31 Mar2014
Il “War Requiem” di Britten

Il “War Requiem” di Britten, inno di pace e di speranza
Reportage del concerto tenutosi all’Auditorium di Milano Giuseppe Verdi domenica 30 marzo 2014
Un concerto davvero emozionante quello messo in scena – è il caso di dirlo! – all’Auditorium di Milano. Il monumentale “War Requiem” di Benjamin Britten colpisce infatti visivamente, ancor prima che nella Sala risuoni una sola nota, per l’impressionante organico messo in campo da colui che è certamente il più grande compositore inglese del ‘900. Il palco pareva contenere a stento orchestra e coro, ai quali si affiancavano i solisti, un’orchestra da camera e – fuori scena – un coro di voci bianche.
La partitura venne commissionata a Britten negli anni Sessanta, per celebrare l’inaugurazione della Cattedrale di Coventry, ricostruita completamente dopo che era stata rasa al suolo dai bombardamenti, durante la Seconda Guerra Mondiale. Di qui il germe di un’idea semplice e potente: affiancare all’antico testo latino della Messa da Requiem, e al suo drammatico racconto del Giorno del Giudizio, brani del poeta inglese Wilfred Owen, caduto durante la Grande Guerra e che di essa è stato cantore partecipe e dolente. Da una parte, dunque, la grande orchestra, il coro e il soprano solista, guidati con mano ferma dalla valente Zhang Xian, dispiegano tutta la terribile potenza e l'attonito terrore dell'Apocalisse di Dio; dall'altra parte, Baritono e Tenore, accompagnati dall'orchestra da camera di Ruben Jais e, a tratti, dal coro di voci bianche fuori scena, tratteggiano mestamente l'Apocalisse dell'Uomo cui ogni guerra si riduce.
Le pagine si alternano in un crescendo drammatico di grande tensione e la musica intesse una relazione sempre più stretta tra due Abissi apparentemente così distanti, ma in realtà intimamente legati.
E sono infatti bellissime alcune pagine, come ad esempio il commovente "Lacrimosa", nel quale il testo latino diventa una sorta di voce fuori campo che da una grande, superiore distanza stende il velo di un’immensa Pietà sul racconto commosso di un soldato il cui corpo senza vita è adagiato sotto i raggi di un Sole che non è più in grado di riscaldarlo.
Il concerto ha registrato un meritato successo, e un applauso prolungato e caloroso ha idealmente abbracciato i molti responsabili di un’ottima riuscita: dai direttori d'orchestra, la cui intesa è stata perfetta, ai solisti - Othalie Graham, Mirko Guadagnini e Joseph Lattanzi - alle Maestre del Coro, Maria Teresa Tramontin e Erina Gambarini, ai bravissimi professori d'orchestra, fra i quali si sono distinti gli Ottoni, con un’esibizione di raro virtuosismo.

