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  • Quinta di Beethoven e Quinta di Šostakóvič: “Monumentali Quinte infuocate”
18 Mar2022

Quinta di Beethoven e Quinta di Šostakóvič: “Monumentali Quinte infuocate”

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

“Monumentali Quinte infuocate”
Resoconto del concerto sulla Quinta di Beethoven e Quinta di Šostakóvič presso laVerdi di Milano il 17 marzo 2022

Il ‘burattinaio’ della direzione, Vlad Vizireanu, ha manovrato con assoluta brillantezza e trasporto emotivo incredibile, senza leggio dinnanzi (cosa che ho potuto vedere per la prima volta in vita mia) l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi dando spettacolo attraverso le ‘Monumentali Quinte Infuocate” di Ludwig van Beethoven e Dmitrij Šostakóvič: la celeberrima “Sinfonia n. 5 in Do minore op. 67” e la “Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47”. Il direttore d’orchestra rumeno, sul podio con una presenza scenica esaltante e una direzione orchestrale che definire ‘passionale e appassionata’ sarebbe grandemente riduttivo, ha condotto tutto il pubblico, assai numeroso e con una larga presenza di giovani – cosa che fa sempre ben sperare e dona conforto all’animo di chi scrive, perché vuol dire che non tutto è perduto, data la nefandezza odierna musicale che ci circonda per la stragrande maggioranza dei casi –, propriamente all’interno del pentagramma beethoveniano della “Sinfonia n. 5 in Do minore op. 67” nella prima parte del programma, denominato splendidamente dalla Verdi “Quinte parallele”, e nella seconda parte della shostakovichiana “Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47”.



Di queste due famose Sinfonie, largamente usate (e abusate) sul piccolo e grande schermo – o ampiamente parafrasate in taluni frangenti (vedi James Horner con la Quinta di Šostakóvič in alcune sue note colonne sonore anni ottanta e il terzo movimento, “Largo”, in Troy del 2004), non si farebbe mai a meno di ascoltarle e riascoltarle per la loro incommensurata potenza espressiva che straborda il pentagramma stesso dei due importantissimi compositori, il tedesco Beethoven (1770 – 1827) ed il russo Šostakóvič (1906 – 1975); sensazione che Vlad Vizireanu ha saputo trasmettere alla compagine lombarda che a sua volta ha trasmesso al pubblico con una carica esecutiva da restare letteralmente inebriati e ‘spettinati’ come si dice in gergo. Un pubblico che ha risposto con lunghissimi applausi, dimostrando ancora una volta che la Musica fa Bene allo Spirito e fomenta solo Bellezza, a discapito di tutte quelle ideologie errate e guerre, che non sono mai giuste, che vorrebbero annientarne la quintessenza razionale ed irrazionale.



La “Sinfonia n. 5 in Do minore op. 67” che consta quattro movimenti (“Allegro con brio” – “Andante con moto” – “Allegro” – “Allegro”) per una durata di 30’, è stata usata, anche solo accennando le quattro note della intro (Ta ta ta taaa. Ta ta ta taaa.) in film quali, tra i tanti, Omicidio! (Murder!) del 1930 diretto da Alfred Hitchcock, Mani di velluto con Adriano Celentano di Castellano e Pipolo del 1979, il disneyano Fantasia 2000 (il primo segmento con policrome figure immateriali, simili a gioiose farfalle e scuri pipistrelli), V per Vendetta (V for Vendetta) di James McTeigue, su sceneggiatura delle sorelle Wachowski, con Hugo Weaving e Natalie Portman, e in versione disco nel cult La febbre del sabato sera (Saturday Night Fever) del 1977 diretto dal regista John Badham con John Travolta, nonché fu impiegata nella celebre trasmissione radiofonica, Radio Londra, durante la Seconda Guerra Mondiale, in quanto l’attacco delle suddette quattro note nel Codice Morse, tre punti e una linea, vanno a formare l’iniziale parola V di Vittoria (Victory in inglese).
La “Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47” in quattro movimenti (“Moderato” – “Allegretto” – “Largo” – “Allegro non troppo”) ha visto la sua presenza o la sua assenza plurime volte – cioè non palesemente citata ma bellamente saccheggiata in alcune delle sue sezioni dei 45’ di durata –; il suo autore, Šostakóvič, è stato un compositore prolifico nel panorama della musica applicata alle immagini: ad esempio, su una quarantina di titoli, Amleto, The Golden Mountains, The Gadfly, Volochayev Days, The Man with the Gun, A Girl Alone, King Lear, The Youth of Maxim, The Return of Maxim, The Vyborg Sid, La caduta di Berlino, L’indimenticabile anno 1919 e la più nota La Nuova Babilonia (una buona fetta di queste colonne sonore recensite tra le nostre pagine). Šostakóvič fu candidato nel 1962 all’Oscar per la miglior musica per il dramma Khovanshchina (1959) di Vera Stroyeva di cui co-scrisse la sceneggiatura.

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Daniela Bocconi

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