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02 Ott2019

Gianluca Sibaldi in concerto - Quella musica difficile da spiegare

Scritto da Simone Vairo. Pubblicato in Reportage

Gianluca Sibaldi in concerto - Quella musica difficile da spiegare

Emozioni, tanta musica e la difficoltà nel raccontarne la bellezza: questi sono i ricordi del concerto live del compositore Gianluca Sibaldi, autore delle colonne sonore dei film di Leonardo Pieraccioni dal 2003, con il suo Original Soundtrack Ensemble al Teatro Bolognini di Pistoia.
Nella sera di sabato 29 settembre 2019, il compositore pistoiese ha ripercorso la sua carriera cinematografica con l’aggiunta di qualche inedito nella scaletta. Il tutto aiutato, secondo lo stile dei movie concerts odierni, da spezzoni di film che identificavano i temi eseguiti.

Ad apertura sipario, i primi brani in scaletta provenivano dal film Finalmente la felicità (“Allegrone” e “La felicità”, quest’ultimo cantato da Silvia Benesperi), per poi giungere subito al “Tema di Amaranta” da Il paradiso all’improvviso.
Avere avuto un supporto visivo durante l’esecuzione ha decisamente amplificato e intensificato le emozioni live di chi ha amato quei brani in una sala cinematografica o comodamente sul divano di casa propria. Quello che infatti si percepisce del metodo compositivo del maestro Sibaldi è un lavoro minuzioso sulle scene, sui personaggi e su quello che è il messaggio dell’intera pellicola: una sorta di connubio misterioso tra la colonna sonora, il film e il suo creatore che viene trasmesso in modo diretto allo spettatore che non puo’ che restarne incantato e che crea quello che il musicista pistoiese definisce "l’attore invisibile del grande schermo”.
Non a caso, la scaletta è proseguita con “Snowflakes”, un progetto mai andato in porto per un musical, per poi arrivare alle ariose melodie di “Notturno” (dal film Io & Marylin) in cui effettivamente la presenza di un attore fatto di musica, nella scena chiave davanti al Duomo di Firenze, ha assunto quasi la stessa importanza di quelli in carne ed ossa.
In occasione, invece, del brano “La sorpresa” (da Ti amo in tutte le lingue del mondo) è stato proprio il compositore stesso a regalare al pubblico un evento inaspettato: far salire sul palco suo figlio Giorgio per fargli suonare quello stesso brano che eseguì al suo esame di pianoforte per sorprendere il padre. A seguire alcuni temi tratti da Un fantastico via vai (“On the go”), Il professor Cenerentolo (“Tema di Umberto”), Se son rose (il brano omonimo, “Backstep” e “Incontri”), di nuovo Finalmente la felicità (l’incantevole “You can try” - cantata dallo stesso Sibaldi - e il gioco di parole francesi “Les zingaron”), Una moglie bellissima (“La lettera” e il tributo a Henry Mancini e alla colonna sonora di Colazione da Tiffany con “Breakfast at Mariano’s”) e qualche tema non proveniente dai film di Pieraccioni (“A world” e il “Tema di Margerita” dal cortometraggio Margerita di Alessandro Grande).
Finito il concerto, con grandi applausi del pubblico, il maestro Sibaldi ha risposto ad alcune domande:



Colonne Sonore: Si puo’ dire che in questi anni (o fin dagli inizi) la tua musica abbia assunto uno sti-le che ti identifica. Come è cambiato il tuo modo di comporre negli anni a partire da Il paradiso all’improvviso fino a Se son rose?
GS: È fondamentale, per me, cercare nel suono una determinata emozione e, una volta trovata, trasmetterla meglio che posso. Ripercorrere la mia carriera cinematografica e parlarti della sua evoluzione è complicato perché si è trattato di un percorso di crescita. Alcuni temi li ho scritti dieci anni fa e, oggi, il mio approccio è molto diverso: ad esempio quando composi il “Tema di Amaranta” per Il paradiso all’improvviso si trattava del primo film importante che facevo e quindi lo strutturai in un determinato modo. Quando arrivò, a distanza di pochi anni, Ti amo in tutte le lingue del mondo già ragionavo in modo diverso. Poi, c’è da dire, che difficilmente mi accontento e soprattutto mi piace provare cose differenti: non è da me restare in uno schema. Quando lavoro su un nuovo film infatti Leonardo mi chiede sempre: "ma perché non fai come il tema di Amaranta…”. E io penso: “l’ho fatto una volta e ci ho preso quasi un Nastro d’Argento: dovrebbe andar bene, no? [ride]”. La vera novità, in questo periodo, era il voler vedere la mia musica su un palco dal vivo: a forza di stare dietro un pentagramma o dietro a un computer o rinchiuso nello studio a produrre musica ti viene voglia di cambiare e di fare qualcos’altro.

CS: Tu credi che, come dice Nino Rota, “le colonne sonore sono musica fatta col metro e le forbici”?
GS: Certo, credo che sia assolutamente così. Il lavoro infatti che mi piace di più è quello da sarto: mi piace avere degli elementi musicali fin dalla prima lettura della sceneggiatura per poi cucirli addosso alla scena. C'è chi lavora in modo diverso, ma io mi trovo meglio così: preferisco non scrivere tutto prima, ma mentre mi arrivano i primi girati o i primi montati. Solo a quel punto comincio davvero a divertirmi. Talmente tanto che il rischio è di non finire più: se non arrivasse il produttore a levarmi il film dalle mani potrei stare a comporre all’infinito perché le idee son sempre tante o cambiano.



CS: È giusto affermare che con te sul palco c’erano altri attori invisibili? Come si è creato l’Original Soundtrack Ensemble?
GS: Sono stati uniti all’inizio anche grazie a Silvia perché conosceva Aurelio Fragapane, fisarmonica ed elettronica. Poi cercavo un chitarrista bravo e Francesco Ciampalini è stato l'unico che mi ha soddisfatto: amore a prima vista. Per quanto riguarda gli archi ne ho provati diversi: a forza di fare provini o ascoltare persone sono arrivato ad avere una rosa di nomi che però ruotano sempre intorno ad Angela Savi e Francesca Tamponi (violini), Luna Michele (viola) e Federica Finardi Goldberg (violoncello) senza dimenticare Alessandro ‘Toland’ Antonini (contrabbasso). Per quanto riguarda l’oboe invece, che è uno strumento che ricorre molto nelle mie composizioni, ho scelto Cinzia Pagli: è una persona con cui parlo volentieri e anche nelle registrazioni ci si capisce bene. Preferisco sempre che il musicista sia più bravo che tecnico, però la cosa più importante è cercare qualcuno che senta bene quello che voglio trasmettere, che ci possa mettere anche del suo e che sia un interprete valido per quello che sto scrivendo.

CS: La tecnologia quanto influisce sul tuo lavoro e sulla tua capacità di trasmettere un’emozione con la musica?
GS: È fondamentale per la velocità o per la rapidità con cui si riescono a fare le cose. Io sono uno che ha cominciato con carta e penna: ero poco più che adolescente e cominciavo a scrivere le prime cose per il teatro. Il cinema era lontanissimo: non ci potevo neanche pensare o sperare. Son partito così e ho sempre avuto grande passione per tutto ciò che era elettronica e computer: sono degli strumenti validissimi che aiutano e potenziano la scrittura. Tante idee si verificano velocemente senza aspettare il confronto con i musicisti o l’Orchestra e questo ti da un feedback immediato. Tra i miei interessi c’è anche l’arte multimediale: per esempio, recentemente, insieme a due artisti di musica elettronica, Marco Monfardini e Amelie Duchow al L.E.V. FESTIVAL in Spagna (laboratorio di elettronica visuale), abbiamo inventato questo sistema di scansione, con un software che ho ideato per qualunque cosa (oggetto, persona, paesaggio). In questo caso si trattava di un pubblico intero: abbiamo proiettato la barra sulle persone in sala, rilevato con i sensori e le telecamere il risultato trasformandolo in tempo reale in suoni e immagini.



Gianluca Sibaldi è un grande artista, ma c’è qualcosa nella sua musica che è difficile da spiegare: la si riesce ad afferrare per un attimo, ma poi fugge via improvvisamente. Sul momento ci si rimane male, ma poi si prova ancora poiché una cosa così bella non si puo’ lasciare che scappi lontano.

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Daniela Bocconi

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