Mamma, ho perso l’aereo

Mamma, ho perso l’aereo
Reportage del cineconcerto del film con musiche di John Williams presso laVerdi di Milano del 6 – 7 dicembre 2019
Vi sono nella nostra esistenza i cosiddetti “Guilty Pleasure” ovvero, come riportato su Wikipedia: “Un piacere colpevole è qualcosa, come un film, un programma televisivo o un brano musicale, che si gode nonostante si capisca che non è generalmente tenuto in grande considerazione, o è visto come insolito o strano. Ad esempio, a una persona potrebbe piacere segretamente un film, ma ammetterà che un determinato film è mal realizzato e / o generalmente visto come "non buono"”. E sfido chiunque di noi ad ammettere di non averne uno!
Il sottoscritto, sia musicalmente che cinematograficamente, ed anche televisivamente, ne ha parecchi, perché non di solo ‘capolavori’ può essere costituita la nostra vita culturale; questi “Guilty Pleasure” sono una boccata d’aria fresca nel panorama della cultura artistica e poi, se vogliamo dirla tutta, chi è che decide dalla sommità della sua onnisciente conoscenza cos’è bello e cosa non lo è? E anche vero che alcune cose (e non mi riferisco soltanto alle più ovvie, ossia Musica, TV, Cinema e Arte) sono oggettivamente brutte e mediocri visto che si sconfina nel nulla più assoluto, pur tuttavia anche in queste c’è chi vi riscontra del piacevole che gli viene colpevolizzato se lo si viene a sapere. Ecco, tutto questo preambolo perché, ancora oggigiorno, c’è chi considera un film delizioso, semplice, lineare, divertentissimo e ottimamente recitato e diretto come Mamma, ho perso l’aereo (Home Alone, 1990), un “Guilty Pleasure”. Io vi comunico che sono ben altri i “piaceri colpevoli”, e ve lo dice uno che se vi svelasse quali sono i Suoi rimarreste inorriditi. E chi se ne frega! Innanzitutto, Mamma, ho perso l’aereo, diretta da Chris Columbus, importante regista di pellicole stranote quali Mrs. Doubtfire – Mammo per sempre (1993) col compianto Robin Williams, Nemiche amiche (1998), L’uomo bicentenario (1999), Harry Potter e la pietra filosofale (2001) e Harry Potter e la camera dei segreti (2002), e sceneggiata da quel furbetto ideatore intelligente di film adolescenzial-giovanilistici John Hughes (1950-2009), che ha scritto, ed anche diretto in alcuni casi, commedie cult quali Breakfast Club, Una pazza giornata di vacanza, Bella in rosa, Un biglietto in due, Dennis la minaccia, Baby Birba – Un giorno in libertà, è una pellicola che si è aggiudicata ben 10 vittorie e 6 candidature a premi prestigiosi, tra cui due nomination agli Oscar (miglior partitura e miglior canzone, con liriche di Leslie Bricusse, “Somewhere in My Memory”), una ai Grammy e una vittoria ai BMI Film & TV Awards per la colonna sonora, oramai anch’essa divenuta iconicamente cult, composta dal grandissimo John Williams.

Il biondino di 8 anni, all’epoca delle riprese del film, Macaulay Culkin (oggi trentanovenne) si aggiudicò tre premi per la sua scorribanda recitativa, perfetto mix di dolcezza ammiccante e sfrontatezza irriverente tipica di una ragazzino di scuola elementare di quell’età. Credo di aver guardato alla televisione Mamma, ho perso l’aereo, come tantissimi altri nel mondo, dopo averlo visto al Cinema quando uscì in Italia nel gennaio del 1991, più di un centinaio di volte e di conoscerne battute e gag a memoria, nonché il meraviglioso zibaldone musicale williamsiano – ed ogni volta che lo ridanno alla TV, sempre e soltanto nello scontato periodo natalizio, mi ci piazzo davanti per rigodermelo con lo stesso piacere della prima visione nella sala buia del cinema all’epoca –; idem per il sequel Mamma, ho riperso l’aereo: Mi sono smarrito a New York (1992) con medesimo cast tecnico/artistico, più qualche new entry strepitosa che rende il seguito altrettanto godibile e divertentissimo, con score di Williams ancora più magniloquente, candida e di un’eleganza di scrittura sublime, tipica del genio compositivo di E.T., Lo squalo, la saga di Indiana Jones e Star Wars, Schindler’s List e chi più ne conosce più ne citi; non mi pronuncio sui pessimi e inutili seguiti, senza la folgorante sarabanda recitativa di Culkin e dei favolosi ‘ladri bagnati’ Joe Pesci e Daniel Stern (Harry & Marv nel film) a farla da padrone, Mamma, ho preso il morbillo (1997), Mamma, ho allagato la casa (2002) e il Tv Movie Holiday Heist - Mamma, ho visto un fantasma (2012). Assistere ad un cine-concerto è qualcosa di incredibilmente unico e speciale, e per chi non lo ha potuto ancora fare, affrettarsi a non perderne l’occasione è una di quelle cose importantissime da fare nella vita almeno una volta; se poi si esagera nel farlo, ancora meglio! E di tutti i cine-concerti o film in concerto ai quali ho assistito presso l’Auditorium laVerdi di Milano, questo di Mamma, ho perso l’aereo è stato il più emozionante sotto diversi punti di vista e di ascolto: prima di tutto, come già quasi accennato poco sopra, la OST scritta dal talento assoluto di Williams è un pregevole regalo di Natale sonoro emotivamente e sapientemente elevato – anzi addirittura ‘troppo’ compositivamente per un filmetto del genere, a detta, ancora oggi, di molti critici e fan williamsiani – per questa commedia natalizia dei buoni sentimenti, con omaggi alla slapstick eccelsa dell’era del cinema muto alla Chaplin, Buster Keaton e Stanlio e Ollio, per capirci meglio, con un cast perfetto dai ruoli principali a quelli, chiamiamoli, secondari, sceneggiatura lineare ma compiuta e regia adeguata ad ogni inquadratura, dai tempi comici perfetti.

L’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi con il coro di Voci Bianche de laVerdi e il coro I Giovani de laVerdi (maestra del coro la sempre brava Maria Teresa Tramontin), tutti sotto la direzione sentitamente intensa e partecipe di un bravissimo Ernst van Tiel, già in precedenza direttore d’orchestra di bellissimi e acclamati concerti di colonne sonore e film concerto presso l’autorevole auditorium lombardo, dalla nostra rivista tutti ampiamente recensiti. La sua direzione impeccabile ha fatto sì che l’orchestra milanese, che non mi stancherò mai di ripetere, ogni volta nei miei reportage delle loro performance, essere giunta da molti anni a questa parte ad un livello esecutivo, non solo nell’ambito classico, largamente battuto e ribattuto, di quello cine-musicale da applausi torrenziali strameritati, ripetuti e continui, come nel caso di Mamma, ho perso l’aereo che ha toccato vertici esecutivo/corali davvero esaltanti e sorprendenti.

Rivedere tutte le sequenze madri di questo film irrimediabilmente, e ancora odiernamente, il migliore del genere filmico natalizio-comico-sentimentale, con la musica eseguita dal vivo in modo eccezionale (tranne il tempo fin troppo rallentato, rispetto all’originale, del pezzo action “Setting the Trap”, nel quale Kevin/Culkin prepara le trappole casalinghe per i ladri Pesci/Harry e Marv/Stern, che di li a poco andranno a derubare la sua casa di notte sapendo che lui è rimasto solo), ha suscitato quella gamma di sentimenti che passano con disinvoltura e gioia sfrenata dalla commozione alle risate grasse in un batter di ciglia e colpo magistrale di bacchetta. Con un bis inaspettato, a seguito di plausi euforici meritatissimi e prolungati, dopo i titoli di coda del film in cui l’orchestra e il coro eseguono stupendamente il tema “Merry Christmas, Merry Christmas” del secondo film Mamma, ho riperso l’aereo: Mi sono smarrito a New York, facendoci amorevolmente sperare nel prossimo Natale 2020 con il cine-concerto stavolta del sequel. Nota a margine: per chi tutt’oggi non possegga il CD originale del 1990 della soundtrack di Home Alone può rifarsi con le pregevoli versioni esaustive e integrali della La-La Land Records del 2010 (singolo CD con 34 brani – durata: 78’48”) o doppio CD del 2015 edizione 25° anniversario (CD 1 35 brani – durata: 79’17”/CD 2 23 brani – durata: 66’29”).

