05 Nov2013
Autunno musicale nel segno di Nino Rota!
Autunno musicale nel segno di Nino Rota!La musica extra filmica di Nino Rota (1911 – 1979) sembra aver sorprendentemente assunto un ruolo referenziale nell’autunno musicale del nostro paese con l’esecuzione a Firenze del “Concerto n. 2” per violoncello e orchestra avvenuta il 18 ottobre con la solista Silvia Chiesa e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino guidata da Tito Ceccherini, subito seguita da quella dell’oratorio “Mysterium” il 19 e 20 a Napoli con l’Orchestra e Coro del Teatro San Carlo diretti da Giuseppe Grazioli (www.teatrosancarlo.it) con la sua successiva replica a Roma il 4 novembre nella Chiesa di Santa Maria sopra Minerva nell’ambito del Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra (www.festivalmusicaeartesacra.net).
Un ulteriore omaggio al maestro milanese avverrà sempre a Firenze con la rappresentazione dell’opera Il cappello di paglia di Firenze in programma al Teatro Comunale (www.maggiofiorentino.it) a partire dal 4 dicembre.
Il fecondo rapporto di Rota con il grande schermo si concretizza con la scrittura di circa centotrenta partiture che lo portano a stabilire un rapporto quasi leggendario con Federico Fellini e a lavorare con brillanti risultati anche con altri importanti registi fra cui Lattuada, Franciolini, Castellani, Monicelli, De Filippo, Clement, Zeffirelli fino a Visconti (Il Gattopardo) e Francis Ford Coppola (Il Padrino 1 e 2).
Meno felice risulta la sua decisione di collaborare con King Vidor, autore di una mediocre trasposizione del dramma tolstoiano Guerra e Pace, così come con Sergeij Bondarchuk, icona ufficiale dell’estetica artistica sovietica e regista di Waterloo (1979), scaturito da un’appassita co-produzione fra la De Laurentis e la Mosfilm.
L’attività musicale extra filmica di Rota è notevole ma negli ambienti musicali è rimasta per molto tempo in secondo piano e solo di recente ha ricevuto un suo più obiettivo apprezzamento grazie a un crescente numero di registrazioni discografiche e all’impegno interpretativo concertistico di affermati artisti, in particolare il violinista lettone Gidon Kremer insieme alla sua orchestra Kremerata Baltica, i violoncellisti Silvia Chiesa, Mario Brunello, i maestri Giuseppe Grazioli, Riccardo Muti e Gianandrea Noseda.
Il concetto artistico di Rota è rivolto ad esaltare il valore universale della musica, cosa che loinduce a ricorrere a un linguaggio facilmente accessibile al grande pubblico e forse per questo in certi ambienti intellettuali snobbato e classificato come mediocre e ordinario. Pur vivendo nel turbolento contesto del ventesimo secolo Rota, come del resto accade in situazioni e modi differenti per Benjamin Britten, nel suo richiamarsi a schemi neoclassici, modelli tardo-ottocenteschi e del melodramma verdiano e verista si pone a grande distanza dalle correnti intellettuali e sperimentali così come dal razionalismo seriale delle avanguardie musicali europee. Gli viene in particolare rimproverato di avere optato per un cammino tranquillo con la produzione di una musica di taglio popolare e di avere rifiutato un confronto con un linguaggio proiettato verso la ricerca di nuove forme e contenuti.
Il suo linguaggio musicale si muove nel contesto dell’universo tonale e evidenzia una non comune immediatezza e freschezza espressiva associata a un innegabile fantasia motivica e raffinatezza cromatica che riesce ad avere grande presa sull’ascoltatore. Le costruzioni armoniche complesse non gli sono totalmente estranee ma le ritroviamo di rado nelle sue partiture. Egli preferisce seguire le invenzioni neoclassiche di uno Stravinskij piuttosto che le soluzioni dodecafoniche elaborate da Schönberg e comunque mantenere la melodia al centro del suo universo sonoro. Rota è anche un maestro del “persiflage”, ironica manipolazione di temi di altri compositori come ad esempio avviene con la “Marcia dei Gladiatori” di Julius Fucik, ridisegnata in modo singolare per Fellini nella colonna sonora de Lo sceicco bianco e che riaffiora in veste differente anche nel successivo La dolce vita.
Il suo “Concerto n. 2” per violoncello e orchestra (1973), concepito per un organico di dimensioniclassiche, appartiene alla fase compositiva conclusiva del musicista e rappresenta un significativo esempio della eleganza, spontaneità espressiva, freschezza melodica e timbrica che caratterizza il suo linguaggio.
La sua vocazione post-romantica fa intravedere peraltro in questa composizione qualche incrinaturache lascia spazio a punteggiature espressive più stridenti e contrastate. Dopo la classicheggiante introduzione dal sapore mozartiano con l’ingresso del violoncello, l’intenso canto elegiaco diviene poi avvertitamente spigoloso attenuandone in questo modo la prospettiva post-romantica.
La suggestiva manipolazione del tema mozartiano del “Concerto per violino K 216” del primo movimento (“Allegro moderato”) è seguita da un sognante “Andantino cantabile, con grazia” costituito da sei variazioni che vagamente rimandano alle “Variazioni su un tema rococo” di Čajkovskij. Il sentimentalismo che percorre la scrittura di questo movimento si mantiene nei limiti di un elegante distacco senza mai scadere in sterile languore. Una sottile carica ironica avvolge il singolare conclusivo “Finale: Allegro vivo” che con la sua vitalità ritmica lascia poi ampio spazio alle capacità virtuosistiche del solista.
Superlativa la prestazione della violoncellista Silvia Chiesa che vorremmo qui ricordare anche come interprete magnifica, insieme al pianista Maurizio Baglini, all’Amiata Piano Festival 2013 (www.amiatapianofestival.com) della “Sonata” in sol minore op. 19 di Sergej Rachmaninoff e della versione per violoncello e pianoforte di “Atonement”, tema dal soundtrack Espiazione scritto per l’omonimo film di Joe Wright da Dario Marianelli. Con il flessuoso melodizzare del suo strumento, l’elegante fraseggio, la imponente cavata e le sue folgoranti qualità tecniche la solista penetra in modo ammirevole l’universo sonoro di Rota e in perfetta intesa artistica con il Maestro Tito Ceccherini alla guida dell’Orchestra del Maggio Musicale, affronta la partitura con avvolgente carica espressiva e un non comune impegno intellettuale esaltando nella giusta luce e prospettiva un lavoro finora ingiustamente poco conosciuto ed eseguito.
Per tutti gli appassionati segnaliamo che Silvia Chiesa ha realizzato con la Sony un’edizione discografica dei due concerti per violoncello del compositore milanese (CD Sony 88697924102).
Il programma del concerto diretto dal Maestro Ceccherini includeva anche l’esecuzione di “Trasfigurazione”, splendido brano per orchestra del pianista e compositore Gianluca Cascioli (1979), dedicato alla memoria di Alfred Schnittke (1934 – 1998) e di “Eine Faust-Symphonie” R. 425 per tenore, coro maschile e orchestra di Franz Liszt.
“Mysterium”, oratorio per soli coro, coro di voci bianche e orchestra è stato composto da Rota su commissione della Pro Civitate di Assisi e qui eseguito in prima assoluta il 29 agosto del 1962.
La debordante fantasia melodica e ritmica che caratterizza molte sue scritture filmiche e non lascia qui il campo a un linguaggio compito, austero nella sua contenutezza introspettiva, a tratti solenne e mai declamatorio, moderatamente politonale e fortemente influenzato dalla generazione compositiva dell’ottanta rappresentata principalmente da Malipiero, Pizzetti e Casella.
Considerato uno dei suoi lavori più riusciti, “Mysterium” è basato su una compilazione di testi dell’Antico e Nuovo Testamento elaborata con l’assistenza dello scrittore pugliese Vincenzo Verginelli (1903 – 1987). La sua struttura architettonica composta da sette parti si presenta come un imponente affresco sonoro concepito in forma di meditazione dove il compositore sembra voler associare il valore universale del linguaggio musicale con il concetto cristiano-agostiniano di universalità del mistero della rivelazione.
Il “Mysterium” è percorso da una forte tensione interiore e stringente forza narrativa illuminata in modo esemplare dalla magistrale esecuzione dell’Orchestra, Coro e Coro di voci bianche del Teatro San Carlo di Napoli guidati dal Maestro Giuseppe Grazioli che, anche nelle non facili condizioni acustiche della romana chiesa di Santa Maria sopra Minerva, è riuscito a ottenere un risultato di ragguardevole equilibrio dei piani sonori.
Profondo conoscitore dell’universo compositivo di Nino Rota di cui sta realizzando una serie di registrazioni discografiche, Grazioli ottiene dall’orchestra grande trasparenza, avvolgente intensità espressiva, profondità e densità degli spessori sonori cui si accompagna la imponente prestazione dominata da straordinario nitore e incisività del fraseggio del Coro preparato da Salvatore Caputo e del coro di voci bianche diretto da Stefania Rinaldi.
Superlativo anche il quartetto delle voci soliste: Rocìo Ignacio, soprano, Marianna Pizzolato, mezzosoprano, Alessandro Liberatore, tenore, Gianluca Buratto, basso.
Sia a Napoli che a Roma il pubblico ha seguito il lavoro di Rota con grande impegno e concentrazione accogliendo l’esecuzione con lunghi e festosi applausi.
Un profondo riconoscimento va al Teatro San Carlo per il suo costante impegno nei confronti della musica del ventesimo secolo e in questo caso per aver reso possibile l’esecuzione e aver avvicinato il grande pubblico a una partitura ingiustamente poco conosciuta ma di notevole rilievo nel panorama della letteratura musicale del nostro paese.
