30 Ago2015
LaVerdi e le musiche del grande Cinema italiano!
LaVerdi e le musiche del grande Cinema italiano!

Reportage del concerto “The Golden Age of Cinecittà” di domenica 30 agosto 2015 presso l’Auditorium Giuseppe Verdi di Milano.
Lasciatemelo dire a gran voce, senza rischio di smentita: l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi è una delle migliori orchestre al mondo!
Potrebbe suonare di tutto (e lo fa!) senza alcun problema, perché il suo eclettismo è straordinario, passando con enorme disinvoltura e pregevolissimo virtuosismo dalla classica al jazz, dalla musica per immagini al pop, dalla contemporanea alla musica sacra, e via elencando.
Ogni qualvolta la si ascolta un brivido di entusiasmo scorre lungo la schiena e questo brivido emozionale intenso ha percorso tutto il pubblico entusiasta e attento al contempo, durante l’esecuzione di un importante e ricco programma di musica per film dedicato al repertorio italiano dell’Ottava Arte, con nomi illustri e geniali quali Nino Rota, Ennio Morricone, Riz Ortolani, Stelvio Cipriani, Armando Trovajoli, Giancarlo Bigazzi, Piero Piccioni, Fiorenzo Carpi, Alessandro Cicognini e Angelo Francesco Lavagnino. Un programma di un’ora e mezza che l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, sotto la direzione vitale ed energica di Giuseppe Grazioli che con i suoi gesti attirava lo sguardo del pubblico sempre più attorniato dalle note cine-musicali in movimento nell’auditorium, ha reso ancor di più unico e irripetibile, donando una veste nuova e preziosa ad ogni singolo brano o suite eseguita.
Tutti gli arrangiamenti, perché è doveroso citarli per la loro particolarità e innovazione, in aggiunta, come già accennato, ad una performance al fulmicotone e aggraziata nel medesimo tempo, a seconda dei temi eseguiti, hanno reso il concerto un evento meraviglioso e indimenticabile come di rado accade. Grazioli ha fatto volteggiare la sua bacchetta, aprendo il concerto di musiche per film con un brano extracinematografico commissionato dalla Verdi in occasione dell’evento internazionale di Expo Milano: “The Expo Variations: Malesia” di Nicola Campogrande (classe 1969), il quale ha composto 24 variazioni di brani per Expo 2015 di una struttura armonica e tematica dischiusa e mutevole che inglobano frammenti o echi degli inni nazionali dei Paesi ospitati proprio all’Expo e che aprono i concerti dell’Auditorium; in questa occasione è toccata alla Malesia con un brano di cinque minuti circa, dall’andatura obliqua di una marcia etnica veloce e cangiante, quasi folle nel suo sviluppo dalla forte impronta occidentale, ovviamente.
Un pezzo in cui l’orchestra può mostrare, grazie ad una direzione precisa ma euforica, tutta la sua eclettica padronanza degli strumenti sia singolarmente che all’unisono!
Il vero programma cine-musicale inizia subito dopo con la suite in quattro movimenti da Amarcord di Nino Rota per il sodale Federico Fellini, in cui Grazioli mostra la sua grande passione per il compositore milanese, scomparso nel 1979 a Roma, per il quale ha curato una serie di 6 CD (da noi recensiti) di inediti e non dal titolo “Nino Rota Orchestral Works”, davvero notevoli e di immenso valore musicale da possedere assolutamente nella propria collezione discografica: ascoltare i temi rotiani, intrisi di quella immaginifica essenza fiabesca e popolare, è sempre un momento che arricchisce dentro, tra quelle andature allegre e surreali che profumano di fellinismo dalla prima all’ultima nota, per fisarmonica solista, fiati e ottoni, due violini, percussioni e chitarra elettrica. Rota e Grazioli, un binomio sorprendente che si dimostra tale nell’altra suite da Guerra e pace di King Vidor del 1956, anch’essa in quattro movimenti, che ha chiuso la seconda parte del concerto, in cui si palesa l’altra anima rotiana, quella internazionale vicina alla Golden Age cine-musicale hollywoodiana, quella multiforme e geniale che l’Orchestra Verdi restituisce in maniera sublime attraverso un susseguirsi di pagine maestose, trionfalistiche, valzeristiche, schubertiane e malinconiche a suggellare la grandezza mondiale di Nino Rota, non solo da ricordare come il compositore delle marcette e dei temi circensi felliniani.
Nella prima parte del concerto abbiamo assistito, inoltre, ad una lunga suite per flauto solista e orchestra di temi differenti di vari autori di musica applicata: il noto e stimato flautista Andrea Griminelli ha eseguito il leitmotiv del film premio Oscar Mediterraneo scritto dal compianto Giancarlo Bigazzi (1940 – 2012), più celebre come paroliere di gruppi e cantanti famosi dagli anni ’60 in poi, tra cui Caselli, Tozzi, Vanoni, e fondatore degli Squallor. Il tema principale di Mediterraneo nel suono flautato di Griminelli e la direzione di Grazioli assurge a nuova espressione musicale, con il suo arrangiamento delizioso dall’andamento in levare tra l’etnico meridionale e il sinfonico moderno che lo impreziosisce notevolmente. Poi tocca al premio Oscar Ennio Morricone con l’avvicendarsi di temi altrettanto celebri ed eseguiti innumerevoli volte nelle sale da concerto, i leitmotiv di Nuovo Cinema Paradiso, Mission, Il clan dei siciliani e lo sceneggiato La Piovra 5 (la canzone “My Heart and I”): il flauto di Griminelli ondeggia tra la malinconica cinefilia di Tornatore, l’etnia struggente (pensata in origine per assolo di oboe) di Roland Joffé e la lotta alla Mafia nella bellezza ammaliante e candida, tra ritmiche energiche e momenti falsamente rasserenanti, del film di Henri Verneuil del 1969 con Alain Delon e la fiction del 1990 targata Rai. L’arrangiamento del noto compositore, orchestratore e direttore d’orchestra di incalcolabili colonne sonore, William Ross, per Il clan dei siciliani, nella mirabolante esecuzione dell’Orchestra Verdi, è stato uno dei momenti più alti del concerto, con un vestito sonoro nuovo e sfavillante. Griminelli continua ad emozionare con il suo strumento a fiato nella performance ardente e avvinta del tema primario del compianto Riz Ortolani (1926 – 2014) per lo zeffirelliano Fratello sole, sorella luna, con il controcanto solistico del sassofono (un’altra perla della serata). E chiude la prima parte di questo magma cine-musicale italico con l’Adagio del concerto per oboe di Alessandro Marcello, nel famoso arrangiamento di Stelvio Cipriani che ne cura lo score originale, per Anonimo veneziano del 1970. Applausi scroscianti del pubblico che inducono il flautista a regalare un minuto dell’arcinoto “Il volo del Calabrone” di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov in un’esecuzione veloce e accurata, da vero virtuoso qual è!
Dopo il breve intervallo, Grazioli culla il pubblico numeroso dell’Auditorium tra le note della splendida e mai più ristampata (grande lacuna discografica) OST di C’eravamo tanto amati scritta da quel genio popolar-jazzistico di Armando Trovajoli (1917 – 2013): una suite emozionale e avvolgente, colma di temi imbevuti di romanità come soltanto Trovajoli sapeva scrivere e l’Orchestra Verdi sigilla l’ennesima perla sonora con la sua performance.
Il torinese, ma romano d’adozione, Piero Piccioni (1921 – 2004) come in una sorta di trait d’union jazzistico con l’illustre collega summenzionato, viene omaggiato con una delle sue prime colonne sonore, eseguita per la prima volta in concerto, La notte brava di Mauro Bolognini del 1959 dalle marcate e calde influenze jazz con un tema portante che ricorda nella sua amara bellezza i leitmotiv immaginari per il sodale Alberto Sordi. Fiorenzo Carpi (sua l’indimenticata score per il Pinocchio comenciniano) viene ricordato con la partitura di Mio Dio, come sono caduta in basso! del 1974. Carpi (1918 – 1997) rivive tra ballabili allegri e un tema mesto. Ecco la volta di Alessandro Cicognini (1906 – 1995) che ha provocato più di un sorriso nel pubblico con la performance divertita e divertente di suoi spensierati e mai dimenticati temi per Pane, amore e… e Totò, Peppino e i fuorilegge. Infine chiude il concerto Angelo F. Lavagnino (1909 – 1987) con l’internazionale produzione del dramma storico Venere imperiale del 1963 e il suo adagio maestoso e superbo, il cui tema principale deve aver ispirato tantissimo Ennio Morricone nella composizione de La leggenda del pianista sull’oceano.
Grazioli agli applausi continui e trascinanti del pubblico strasoddisfatto ha elargito tre bis dall’esecuzione altrettanto effervescente ed eccelsa: il bellissimo leitmotiv di Cipriani per Anonimo veneziano, il notevole Trovajoli per Profumo di donna e Ortolani con la pluripremiata canzone “More” da Mondo cane.
Note a margine di mero costume nazional-popolare: un pubblico talmente entusiasta che una signora al secondo bis si è alzata dalla sua poltrona e si è avvicinata all’orchestra, ‘bussando’ nella gamba di uno dei violoncellisti che mentre suonava, basito, si è sentito domandare quale brano stessero eseguendo in quel preciso momento (sic!).
O una coppia di signore anziane che avvicinatesi al sottoscritto alla fine del concerto mi hanno chiesto quale fosse il titolo dell’ultimo brano eseguito (“More” di Ortolani) e scoprendo solo in quell’istante che avevano assistito ad un concerto di musica per film (sic!!)
E un signore anziano fuori dall’Auditorium che si lamentava sempre col sottoscritto del fatto che eseguire musiche per film sulla Mafia (vedi Il clan dei siciliani e La Piovra 5) è altamente diseducativo (sic!!!).
Scherzi a parte (il bello dell’italiota), un Concerto incredibilmente bello che conferma ancora di più che la Musica per Film è la nuova Musica da sala da concerto, senza sé senza ma!

Reportage del concerto “The Golden Age of Cinecittà” di domenica 30 agosto 2015 presso l’Auditorium Giuseppe Verdi di Milano.
Lasciatemelo dire a gran voce, senza rischio di smentita: l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi è una delle migliori orchestre al mondo!
Potrebbe suonare di tutto (e lo fa!) senza alcun problema, perché il suo eclettismo è straordinario, passando con enorme disinvoltura e pregevolissimo virtuosismo dalla classica al jazz, dalla musica per immagini al pop, dalla contemporanea alla musica sacra, e via elencando.
Ogni qualvolta la si ascolta un brivido di entusiasmo scorre lungo la schiena e questo brivido emozionale intenso ha percorso tutto il pubblico entusiasta e attento al contempo, durante l’esecuzione di un importante e ricco programma di musica per film dedicato al repertorio italiano dell’Ottava Arte, con nomi illustri e geniali quali Nino Rota, Ennio Morricone, Riz Ortolani, Stelvio Cipriani, Armando Trovajoli, Giancarlo Bigazzi, Piero Piccioni, Fiorenzo Carpi, Alessandro Cicognini e Angelo Francesco Lavagnino. Un programma di un’ora e mezza che l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, sotto la direzione vitale ed energica di Giuseppe Grazioli che con i suoi gesti attirava lo sguardo del pubblico sempre più attorniato dalle note cine-musicali in movimento nell’auditorium, ha reso ancor di più unico e irripetibile, donando una veste nuova e preziosa ad ogni singolo brano o suite eseguita.
Tutti gli arrangiamenti, perché è doveroso citarli per la loro particolarità e innovazione, in aggiunta, come già accennato, ad una performance al fulmicotone e aggraziata nel medesimo tempo, a seconda dei temi eseguiti, hanno reso il concerto un evento meraviglioso e indimenticabile come di rado accade. Grazioli ha fatto volteggiare la sua bacchetta, aprendo il concerto di musiche per film con un brano extracinematografico commissionato dalla Verdi in occasione dell’evento internazionale di Expo Milano: “The Expo Variations: Malesia” di Nicola Campogrande (classe 1969), il quale ha composto 24 variazioni di brani per Expo 2015 di una struttura armonica e tematica dischiusa e mutevole che inglobano frammenti o echi degli inni nazionali dei Paesi ospitati proprio all’Expo e che aprono i concerti dell’Auditorium; in questa occasione è toccata alla Malesia con un brano di cinque minuti circa, dall’andatura obliqua di una marcia etnica veloce e cangiante, quasi folle nel suo sviluppo dalla forte impronta occidentale, ovviamente.
Un pezzo in cui l’orchestra può mostrare, grazie ad una direzione precisa ma euforica, tutta la sua eclettica padronanza degli strumenti sia singolarmente che all’unisono!Il vero programma cine-musicale inizia subito dopo con la suite in quattro movimenti da Amarcord di Nino Rota per il sodale Federico Fellini, in cui Grazioli mostra la sua grande passione per il compositore milanese, scomparso nel 1979 a Roma, per il quale ha curato una serie di 6 CD (da noi recensiti) di inediti e non dal titolo “Nino Rota Orchestral Works”, davvero notevoli e di immenso valore musicale da possedere assolutamente nella propria collezione discografica: ascoltare i temi rotiani, intrisi di quella immaginifica essenza fiabesca e popolare, è sempre un momento che arricchisce dentro, tra quelle andature allegre e surreali che profumano di fellinismo dalla prima all’ultima nota, per fisarmonica solista, fiati e ottoni, due violini, percussioni e chitarra elettrica. Rota e Grazioli, un binomio sorprendente che si dimostra tale nell’altra suite da Guerra e pace di King Vidor del 1956, anch’essa in quattro movimenti, che ha chiuso la seconda parte del concerto, in cui si palesa l’altra anima rotiana, quella internazionale vicina alla Golden Age cine-musicale hollywoodiana, quella multiforme e geniale che l’Orchestra Verdi restituisce in maniera sublime attraverso un susseguirsi di pagine maestose, trionfalistiche, valzeristiche, schubertiane e malinconiche a suggellare la grandezza mondiale di Nino Rota, non solo da ricordare come il compositore delle marcette e dei temi circensi felliniani.
Nella prima parte del concerto abbiamo assistito, inoltre, ad una lunga suite per flauto solista e orchestra di temi differenti di vari autori di musica applicata: il noto e stimato flautista Andrea Griminelli ha eseguito il leitmotiv del film premio Oscar Mediterraneo scritto dal compianto Giancarlo Bigazzi (1940 – 2012), più celebre come paroliere di gruppi e cantanti famosi dagli anni ’60 in poi, tra cui Caselli, Tozzi, Vanoni, e fondatore degli Squallor. Il tema principale di Mediterraneo nel suono flautato di Griminelli e la direzione di Grazioli assurge a nuova espressione musicale, con il suo arrangiamento delizioso dall’andamento in levare tra l’etnico meridionale e il sinfonico moderno che lo impreziosisce notevolmente. Poi tocca al premio Oscar Ennio Morricone con l’avvicendarsi di temi altrettanto celebri ed eseguiti innumerevoli volte nelle sale da concerto, i leitmotiv di Nuovo Cinema Paradiso, Mission, Il clan dei siciliani e lo sceneggiato La Piovra 5 (la canzone “My Heart and I”): il flauto di Griminelli ondeggia tra la malinconica cinefilia di Tornatore, l’etnia struggente (pensata in origine per assolo di oboe) di Roland Joffé e la lotta alla Mafia nella bellezza ammaliante e candida, tra ritmiche energiche e momenti falsamente rasserenanti, del film di Henri Verneuil del 1969 con Alain Delon e la fiction del 1990 targata Rai. L’arrangiamento del noto compositore, orchestratore e direttore d’orchestra di incalcolabili colonne sonore, William Ross, per Il clan dei siciliani, nella mirabolante esecuzione dell’Orchestra Verdi, è stato uno dei momenti più alti del concerto, con un vestito sonoro nuovo e sfavillante. Griminelli continua ad emozionare con il suo strumento a fiato nella performance ardente e avvinta del tema primario del compianto Riz Ortolani (1926 – 2014) per lo zeffirelliano Fratello sole, sorella luna, con il controcanto solistico del sassofono (un’altra perla della serata). E chiude la prima parte di questo magma cine-musicale italico con l’Adagio del concerto per oboe di Alessandro Marcello, nel famoso arrangiamento di Stelvio Cipriani che ne cura lo score originale, per Anonimo veneziano del 1970. Applausi scroscianti del pubblico che inducono il flautista a regalare un minuto dell’arcinoto “Il volo del Calabrone” di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov in un’esecuzione veloce e accurata, da vero virtuoso qual è!
Dopo il breve intervallo, Grazioli culla il pubblico numeroso dell’Auditorium tra le note della splendida e mai più ristampata (grande lacuna discografica) OST di C’eravamo tanto amati scritta da quel genio popolar-jazzistico di Armando Trovajoli (1917 – 2013): una suite emozionale e avvolgente, colma di temi imbevuti di romanità come soltanto Trovajoli sapeva scrivere e l’Orchestra Verdi sigilla l’ennesima perla sonora con la sua performance.
Il torinese, ma romano d’adozione, Piero Piccioni (1921 – 2004) come in una sorta di trait d’union jazzistico con l’illustre collega summenzionato, viene omaggiato con una delle sue prime colonne sonore, eseguita per la prima volta in concerto, La notte brava di Mauro Bolognini del 1959 dalle marcate e calde influenze jazz con un tema portante che ricorda nella sua amara bellezza i leitmotiv immaginari per il sodale Alberto Sordi. Fiorenzo Carpi (sua l’indimenticata score per il Pinocchio comenciniano) viene ricordato con la partitura di Mio Dio, come sono caduta in basso! del 1974. Carpi (1918 – 1997) rivive tra ballabili allegri e un tema mesto. Ecco la volta di Alessandro Cicognini (1906 – 1995) che ha provocato più di un sorriso nel pubblico con la performance divertita e divertente di suoi spensierati e mai dimenticati temi per Pane, amore e… e Totò, Peppino e i fuorilegge. Infine chiude il concerto Angelo F. Lavagnino (1909 – 1987) con l’internazionale produzione del dramma storico Venere imperiale del 1963 e il suo adagio maestoso e superbo, il cui tema principale deve aver ispirato tantissimo Ennio Morricone nella composizione de La leggenda del pianista sull’oceano. Grazioli agli applausi continui e trascinanti del pubblico strasoddisfatto ha elargito tre bis dall’esecuzione altrettanto effervescente ed eccelsa: il bellissimo leitmotiv di Cipriani per Anonimo veneziano, il notevole Trovajoli per Profumo di donna e Ortolani con la pluripremiata canzone “More” da Mondo cane.
Note a margine di mero costume nazional-popolare: un pubblico talmente entusiasta che una signora al secondo bis si è alzata dalla sua poltrona e si è avvicinata all’orchestra, ‘bussando’ nella gamba di uno dei violoncellisti che mentre suonava, basito, si è sentito domandare quale brano stessero eseguendo in quel preciso momento (sic!).
O una coppia di signore anziane che avvicinatesi al sottoscritto alla fine del concerto mi hanno chiesto quale fosse il titolo dell’ultimo brano eseguito (“More” di Ortolani) e scoprendo solo in quell’istante che avevano assistito ad un concerto di musica per film (sic!!)
E un signore anziano fuori dall’Auditorium che si lamentava sempre col sottoscritto del fatto che eseguire musiche per film sulla Mafia (vedi Il clan dei siciliani e La Piovra 5) è altamente diseducativo (sic!!!).
Scherzi a parte (il bello dell’italiota), un Concerto incredibilmente bello che conferma ancora di più che la Musica per Film è la nuova Musica da sala da concerto, senza sé senza ma!
