Reportage della prima edizione del Roma Film Music Festival

Scusate il ritardo: l’evento internazionale che non c’era!
Reportage della prima edizione del Roma Film Music Festival – 26 Settembre / 2 Ottobre 2022

Finalmente! E ribadisco ancora una volta “finalmente”, abbiamo ‘visto’ e specialmente ‘ascoltato’ il Festival sulla Musica applicata alle Immagini che mancava. Dove? A Roma! E non poteva essere altrimenti!!!
Dopo alcuni giorni dalla chiusura del primo evento internazionale tributante le colonne sonore e i suoi importantissimi compositori, non ultimi tutti gli addetti al settore (non meno importanti, anzi!), svoltosi nella capitale (non unicamente) della Cultura sia storica che artistica per eccellenza, addirittura della Settima & Ottava Arte a braccetto (nota globalmente), riesco a metabolizzare tutta la sequela (‘sequenza’, è proprio il caso di dire) di avvenimenti, incontri, concerti e momenti di convivialità messi in piedi con vivacità, esuberanza, passione e tenacia indiscutibili dall’ideatore e direttore artistico Marco Patrignani – immaginatelo come un ariete medievale che sfonda le porte di accesso dei castelli e fortezze o un Don Chisciotte che lotta contro i mulini al vento, vincendo ad ogni attacco sferzato –, vero e proprio tycoon della Storia della Colonna Sonora in Italia (vedi intervista in diretta su Soundtrack City condotta da me, Marco Testoni e Pierluigi Pietroniro).

Da sx a dx Marco Patrignani e Pivio

Da sx a dx Patrignani e Franco Micalizzi
Grandissimo deus ex machina, Patrignani ha avuto il supporto di ottimi compagni di viaggio (un entourage coi ‘cosiddetti’) in questa prima avventura cine-musicale festivaliera, che altresì ringrazio sentitamente in coda a questo mio reportage; come d’altronde tutti coloro che hanno preso parte a questo “Roma Film Music Festival 2022”, che ha giostrato i suoi numerosi seminari italici, panel internazionali, concerti e cine-concerti, con prime capitoline assolute, presso gli storicamente iconici (per quanto riguarda la musica per film ma non solo) Forum Studios in Piazza Euclide e l’Auditorium Conciliazione in Via Della Conciliazione, a due passi da San Pietro in Vaticano, con un’anteprima speciale, il 21 settembre, come sorta di in bocca al lupo, presso il Policlinico Gemelli.

Da sx a dx Agnieszka Gagatek, Diego Navarro, Marco Patrignani, Gorka Oteiza, Robert Piaskovski e Massimo Privitera
Un Festival dai grandi numeri patrocinato dal Comune di Roma e supportato dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e sostenuto da autorevoli enti di settore tra i quali Nuovo Imaie, Siae, Roma Lazio Film Commission, Anec Lazio e ACMF - Associazione Compositori Musica per Film. E con la partnership di Radio Dimensione Suono (Media Partner), Radisson Blu GHR Rome (Hospitality Partner), MyCicero (Mobility Partner), Terre dei Vaaz (Official Wine), Aeroporti di Roma, soundTrackFest.com e la nostra colonnesonore.net.

Da sx a dx Marco Patrignani e Robert Townson
Ma andiamo per ordine, come da mia caratteristica quando redigo un reportage, dividendo questo mio articolo in capitoli, prendendo spunto – meglio ancora saccheggiando, come solitamente fa il talento registico di Knoxville – da quel Quentin Tarantino che molteplici volte ha adoperato estratti di colonne sonore nostrane nei suoi film – facendo tra l’altro aggiudicare al nostro sempre più compianto Ennio Morricone il suo secondo Oscar, dopo quello alla carriera del 2007, per The Hateful Eight nel 2016 – essendo egli stesso un fan degli score della Golden & Silver Age italiana: vedi gli utilizzi di, ovviamente in primis Morricone, poi Pino Donaggio, Luis Bacalov, Riz Ortolani, Bixio-Frizzi-Tempera, Franco Micalizzi, etc. etc.; anche perché (non a caso) proprio quest’ultimo compositore menzionato è stato il primo gratificato in questa edizione da un pregevole riconoscimento alla carriera durante il gran concerto di gala sulle musiche per film italiche del glorioso passato del nostro Cinema. Micalizzi con la sua celeberrima “Trinity (Titoli)” dal cult Lo chiamavano Trinità del 1970 di E.B. Clucher alias Enzo Barboni, con Bud Spencer & Terence Hill, film che due anni addietro ha festeggiato 50 candeline, cantata possentemente in originale da Annibale con il coro dei Cantori Moderni di Alessandroni, chiude la famosa pellicola di Tarantino Django Unchained del 2012. Quindi, quale migliore spunto, se non quello tarantiniano, che calza a pennello, per raccontare in capitoli (come in Le iene, Pulp Fiction e Kill Bill), dai titoli citazionisti cinefilo-musicali, questo incancellabile e fragoroso “Roma Film Music Festival 2022”. Allora, bando alle ciance e buona lettura!

CAPITOLO 1
C’era una volta ai Forum Studios…
“Scrivere (parlare) di musica è come ballare di architettura” affermava Frank Zappa – o almeno questa frase viene spesso attribuita al suo genio e sregolatezza musicale; difatti è una battuta che anch’io e il mio socio Marco Testoni usiamo citare spesso nelle puntate di Soundtrack City free e plus o durante le nostre lezioni-corsi che teniamo all’interno della nostra accademia CineArteMusica (www.cineartemusica.it), a significare che non sempre porre argomentazioni musicali è cosa facile e scontata, anche per i massimi esperti in materia, dato che, per l’appunto, la materia astratta plasmante note su pentagramma non è riportabile con singole e concise parole sia per iscritto che oralmente. Quindi, ogni qualvolta un compositore o musicologo intende raccontare la propria esperienza professionale o l’ampia e irta storiografia cine-televisivo-sonora in un seminario, lezione scolastica, accademica o universitaria, workshop sul backstage compositivo, colui che si cimenta in tal direzione deve avere ben chiare, a mio modesto parere, due regole – che sono poi quelle che da anni inseguo e perseguo nei miei corsi, seminari e meeting sulla musica applicata alle immagini – ossia: linearità (che fa rima con semplicità ma non con semplicismo o banalizzazione della materia) e passionalità (conoscenza onnivora di tutta – o buona parte di essa – la musica e in special modo quella per film, serie, videogiochi, teatro e multimedia, spaziando tra i generi); gli accademismi e tecnicismi possono anche entrarne a far parte ma si rischia di escludere una buona fetta di uditori neofiti, anche se la stragrande maggioranza di frequentatori appartengono al campo trattato, siano studenti o lavoratori del settore.

Da sx a dx Marco Patrignani, Diego Navarro, Ana Molowny, moglie di Diego Navarro, Robert Townson, Gorka Oteiza, Massimo Privitera e Alessandro Molinari
Tutto questo cappellotto introduttivo soltanto per dirvi che nel tempio della musica per film, la documentata Forum Studios (narrataci da Marco Patrignani nell’intervista video di cui sopra), per inaugurare questo “Roma Film Music Festival 2022” si è potuto assistere a diversi workshop, panel e masterclass di notevole interesse e aperti al pubblico gratuitamente. Sappiate che questi monumentali studi romani tra i più noti al mondo annoverano, al pari dei celebrati studi di Abbey Roads a Londra e dei Capitol a Hollywood, nei suoi 52 anni di onorata esistenza lavorativa, la registrazione o solo il missaggio finale di colonne sonore entrate di diritto nell’immaginario collettivo (oltre a popolarissimi dischi pop, rock, jazz e classici), quali, tra le più di 3000 incise, La vita è bella di Nicola Piovani (Oscar per le migliori musiche), Il postino di Luis Bacalov (Oscar per lo score originale) e C’era una volta in America, Nuovo Cinema Paradiso e la succitata The Hateful Eight di Ennio Morricone (mix finale e recording session della tromba di Nello Salza e chitarra soliste; Oscar per la partitura).

I Forum Studios hanno visto succedersi in questa circostanza, sul palco della sala più grande, all’interno dei suoi 1200 metri quadrati di superficie totale, costruiti nel 1970 dall’architetto Armando Brasini presso i sotterranei della Basilica del Sacro Cuore di Maria in Piazza Euclide (che potrete visitare virtualmente a breve in uno speciale video da me realizzato per Soundtrack City) – fondati col nome al principio di Ortophonic da un quartetto di compositori di tutto rispetto: Ennio Morricone, Piero Piccioni, Armando Trovajoli e Luis Bacalov –, un nutrito e autorevole gruppo di ospiti italiani e stranieri, tra compositori, direttori d’orchestra, organizzatori e ideatori di Festival di Film Music nel mondo, tecnici del suono, sound designer e docenti-musicologi, che, tornando al concetto-frase iniziale di questo capitolo, hanno saputo trasmettere la loro esperienza professionale con arguta e diretta perizia d’intenti e di concetti. Si sono avvicendati nelle mattine e nei pomeriggi nomi del calibro di Stefano Reali (regista e compositore con la masterclass “Note di Regia”), Pasquale Catalano (compositore con la masterclass “Dante & Descartes. Addizioni e variazioni nell’immaginario popolare”), Stefano Mainetti e Riccardo Giagni (compositori e docenti di musica applicata con la masterclass “Dalla melodia al Sound Design”), Stefano Maccarelli (sound & music designer, sample library developer con il workshop “Modern Scoring Sampling: Sample Library Development Sound Design con ‘Kontakt’”), Francesco Berta (compositore con il workshop “Come muovere i primi passi nella carriera di compositore”), Dario Vero (compositore e direttore d’orchestra con i due workshop “Dall’idea alla Soundtrack” e “Guida all’ascolto di Star Wars a New Hope in Concert” – di cui parleremo nel capitolo specifico dedicato ai concerti), Robert Piaskowski (Cracovia FMF), Diego Navarro (Fimucité) e logicamente Marco Patrignani (Roma FMF – Forum Studios), con ospite in qualità di moderatore Gorka Oteiza (SoundTrackFest), nel panel “Tre città, tre culture, una passione: i film music festival” e last but not least Robert Townson (Robert Townson Productions) affiancato sempre da Patrignani e da Oteiza nel panel “L’arte di produrre una colonna sonora”. Doveroso specificare che questi due ultimi panel, prettamente in lingua inglese data l’internazionalità di questo evento, hanno di fatto sugellato il triunvirato dei Festival di Film Music nel mondo; fattivamente, con il neonato “Roma Film Music Festival”, alla presenza del suo direttore artistico e amministratore delegato dei Forum Studios, Patrignani, si sono gemellati, ospitandone i fautori e protagonisti assoluti nella capitale italiana del Cinema e nella culla della sua Musica per Immagini, il “Krakow Film Music Festival” rappresentato dal direttore artistico e co-fondatore Robert Piaskowski (direttore culturale, animatore, sociologo, diplomatico, docente universitario e plenipotenziario per la cultura del sindaco della città di Cracovia) e il “Fimucité – Tenerife International Film Music Festival”, raffigurato dal fondatore e direttore Diego Navarro (compositore e direttore d’orchestra tra i più prolifici delle Isole Canarie, plurinominato e premiato a vari riconoscimenti di settore, e considerato tra i compositori più rilevanti nella Spagna e non solo), insieme all’esimia partecipazione di quel pozzo di conoscenza cine-musicale, che tutti gli appassionati cultori e collezionisti di colonne sonore conoscono benissimo, Robert Townson, produttore e curatore di oltre 1400 soundtracks (per la maggior parte per la storica etichetta americana Varése Sarabande). Queste tre illustri menti della Musica per Immagini sono state insignite di un premio speciale dal direttore Patrignani, subito dopo i loro panel, oltre ad una splendida bacchetta esclusiva del "RFMF" da direttore d'orchestra, regalata anche a Ludwig Wicki: tutti commossi da tale sincera dimostrazone di affetto e stima. Alla presenza di cotanti apprezzati dicitori e conoscitori della musica dietro il visivo, definite le molteplici esperienze nel settore da più punti di vista e da diverse latitudini, compresi i molti membri della nota ACMF – Associazione Compositori Musica per Film Italiana, con un pubblico più o meno cospicuo in sala grande nelle varie giornate, composto da giovani compositori in erba, veterani autori di musica applicata, generici curiosi e vari giornalisti per testate di cinema e musica, si è potuto comprendere appieno che l’interesse per le colonne sonore non è esclusivamente un argomento di nicchia, come da insistente convinzione da parte di qual certa (ignorante) fetta di pomposi e fini eruditi della cultura, politica e arte, che credo vivamente non abbiano mai ‘ascoltato e visto’ un film come dio comanda.

Da sx a dx Robert Piaskowski, Marco Patrignani, Gorka Oteiza, Diego Navarro e Robert Townson
D’altronde, che la Film Music non sia un argomento di nicchia lo sostengo da sempre; finanche il direttore artistico e ideatore Marco Patrignani che, proprio nel voler portare avanti questo primo “RFMF”, ha dichiarato in più di un’occasione: “il Festival che non c’era adesso c’è!”, ovviamente riferendosi alla materia cine-musicale, di cui ne sa ben donde, fatta ribrillare in un luogo come Roma che è da sempre la patria europea della Settima Arte (basti solo pensare agli studi di Cinecittà, luogo del Cinema dal 1936, tra i più grandi d’Europa) e l’Ottava Arte (con i suoi grandi compositori già ampiamente riportati in questo articolo, sdoganati in tutto il pianeta); difatti Patrignani, nel comunicato stampa a conclusione dell’evento, ha aggiunto con la sua verve travolgente: “Lo avevamo annunciato come il festival che non c’era, perché ci sembrava incredibile che a Roma, punto di riferimento dell’immaginario cinematografico, non si celebrasse degnamente la musica per film e i suoi protagonisti. Ma non abbiamo soltanto colmato una lacuna, il successo di tutti gli eventi in programma ci dice non solo che abbiamo lavorato bene, ma che c’è un pubblico di appassionati e di addetti ai lavori che aspettava tutto questo. La nostra città ha bisogno di rigenerarsi e di tornare a splendere, e mi piace pensare che il festival abbia contribuito ad accendere una luce: ora sta a noi alimentarla. Da oggi si lavora alla seconda edizione, affinché il grande cinema torni a suonare sempre di più a Roma. Ringrazio calorosamente le istituzioni e le tantissime persone che hanno lavorato duramente al successo di questa straordinaria prima edizione, in particolare David Barsotti e Manuel Bosco (Produzione) Claudio Giustini (Comunicazione) Roberto Volpe (Relazioni istituzionali) e Francesca Musci (responsabile Relazioni con il pubblico)”. Questa lunga affermazione, che potrebbe (e dovrebbe) urlare e risuonare nella Capitale a pieno diritto, sta ancor di più a rimarcare l’enorme successo riscosso da questa manifestazione festivaliera eccellente da plurime angolazioni, che mi auguro trapeli anche da questo mio reportage sincero ed emozionato nel tramutarsi nero su bianco. Probabilmente la sola cosa (e non è poco, sappiatelo) che avrò difficoltà nel trasmettervi è l’incommensurabile, torno a ribadire, “sequenza” di emozionali episodi vissuti dietro le quinte del Festival con i suoi protagonisti ospiti (pranzi, cene e aperitivi in luoghi da mille e una notte, da sogno, incantevoli e cinematograficamente magici che solo Roma può regalare), quelli passati fugacemente e quelli intervistati (molti amici dell’ACMF), quelli presenti con costanza nelle sette giornate ininterrotte – e non posso non riferire l’infinito piacere di aver incontrato, infine, alcune smisurate personalità straniere della Film Music dal vivo (Diego Navarro, Robert Townson, Ludwig Wicki, Robert Piaskowski e Gorka Oteiza), che seguivo e ammiravo via social o via mail, di tanto in tanto per questioni puramente professionali legate a questa mia rivista web, e il poter liberamente colloquiare con loro come se ci conoscessimo da tantissimo tempo, stringendo un’amicizia che è andata ben oltre il comune Amore per la Musica per Immagini, toccando anche attimi conviviali intensamente privati delle nostre vite; perfino arrivando a quell’affinità elettiva tra risate, chiacchiere e lunghe mangiate e bevute, che (forse) solo la reale PASSIONE può plasmare in un batter d’occhio (e i ringraziamenti alla fine di questo mio pezzo sono appositamente lì a documentarlo) –. Tutto questo, ancora una volta, per merito di quell’ariete di Marco Patrignani, con quel suo trasporto viscerale che soltanto chi come me (e come chi sa cosa significhi la “Fabbrica dei Sogni in Celluloide e Note”) può seriamente capire. Rammentate che questo Signore della Forum Studios ha visto sin da bambino passargli davanti, parlargli e anche affettuosamente giocare con lui, grazie a quel competentissimo uomo e professionista di suo padre, Franco Patrignani, stimatissimo ingegnere del suono, individualità della musica (non solo) per film quali, oltre ai summenzionati quattro fondatori, Quincy Jones, Jerry Goldsmith, Leonard Bernstein, Alexandre Desplat, Alex North, Dave Grusin, Bill Conti, Patrick Doyle, Gabriel Yared, Vangelis, Pino Donaggio, Nicola Piovani, Goblin, Gianni Ferrio, Paolo Buonvino, Franco Piersanti, Andrea Guerra, etc. etc. Per non parlare di registi come Brian De Palma, Franco Zeffirelli, Giuseppe Tornatore, Federico Fellini, Oliver Stone, Barry Levinson, Nanni Moretti e via elencando.
Da sx a dx Massimo Privitera, Pierluigi Pietroniro, Diego Navarro, Robert Townson e Gorka Oteiza
E per compire questo capitolo iniziale, mi preme richiamare una frase del mio amico Pierluigi Pietroniro, che voi di Colonne Sonore e Soundtrack City conoscete bene, perché terzo membro della combriccola Marco Testoni e Massimo Privitera (denominato il battitore libero in varie puntate), nonché, cosa più preminente, musicista e compositore, che con il suo violino ha suonato da C’era una volta in America – score registrata proprio negli studi Forum – in avanti (fino alla sua dipartita) con Ennio Morricone in tantissime colonne sonore e nei suoi concerti per il globo: Pietroniro, chiacchierando durante le giornate festivaliere con Patrignani, se ne esce con la frase che apre questo articolo, “Scusate il ritardo”, per sottolineare il fatto che questo “Roma Film Music Festival” era proprio il “il Festival che non c’era [che] adesso c’è!” e suggerendo al suo creatore di intitolare un futuro eventuale libro sulla Forum Studios e il suo Festival precisamente così. Chissà che non accada!
CAPITOLO 2
The Sound of Film Music…
Un Festival internazionale (perfino nostrano) che si rispetti, riguardante esclusivamente le colonne sonore, non può non avere in programma alcuni concerti che ne esaltino e celebrino i compositori e le opere più famose – ma anche quelle meno note che hanno ragionevolmente il diritto di essere ricordate ed eseguite, anche perché, a dirla tutta, noi affezionati amanti della musica per film siamo abbastanza stufi di sentire sempre le solite colonne sonore oramai fritte e rifritte nei cartelloni concertistici, per lo più prettamente italici, quando qualche ente musicale si sveglia e decide di imbastire un tributo alla musica per il cinema in luoghi e ambienti blasonati e non –, quindi il primo pensiero di Marco Patrignani per questo suo esordio del “Roma Film Music Festival” è stato – quando anni addietro, essendo la mia rivista partner dell’evento, conversammo via Zoom sulla nascita di questa sua idea inseguita da tempo immemore – quali concerti far ascoltare nelle giornate festivaliere, non scontati e già ampiamente abusati? E il fondatore del “RFMF” arrivò alla conclusione, attraverso vari suggerimenti e spinte personali, di fare in prima assoluta romana il cine-concerto del capostipite della saga sci-fi di George Lucas (un ‘Must’), Guerre Stellari (oramai indicato solo come Star Wars a New Hope – Episode IV) del 1977 con le musiche del premio Oscar John Williams; ma ancor prima, visto che è una manifestazione cine-musicale tutta italiana, anzi della Capitale mondiale dell’Arte, della Storia e della Cultura, nonché del Cinema (come già enunciato) – ovvero Roma qualora vi fosse sfuggito –, avere la possibilità di performance musicali di colonne sonore italiche del nostro Passato e del nostro Presente, con alcuni concerti di tutto rispetto, così abbracciando, nella totalità della settimana del Festival, la reale internazionalità della Film Music. E non dimentichiamo che Patrignani è anche il fondatore nel 2009 dell’Orchestra Italiana del Cinema, all’interno dei suoi Forum Studios – che tante volte in questa rivista abbiamo recensito per le performance di concerti o cine-concerti (i rinomati Live Film Concert), con diversi direttori d’orchestra sul podio, per film quali la saga di Harry Potter di John Williams, Patrick Doyle, Nicholas Hooper e Alexandre Desplat, Il gladiatore di Hans Zimmer (quello epicamente monumentale al Colosseo nel 2018 con la partecipazione straordinaria della cantante e co-compositrice Lisa Gerrard e alla presenza dell’attore interprete Russell Crowe) e Titanic di James Horner –, compagine corposa che proprio per le date dei concerti delle colonne sonore del Cinema Italiano e del primo film di Star Wars con orchestra dal vivo a sync sulle sequenze commentate della leggenda Williams, ha dato il suo meglio in maniera smagliante e incisiva sotto la direzione di Ludwig Wicki e Daniele Belardinelli.
Ludwig Wicki
Però andiamo per gradi, se no si rischia di confondere le carte (note) in tavola (pentagramma): intanto riportiamo, come da comunicato stampa finale dell’evento, ciò che aveva dichiarato in conferenza stampa Alessandro Onorato, l’assessore capitolino ai Grandi Eventi, Turismo, Moda e Sport: "Questa prima edizione del Roma Film Music Festival offre l’occasione per valorizzare una risorsa importante di Roma: la sua tradizione cinematografica nella produzione di colonne sonore. Il cinema suona a Roma ed è in luoghi come i Forum Studios che questo è ancora più evidente, dove si respira la storia dei grandi compositori che hanno scritto musiche da Oscar e tanti altri capolavori. Nei giorni del Festival Roma si confermerà la capitale del cinema mondiale, con addetti ai lavori e appassionati che parteciperanno alle masterclass e assisteranno ai concerti dedicati. Un’occasione in più che contribuisce alla promozione e alla destagionalizzazione dei flussi turistici. È un grande evento, che abbiamo promosso con la comunicazione istituzionale e la visibilità sui canali social di Roma Capitale”. Ed i risultati ottenuti sono stati incredibilmente sorprendenti; in particolare quelli dei concerti e Live Film Concert, avendo fatto quasi immediatamente sold out al loro annuncio sui canali social, stampa e media non solo nazionali, con più di 7.000 spettatori euforicamente esaltati dall’ascoltare dal vivo le colonne sonore più amate della loro vita da cinefili ed estimatori cine-musicali. Andando in ordine cronologico, il “Roma Film Music Festival” ha dato il LA (ovviamente) a fine settembre, precisamente il 21, nella sala cinematografica “Medicinema” del Policlinico Gemelli, in cui si sono esibiti i fiati dell’Orchestra Italiana del Cinema con le iconiche note stellari williamsiane di Star Wars, con special guest alcuni costumers ufficiali della saga lucasiana, donando ai piccoli degenti dell’ospedale attimi di distrazione e letizia che invero la Musica per le Immagini da sempre riesce a trasmettere, allontanando tutta quella sofferenza che soffoca lo spirito di chi è ammalato. Un grandissimo atto d’amore sincero che questo Festival ed il suo staff ha voluto elargire con gioia e amore.



La stessa gioia e amore (per la Film Music in tutti i suoi invisibili luoghi ad occhio nudo ma visibili ad un animo capace di coglierne ogni gradazione) offerta nelle date iniziali effettive della manifestazione, con i due concerti celebranti i membri dell’ACMF - Associazione Compositori Musica per Film, il 26 e 27 settembre verso sera, dal titolo accattivante “Noi siamo le colonne. Quattro generazioni di compositori per immagini in concerto”, all’interno dell’enorme Studio A – totalmente intriso di note di cinema, reali pietre miliari, sin nelle fondamenta –. La performance ineccepibile nelle due serate si è avuta grazie al Quartetto Pessoa – Marco Quaranta al violino, Rita Gucci al violino, Achille Taddeo alla viola e Sara Gentile al violoncello –, con sorprendenti intromissioni di solisti d’eccezione – Luca Pincini al violoncello, Gilda Buttà al pianoforte, Rossano Baldini al piano, Massimo Ceccarelli al contrabbasso e Simone Salza al clarinetto – , che ha eseguito brani dei più indicativi compositori italiani contemporanei e veterani – ad esempio e giustamente Morricone, Donaggio, Bacalov Piersanti e Piovani – passando da un genere filmico o televisivo ad un altro (anche pezzi di musica assoluta), denotando un’abbondante spigliatezza compositiva (per buona parte) e freschezza melodica (qualora liberi di ritornare ad un certo tematismo che, ahimè, da qualche tempo a questa parte è stato abbandonato o rifiutato, ancor peggio, causa registi e produttori sempre più inclusivi e incompetenti, perché ignorantemente spaventati dai leitmotiv che, secondo un’astrusa convinzione, distrarrebbero chi guarda i loro film o telefilm – ma questa è una questione troppo lunga da esporre in questa sede, sulla quale però ritorneremo prima o poi). I compositori eseguiti sono stati (doveroso oltre modo citarli tutti, a parte quegli storici già summenzionati) – di cui una fetta cospicua presenti nelle due serate, cosa che non succede usualmente in tali frangenti, ma che rappresenta una prerogativa dei concerti organizzati dall’ACMF (che abbiamo recensito nella nostra testata) –: Massimiliano Lazzaretti, Leandro Piccioni, Claudio Pacini, Pivio (anche intrattenitore e presidente dell’Associazione), Aldo De Scalzi, Ginevra Nervi, Stefano Mainetti, Fabrizio Campanelli, Pasquale Catalano, Fabrizio Fornaci (perfino simpaticissimo conduttore delle due serate tra battute tipicamente romanesche e descrizione dei temi eseguiti coi relativi autori), Riccardo Della Ragione, Vito Lo Re, Paolo Buonvino, Giuseppe Sasso, Stefano Reali, Alessandro Molinari (altro presentatore dei due concerti e vicepresidente dell’Associazione), Liliana Richter, Riccardo Eberspacher, Tommy Caputo, Giancarlo Russo, Marco Werba, Gianluca Podio, Giuliano Taviani, Carmelo Travia, Jacopo Fiastri, Virginia Guastella, Emanuele Bossi, Marco Robino, Andrea Guerra, Kristian Sensini, Lorenzo Tomio, Francesco Ruggiero, Pierangelo Fornaro, Corrado Carosio, Giacomo Rendine, Silvia Nair e Stefano Cabrera.

Una delle considerazioni a latere che mi viene di riportare in tal sede è che nell’assistere a questi concerti dell’ACMF, torno a ripercorrere con la mente una frase che sostiene sempre un mio pensiero ricorrente: “L’attuale musica per immagini nel nostro Paese non è affatto esanime, deve soltanto essere lasciata più libera di esprimersi”. Ciò implica anche e soprattutto che i giovani compositori (nientemeno quelli oramai più che consolidati da tante score scritte anche per registi e film rinomati) non dimentichino che la Musica per la Settima Arte possiede un passato a dir poco invidiabile, inimitabile e arricchente che bisogna imperituramente studiare, analizzare, ascoltare e riascoltare, perché aprente mille strade (perfino innovative) per creare nuove vie compositive e non semplicemente scrivere senza fantasia, note copie e incolla e spersonalizzarsi perché la moda del momento indirizza lì. Meditate compositori, meditate!
Franco Nero
Tony Renis
Stefano Fresi
Il 29 settembre l’Auditorium Conciliazione ha spalancato le sue porte ad uno, ad oggi, dei più grandi e sentiti tributi alla musica per film italica, con “Il Grande Cinema Italiano in Concerto”. Alla presenza in sala di ospiti di grido quali, oltre a diversi personaggi della cultura, dello sport e dello spettacolo, Tony Renis e Franco Nero, applauditi dal numerosissimo pubblico, lo spazioso palco ha accolto oltre 120 elementi tra musicisti e coro dell’Orchestra Italiana del Cinema, diretta ‘magnificamente’ a quattro mani dai Maestri Ludwig Wicki (direttore musicale del “RFMF”) – uno dei più noti direttori d’orchestra al mondo, nato a Lucerna, che nel 1999 ha fondato la 21th Century Orchestra, portando in giro i Live Film Music Concert, quali in prima mondiale Il gladiatore, Il Signore degli Anelli – La compagnia dell’anello, la saga de I Pirati dei Caraibi, etc. etc. stringendo collaborazioni influenti con compositori come Howard Shore, Michael Giacchino, Hans Zimmer, James Horner, George Fenton e via elencando – e Daniele Belardinelli – esimio direttore dal 2009 dell’Orchestra Italiana del Cinema, che ha collaborato con molti numi tutelari della Musica quali Pierre Boulez, Seji Ozawa, Claudio Abbado e diretto varie compagini in tutto il mondo – entrambi grandi appassionati di musica per film, dimostrandolo appieno in questa occasione di meraviglioso ritrovo cine-musicale .
Il concerto, che ha ricevuto consensi unanimi da parte di critica e pubblica, entusiasti oltre ogni dire e applaudenti in maniera tonante, è stato presentato in modalità frizzante e colta dal notissimo attore, nonché esperto musicista e compositore di film music, Stefano Fresi (la trilogia di Smetto quando voglio, Il regno, Figli), che ha elargito perle di teoria armonica e musicale con un tale trasporto e linearità passionali da lasciare a bocca aperta il pubblico ed emozionarli ancor prima di essere sprofondati tra le note filmiche che hanno accompagnato il nostro Cinema di un dì, da tutti ammirato, emulato ed invidiato.
Héctor Ulises Passarella
Jacopo Mastrangeli
Da sx a dx Marysol Schalit e Ludsig Wicki
Da sx a dx Mario Biondi e Franco Micalizzi
Amii Stewart
Da sx a dx Héctor Ulises Passarella e Franco Micalizzi

Franco Micalizzi, il vincitore del primo Film Music Award
Il programma concertistico ha fatto risuonare le memorabili partiture di compositori quali Alessandro Cicognini (Ladri di biciclette e Miracolo a Milano), Carlo Rustichelli (In nome della legge, partitura monumentale alla Miklos Rozsa), Nino Rota per Federico Fellini (suite con estratti da La strada, La dolce vita, I vitelloni, Lo sceicco bianco, 8 e ½, Roma, I clowns, Amarcord, Toby Dammit, Il Casanova di Federico Fellini, Prova d’orchestra, Giulietta degli Spiriti, Il bidone e Le tentazioni del Dottor Antonio), Nicola Piovani (La vita è bella) – questo gruppo di colonne sonore dirette dal Maestro Belardinelli – Armando Trovajoli (La famiglia, Profumo di donna), Piero Piccioni (Il medico della mutua, Finché c’è guerra c’è speranza, Fumo di Londra, Un italiano in America), Luis Bacalov (Il postino), Ennio Morricone (C’era una volta in America, Per un pugno di dollari, C’era una volta il West e Il buono, il brutto, il cattivo) – tutti diretti da Ludwig Wicki - e il premiato alla carriera Franco Micalizzi, con il primo Film Music Award, che si è autodiretto sul palco, nell’esecuzione di suoi cavalli di battaglia quali Lo chiamavano Trinità, Ultima neve di Primavera, Italia a mano armata, Loneliness (cantata dalla vigorosa Erica Croce) e The Visitor come bis. Una buona parte di queste performance, da pelle d’oca e reale giubilo sensoriale, hanno visto la partecipazione di special guest quali il cantante Mario Biondi, che ha interpretato alla sua maniera il tema “Trinity” da Lo chiamavano Trinità di Micalizzi – insieme al tema di Profondo rosso la suoneria dei cellulari più utilizzata in Italia –, Amii Stewart che ha intriso l’aria dell’Auditorium di ‘Bellezza’ con la sua voce unica e squillante, omaggiando Piero Piccioni con due brani tra i più amati e intonati per il suo sodale amico Alberto Sordi, “Amore amore amore” (Un italiano in America) e “You Never Told Me” (Fumo di Londra), il maestro Héctor Ulises Passarella al suo strumento d’elezione, il bandoneón, in alcuni celebri pezzi da Il Postino, che suonò egli stesso per Bacalov nella score originale, anche interprete superbo del leitmotiv da L’ultima neve di primavera di Micalizzi e la bravissima e affascinante soprano Marysol Schalit nei morriconiani C’era una volta il West e Il buono, il brutto, il cattivo. Un giovanissimo ospite a sorpresa, il chitarrista e straordinario collezionista di chitarre, Jacopo Mastrangeli in C’era una volta in America di Morricone, che, se ben rammentate, eseguì dal terrazzo della casa paterna su Piazza Navona in Roma, divenendo subito virale sui social, durante il primo lockdown pandemico, spezzando quel silenzio mesto e a suo modo assordante della prigionia lugubre da Covid di tutti noi.
E giungiamo al vero momento clou del Festival, tanto agognato da tutti i fan della saga e già ‘tutto esaurito’ appena annunciato dai mass media, ossia le tre date del 30 settembre e dell’1 ottobre dello “Star Wars A New Hope In Concert”: prima esecuzione assoluta a Roma, in collaborazione con Disney Concerts e Lucas Film del primo film nato dalla creatività illuminata di George Lucas, su nove a tutt’oggi; il capostipite Star Wars nella versione originale del 1977 doppiato con i famosi dialoghi, per chi come il sottoscritto ha 50 anni suonati e lo vide e rivide più volte al cinema e in televisione tra i ’70 e gli ‘80, riportanti Ian Solo, Leila Organa, Lord Fener, D-3BO e C1-P8, la guerra dei Quoti e lo stello-pilota, invece degli originari Han Solo, Leia Organa, Darth Vader, C-3PO, R2-D2, la guerra dei cloni e pilota stellare – ingenuità di doppiaggio che oggi come oggi possono lasciare interdetti ma che all’epoca a noi ragazzini, per la prima volta di fronte a contati effetti speciali, musica, personaggi e storia, ci ammaliarono incredibilmente e accompagnarono per il resto dei nostri giorni cresciuti come nerd appassionati di Guerre Stellari, altro che Star Wars – Una nuova speranza –.
L’Orchestra Italiana del Cinema, diretta ‘stellarmente’ da un Ludwig Wicki in stato di grazia, che ogni tanto rubava con il suo gesto appassionato il podio alle iconiche immagini filmiche, ha eseguito la colonna sonora del più volte premio Oscar John Williams in perfetto sincrono con la proiezione integrale del film su grande schermo, dai titoli di testa a quelli di coda, con una perizia tale da impressionare tutti coloro non avvezzi a questa classificazione di cine-concerti. Ed io, che ho già avuto modo in diverse occasioni di assistere alla proiezione con orchestra live del primo Star Wars in Italia, sono ugualmente rimasto impressionato dalla bravura smisurata di questa compagine romana e del suo Direttore, che già veneravo da tempo.
Ad accogliere fantasticamente il foltissimo pubblico delle tre repliche prima e dopo il cine-concerto, all’esterno e all’interno del foyer dell’Auditorium Conciliazione, tra migliaia di video e selfie con telefonini, i noti e impressionati, per verosimiglianza, costumers ufficiali “Star Wars: 501st Legion Italica Garrison”, “Rebel Legion Italian Base” e “Saber Guild – Italia”, reparti italiani dei gruppi internazionali ammessi dalla Lucasfilm. Una Festa nella Festa, un vero tripudio di Note, Immagini e Sogni cinematici ad occhi aperti.
E un cenno imperativo, prima di concludere questo mio lungo ma necessario reportage, che si è potuto contemplare sia per “Noi siamo le colonne. Quattro generazioni di compositori per immagini in concerto”, “Il Grande Cinema Italiano in Concerto” sia per lo “Star Wars A New Hope In Concert”, va all’allestimento nei giorni festivalieri della mostra a ingresso gratuito “Musica e Immagine: il cinema dipinto e i capolavori nella musica da film”: un’esposizione coi fiocchi di manifesti, locandine, copertine dei vinili di colonne sonore messa a disposizione da uno dei più rinomati collezionisti e cinefili al mondo, il simpaticissimo toscano Alessandro Orsucci.

E visto che questo “RFMF” non si è fatto mancare nulla, coccolando fino all’inverosimile tutti i suoi ospiti, amici e pubblico pagante, in un club ultra esclusivo di Roma, il Soho House, mercoledì 28 settembre è stato proiettato in lingua originale il bellissimo documentario Score. La musica nei film, nel quale molteplici rilevanti compositori (vedi John Williams, Hans Zimmer, Marco Beltrami, tra i tanti) espongono la multiforme arte della realizzazione di una colonna sonora di ieri e di oggi (vi rimando alla nostra recensione).

CAPITOLO 3
The End…
La “Fine” come è desueto leggere in chiusura di ogni pellicola, almeno anni addietro, in questo frangente non lo è, perché questo splendido “Roma Film Music Festival”, pregno di eventi da far andare in sollucchero ogni aficionados della musica per immagini che si ritenga tale, detta le condizioni sine qua non invece di un perentorio “Inizio”, di un evento che avrà sicuramente, poste queste iniziali basi più che stupefacenti ed eclatanti, di un proseguo alquanto glorioso e unico nel suo genere, almeno per quanto riguarda il nostro Bel Paese, perché finalmente (e ‘scusate il ritardo’ ma siamo pur sempre in Italia) “il Festival che non c’era adesso c’è!”. Non dimenticatelo Voi governanti e politici che dovreste dare manforte a cotanti eventi e idee lungimiranti e rinnovanti un paese alla deriva culturalmente e Noi che fin dalla tenera età amiamo alla follia le “Immagini tra le Note”; non a caso sottotitolo della mia rivista web sin dagli esordi in formato cartaceo, con Ennio Morricone primo abbonato assoluto. E questo la dice tutta sul mio/nostro Amore senza fine per questa materia sonora e a maggior ragione per questo risplendente “Roma Film Music Festival” alla sua prima edizione, al quale auguro mille e mille ancora altre ugualmente impareggiabili edizioni. Visto (e ‘sentito’) che al meglio non v’è mai fine!
Sito ufficiale del RFMF
Le foto ufficiali del festival sono a cura di Ianniello Fucilla/MIP e alcune non ufficiali di Lisa Bernardini e Massimo Privitera

Il mio grazie più grande va al Direttore Artistico Marco Patrignani per tutta la passione profusa che mi ha letteralmente travolto e coinvolto sin dalla creazione di questo straordinario Festival alcuni anni addietro e alla ‘Bellezza’ e fraterna amicizia nata durante le giornate del medesimo con i prodighi e affettuosi partner e ospiti internazionali di enorme valore come il Direttore musicale del Roma FMF Ludwig Wicki, il Direttore dell’Orchestra Italiana del Cinema Daniele Belardinelli, il Direttore Artistico e co-fondatore del Krakow Film Music Festival Robert Piaskowski, il fondatore e direttore del FIMUCITE’ – Tenerife International Film Music Festival Diego Navarro, il produttore specializzato in musica per film Robert Townson e il critico e giornalista cine-musicale Gorka Oteiza di SoundTrackFest ed il suo amico Gregorio Martinez, nonché il soprano Marysol Schalit e tutti i membri dell’ACMF – Associazione Compositori Musica per Film, nelle persone ineguagliabili di Pasquale Catalano, Fabrizio Fornaci, Alessandro Molinari, Pivio, Stefano Mainetti, Riccardo Giagni, Giuliano Taviani, Giacomo Rendine, Corrado Carosio, Pierangelo Fornaro, Lorenzo Tomio (e Maddalena, la sua incredibile compagnia), Francesco Ruggiero, Silvia Nair, Mauro Del Nero, Marco Werba, Jonis Bascir, Gian Luca Nigro, e tutti quelli che mi scuseranno se non li menziono, coi quali ho avuto modo di ridere, colloquiare e gozzovigliare. E non tralasciando l’amorevole amica Lisa Bernardini, ufficio stampa dell’ACMF.
Un grandissimo abbraccio affettuoso alle Donne del Festival, le mogli presenti, attente, amorevoli e dolcissime, Ana Molowny, Marie-Joe e Beatrice, vero perno dell’evento.
Ringraziamenti speciali alla generosità, cortesia e grande professionalità dello staff del Festival: David Barsotti (Project Manager), Roberto Volpe (Relazioni istituzionali), Claudio Giustini (Coordinamento comunicazione e marketing), Claudia Argilli (Amministrazione), Francesca Musci (Ticketing), Ludovico Vallasciani (Social ADV), Manuel Bosco (Project Manager), Carlo Barbalucca (Video Content Manager), Charlette Baselice (Segreteria organizzativa), Daniela e Giulia Boccadoro (Graphic Designers), Agnieszka Gagatek e Maja Skowron (Accoglienza) e Nice Dream (Social Media) e Imperia Design (Brand Identity & Visual Design). Non ultimo Fabio Patrignani, grande sound engineer.
Un grazie aggiuntivo ma non meno importante, ai miei amici fraterni Pierluigi Pietroniro (e alla sua splendida famiglia), Marco Testoni (e la mia adorata Lorenza) e agli amici di una vita Giuseppe Caminti, Maria Grazia Mazza e i loro figli Alessandra e Andrea…e loro sanno benissimo il perché!
