sullo schermo, simmetrie perfette e disumane che ci riportano la rigidezza di vite iper organizzate e costringenti, sfrutta con grande consapevolezza angoli di ripresa e lunghezza dei campi, creando l’immagine di una umanità-formica imprigionata tra enormi strutture di cemento e ferro, ecc.
La figura 1 è in grado di fornire un esempio interessante delle tecniche visive adottate da Lang. La banda bianca centrale, gli archi sovrastanti e le due porte a sbarre creano una serie di ripartizioni geometriche dell’inquadratura del tutto simmetriche e geometricamente perfette, di una regolarità artificiale ed eccessiva, che ci rendono l’idea di un ambiente artefatto e completamente innaturale. Anche le due schiere di operai sono ripartite geometricamente, in rettangoli perfetti, e Lang ha scelto di farli camminare in maniera assolutamente sincrona, come un unico grande corpo, che strascica un passo avvilito e quasi zombesco.
L’immagine è perfetta nel trasmetterci la rappresentazione di queste vite deprivate del proprio valore individuale, forzosamente sincronizzate e assimilate le une alle altre. Il fatto poi che eviti accuratamente di mostrarci il volto di questi sciagurati dimostra una precisa intenzione di anonimizzazione nei confronti degli operai-automi, poichè al cinema, lo sappaiamo bene, il processo di identificazione di e in un personaggio iniziano solo quando se ne mostra il volto e noi ne incontriamo lo sguardo. Le divise da lavoro scure non fanno che aggiungere un tocco di mestizia a tutta l’immagine e il fatto che siano identiche per tutti ci rafforza nella percezione della non distinguibilità di questi personaggi e dunque di queste esistenze. Lang poi irrobustisce tutta la costruzione usando come cancelli degli ascensori che portano gli operai sul posto di lavoro delle sbarre del tutto identiche a quelle di una prigione, volutamente creando un meccanismo implicativo fortissimo per lo spettatore che, vedendole, non potrà non richiamare alla mente i concetti di prigionia, gabbia, galera ecc.
Nella rappresentazione di questi uomini ridotti a macchine da lavoro, che muoiono di fatica e di incidenti, hanno fatto a dir poco storia le scene dal sapore ballettistico in cui i corpi degli operai si muovono a ritmo sincrono e meccanizzato, in simbiosi con gli ingranaggi di macchine mostruose. Uomini i cui ritmi di esistenza, sono scelti dalle macchine, i cicli della veglia e del sonno, i carichi di fatica, il regime di alimentazione e perfino i movimenti dei corpi, imprigionati come sono a quegli ingranaggi giganteschi.
L’orrore del giovane raggiunge il suo apice quando assiste per caso all’esplosione di un macchinario e alla morte cruenta dei numerosi operai addetti al suo funzionamento. I miasmi sprigionati dall’incidente, oltretutto, lo intossicano e nell’ebbrezza Freder si abbandona a una lunga allucinazione nella quale la macchina si trasforma nel Moloch, l’ancestrale divinità medio orientale cui si sacrificavano bambini, che nel suo delirio, invece, si rappresenta come una mostruosa fornace che inghiotte i corpi degli operai tra fauci fumiganti. Al di là del potere visionario dirompente per i tempi e i richiami di tipo mitologico, questa scena è un omaggio esplicito a Cabiria, il film di Pastrone del 1914, nel quale il tempio dedicato a questa terribile divinità ha una struttura del tutto simile, con una grande scalinata che guida verso la gigantesca bocca spalancata del dio.
Sconvolto da tanta brutalità il giovane Freder riferirà tutto al padre-dittatore, convinto che, nella sua qualità di leader assoluto avrà a cuore la sorte di questi paria del lavoro più brutale, e vorrà porre fine a tanta sofferenza, (perchè di solito i leader lo fanno…vero?). Fredersen invece rivelerà un cinismo a dir poco matematico, dotato di quel distacco che gli permette di valutare tutto il fatto unicamente sotto il profilo della perdita di produttività e della minaccia che il malcontento operaio potrebbe rappresentare per il potere costituito.
Si apre quindi una fase di profondo dissidio tra Fredersen e Freder, situazione di partenza per una narrazione a dir poco archetipica, proppiana, freudiana e, a detta di molti, espressionista, anche se in senso non stilisticamente marcato, forse solo tendente al teatrale.Freder, tornato nel sottosuolo, si sostituisce all’operaio 11811, per meglio comprenderne le sofferenze e ha la possibilità di assistere a un segretissimo convito durante il quale scopre che la bella Maria, predica pubblicamente la fratellanza e la cessazione del sopruso dell’uomo sull’uomo da realizzarsi grazie all’avvento di un mediatore che avrà la capacità di comporre i divergenti interessi di casta.
Il giovane erede cade in ginocchio, ormai completamente innamorato (e ricambiato) di fronte a cotanto sermone, cui tuttavia ha assistito di nascosto anche il padre, lì giunto seguendo alcune mappe trovate nelle tasche degli operai defunti e guidato da Rotwang lo scienziato creatore delle macchine di Metropolis, unico conoscitore dei sotterranei della città. Lo scienziato in gioventù gli fu rivale in amore, contendendogli il cuore della indimenticata Hel, poi moglie del dittatore, passata a miglior vita nel mettere al mondo Freder. Al riguardo Rotwang, figura tragica e romantica, nutre segreti intenti di vendetta che ancora tiene ben nascosti.
Preoccupato per i contenuti egualitari e filantropici insiti nel discorso di Maria e intenzionato a stroncare sul nascere possibili focolai eversivi Fredersen incaricherà lo scienziato di conferire l’aspetto della intemerata fanciulla a un robot in grado di replicare le fattezze degli esseri umani, in modo da poterne pilotare le apparizioni pubbliche e la condotta, nel tentativo di gettare discredito sulla sua figura di profeta della fratellanza tra classi sociali.
Scopriamo solo successivamente che Rotwang voleva distruggere l’antico rivale e quindi aveva programmato il robot affinchè scatenasse una insurrezione violenta che portasse alla...

I Sincopatici
Il gruppo si dedica principalmente alla riscoperta dei capolavori del cinema muto con accompagnamento musicale dal vivo e più in generale a progetti che vertano sul rapporto tra musica e immagini. Le musiche sono ideate per ciascun film dalla compositrice e pianista Francesca Badalini, che dal 1999 collabora con la Cineteca Italiana componendo ed eseguendo dal vivo musiche per film muti in tutta Europa, e successivamente rielaborate dall’intero gruppo. I Sincopatici propongono una forma di spettacolo fortemente emozionale ed intenso, il Cineconcerto, in cui alla potenza evocativa delle immagini di capolavori del cinema muto si unisce la forte suggestione creata dalla musica che spazia tra l'improvvisazione, il rock e la musica classica.
L'attività live dei Sincopatici si svolge presso cinema specializzati del territorio nazionale come Spazio Oberdan (Milano), Museo Interattivo del Cinema (Milano), Cinema del Carbone (Mantova), Bloom (Mezzago), Cineforum (Bolzano) e in numerosi cinema, teatri e manifestazioni culturali a Besate (Festival Prog and Frogs), Busto Arsizio, Como, Firenze, Milano (LongTake Interactive Festival), Novara (Teatro Coccia), Paderno Dugnano, Parma, Piacenza, Sesto San Giovanni, Tellaro (Tellaro Film Festival), Varese, Verona.
Francesca Badalini - Pianoforte, tastiere, chitarre Andrea Grumelli - Basso, synth
Luca Casiraghi- Batteria, percussioni
Claudio Milano- Ricercatore vocale, compositore e musicoterapista, attore, performer.
Ha seguito studi di canto lirico, Metodo Funzionale e Bevoice, improvvisazione jazz, canto difonico tibetano e vietnamita, modulazione e tecnica del whistle register.
Tiene regolarmente seminari sulla voce e sulla storia del rock, laboratori di musicoterapia, drammaterapia, laboratori musicali per l’integrazione di rifugiati politici.
Ha all'attivo 12 album, un DVD ed esibizioni live con alcuni dei massimi musicisti mondiali in ambito classico, rock, jazz, etno, avant garde, pop.
Ha scritto commenti sonori per la performance inaugurale della Prima Biennale d’Arte Contemporanea a Mosca, per il V Festival Internazionale di Teatro d’Avanguardia della Repubblica Slovacca, per la Biennale Arte di Venezia del 2011, per installazioni alla Abnormal Gallery di Berlino, a Parigi, Zurigo, Galleria Civica di Žilina.
Fondatore dei laboratori multimediali NichelOdeon, InSonar, Adython Project, ha preso parte all'audio libro “Neumi – Cantus Volat Signa Manent” pubblicato da Genesi Editrice e a decine di dischi di musicisti underground italiani.
Con il progetto Strepitz di Giovanni Floreani e con Paolo Tofani (Area), ha preso parte al FIMU (Belfort – Francia), al Dada on Tour 2016 (Belgrado – Serbia).
E' vincitore dell'Omaggio a Demetrio Stratos neI 2010, finalista nei contest “Cinque Giornate per la Musica Contemporanea” (2010), “Progawards” (2008 e 2010); “Artefatto – Motus Urbis” (2011-2012). Nel 2014 NichelOdeon ha ricevuto una scheda sulla celebre The Great Rock Bible di Martin C. Strong.

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Daniela Bocconi

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