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  • C’era una volta a Roma…la Grande Musica Italiana!

06 Ott2011

C’era una volta a Roma…la Grande Musica Italiana!

Scritto da Massimo Privitera & Luca Villari. Pubblicato in Reportage

foto_redbull_concerto2.jpgC’era una volta a Roma…la Grande Musica Italiana!
Reportage del concerto-evento del 4 ottobre 2011 a Roma promosso dalla Red Bull Music Academy e interviste ai musicisti.

Raramente accade di assistere ad un concerto il cui programma offra scelte artistiche e musicali in alcun caso banali, coraggiose (a volte), e capaci (sempre)  di saziare anche gli appetiti musicali più robusti.
Il concerto dedicato alla musica italiana per film organizzato dalla Red Bull Music Academy per la tappa romana del World Tour 2011 è certamente tra questi.
La musica che ha reso celebri tante pellicole realizzate in Italia tra la seconda metà degli anni ’50 e la fine degli anni ’70 è divenuta nel tempo un elemento caratterizzante della nostra cultura musicale, cinematografica e non solo, contaminando le opere di registi e compositori, attivi nel nostro paese e all’estero,  grazie ad una estetica musicale, ad un carattere ed un “suono” riconoscibili fin dal primo ascolto. A questa identità musicale, stilistica, che ha affascinato e sedotto intere generazioni, è stato dedicato l’evento ideato da David Nerattini e Silvia Volpato, accolto, martedì 4 ottobre, dal pubblico della sala “Sinopoli” dell’Auditorium Parco della Musica in una calda e avvolgente serata d’ottobre romana con un ascolto attento, curioso, divertito.
Il lavoro realizzato dal direttore d’orchestra (nonché autore delle trascrizioni e degli arrangiamenti) Massimo Nunzi è davvero di grande valore, dal punto di vista musicale, filologico, e artistico. Attraverso un accurato lavoro di trascrizione, interpretazione e reinvenzione la musica per film di genere rivive nel suo splendore originario con un tocco di passionale modernità: le colonne sonore italiane dei film degli anni ’60 e ‘70  polizziotteschi, degli spaghetti western, degli horror e delle commedie hanno acceso con la loro carica esplosiva e intramontabile il pubblico numeroso (oltre mille presenze) ed entusiasta.
Le inconfondibili note, giusto per citare i più noti, di Ennio Morricone, Piero Piccioni, Piero Umiliani, Stelvio Cipriani, i Goblin e Luis Enriquez Bacalov, sono state illuminate da una luce nuova nata dall’incontro di artisti del passato e del presente capaci di creare un mix originale e virtuosistico ad alti livelli eseguendo le musiche per film del nostro indimenticato (ed oggi tanto rivalutato, soprattutto da importanti registi d’oltreoceano come Quentin Tarantino) cinema di genere che ha si sfornato il più delle volte film di serie B (e perfino Z), ma che ci ha regalato tante pregevoli pellicole.
Pellicole ancora oggi impresse nella mente di tutti noi, cinefili e non. Artisti, ancor meglio musicisti con la “M” maiuscola, del calibro di leggendari jazzisti e compositori come Dino Piana, Massimo Moriconi e Silvano Chimenti, star del jazz contemporaneo europeo quali Fabrizio Bosso e Daniele Tittarelli ed ospiti straordinari come Giuliano Palma e i Musica Nuda aka Petra Magoni & Ferruccio Spinetti.
Una compagine orchestrale di cinquantadue elementi diretti in maniera strepitosa e coinvolgente da Massimo Nunzi che ha trasmesso al pubblico tutta la passione con la quale ha coinvolto in questo importantissimo, raro e, al momento, purtroppo, unico concerto-evento tutti i grandi musicisti intervenuti, che sul palco hanno fatto rivivere - ognuno attingendo ai suoi ricordi e al suo modo incredibile di fare musica - alcune partiture per film recuperate da un patrimonio immenso del nostro cinema di un dì, che tanto ha insegnato e donato alla Settima Arte internazionale.
foto_redbull_concerto3.jpgUn repertorio di note per il grande schermo che ha visto succedersi negli anni denominati Silver Age nomi illustri e meno noti dell’Ottava Arte che  hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia del Cinema e nel nostro immaginario. Un concerto che ha presentato e fatto ascoltare un programma non scontato e forse di non facile e immediato appeal, se non per i fan più sfegatati e cultori della musica per film anni ’60 e ’70 nostrana.
Il concerto si è aperto con “Mark il poliziotto” di Stelvio Cipriani (1975) tratto dal film omonimo, a seguire Luis Bacalov con “Montreal Non Stop” da L’ultima Chance (1973), e poi ancora polizziotteschi con “Corsa mortale” di Peppino De Luca e i Marc 4, tratto da L’uomo dagli occhi di ghiaccio (1971), “Suspance and Flashback” di Alessandro Alessandroni (da Sangue di sbirro, 1970) e “Città violenta” di Ennio Morricone (tratto dal film omonimo del 1970) che chiudono il primo momento del concerto che rievoca un mondo di chitarre acide, pistole fumanti, bassi elettrici che graffiano, tradimenti e belle donne, il ruggire della batteria e delle percussioni, auto che sgommano  per sfuggire a sirene urlanti, e i pianti e le voci delle trombe, dei legni, dei sax.
Dal silenzio dritto al cuore arriva il suono dell’armonica di Juan Carlos Zamora interprete del celebre “L’uomo con l’armonica” di Morricone tratto da C’era una volta il West (1968) che in un attimo ci fa volare oltre oceano sporchi di polvere, con la sola voglia di fare un bagno caldo!
foto_redbull_concerto.jpgEd il Maestro romano, autore anche del brano successivo (“I Crudeli” , pezzo tratto dall’omonimo film del 1967) è certamente in ottima compagnia con Bacalov, autore di “Django” intensa canzone (tratta dal film di Corbucci che da il nome al brano) interpretata da un divertito e convincente Giuliano Palma, ed i fratelli Reverberi con “Nel cimitero di Tucson” brano tratto da  Preparati la bara del 1968 eseguito da uno straordinario Andrea Tofanelli alla tromba.
La musica di Piero Umiliani, il trombone di Dino Piana e la tromba di Fabrizio Bosso, che già era stata di Chet Baker, bastano (e non poteva che essere così) a nascondere  il sole, l’oro, ed una vecchia colt dietro una nuvola di fumo con “Smog” splendido pezzo tratto dal film omonimo di Franco Rossi del ’62 ambientato in una Los Angeles fumosa, e nostalgica. La commedia e lo spy movie all’italiana scorrono come fotogrammi sonori con titoli come I soliti ignoti (1958) di Piero Umiliani, Upperseven: l’uomo da uccidere (1966) di Bruno Nicolai o “Spiral Waltz” (tratta da La decima vittima, 1965) di Piccioni splendida e tecnicamente assai insidiosa canzone interpretata da Petra Magoni, con Ferruccio Spinetti al contrabbasso, in modo tanto convincente da far innamorare al primo ascolto.
E poi di corsa, come andando giù per delle scale buie, inseguiti dalla voce psichedelica della cantante islandese Gunnlaug Thorvaldsdottir che non si limita a cantare ma costruisce oggetti sonori che può scagliarti contro, e che fanno male davvero, se lei lo vuole.
Nello spazio siderale con “Robodog” di Morricone (dal film L’umanoide, 1979), per poi ripiombare in basso, nel buio, in un veloce viaggio attraverso il genere horror con “La terrificante notte del demonio” di Alessandroni (1971) dal film omonimo, le “7 note” di Bixio-Frizzi-Tempera da 7 note in nero (1977), per poi concludere con la musica composta da Gaslini e i Goblin per Profondo Rosso (1977) che ha segnato un genere, un modo di pensare e scrivere la musica per un film.
Uno spettacolo decisamente riuscito sotto ogni punto di vista, sia quello esecutivo che visivo.
Su di un grande schermo alle spalle dell’orchestra hanno fatto capolino durante tutte le performance titoli e visuals concept, per nulla invasivi, concepiti dal calligrafo e graphic designer Luca Barcellona, in collaborazione con il dj sudafricano, e pioniere della cultura hip hop in Italia, Sean Martin.
I più rappresentativi tra gli autori italiani di musiche per film dagli anni ’50 agli anni ‘70, attraverso le loro meravigliose, e ancor oggi incredibilmente moderne,  note sono entrati nel dna dei musicisti che hanno animato il concerto facendo si che le loro performance fossero talmente trascinanti e grandi da rendere ogni applauso del pubblico una standing ovation fragorosa.
Sentire suonare con il cuore e non distante dallo strumento e cantare con l’anima  e non lontani con la mente dalla canzone, musicisti, vocalist e cantanti eclettici e virtuosi sin nel midollo è stata un’esperienza indimenticabile e che chi scrive vorrebbe rivivere ogni qual volta un desiderio di grande musica da ascoltare ci assale.
Peccato per coloro che l’hanno perso o l’hanno, ancor peggio, ignorato, perché concerti del genere (e non chiamateli erroneamente di nicchia, sarebbe stupido e diseducativo!) ve ne sono uno su un milione, e sprofondare tra gli strumenti mentre vanno alla carica del nostro udito, immergendoci in un vortice di emozioni e sensazioni così forti e profonde, è qualcosa di enorme!
Non è stata semplicemente musica per film ma musica con la “M” maiuscola, interpretata da grandi artisti che l’hanno resa ancor più grande!                              

 

Interviste a cura di Massimo Privitera:
foto_redbull_concerto5.jpg

Colonne Sonore ha avuto l’immenso piacere ed onore di poter intervistare prima del concerto alcuni dei musicisti ed organizzatori dell’evento “C’era una volta a Roma” ponendo a tutti le medesime tre domande:
1) Cosa è per te la musica per film?
2) Un commento sul concerto dal titolo “C’era una volta a Roma”, promosso dalla Red Bull Music Academy, dedicato alla musica da film italiana anni ’60 e ’70.
3) Quali sono i tuoi compositori di musica applicata, sia italiani che stranieri, preferiti?

Di seguito le risposte degli intervistati e una breve nota biografica di ognuno:

Massimo Moriconi, bassista pluripremiato, da parecchio tempo un pezzo di storia del jazz e del pop italiano, a partire dalle sue intense collaborazioni con Mina ed Armando Trovajoli, giusto per citare un paio di nomi in un elenco di per sé lunghissimo. All’attività di turnista accompagna poi quella di docente (improvvisazione e tecnica strumentistica) all’Università della Musica di Roma.
1) La musica da film è metà film, è meravigliosa, specialmente quella che riesce a supportare le immagini egregiamente, ma che riesce ad essere autonoma slegata dalle immagini stesse. Un esempio notevole sono le musiche di Ennio Morricone che riescono a vivere con e senza le immagini che commentano.
2) Il concerto di questa sera è uno di quelli che ti fanno sperare nell’umanità, nel senso che capita raramente di sentire tutti gli strumenti reali suonare insieme, un organico così grande con un arrangiatore che si rispetti, insomma tutti i crismi che ci dovrebbero essere nel fare musica e che spesso non sono pensabili a causa dei budget sempre più ristretti, quindi quella di stasera è un’operazione meravigliosa, non perché ci sto io (ride), ma sicuramente perché, torno a ribadire, è sempre più rara un’organizzazione di questo tipo con un budget così notevole.
3) Non ho un compositore preferito, me ne piacciono tanti, a seconda dei film soprattutto. Giusto per citarne uno, andando sullo scontato, Ennio Morricone, comunque ve ne sono davvero tanti. Però più vado avanti, sia negli strumenti che nella musica, e ho sempre meno idoli, mi piace tutto.  Credo che non si possa misurare con un metro la preferenza di uno piuttosto che di un altro. Vado a momenti e chiaramente parlo di musica di serie A.

Egidio Marchitelli, chitarrista ed arrangiatore, è una figura di spicco nella scena delle orchestre televisive italiane, e il suo suono ha accompagnato artisti quali José Feliciano e Dionne Warwick. Alterna collaborazioni coi nomi migliori del jazz italiano, come Renato Sellani e Massimo Moriconi, a tournée teatrali come quella in accompagnamento all’attrice comica Annamaria Barbera (in arte “Sconsolata”).
1) La musica per film è in un certo senso un voler aumentare le percezioni di quella che è la musica normale. Accoppiata al film hai la possibilità di trasportare la gente su di un altro piano di percezione, difatti il film già ti porta a muovere la testa e immaginare cose che non vedi o magari vedi e, tramite dei contatti, ti riporta ad un immaginario che hai vissuto. La musica da film non fa altro che esaltare queste percezioni e potrebbe essere considerata, facendo un paragone, come la Red Bull (ride): tu normalmente hai un adrenalina, un’energia, nel momento in cui viene a mancare tutto questo, ti aiuti con la caffeina, con una bibita energitica come la Red Bull, quindi la musica per film potrebbe essere considerata un aiuto energetico al film, rivitalizzante! In ogni caso si parla di musica applicata di spessore per far si che tutto quello che ho appena detto accada.  
2) Un concerto e un progetto fantastico, notevole ed impegnativo, di grande impatto. La prima prova che ho fatto sono rimasto molto colpito, c’è molta energia, c’è in mezzo tutta la sostanza della musica, quella davvero buona, perché c’è la musica jazz, rock, progressive, sinfonica, rap, funky, veramente di tutto. La particolarità del programma di questa sera è il coraggio di sperimentare, cosa che oggi scarseggia. Un programma divertente proprio perché vi è la sperimentazione, allora tu sei lì e devi, non solo riportare ciò che è stato già fatto, ma metterci qualcosa di tuo, il massimo per un musicista!
3) E’ come se mi chiedessi chi è il tuo chitarrista preferito, logicamente Jimi Hendrix è un punto focale per me. Abbiamo l’orgoglio di avere Ennio Morricone, però non è l’unico, infatti quello che si denota dal programma del concerto di questa sera che noi possediamo un patrimonio cinemusicale spropositato, e la cosa che mi rammarica non poco è che nonostante questa ricchezza di repertorio, abbiamo un basso livello di coscienza. Ci sono persone al mondo che hanno un millesimo di quello che abbiamo noi, però si sforzano di valutarlo. Noi abbiamo così tanto e lo buttiamo nel cesso (ride).

Silvano Chimenti, prolifico session man e compositore, col suo particolarissimo suono di chitarra elettrica ha segnato l’identità di colonne sonore fondamentali quali Il mio nome è nessuno di Ennio Morricone oppure La legge dei gangsters di Piero Umiliani. E’ co-autore assieme ad Enrico Pieranunzi (sotto l’alias Pulsar Music Ltd.) della popolarissima soundtrack di Milano violenta, e alcune sue visionarie composizioni come “Contrazioni” e “Aromi esotici” sono ancora oggi fra i più ricercati lavori sonori anni ’70.
2) La possibilità di poter suonare con giovani musicisti e miei vecchi colleghi mi da tanta gioia ed emozione, soprattutto il piacere immenso di poter suonare insieme a Dino Piana, collega con il quale ho lavorato nell’orchestra della Rai, uno da me considerato il “Papà” della grande Orchestra Rai, a detta di tutti una delle migliori in Europa, purtroppo, ahimè, smantellata. Tornando a noi, il piacere reale di tornare a suonare questa sera con questi straordinari colleghi, adesso che sono in pensione! Suonare per me significa tanto, ti fa ritornare giovane, ti fa sorridere. Noi viviamo di musica, la musica è la nostra vita, quindi piuttosto che stare in casa davanti la televisione, ben vengano questi concerti. Mi ha dato parecchia gioia essere chiamato a fare questo concerto, sono davvero felice. Le prove mi hanno rimandato con la memoria al passato in cui registravo con grandi colleghi e cari amici le colonne sonore, e non solo, negli studi di registrazione. Non erano ancora i tempi del computer come oggi che, ahimè, il suo utilizzo toglie un briciolo, secondo me, senza alcuna cattiveria, di creatività, emozionalità. Mentre nella medicina il computer è progresso vero, nella musica è purtroppo un po’ regresso, perché toglie le emozioni, lo scambio di idee con altri musicisti, che è vitale, soprattutto per i giovani che si avvicinano alla musica. Il fatto di trovare questa sera tanti ragazzi bravissimi e geniali che suonano con me, mi da un’emozione indescrivibile. 
3) Ho parecchi ricordi di compositori di musica per film con cui ho lavorato e che ammiro tantissimo. Fra quelli che ricordo con più piacere ci sono Ennio Morricone, del quale rammento il mio primo lavoro con lui (ero spaventato da morire e intimorito!). Il film era Quattro mosche di velluto grigio di Dario Argento, nel quale Morricone desiderava una musica rock ed io ne improvvisai con la mia chitarra qualche nota, trovando subito un responso positivo dal Maestro romano che mi disse che la strada intrapresa era quella giusta. Sono diventato amico con tanti Maestri della musica applicata che considero dei veri e propri papà, giusto per citarne qualcuno, Gianni Ferrio, Egisto Macchi, Bruno Nicolai, Armando Trovajoli, in ogni caso la musica composta in quel lontano passato era quasi tutta bella. E confido che qualcuno, qualche produttore,  voglia riscoprire molti dei compositori della nostra musica per film di una volta attraverso altre manifestazioni come quella di questa sera. In ultimo, rammentando la mia esperienza lavorativa con Trovajoli, mi viene in mente che Armando, dalla grande vena compositiva melodica, dedicava parecchio tempo delle sue registrazioni di musica per film alla spiegazione dell’importanza dell’utilizzo del Tema nella pellicola, o Stelvio Cipriani, un carissimo amico, che arrivava negli anni ‘70 in studio di registrazione (un periodo in cui componeva tantissime colonne sonore contemporaneamente) chiedendo a me e ai miei colleghi musicisti di invetarci qualcosa perché il tempo era ristretto (ride). Ci si divertiva tanto, facendo dell’ottima musica improvvisata il più delle volte! In parecchie occasioni le cose migliori venivano fuori, da buoni italiani, mentre si era a tavola davanti ad un buon piatto!    

Giovane e talentuoso, Enrico Zanisi si è prima diplomato in pianoforte classico al Conservatorio de L’Aquila per poi scoprire il jazz, vincendo una borsa di studio sia per il prestigioso Berklee College of Music di Boston che per il Jazz Program della Manhattan School of Music. Oggi, intersecando i principi della composizione classica con quelli dell’improvvisazione jazz, sta ottenendo una serie invidiabile di premi e riconoscimenti sia coi suoi lavori da solista che in quelli in trio.
1) La musica per film è assolutamente indispensabile, e quella che ti crea emozioni, suspance, ciò che supporta e rende credibile un’immagine. Ho avuto occasione di parlare con qualche regista, soprattutto con coloro i quali conoscevano Sergio Leone, e mi hanno raccontato che per lui la musica era indispensabile. Mentre girava i suoi film Leone faceva ascoltare la musica composta da Ennio Morricone in anticipo per far comprendere al meglio agli attori sul set l’atmosfera della scena che stava per filmare.
2) Devo dire che è la prima volta che mi accade di eseguire delle musiche da film con un’orchestra del genere questa sera, con uno schermo gigante alle spalle che proietta delle immagini straordinarie, un progetto davvero enorme ed entusiasmante. Sono molto emozionato, io che sono il più giovane del gruppo di musicisti, appena 21 anni, e mi confronto con artisti del calibro di Massimo Moriconi, Silvano Chimenti, Massimo Nunzi e tutti gli altri artisti  che hanno creato la storia della musica in Italia!
3) Come non menzionare ovviamente Ennio Morricone, Armando Trovajoli e tutti quelli che hanno reso grande la musica per film! Musicisti completi che conoscevano non solo tutto ciò che ruotava intorno alla preparazione di un film, ma anche tutte le restanti forme d’arte, la cultura in generale. Musicisti che hanno tanto da insegnare a noi giovani di oggi!  

Già a quattordici anni Andrea Tofanelli entra nel giro dei turnisti professionisti. Dopo, arriva sì il diploma all’Istituto Musica L. Boccherini di Lucca ma soprattutto collaborazioni a cavallo tra jazz, pop e classica con nomi quali Maynard Ferguson, Dee Dee Bridgewater, Kenny Wheeler, ma anche Kid Creole, Gloria Gaynor, Burt Bacharach e George Michael.
1) La musica per immagini è qualcosa che caratterizza fortemente le immagini. Se mi capitasse di vedere un film che conosco bene senza la colonna audio, solo le immagini, riuscirei subito ad abbinargli la musica se mi ha fortemente colpito. Sarebbe bello, un grande sogno, se tutta la musica per film ritornasse ad essere suonata al cinema, come una volta, dal vivo durante la proiezione della pellicola. Ho partecipato a diverse sonorizzazioni live di film e l’esperienza è davvero notevole ed emozionante! Sentire la musica dal vivo sulle immagini da qualcosa in più al film stesso.
2) Il concerto di questa sera è strepitoso perché Massimo Nunzi è stato capace di mettere insieme un repertorio di musiche da film non logoro, cioè sempre quelle arcinote, che mi ha fatto venir voglia di vedere i film  di cui eseguiamo le colonne sonore. Sia l’orchestra che l’evento sono fantastici, musicisti meravigliosi, che si può dire di più! Forse dovremmo essere noi tutti grati alla Red Bull di essere parte di un evento del genere.
3) Essendo un trombettista mi verrebbe da dire, se parliamo di italiani, Ennio Morricone, se parliamo di stranieri, John Williams.

Giovanni Giorgi, batterista pluripremiato fin dalla più tenera età ed ex alunno della prestigiosa Berklee bostoniana, insegna oggi al CPM di Milano ma soprattutto suona a fianco a grandissimi nomi della scena jazz e pop, da Carl Anderson a Ricky Martin. Il suo progetto più recente, The Plug, lo vede impegnato con Gianluca Petrella ed Andrea Lombardini nell’esplorazione dei confini possibili fra be bop, funk ed elettronica.
1) Il mondo delle colonne sonore mi affascina moltissimo, spesso mi trovo ad acquistare cd di musiche da film; giustappunto ieri ho comprato Guerre Stellari del mitico John Williams, che è uno dei miei compositori preferiti.
2) Nel concerto di questa sera eseguiremo le musiche di compositori un filo meno conosciuti, a parte Ennio Morricone, e ringrazio enormemente Massimo Nunzi che mi ha chiamato qui a suonare con grandi solisti e membri dell’orchestra che stimo da anni. Sarà un concerto emozionante e il luogo in cui lo eseguiamo è meraviglioso, l’Auditorium di Renzo Piano.
3) Oltre al citato Williams, mi piace Luis Bacalov di cui eseguiremo due brani questa sera, e con il quale ho lavorato nel 2007 in un progetto dal titolo “Beatles Across the Universe” al Teatro Massimo di Palermo. Mi piace tanto Nino Rota, adoro le musiche de Il Gattopardo.

Fabrizio Aiello, percussionista da oltre trent'anni, con un’esperienza impreziosita da collaborazioni con stelle quali Paquito D'Rivera, Danilo Perez, Randy Brecker, Tony Scott, giusto per nominarne alcune, e da progetti che vanno dalle sonorizzazioni cinematografiche all'insegnamento, passando anche per dischi solisti (“Mambostar”, uscito per la Regroovable Jazz).
1) La musica per film, da musicista, per me rappresenta chiaramente il 50% delle immagini. Cosa c’è di più bello quando la musica si sposa perfettamente con le scene del film, quello è il momento più alto della pellicola! La musica in questo caso è assolutamente necessaria! Per me ovviamente rappresenta una componente fondamentale del film, ma non avrei potuto dirti diversamente.
Certe volte, addirittura, riesco ad immaginarmi le scene di un film solamente sentendone la musica! Mi è capitato alcune volte di fare dei turni di registrazione di colonne sonore e ascoltare in anticipo sulla visione del film le musiche, lì torniamo al discorso di cui sopra, immaginavo le scene solo ascoltandone la musica. Riesco a vedere attraverso la musica, riesce a trasferirmi questo forte sentimento!
2) Prima di tutto sono orgoglioso di far parte di questo progetto promosso dalla Red Bull e credo che quando questo è stato pensato da David Nerattini che ha chiamato Massimo Nunzi per diventarne il principale fautore, non cè stato migliore sodalzio artistico nella sua creazione. Nunzi è un bravissimo arrangiatore, conoscitore profondo di musica e capace di riunire tutti quei musicisti che questa sera eseguiranno delle musiche straordinarie.  Per cui sono particolarmente onorato di far parte della sua orchestra.
3) Morricone in primis, però quei compositori che Nunzi ha scelto di farci eseguire questa sera, Alessandro Alessandroni, Piero Umiliani, con il quale ho avuto l’onore di lavorare, poi Bacalov, sono tutti da citare. Noi da esportatori di melodia non abbiamo nulla da farci invidiare all’estero, abbiamo un patrimonio di musiche di compositori eccelsi.  

Prisca Amori, violinista da molti anni, ha collaborato alla realizzazione di diverse colonne sonore di grandi nomi del panorama cinemusicale italiano, su tutti Ennio Morricone, Paolo Buonvino, Nicola Piovani e Luis Bacalov. Ha prestato il suo violino anche a nomi della musica pop nostrana come Jovanotti e Fiorella Mannoia.
2) La musica per immagini è nel caso del concerto di questa sera un’esperienza molto gratificante, l’occasione per suonare con dei musicisti eccezionali e poter ascoltare delle musiche per film anni ’60 e ’70 di autori che non è facile poter sentire solitamente in un concerto di questo tipo. Lavorando moltissimo con nomi illustri della musica applicata, come Piovani, Bacalov, Morricone, diciamo che lo standard delle musiche che  eseguo è sempre quello che segue lo stile del compositore con cui si lavora. Eseguire delle musiche dalla tipologia completamente differente, che solitamente non suono, è stato molto interessante!
3) Amo ascoltare e collaborare con Ennio Morricone, con il quale lavoro dal 1993, eseguendo non solo musica per il cinema, ma anche musica impegnata. Un autore a 360° che riesce a toccare le corde profonde dell’anima di chi lo ascolta.
L’altro compositore che desidero citare è Paolo Buonvino perché lavorando in moltissimi suoi progetti cinematografici, e non solo, lo ritengo uno dei giovani talenti capace di riuscire ad inserirsi attraverso la sua musica in maniera assoluta nelle immagini, e poi ha tanta passione in ciò che fa!

Elvio Ghigliordini, destreggiandosi fra flauto e sax baritono, ha suonato davanti a platee sparse ai quattro angoli del mondo, dividendo il palco con artisti del calibro di Yusef Lateef, Eumir Deodato, Dee Dee Bridgewater e Gianni Ferrio. Due gli album all’attivo come band leader (“Flutin’ On Jazz” e “AlterAbile”), a cui aggiungere poi la collaborazione nel progetto Squintet assieme ad Andrea Biondi.
1) La musica nel film ha un’importanza fondamentale nel commentare le immagini, anche se forse è un po’ arduo dire questo, perché a volte le immagini parlano benissimo da sole! In alcuni momenti la musica può essere davvero importante per dare un’impronta maggiore alle immagini. Talvolta lo spettatore si commuove di più per la musica che sente nel film piuttosto che per l’immagine che sta vedendo.
2) Suonare in un concerto come quello di stasera, con dei musicisti così grandi, è davvero emozionante. Io ho suonato con Gianni Ferrio, con Armando Trovajoli, a parte il fatto che sono due persone spettacolari, e li apprezzo molto sia da un punto di vista musicale che da quello umano, sono molto generose, cosa che risulta difficile riscontrare oggi in altre collaborazioni musicali. Oggi esegui il lavoro e te ne vai, non c’è più un rapporto profondo, umano con chi collabori! In questo progetto, durante le prove del concerto di questa sera, ho ritrovato tutte le emozioni che ho vissuto lavorando a stretto contatto con i compositori che ho citato prima. Un’orchestra di oltre 50 elementi, 4 coristi, tanti bravi solisti, Massimo Nunzi alla direzione e agli arrangiamenti, devo dire un’emozione non da poco!  La maggior parte dei brani che eseguiamo appartengono a film che ho visto da piccolo e alcuni di essi sono diventati davvero famosi. Ed è un piacere immenso poterli suonare dal vivo stasera.

Juan Carlos Zamora inizia a studiare violino a soli sei anni, e a diciannove già è direttore dell’orchestra cittadina di Cienfuegos, Cuba, il suo paese di nascita, dopo gli studi nella principale scuola di musica a L’Avana. Da lì in avanti il trasferimento in Italia suonando con nomi fondamentali della scena pop (e non solo) quali Gabriella Ferri, Franco Califano, Pino Daniele, Rita Rondinella e Tullio De Piscopo. Versatile multi-strumentista, è assai conosciuto per la sua grande abilità con mandolino, pianoforte e armonica a bocca.
2) Io sono nato a Cuba e il primo innamoramento musicale è avvenuto attraverso la visione di un film al cinema. Mi sono innamorato del suono dell’armonica, quando ancora non pensavo di diventare un musicista e tanto meno un armonicista, visto che fin da piccolo ho studiato per diventare violinista, proprio durante la visione del film C’era una volta il West, quando sentii il tema dell’armonica suonato da Charles Bronson. Credevo fosse un film americano, invece tanto tempo dopo, venendo a vivere in Italia, ho scoperto che era un film italiano del grande Sergio Leone. Stasera avrò l’onore di eseguire quel celebre tema di Ennio Morricone all’armonica. Mi sono appassionato al suono dell’armonica, soprattutto quella cromatica, visto che mi piace suonare latin jazz, e che sento il bisogno di tutte le note della scala, quando ho conosciuto il mitico armonicista Toots Thielemans. Da quell’incontro ho intrapreso lo studio di questo strumento. Ad ogni modo ero lontano dal pensare che un giorno avrei eseguito il brano succitato in un posto straordinario come l’Auditorium Parco della Musica di Roma. Cerco di non pensare troppo all’esecuzione di questa sera perché l’emozione è tanta e mi assale di continuo, soprattutto in riferimento al mio ricordo di cui sopra. Inoltre sarebbe il classico brano dove si suonano due note, anzi tre, Mi Do miBemolle, il problema è che quelle tre note rappresentano una vita, sul serio, e non ho altre parole, l’emozione è troppa!


 

Dino Piana, Uomo-simbolo della scena hard-bop italiana degli anni ‘60, il suo virtuosismo estremo al trombone è diventato un marchio di fabbrica: dalle imprese col Basso-Valdambrini Sextet alle numerosissime (e oggi assai ricercate) registrazioni nelle colonne sonore anni ’70 (a partire da quella, cult, de La morte accarezza a mezzanotte di Gianni Ferrio) oppure in dischi quali “Today’s Sound” di Piero Umiliani, saccheggiatissimi ancora oggi per campionamenti ed effetti sonori.
1) La musica per immagini è una cosa importante, importante perché il musicista non solo suona per se stesso ma perchè deve interpretare l’immagine. E’ una cosa determinante, certamente il musicista è aiutato in questa fase primaria dal compositore prima di tutto e poi dal regista del film.
2) E’ molto bello e importante ricordare le colonne sonore del periodo d’oro del nostro cinema, gli anni ’60 e ’70. Io sono lieto di far parte dei solisti che suoneranno dal vivo questa sera.
3) Sono particolarmente legato a compositori del calibro di Riz Ortlani, Ennio Morricone, Armando Trovajoli, Gianni Ferrio, ai compianti Piero Piccioni e Piero Umiliani. Il periodo storico delle colonne sonore in cui ho lavorato era composto da questi grandi autori!

David Nerattini, di sicuro tra i più grandi punti di riferimento per chiunque sia appassionato alla ricerca di rarità musicali, è stato per anni il cuore pulsante dietro al magazine Superfly (assieme alla socia di lunga data Silvia Volpato), riportando tra l’altro alla luce gemme dimenticate di taglio funk, jazz e non solo. Da musicista, ha prodotto vario materiale hip hop (ad esempio per Colle Der Fomento), pop (ha lavorato con Raf), world e jazz (per la big band Orchestra di Piazza Vittorio), e tutt’ora sforna regolarmente radio show speciali per la RBMA Radio, sempre ricchi di rarissime proposte in vinile.
1) La musica per immagini in un certo senso è un miglioramento sia dell’uno che dell’altro aspetto, un plusvalore per entrambe le cose. Per assurdo la musica in alcuni casi può vivere senza le immagini, ma alcune immagini senza musica potrebbero sembrare, passami il termine poco felice, “lucubri”. Sono innumerevoli i casi in cui si ricordano maggiormente le musiche di un film piuttosto che il film stesso, magari talmente brutto da essere dimenticato in fretta. Ma la musica resta e vive di vita propria!  Nel Cinema italiano degli anni ’60 e ’70, trattato nel concerto di questa sera, ci sono molti film buoni e carini, alcuni passabili, ma tanti dimenticabili, e di questi ultimi, molti sono stati nobilitati da musiche stupende, forse fin troppo per film del genere.    
2) Stasera in parte celebreremo le musiche di quei film di genere che tanto hanno donato al nostro Cinema, celebreremo grandi compositori che hanno lasciato il segno. Il concerto di questa sera non è dedicato alle migliori colonne sonore italiane, anche perché avremmo dovuto inserire i soliti brani arcinoti, ad esempio Il Padrino di Nino Rota, Anonimo veneziano di Stelvio Cipriani, i soliti greatest hits riconosciuti a livello mondiale. Non parlo, però, di esecuzioni di brani di nicchia, più che altro la nostra idea era quella di far conoscere al nostro paese, che per assurdo li ignora (all’estero sono maggiormente conosciuti!), brani di compositori considerati erroneamente minori, la cui musica è sopravvissuta ben oltre il valore del film, e il tempo stesso. Nel tempo queste musiche hanno assunto significati diversi, anche e soprattutto attraverso l’interpretazione e i campionamenti di musicisti più o meno importanti. E’ un patrimonio il nostro che purtroppo stiamo riscoprendo solo adesso, e ancora in parte, dandogli però l’importanza che merita. Per molto tempo, visto che erano musiche e film considerati di serie B nessuno gli dava il giusto merito, anche perché vi erano, il più delle volte, nei titoli di testa nomi di compositori non celebri come i ben più blasonati vincitori dell’Oscar Ennio Morricone e Luis Bacalov. Penso a nomi quali quelli di Alessandro Alessandroni, Carlo Savina, Piero Umiliani, Piero Piccioni, che stasera scopriremo attraverso la loro musica. Abbiamo lasciato fuori uno dei grandi nomi, spesso eseguito in concerto, cioè Armando Trovajoli. L’idea era quella di suonare musiche non molto eseguite, che in questo caso sono state trascritte egregiamente da Massimo Nunzi attraverso l’ascolto delle registrazioni originali, dato che nel 99% dei casi non esistono le partiture originali di queste musiche, purtroppo andate perdute. Molti dei compositori eseguiti questa sera non sono più con noi, quindi è stato difficile reperire gli spartiti o consultarli, solo alcune musiche di Morricone, soprattutto il tema dell’uomo con l’armonica da C’era una volta il West, hanno una partitura, ma un po’ per scrupolo un po’ per rispetto nei confronti di Morricone, non abbiamo chiesto al Maestro aiuto, anche perché sappiamo che non ama che si ripropongano le sue musiche per i film di genere di quel periodo. Chiaramente non si può fare un lavoro sulle colonne sonore italiane senza inserire brani di Ennio Morricone, è impossibile, è il più conosciuto sia in Italia che all’estero per un buon motivo. E’ un musicista di livello superiore, ma tra i suoi contemporanei ci sono dei musicisti che vanno riscoperti, ed è quello che abbiamo cercato di fare con il concerto di questa sera.
Volevo sottolineare che oltre al lavoro sulle musiche è stato fatto parallelamente un lavoro sull’aspetto visuale del cinema di allora. Chiaramente non volevamo utilizzare clip o fotogrammi dei film citati, quindi abbiamo pensato di lavorare sull’immaginario di quel periodo, sulle locandine, sul lavoro dei grandissimi illustratori di quegli anni, sui font che all’epoca erano fatti a mano. Abbiamo coinvolto Luca Barcellona, un calligrafo eccezionale, di fama mondiale, che ha lavorato per grandi aziende, il quale è anche un appassionato delle colonne sonore di quel periodo. Il suo coinvogimento ha raggiunto, quindi, due livelli. Il suo lavoro, come quello di Massimo Nunzi, si è improntato sulla trascrizione e il ricreare quelle locandine e font mitiche, arrivando a farne qualcosa di nuovo, pur mantenendone lo spirito originario, così come per le musiche eseguite in concerto. La musica, come le altre arti in generale, una volta immesa nel mondo, diventa patrimonio di tutti e può creare conseguenze inaspettabili!
3) Chiaramente Ennio Morricone è imprescindibile. Continuo a scoprire nella sua filmografia sterminata colonne sonore che posseggono uno stile ben lontano da quello suo più celebre e celebrato. Dei compositori italiani, nonché amico e collaboratore di Morricone, mi piace Bruno Nicolai. Entrambi provenivano da una formazione musicale classica, ma al contempo riuscivano ad unire il rigore della musica contemporanea a quella considerata “bassa” cioè popolare, in questi due compositori questi due aspetti apparentemente lontani si incontrano in maniera perfetta. Alessandro Alessandroni è un compositore molto importante, anche lui collaboratore di Morricone, soprattutto dal punto di vista degli arrangiamenti, il suono della sua chitarra, il suo inconfondibile e spettacolare fischio. Il suono della sua chitarra è molto sottovalutato, quel suono così aspro di chitarra distorta che in sottofondo sentite in molti dischi di Morricone è il suono di un fine compositore che nasce come chitarrista. Infatti stasera suoniamo due brani distanti tra loro per genere che dimostrano però come fosse fine nel comporre pezzi dalle armonie particolari, spiazzanti. Non dimentico però autori come Piero Piccioni con le sue melodie intrise di jazz, Nino Rota e Carlo Rustichelli. Hanno scritto colonne sonore indimenticabili. Anche i compositori più recenti rispetto a loro, come i fratelli De Angelis o il trio Bixio-Frizzi-Tempera, ci hanno lasciato delle musiche davvero belle. Se penso ai compositori oltreoceano non posso non citare Elmer Bernstein, Jerry Goldsmith, John Williams, Bill Conti. Però ci tengo a dirlo che il mio compositore di sempre, quello preferito in assoluto, è Bernard Herrmann! 

   

Elena Somarè. Uno degli elementi che più caratterizza le colonne sonore di Ennio Morricone è lo spettrale fischio che evoca subito i desolati panorami del Far West (basti pensare a Per un pugno di dollari). Nell’arte del fischio come strumento, Elena Somaré è oggi una delle più grandi performer, come testimoniato nel sito da lei stessa creato “Il fischio magico”. Non è per altro il suo unico talento: nel suo curriculum anche la direzione di una serie di documentari jazz di grande successo e svariate mostre come fotografa in gallerie internazionali.
1) La musica da film è esattamente con la musica non da film, come quella da concerto. E’ come il colore della scena, la musica è quella che ti da i colori. Aumenta le emozioni dove vanno aumentate, anche il volume della scena!
2) E’ raro che in Italia si facciano cose di questo tipo, a differenza del resto del mondo dove si autocelebrano in tutto. Non dobbiamo dimenticare che in Italia ci sono registi e compositori che hanno insegnato al mondo intero come fare Cinema e Musica. Quindi l’autocelebrazione di questa sera ben venga, grazie al cielo!
3) Ovviamente fischiando adoro Ennio Morricone, che ha scritto grande musica per fischio, poi Nino Rota, Nicola Piovani, etc.

Giuliano Palma, aka The King, è un cantante innamorato dello ska, del reggae e del pop di qualità. Fattosi conoscere come voce dei Casino Royale, successivamente ha ottenuto grande successo col progetto di cui è leader, i Bluebeaters. Oggi la sua voce è richiestissima per collaborazioni nazionali ed internazionali, e nella sua carriera può vantare una considerevole collezione di dischi d’oro.
1) Se mi avessi fatto questa domanda diversi anni fa ti avrei dato un certo tipo di risposta, adesso la musica da film, purtroppo, non si fa più come quella di una volta, con gli strumenti veri, ma interamente seduti davanti ad un computer, anche se molti oggi farebbero fatica nel riconoscere un’orchestra reale da una campionata, tranne logicamente i musicisti, quelli veri.  Io sono classe ’65 e per me soundtrack vuol dire andare indietro nel tempo, sono cresciuto con le musiche degli spaghetti western, con le colonne sonore di Ennio Morricone, Luis Bacalov, di cui interpreto stasera la canzone principale del film Django. Erano marchi di garanzia musicale, composizione, esecuzione, suoni, tutti eccelsi! Io sono fondamentalmente un nostalgico, ancorato ai ricordi del passato quando ero piccolo e scevro da preoccupazioni serie da adulto.  
2) Organizzare e mettere su un’orchestra come quella di questa sera non si fa più nemmeno nei grandi spettacoli, oggi si fa tutto al computer, per quanto i computer odierni abbiano dei software pazzeschi dove senti degli archi che fai fatica a riconoscere come non veri. Io sono emozionatissimo all’idea di salire sul palco stasera e aver intorno a me una compagine orchestrale di oltre 50 elementi, con strumenti veri che diffondono intorno a me un suono reale mentre canto.  Oltre alla presenza di un grande schermo dove saranno proiettate delle immagini create da miei cari amici con i quali ho collaborato in passato e che adesso ritrovo con piacere.

L’educazione musicale di base arriva forse dalla musica classica, ma Petra Magoni con la sua voce è in grado di attraversare davvero qualsiasi genere musicale, dal jazz all’opera passando per rock e pop. Dotata di una tecnica strepitosa, oltre a fare da performer insegna regolarmente armonia vocale ed improvvisazione. Che agisca da solista o come partner di Ferruccio Spinetti nel progetto Musica Nuda, la sua è una carriera da anni costellata di continui successi.
Ferruccio Spinetti, bassista, si è fatto conoscere come colonna portante della sezione ritmica della Piccola Orchestra Avion Travel. Sucessivamente ha dato vita assieme a Petra Magoni al progetto Musica Nuda, con cui ha inciso sei album tutti di grande successo e contrassegnati da un approccio originale, profondo e intriso di jazz nel reinterpretare i patrimoni storici della canzone italiana.
1) La musica da film è una parte importantissima del film stesso, perché certi film che sono entrati di diritto nel nostro immaginario e nella storia del Cinema non sarebbero tali senza la musica che li accompagna. A volte le colonne sonore sono solo di puro commento alle immagini, altre volte sono musiche talmente belle che reggono benissimo separate dalle immagini. Noi due come gruppo Musica Nuda abbiamo da poco composto le musiche per un film dal titolo La misura del confine di Andrea Papini, la sua seconda opera. Andare in studio e creare la musica di supporto alle immagini è un’esperienza straordinaria, che va ben oltre la creazione di una canzone. Ci è capitato di comporre le musiche per un film muto, Vedi Napoli e poi muori, anche questo un lavoro molto bello, perché ci ha dato delle suggestioni molto diverse.
2) Anche se un concerto del genere è molto raro nel panorama italiano, ci hanno riferito che è tutto esaurito, la Sala Sinopoli è piena, più di 1400 persone hanno comprato il biglietto, quindi ciò che la gente e i giornalisti dichiarano di nicchia in realtà è molto popolare. Nel senso buono del termine! Per cui i pezzi che suoneranno stasera sotto la direzione di Massimo Nunzi sono ancora una volta la dimostrazione di come sia in passato che ancora oggi abbiamo prodotto della grandissima musica. Basta trovare lo spazio adatto per promuoverla, non solo i talent show. E’ una serata dove senz’altro c’è un enorme dispendio di mezzi, di musicisti, e questo sicuramente non è una cosa che ci si può permettere tutti i giorni, quindi grazie a chi ha avuto questa splendida idea. Di non puntare sulla solita cosa “commerciale” ma di qualità e comunque fruibile da tantissime persone.  

Un ringraziamento alla Red Bull per il notevole supporto, l’enorme gentilezza e la grande disponibilità, nonché un grazie sentito a tutti i musicisti e gli organizzatori del concerto.

Maggiori info su:
http://www.redbullmusicacademy.com/worldtour/rome/index-it.html

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Daniela Bocconi

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