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02 Dic2018

Fabio Frizzi – Frizzi2Fulci

Scritto da Daniele Magni. Pubblicato in Reportage

Fabio Frizzi – Frizzi2Fulci @ Circolo Magnolia, domenica 25 novembre 2018.

Ho visto cose...
Ho visto i Goblin di Simonetti musicare Suspiria in una sala cinematografica di tutto rispetto a Seregno, con un'organizzazione tecnica impeccabile. Una favola!
Ho visto i Goblin di Simonetti musicare Zombi in un postaccio milanese (il Serraglio, gestito da gente antipaticissima) tra mille inconvenienti tecnici e con un lenzuolo rattoppato al posto dello schermo. Una merda!
Questo per dire che ogni show dovrebbe essere proposto al meglio e nel posto giusto.

Cioè, che senso ha mettere Fabio Frizzi con il suo progetto Frizzi2Fulci all'interno di un festival di Death Metal, benchè da headliner? Eppoi, il Magnolia è un ottimo posto per i concerti, soprattutto in estate, ma qui parliamo di uno show che DEVE essere fatto a teatro, o in un cinema, con il supporto delle immagini a un buon (perlomeno) livello.
Così, partirò dalla fine, e vi dirò che quello che mi è rimasto in bocca è il sapore amaro dell'occasione sprecata. La voglia di vedere un vero show del grande Fabio è rimasta intatta. Sì, perchè Fabio è davvero un grande, come musicista e come uomo. Perchè è bravo e perchè è di una disponibilità e simpatia davvero incredibili. Ma veniamo al concerto.



Finalmente, dopo tutta una giornata di cagnacci urlanti, l'ultima band di truzzi lascia il palco, e con loro tutto il pubblico che ha movimentato il VV I T C H FESTIVAL fino a quel momento. Il cambio sotto il palco è totale: fuori i metallari, dentro gli amanti del cinema horror. Fabio presenta la band e si conquista subito la simpatia da tutti.  A sorpresa parte con un'anteprima: il tema per il nuovo, ennesimo capitolo della serie prodotta da Charles Band Puppet Master, ovvero Puppet Master: The Littlest Reich a base di giocattoli assassini che vedremo prossimamente. Il pezzo è bello e si inserisce perfettamente nel repertorio “de paura” del maestro. I giovani componenti della band che lo accompagna sanno suonare, eccome! E la corista che impreziosisce l'esibizione con vocalizzi di un certo livello è decisamente in parte. Se proprio vogliamo trovare un piccolo difetto è che forse quest'ultima, nel corso dello spettacolo, tenderà ad essere un po' troppo presente, arrivando a volte quasi a prevaricare la band, ma mai a limitare il godimento dell'esecuzione. Un'altra sorpresa per continuare, questa volta dal passato remoto: Delitto in via Teulada, film del 1980 diretto da uno dei registi più simpatici e estroversi che abbia mai conosciuto: Aldo Lado.



Notevole chicca. Non sarà l'unico guilty pleasure della serata, però, perchè se è pur vero che il concerto sarà incentrato sulle grandiose colonne sonore per il mito Lucio Fulci, che saranno tutte snocciolate con grande perizia (Manhattan Baby, Sette note in nero, Un gatto nel cervello, Paura nella città dei morti viventi, fino ad arrivare all'immancabile “marcia degli zombi” di Zombi 2 e a una versione riveduta e corretta de L'Aldilà), e anche vero che il maestro vuole assolutamente dare di più al suo pubblico, che dal canto suo avverte l'esigenza dell'artista di donarsi al massimo e si sente per questo estremamente gratificato, in gongolante adorazione del suo idolo. E quindi ecco il medley da I quattro dell'apocalisse, sempre Fulci ma in versione western; ecco la musica scritta per un audiolibro di Black Cat di Edgar Allan Poe... E siccome non c'è Poe senza Lovecraft, ecco la partitura dedicata ad un classico dello squinternato scrittore di Providence (uno dei racconti che fa più paura, dice Frizzi): Picture in the house, sognante e inquietante nel contempo.



Insomma, ciccia c'è n'è in questo show e il pubblico, come dicevo, alla fine è soddisfatto e osannante.
Per quanto mi riguarda, la mia conclusione l'ho già anticipata prima.
La voglia di rivedere Frizzi2Fulci presto, SUBITO anzi, è grande. Ma in una location adeguata e senza i problemi tecnici che hanno funestato le proiezioni al Magnolia. Speriamo dunque ci sia presto l'occasione di rincontrare questo mostro sacro della musica da cinema in un contesto che lo possa valorizzare come merita. Alla prossima, Fabio. E comunque grazie.

Foto di Roberto Attanasio

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Daniela Bocconi

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