“Creuza de Mà – Musica per Cinema”, il festival che esplora il rapporto tra il suono e le immagini

REPORTAGE FESTIVAL “CREUZA DE MA' – MUSICA PER CINEMA”
CAGLIARI, 11/13 OTTOBRE 2019
a cura di Gianmarco Diana
in collaborazione con “CinematiCA – Suoni da e per il Cinema”
Si è svolta a Cagliari, dall'11 al 13 ottobre, la seconda tranche di “Creuza de Mà – Musica per Cinema”, il festival che esplora il rapporto tra il suono e le immagini.
Una creatura nata dalla dedizione del suo direttore artistico - il regista Gianfranco Cabiddu - che giunge alla sua tredicesima edizione: dopo l'appuntamento estivo a Carloforte, dedicato maggiormente all'intrattenimento e allo spettacolo (come magnificamente descritto da Massimo Privitera nel suo report, http://www.colonnesonore.net/contenuti-speciali/reportage/6220-suggestioni-dal-festival-creuza-de-ma-musica-per-cinema), la tranche nel capoluogo sardo è orientata decisamente sulla formazione ed il confronto con gli addetti ai lavori - in stretta collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinema di Roma, il Conservatorio “P.L. Da Palestrina” di Cagliari e la Fondazione Film Commission - tra Masterclass, proiezioni ed incontri più informali con registi, montatori, musicisti e compositori.
Anche in questa edizione la totalità degli appuntamenti si svolge nel cine-teatro “Nanni Loy” dell'E.R.S.U., in una sala piccola, ma accogliente e dinamica dal punto di vista sonoro, e si struttura secondo la formula consolidata che vede le mattine dedicate alle Masterclass, e i pomeriggi alle proiezioni e agli incontri.Quest'anno, per la prima volta, il festival si è “gemellato” con un'altra importante manifestazione canora, il “Premio Andrea Parodi”, ragion per cui il programma non ha previsto, come tradizionalmente avveniva, sonorizzazioni o concerti di artisti legati direttamente al mondo delle colonne sonore, ma la partecipazione alle attività del Cine Campus durante le serate di questo premio dedicato alla ricerca in ambito di world music, con particolare attenzione alle lingue minoritarie, ed artisti provenienti da tutta Italia e dal mondo.Ma la musica non manca mai al festival “Creuza de Mà”, questo è certo!

(Gianfranco Cabiddu e Angelo M. Farro)
Proprio al lavoro del musicista alle prese con le immagini sono dedicate le Masterclass diurne: moderate dallo stesso Cabiddu, con la collaborazione di Angelo Maria Farro (musicista, compositore e docente presso il CSC di Roma), queste “lezioni” (aperte agli allievi del CSC, del conservatorio ed al pubblico), mirano a ricostruire il lavoro sulla composizione e la registrazione musicale, il rapporto tra il regista e il musicista, tutti gli aspetti legati al montaggio e all'edizione del suono del film.
Il primo appuntamento, venerdì 11, è stato con Francesco Cerasi, musicista e compositore barese, classe 1980, già ospite della tranche estiva del festival, in occasione della proiezione del film Fiore Gemello di Laura Luchetti, del quale ha curato la colonna sonora.
Colpisce indubbiamente la quantità (oltre che la qualità) dei lavori commissionati a questo compositore e musicista appassionato di lingue classiche e nuove tecnologie: dal 2004 – anno del suo esordio con il lungometraggio Volevo solo dormirle addosso di Eugenio Cappuccio – ad oggi, Cerasi è stato coinvolto in diverse produzioni, dai cortometraggi al cinema, passando per documentari, film d'animazione, fiction e serie tv.
Attraverso un semplice meccanismo di domanda e risposta, il compositore viene messo in grado di raccontare la propria personale esperienza di formazione: dagli studi di pianoforte all'approccio da autodidatta alla chitarra, dalla folgorazione a soli 11 anni per la musica per il cinema (John Barry, Balla coi lupi) all'ingresso in una band rock/sperimentale, fino al primo contatto con la produzione di musica per le immagini, e al percorso umano e professionale che sottende l'intero ciclo produttivo.

(Angelo M. Farro e Francesco Cerasi)
Cerasi fa un costante riferimento alla propria esperienza “empirica” sui metodi di produzione della musica in contesti cinematografici: si tratta di un campo in cui le normali regole di composizione vanno a scontrarsi ed interagire con necessità diverse (e potremmo dire, “superiori”), legate alla rapidità ed alla “ricerca di un equilibrio costante tra forma e sostanza”.
Il compositore si focalizza così sul rapporto con un'altra figura fondamentale della produzione del film, il montatore: ricordando il suo esordio come compositore per il cinema, a soli 24 anni, non può fare a meno di citare Marco Spoletini (montatore pluripremiato, già ospite delle Masterclass del festival “Creuza De Mà”), figura fondamentale per capire i meccanismi della sincronizzazione della musica per le immagini; ne derivano una serie di interessanti riflessioni sulla figura del compositore per il cinema: “la musica nella realtà empirica non esiste, ecco perchè il compositore deve tenere conto delle note, ma anche delle pause e del silenzio. Il compositore è come un traduttore delle forme in suoni. Nella costante ricerca di un equilibrio formale e armonico, la musica deve andare insieme al film, né davanti, né dietro, deve avvolgere e sostenere il film stesso”.
Seguono una serie di riferimenti alle esperienze ed ai lavori di altri compositori (tra gli altri, citati Ennio Morricone e Mario Nascimbene), e di altre figure della produzione (interessante, ad esempio, l'excursus sulla figura del “montatore delle musiche” ed il caso dell'utilizzo dei singoli stems catalogati per strumento, intonazione, tempo, etc, che spesso permettono al montatore di fare le veci dell'arrangiatore/compositore), corroborati da esempi pratici ed ascolti di alcuni cue dello stesso Cerasi, tratti da diversi film.

(Angelo M. Farro e Francesco Cerasi)
Nel pomeriggio di venerdì le proiezioni: si parte con il cortometraggio Cusutu 'n coddu (Cucito addosso), scritto e diretto nel 2012 da Giovanni La Pàrola e musicato da Cerasi: si tratta – nelle parole del compositore stesso – di un “Western Borbonico”, magnificamente scritto e fotografato.
Una storia di violenza e vendetta, ambientata nella Sicilia di fine '800 tra latifondisti e contadini, caratterizzata da toni pulp e grotteschi, che Cerasi decide di sonorizzare con un piccolo ensemble elettrico che filtra chitarre surf e suggestioni spaghetti-western. Un piccolo gioiello che ci lascia piacevolmente stupiti.

(G. Cabiddu e Simone Aleandri)
Segue la proiezione di As time goes by – L'uomo che disegnava i sogni (2018), il documentario di Simone Aleandri, dedicato a Silvano Campeggi in arte Nano: è lo stesso regista, in conversazione con Cabiddu, a introdurci il lavoro di uno tra i più grandi illustratori del cinema, attivo fino all'età di 95 anni; in un ricordo affettuoso e ricco di aneddoti unici, il film ci porta gentilmente dentro l'immaginario cinematografico degli anni '50 e '60, accompagnati dalla bella musica di Francesco Gazzara.
A chiudere il programma del primo giorno di proiezioni ecco Selfie (2018), il film-evento scritto e diretto da Agostino Ferrente: la vita quotidiana di due sedicenni – Alessandro e Pietro – nel Rione Traiano di Napoli, raccontata attraverso i “video selfie” dei protagonisti, alla luce di un grave fatto di cronaca avvenuto nel 2014. Riprendendosi con il telefono cellulare, i due giovani narrano la propria quotidianità tra lavori saltuari, tempo libero, bar, sale biliardo ed il ricordo di quel maledetto “incidente”. Anche se apparentemente manca una vera e propria regia, risulta in realtà evidente come Ferrente diriga sapientemente i ragazzi in questo loro video-diario: il film, infatti, scorre perfettamente grazie al sapiente utilizzo della musica e delle canzoni.

(Andrea Pesce & Cristiano De Fabritiis)
Le musicali originali di Andrea “Fish” Pesce e Cristiano De Fabritiis fluttuano, in costante corto-circuito, rispetto all'utilizzo di brani di repertorio, dalle canzoni dei neo-melodici napoletani (spesso veri e propri eroi e cantori del quartiere) ai brani dance e pop dei Fitness Forever, fino ai preludi per pianoforte del Maestro Nino Rota (che irrompono in tutta la loro forza evocativa in una toccante scena del film); il montaggio di Letizia Caudullo – che ha lavorato a stretto contatto con i musicisti – determina, infine, il ritmo vero e proprio della narrazione cinematografica.
La sera ci si trasferisce all'auditorium del conservatorio di Cagliari per le serate del Premio Parodi ed il CineCampus organizzato dall'associazione Backstage.
Oltre al pezzo in gara, gli artisti in concorso hanno presentato un brano di Andrea Parodi: un modo per omaggiare e valorizzare l’arte di un cantante e musicista di spiccato talento, passato dal pop d'autore con i Tazenda a un percorso solistico di rielaborazione delle proprie radici, grazie al quale è diventato un riferimento internazionale della world music.

(A. Pesce, Letizia Caudullo e C. De Fabritiis)
Con il team di Selfie, la mattina di sabato 12, si aprono i lavori della seconda Masterclass “Musica per cinema”: protagonisti la montatrice Letizia Caudullo e i due autori-musicisti Andrea Pesce e Cristiano De Fabritiis.
Pianista, arrangiatore e produttore il primo, percussionista eclettico il secondo, Pesce e De Fabritiis si conoscono e iniziano a collaborare nell'ambito dell'esperienza di “Angelo Mai”, spazio culturale e musicale romano, da anni al centro di importanti battaglie artistiche e sociali; è in questo luogo che i due musicisti (entrambi session players, con una lunga serie di collaborazioni nel pop, rock, e nella sperimentazione) decidono di mettere insieme le proprie esperienze al servizio di progetti legati in primis alla danza e al teatro (la compagnia Blue Motion, il progetto collettivo FishEye); di lì all'applicazione della loro musica alle immagini, il passo sarà breve.
L'amicizia di Pesce col regista Ferrente è l'occasione da cui scaturisce questo primo coinvolgimento importante nell'ambito della musica per il cinema: come ha raccontato Pesce, la composizione che costituisce il main theme del film era stata scritta da lui per i Tiromancino (pop band romana fondata da Riccardo Senigallia e Federico Zampaglione, nella quale il nostro ha militato come strumentista e produttore artistico), ma non fu inserita in alcun lavoro discografico; il regista si è letteralmente innamorato del brano, tanto da ripetere scherzosamente e più volte all'autore: ”prima o poi scriverò un film apposta per usarla”.

(A.M. Farro, C. De Fabritiis e A. Pesce)
L'occasione si presenta proprio con Selfie: in accordo con le idee e gli stimoli del regista, Pesce coinvolge De Fabritiis in un processo di “scomposizione” del brano, teso ad ottenerne numerose variazioni da “adattare” al film. Il fraseggio tematico viene affidato così, di volta in volta, al pianoforte, al synth o a un coro di voci bianche (appositamente registrato presso il cinema Apollo di Roma); come detto qualche riga sopra, l'intreccio della composizione originale del duo romano con la canzone napoletana dei neo-melodici, i brani dance e persino un preludio per pianoforte di Rota funziona incredibilmente bene.
Pesce e De Fabritiis, in dialogo con Angelo Maria Farro, ci raccontano dello scambio costante avuto in fase di produzione del film con Letizia Caudullo, la montatrice, e delle particolarità che un lavoro girato in questo modo - con la troupe ridotta al minimo e i due protagonisti che si filmano da soli con i telefonini – porta con sé: i ritocchi sono stati costanti e lavorati frame by frame, in alcuni casi; l'utilizzo degli stems in questo lavoro è stato prezioso, data la natura caratterizzante del suono.
Si passa poi ad alcuni esempi fondamentali di trattamento elettronico del suono nel mondo della musica per il cinema: il lavoro del duo di esperti in musica elettro-acustica, composto da Remi Gassmann e Oskar Sala, per il suono di The birds (Gli uccelli, 1963) di Alfred Hitchcock; la coppia decise di creare artificialmente tutti i rumori degli uccelli attraverso nastri magnetici accelerati in lettura e con uno strumento elettronico chiamato Trautonium (dal nome del suo inventore Friedrich Trautwein, che ne realizzò un prototipo nel 1929), perfezionato dal tedesco Oskar Sala negli anni, sino a creare una sorta di strumento ibrido tra organo e sintetizzatore musicale; si racconta che Hitchcock dettò alla segretaria una vera e propria “sceneggiatura del suono”, con indicazioni precise sul montaggio di questi effetti sonori.
Si analizza il lavoro avanguardistico del compositore David Shire e del sound designer Walter Murch su The Conversation (La conversazione, 1974) di Francis Ford Coppola: Shire realizzò una partitura per piano solo, con temi semplici e intensi, oppure stridenti fino a divenire disturbanti, mentre Murch (l'uomo che ha inventato il termine stesso, sound design) trattò elettronicamente diversi impulsi sonori; il risultato fu un devastante percorso sonoro che accompagna il viaggio del protagonista Harry Caul dentro il suono nella sua mente, nella paranoia che sfocia in follia omicida.
E ancora, riferimenti alla serie tv Chernobyl ed alla musica creata dalla violoncellista e compositrice Hildur Ingveldardóttir Guðnadóttir, già membro di Cucina Motors, etichetta discografica e d'arte collettiva, fondata dal compositore Jóhann Jóhannsson; le sue collaborazioni con il gotha dei progetti di elettro-acustica “sghemba” come Pansonic e Mum, e le colonne sonore per lavori come Soldado (2013) di Stefano Sollima e il recente acclamatissimo Joker (2019) di Todd Phillips, confermano quanto il trattamento elettronico di suoni acustici o concreti sia al centro del lavoro anche della musicista islandese.
Si parla infine di musicisti “prestati” al cinema, provenienti dal rock o altri universi musicali e artistici; musicisti che spesso lavoravano in bands, ma hanno scelto di continuare da soli con la musica per le immagini, spesso con grandissima ispirazione e tecnica efficace: dall'italianissimo Teho Teardo (Meathead ed altri progetti) fino all'americano Trent Reznor (Nine Inch Nails), passando per il britannico Jonny Greenwood (Radiohead), molto attivo nel cinema in questi anni con lavori spesso eccellenti, dall'esordio Bodysong (2003), documentario vincitore del BAFTA diretto da Simon Pummell, fino ai pluripremiati lavori con Paul Thomas Anderson.
Nel pomeriggio, le proiezioni: uno spaccato di Sardegna, declinato anche in base al suono, è ciò che emerge da A bolu (2019), documentario dei fratelli Davide e Luca Melis, prodotto da Karel Film Production con il sostegno della Fondazione Film Commission.
“Un racconto corale, un viaggio nel Canto a Tenore, sintesi ed espressione autentica della cultura del pastoralismo”, nelle parole del regista e del produttore: ciò che mi stupisce positivamente - in quello che è un vero e proprio percorso nelle comunità più autentiche, che hanno studiato e tramandato sa moda (lo stile), ciascuno secondo le particolarità del proprio paese – è in realtà quanto oggi questi canti non siano mere celebrazioni di un passato che non tornerà, ma una trasposizione poetica di tematiche sociali attuali, moderne e vive all'interno delle comunità sarde, nello stesso modo in cui potrebbero fare delle posse nel mondo del rap.

(Davide Melis, Karel Film)
Grazie alle registrazioni integrali delle esibizioni dei diversi quartetti vocali, in posti incredibili in cui le voci risuonano armonicamente, ci si rende conto delle particolarità che ogni coro presenta in quanto all'utilizzo della boghe e della mesu boghe (più o meno, soprano e tenore) così come dei bassi, e grazie ai sottopancia – essendo l'intera narrazione e tutti i dialoghi in sardo - ci si rende conto della diversità di argomenti e di approccio che caratterizzano le diverse provenienze, a volte anche a pochissimi chilometri di distanza. Un lavoro molto riuscito in cui la colonna sonora è, per forza di cose, tutta diegetica, mentre gli unici momenti di stacco dal canto a tenore e dalla ritmicità naturale della lingua sarda sono affidati alla chitarra “desertica” di Marco Rocca.
Il focus sulla Sardegna prosegue con la proiezione di L'uomo che comprò la Luna (2019) di Paolo Zucca, film acclamato da critica e pubblico, tanto che il regista, l'attore principale Jacopo Cullin ed il musicista Andrea Guerra hanno girato il mondo per presentarlo, approdando anche a Cagliari per “Creuza De Mà”: in un clima divertito il trio introduce la proiezione del film, raccontando aneddoti legati alla produzione del film o alla sua promozione, e rispondendo a qualche curiosità del pubblico.

(G. Cabiddu, Paolo Zucca, Andrea Guerra e Jacopo Cullin)
La seconda fatica registica del cagliaritano Zucca funziona, in effetti, molto bene e segue le coordinate tracciate nell'esordio L'arbitro (2013) – anch'esso prodotto da Amedeo Pagani e musicato da Andrea Guerra – con quella miscela di commedia, grottesco e onirico che Zucca maneggia meglio, film dopo film; Jacopo Cullin (nel ruolo di Kevin Pirelli / Gavino Zoccheddu) domina il film, spalleggiato da un Benito Urgu in forma smagliante, dalle apparizioni degli agenti Fresi & Pannofino, e da una Angela Molina, sempre splendida ed incisiva.
La sera ci si trasferisce all'auditorium del conservatorio di Cagliari per il Premio Parodi e le attività del CineCampus organizzato dall'associazione Backstage: il gran finale, con i concorrenti che hanno proposto il proprio brano in gara. In veste di ospiti sul palco anche La Maschera (band vincitrice dell’edizione 2018), Tosca e Simone Cristicchi.
Alla fine sono i Fanfara Station (band formata da musicisti provenienti da Tunisia, Italia e USA) a vincere il 12° Premio “Andrea Parodi”, l’unico contest in Italia riservato alla world music, con il brano “Rahil” in lingua tunisina; al gruppo anche il Premio della Critica e quello per il Migliore Arrangiamento.

(Fanfara Station)
Il Premio Miglior Musica è andato invece a Elliott Morris (Regno Unito) con “The End of The World Blues”, in lingua inglese; quello per l’interpretazione a Suonno D’Ajere (Campania) con “Suspiro”, in lingua napoletana, come anche la Menzione della Giuria Internazionale. Il premio per la miglior interpretazione di un brano di Andrea Parodi se lo sono aggiudicati i Setak (Abruzzo). Ad Arsene Duevi (Togo) con “Agamà”, in lingua ewè, sono andati sia il Premio degli Artisti in gara che la Menzione dei Ragazzi, mentre la Fondazione Andrea Parodi ha deciso di assegnare una menzione speciale ai Krzikopa (Polonia) con “Hasiorki”, in lingua silesiana.

(Andrea Guerra e Gianfranco Cabiddu)
Domenica mattina, ultima giornata del festival, ritroviamo la coppia formata dal regista Paolo Zucca e dal compositore Andrea Guerra: l'ultima Masterclass di questa edizione - condotta da Gianfranco Cabiddu ed Angelo Maria Farro in dialogo con Zucca e Guerra – colpisce immediatamente per il tono semplice della discussione, grazie alla simpatia naturale di Guerra che, da buon romagnolo, riesce a dire tutto quello che vuole, sempre col sorriso.
Partendo dal rapporto di lavoro ed amicizia ormai consolidato tra i due, si ha modo di parlare in maniera approfondita di quelli che – ormai si è capito – sono argomenti imprescindibili per chi ha intenzione di fare il compositore per immagini: Guerra è abituato ad avere a che fare con studenti e corsisti e si vede dalla sua capacità di riassumere ed usare parole chiave e frasi brevi.
Si parla di scrittura della musica, di quanto conviene sia “semplice” perchè deve essere realizzata velocemente (con turni per gli orchestrali tra le tre e le sei ore, al massimo) e non deve creare problemi di “comunicazione” tra il direttore e l'orchestra, che spesso legge a prima vista, non essendoci budget per le prove.
Si discute di scelte di repertorio, di brani specifici e di suono dell'orchestra che “ormai sta cambiando” (il riferimento è soprattutto al suono delle colonne sonore americane di ultima generazione, mondo nel quale Guerra ha lavorato e continua a lavorare).

(Angelo M. Farro, Paolo Zucca e Andrea Guerra)
Si racconta della loro recente collaborazione per L'uomo che comprò la Luna e del brano di Luigi Boccherini rieseguito - per scelta - dall'orchestra di Guerra, fondamentale nel “determinare la direzione del commento musicale del film”, che anzichè sposare l'andamento comico a tutti i costi (che spesso sfocia in una sorta di macchiettismo musicale o nel mero mickeymousing), sceglie di valorizzare il lavoro di “un regista a quadri”, definizione che il compositore di Santarcangelo di Romagna utilizza, accomunandoli, per Zucca e Ferzan Ozpetek.
Si parla, immancabilmente, di temporary tracks e di come affrontare il problema sotteso alla pratica; c'è divergenza di vedute sull'argomento tra il regista e il musicista, e le battute fioccano: “è tutto un grande errore” dice sorridendo Guerra, “è che, a volte, la tecnologia soffoca la fantasia”.
Si discute del rapporto del musicista con il produttore, il regista ed il montatore; di come comporre quando si ha in mano soltanto la sceneggiatura: secondo Guerra è decisamente più importante “vedere i film, comprenderne la struttura tematica, interrogarsi sul tipo di domande e risposte che pongono”.
Segue poi un'interessante comparazione tra il sistema industriale italiano e quello americano/internazionale, che evidenzia come la differenza tra il numero dei film prodotti e quello degli spettatori nei cinema, uniti al tipo di film prodotti – con il mercato statunitense caratterizzato dal c.d. “viaggio dell'eroe”, da una parte, e quello indiano, basato sulla danza, unita ad una commistione di “generi” alti e bassi, dall'altra – determinino ab origine una possibilità di sperimentare ed osare nel mercato hollywoodiano e bollywoodiano, che in Italia neanche si prende in considerazione.
E allora ecco l'importanza della “ricerca della bellezza”, della sfida continua con se stessi, della cura del dettaglio, “tanto a mirare in alto o in basso ci metti la stessa forza”, dice il maestro Guerra.
Rivolgendosi ai giovani musicisti e uditori in sala, Guerra consiglia dunque di sviluppare “velocità, elasticità e fantasia”, cercando di utilizzare la tecnica in accordo alla creatività, sforzandosi di comporre musica tutti i giorni e di mettere costantemente in discussione quello che si è fatto: “la musica deve riuscire a fornire una punteggiatura al film”, deve agire in maniera consapevole ed opportuna perchè “il compositore è come un giardiniere di bonsai”.
La Masterclass conclusiva di questa tre giorni di formazione di “Creuza de Mà – Musica per Cinema” in collaborazione con il CSC Lab di Roma ha confermato l'opportunità e la necessità di questi incontri aperti con studenti e pubblico, in un terreno – quello della musica applicata – che meriterebbe sempre maggiore attenzione, anche per la sua intrinseca connessione alla rapida evoluzione tecnologica.

(G. Cabiddu, Arnaldo Pontis e Sergio Naitza)
Nel pomeriggio la proiezione del documentario L'ultimo pizzaiolo (2019), scritto e diretto dal giornalista Sergio Naitza, prodotto da Karel Film, con il sostegno della Fondazione Film Commission: attraverso i ricordi e gli aneddoti di tre anziani “proiezionisti” si snoda un viaggio nelle sale cinematografiche sarde, oramai chiuse e abbandonate in stato di degrado, alla mercè dei vandali.
Pino Boi e Co., gli ultimi “pizzaioli” (dal nome “pizza” utilizzato per le scatole che contenevano le bobine in pellicola), si raccontano e dipingono un'era ed un mestiere che non esistono più, soppiantati dalla moderna tecnologia.Cabiddu introduce il film al pubblico, in dialogo con l'autore Sergio Naitza, il musicista Arnaldo Pontis (autore della colonna sonora, giocata sul trattamento di suoni acustici ed elettronici, in chiave fortemente “industrial”) e il protagonista principale Pino Boi.

(G. Cabiddu, S. Naitza, Franca Farina e Stefania Porrino)
Segue l'incontro - moderato dagli stessi Cabiddu e Naitza - dedicato alla figura di Ennio Porrino (1910-1959), compositore cagliaritano, autore di musica sinfonica, cameristica ed operistica, oltre che di una decina di colonne sonore per il cinema.
Partendo proprio dalla presentazione della copia restaurata dal CSC Lab del film Altura (1949) di Mario Sequi (il primo film prodotto in Sardegna nel secondo dopo-guerra), si svolge l'incontro “Ennio Porrino, musicista tra teatro e cinema” con la partecipazione di Franca Farina (curatrice della Cineteca Nazionale) e Stefania Porrino (regista, sceneggiatrice, docente, scrittrice e autrice di testi teatrali, musicista, nonché figlia del compositore).
Si ripercorre la vita (purtroppo breve) del musicista e compositore sardo, attraverso il ricordo privato ricostruito dalla figlia stessa (che era troppo piccola quando il padre ci ha lasciati), e dagli importanti studi di musicologia svolti sulla sua opera (in particolare viene citato il preciso lavoro di Myriam Quaquero, docente di Storia ed Estetica della musica moderna e contemporanea, nonché autrice della monografia “Ennio Porrino”), cercando di ricostruire il percorso umano e professionale che lo ha portato a lavorare nell'industria cinematografica italiana, dagli esordi nel cinema di propaganda fascista (Equatore del 1939, Un fatto di cronaca del 1944), alle produzioni dell'Italia Repubblicana (La vita semplice del '45, Senza famiglia del '46), fino al neorealismo di film come lo stesso Altura (1949), Trieste mia del 1951 e Nerone e Messalina del 1953.

(Stefania Porrino)
Secondo il musicologo Felix Karlinger, Porrino fu il maggior musicista in Italia dopo Giacomo Puccini; la sua opera I Shardana (1959) venne acclamata dalla critica come la più importante in Italia dal dopoguerra, grazie a quello stile inconfondibile che traeva diverse ispirazioni dalla musica sinfonica strumentale, da quella sacra e dai canti, oltre che dalla cultura della Sardegna e dalle sue tradizioni popolari ed ancestrali.
Dopo una breve pausa con buffet, si torna in sala per la proiezione della copia restaurata di Altura, tra i primi esempi di cinema di “fiction” girati in Sardegna, con un cast importante ed una storia di stampo quasi poliziesco, interpretata da una coppia di attori come Mario Girotti (all'epoca già apprezzato e conosciuto) e la bellissima Eleonora Rossi Drago (quasi esordiente, alla sua seconda esperienza sul set).
(Gianmarco Diana e Francesco Cerasi)
Ancora una volta “Creuza De Mà – Musica per Cinema” si conferma uno spazio unico nel suo genere, una “mosca bianca” nell'ambito dei diversi festival dedicati al cinema, un centro importante di formazione e divulgazione della musica per le immagini: la possibilità di ascoltare aneddoti e racconti dalle vive voci dei protagonisti, di poter scambiare con loro opinioni e punti di vista sullo stato attuale della settima arte e delle sue componenti vive e necessarie, contribuisce alla crescita del settore e alla formazione di una nuova consapevolezza.
Grazie alla collaborazione tra il festival e la redazione di “CinematiCA – Suoni da e per il Cinema” e Radio X, vi anticipo, cari lettori, che presto potrete ascoltare le interviste integrali delle Masterclass cagliaritane (Francesco Cerasi, Andrea Pesce & Cristiano De Fabritiis, Andrea Guerra): chiacchierate informali che ho condotto con i musicisti e compositori che sono stati ospiti del festival, con l'intento condiviso di stimolare l'approfondimento di questo incredibile mondo in cui il suono e le immagini si incontrano, con sempre maggiore attenzione all'aspetto divulgativo da una parte, e a quello formativo/lavorativo, dall'altra.
Ringrazio per la collaborazione: il direttore artistico Gianfranco Cabiddu, la direzione organizzativa di Mattea Lissia e tutta l'Associazione Backstage, Luca Zoccheddu (Agenzia Altrove) e Francesco Deplano (follow up/editing video) per la comunicazione social. Tutte le foto sono di Sara Deidda.
