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08 Apr2019

Guerre Stellari: non lo avete mai ‘sentito’ così!

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

Guerre Stellari: non lo avete mai ‘sentito’ così!
Reportage del cine-concerto di “Star Wars: A New Hope” al Teatro degli Arcimboldi di Milano tenutosi il 5, 6 e 7 aprile 2019

Su Guerre Stellari, il capostipite della saga fantascientifica più celebre e rimunerativa al mondo, quella ideata, scritta e in parte diretta da George Lucas, è stato detto tutto (e ancora se ne dirà) dal suo esordio sul grande schermo nel 1977. In principio, e ne siamo tutti pienamente a conoscenza, Star Wars: A New Hope (Guerre Stellari: Una nuova speranza) nacque come primo capitolo di una trilogia, con i seguiti Star Wars: Episode V - The Empire Strikes Back (L’impero colpisce ancora, 1980) – ad oggi il migliore in assoluto dell’epopea originale – e Star Wars: Episode VI - Return of the Jedi (Il ritorno del Jedi, 1983); poi, per sfortuna, vennero i famigerati prequel diretti da Lucas, tutt’oggi non ampiamente digeriti dai fan più oltranzisti (e nemmeno, a dirla tutta, da quelli meno puristi), ossia Star Wars: Episode I - The Phantom Menace (Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma, 1999), Star Wars: Episode II - Attack of the Clones (Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni, 2002) e Star Wars: Episode III - Revenge of the Sith (Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith, 2005).

Non sazi di ciò, perché Star Wars, e tutto il merchandising che si porta dietro, è una miniera di soldi, anche e soprattutto grazie ai Fan vecchi che trasmettono la loro ‘Passione Stellare’ ai nuovi che a loro volta la trasmetteranno ai futuri in una catena senza mai fine, nel 2015 giunge a noi, da una galassia lontana lontana, una nuova trilogia, sequel della classica, con Star Wars: Episode VII - The Force Awakens (Star Wars: Episodio VII – Il risveglio della forza) e Star Wars: Episode VIII - The Last Jedi (Star Wars: Episodio VIII – Gli ultimi Jedi, 2017), in attesa dell’ultimo capitolo, ancora senza titolo, Episodio IX, che uscirà nel dicembre 2019. Unica certezza, da sempre, in questo marasma di prequel e sequel – non contando spin off sia televisivi che cinematografici, live action e animati, nonché derivazioni fumettistiche, videoludiche e librarie (ed emulazioni di varia natura) – è la reale entità dell’Universo Starwarsiano: la sua ‘Musica’. Colei che, divenuta la marcia stellare sinfonica più famosa nel globo, il tema dei temi per eccellenza della fantascienza cinematica, ha composto John Williams (si legga un nostro articolo sulla sua carriera con relativo monografico) che nel 1978 gli fece aggiudicare il suo terzo di cinque Oscar totali, con 51 candidature all’attivo – il personaggio vivente con più nomination nella storia e il secondo dopo Walt Disney –, dopo averlo vinto con l’adattamento della partitura e delle canzoni originali del musical drammatico Il violinista sul tetto (1971) e Lo squalo (1975) del sodale amico di una vita, Steven Spielberg.

Citando uno stralcio di un nostro articolo commemorativo per gli 80 anni di Williams, che attualmente è un uomo di 87 anni di una brillantezza compositiva da fare invidia a molti colleghi giovani, per tornare al perché dell’importanza della musica di Guerre stellari: “Il successo planetario di Star Wars e della sua colonna sonora – più di 4 milioni di copie vendute del soundtrack album – ha anche il positivo effetto di far tornare in auge la tradizione musicale hollywoodiana e di renderla commercialmente appetibile per le major. “Improvvisamente ci siamo ritrovati tutti nuovamente pieni di lavoro”, affermò Elmer Bernstein.”. Difatti la bellezza, ancora adesso, della OST del primo film del ’77 è insuperata e di una freschezza di linguaggio che la fa apparire come scritta ai nostri giorni, talmente ‘avanti’, seppur ancorata a quella ‘tradizione’ della Golden Age cine-musicale e della musica classica, che si potrebbe inserire in uno sci-fi attuale facendolo diventare immediatamente iconico, come avvenne per il capostipite della Saga lucasiana. Perché il reale punto di forza di Star Wars: A New Hope fu la colonna sonora williamsiana. Fondamentalmente era ed è una pellicola basata sul topos esemplare della lotta tra il bene e il male, una summa vera e propria della fantascienza allacciata al puro “Sense of Wonder”, una favola galattica con rimandi espliciti ai generi western e guerra classici, con una smaccata spiritualità religiosa, mistica e psicoanalitica dalle provenienze più svariate e un low budget per l’epoca che in ogni caso gli fece sbancare i botteghini, guadagnando dieci volte di più del suo costo iniziale – alla faccia di Brian De Palma che ad una visione privata per gli amici e colleghi registi, disse in modo assai critico all’amico Lucas che il film era troppo favolistico ed esageratamente epico e non avrebbe recuperato i soldi investiti – rendendo George Lucas uno dei tycoon più ricchi del mainstream hollywoodiano, in particolar modo per merito dell’indotto pubblicitario e di merchandising che ne conseguì.

Tutto questo clangore mediatico, che ad oggi continua a risuonare globalmente nelle vecchie e nuove generazioni e nella critica specializzata, si deve, torniamo a ribadirlo a gran voce, alla partitura di John Williams che ha impreziosito e innalzato il valore già di per sé commendevole del film originario. E alla fine, dopo anni e anni di attesa e cine-concerti di film più o meno agognati, al Teatro degli Arcimboldi, in due serate ed una pomeridiana di un gelido Aprile, la 21st Century Orchestra, sotto l’attenta e partecipe direzione del Maestro fuoriclasse Dirk Brossé, ha surriscaldato il folto pubblico di appassionati che al comparire, sul grande schermo al di sopra della compagine orchestrale, la scritta “Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…”, trepidamente in attesa dello squillare degli ottoni della celeberrima fanfara williamsiana, ha applaudito in maniera torrenziale ed esaltata. Cosa che tra l’altro si era già in parte verificata con l’altrettanto famosa fanfara della 20th Century Fox composta dal grandissimo Alfred Newman nel 1954 che campeggiava all’inizio del film prima del titolo.
La “Star Wars: Film Concert Series”, prodotta su licenza di Disney Concerts in collaborazione con 20th Century Fox e la Warner/Chappell Music, a Milano ha realizzato il sogno di innumerevoli Fan, sperando che colmi il loro e il nostro desiderio di poter vedere nel medesimo modo anche il cine-concerto de L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi, ulteriori forme musicali stupefacenti di Williams. Poi, se si riusciranno a vedere, ovvero ‘sentire’, anche i prequel, gliene saremo grati, ma sempre per il medesimo motivo: le superbe score williamsiane!
La OST di Guerre Stellari nel 2005 è stata selezionata dal The American Film Institute in qualità di migliore colonna sonora americana di tutti i tempi. E addirittura la Biblioteca del Congresso presso il National Recording Registry conserva la composizione in quanto “culturalmente, storicamente e artisticamente significativa”.



Sentire un’importante orchestra come la 21st Century Orchestra, fondata nel 1999 da tre musicisti tra i quali Ludwig Wicki e specializzatasi in cine-concerti, ossia l’intero film proiettato con la musica in sincrono perfetto con le immagini, eseguita dal vivo – un’esperienza visiva e anzitutto d’ascolto unica, rara e particolare in special modo quando il binomio tra musica e immagine è qualcosa di altamente significativo nella Storia della Settima e Ottava Arte –, e concerti di Film Music in tutto il mondo, non ha pari. Diretta di volta in volta da illustri Direttori d’orchestra, come in questo frangente dal rinomato Maestro belga Dirk Brossé – di cui a breve pubblicheremo la nostra intervista esclusiva registrata prima del cine-concerto Starwarsiano in cui ne scoprirete delle belle – scelto personalmente da Williams per portare in tour lo ‘Star Wars in Concert’. Una tournée che comprenderà 180 date: un vero tour de force è proprio il caso di dire nel quale crediamo vivamente che la Forza sarà sempre con Brossé, sempre!
Lo stesso Maestro aveva portato in giro per il globo lo “Star Wars in Concert”, e in Italia al Mediolanum Forum di Assago il 26 marzo 2010, comunque non un cine-concerto come questo in esame, bensì un concerto di suite della saga,  narrato dall’attore Anthony Daniels alias il robot C3PO (da noi D-3BO), amico scorbutico di C1-P8 (in originale R2D2), con la prestigiosa Royal Philharmonic Orchestra. Quindi nelle vene di Brossé, come ha ben compreso John Williams, scorre possente la Forza ed è stato Lui che ci ha fatto rivivere le gesta di Luke Skywalker, Leila Organa, Ian Solo, Obi-Wan Kenobi, Chewbecca, i due droidi succitati e Dart Fener, facendoci viaggiare a bordo del mitico Millennium Falcon per oltre due ore, comprensive di intervallo com’era d’uso nelle sale cinematografiche del passato, tra i pianeti di Tatooine, Alderaan, Yavin, vivendo in prima persona la lotta tra Ribelli e Impero per sopravvivere alla più distruttiva arma da battaglia, la Morte Nera, una stazione spaziale da combattimento grande come una luna e con una potenza di fuoco tale da annientare in un sol colpo un intero pianeta.

La pellicola, proiettata col meraviglioso doppiaggio italiano originale che oggi risulta forse più ingenuo (vedi ‘La guerra dei Quoti’ invece del più corretto ‘La guerra dei Cloni’), purtroppo supportata da improponibili sottotitoli sempre in italiano, riveduti, aggiornati e corretti in malo modo da indurre il pubblico in più di un’occasione a ridere di gusto e logicamente a distrarsi, è quella dell’edizione del 1997 con alcune scene ed effetti speciali aggiunti che, personalmente, ho sempre trovato inutili e svilenti del risultato filmico originario (sappiamo che Lucas non è mai stato soddisfatto del primo film per i problemi di budget e dei mezzi effettistici dell’epoca che non gli avevano permesso di girare e creare ciò che in realtà desiderava!). Doveroso annotare anche un disequilibrio notevole del mix effetti/dialoghi che nella mezz’ora quasi abbondante di diverse sequenze senza musica di supporto, facevano apparire Guerre Stellari come un film muto; la cosa è risultata alquanto fastidiosa e inducente a sonnolenza certa.  Per fortuna c’è lo score di Williams che tutt’oggi riserva ad ogni nuovo ascolto qualche perla nascosta, che in un cine-concerto come questo, senza farsi distrarre troppo dalla bellezza e giocosità avventurosa del film tuttora intatte dopo 42 anni dalla sua comparsa nei cinema, risaltano maggiormente e ne svelano l’ineguagliabile potenza musicale espressiva.



E George Lucas che voleva una partitura per Guerre Stellari sulla linea di quella di Stanley Kubrik per 2001 odissea nello spazio, composta da brani di musica classica preesistenti – egli bramava la musicalità del Tardo Romanticismo di Richard Strauss e dei lavori di Erich Wolfgang Korngold e Max Steiner per il grande schermo – fu persuaso dal suo grande amico Steven Spielberg, che aveva da poco finito le riprese di Incontri ravvicinati del terzo tipo, ad assumere come compositore dello score John Williams, neo-vincitore del Premio Oscar nella categoria migliore colonna sonora con Lo squalo nel 1976. Nel marzo del 1977 l’autore di capolavori cine-musicali quali la saga di Indiana Jones e i primi tre film di Harry Potter, Superman, Schindler’s List, E.T., cominciò a dirigere l’importantissima London Symphony Orchestra, registrando per 20 giorni; il risultato finale di una partitura strepitosa andò a creare un vinile 33 giri di 16 tracce, distribuito con il titolo di ‘Star Wars - Original Soundtrack’. Nella partitura williamsiana si rintracciano linguaggi espliciti di compositori classici quali Gustav Holst, William Turner Walton, Giacomo Puccini e Igor' Fëdorovič Stravinskij, allontanandosi in minima parte da quello che Lucas gli aveva suggerito. Il Main Theme del film è divenuto il leitmotiv più iconico della Storia del Cinema; a tal proposito, per gli amanti incontenibili di questo Tema araldico ed eroico come non ne sono mai stati composti per il Cinema, e soprattutto per chi non lo sapesse ancora, nel doppio CD, su etichetta BMG/RCA Victor del 1997, con l’edizione integrale della colonna sonora di Una nuova speranza (contenente 24 brani per un totale di 105’ di musica con una sola bonus track), vi è una sorpresa, se non avete letto con attenzione il libretto: alla fine del pezzo “Binary Sunset (Alternate)” dopo 2’45” di silenzio compaiono per magia in una traccia fantasma 5 registrazioni del Tema Principale che servirono a giungere con tre di esse al montaggio definitivo del Leitmotiv come lo si ascolta nel CD e nel film.

  

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Daniela Bocconi

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