Reportage del concerto-tributo in memoria di Lelio Luttazzi a Milano

Un tuffo nello Swing di classe!
Reportage del concerto-tributo in memoria di Lelio Luttazzi presso il Blue Note di Milano del 22 febbraio 2026
Quando le mani battono a ritmo frenetico, il corpo non riesce a stare fermo, scosso da quel piacevole desiderio di alzarsi in piedi e ballare gaudente senza freni, la testa non fa altro che muoversi da una parte all’altra, beatamente stregata dalle note che sta ascoltando, e anzitutto si abbandona il gesto, assai distraente e disturbante altrui spettatore, di scattare foto e fare video col proprio telefonino, allora ci si è trovati ad assistere ad un concerto coi fiocchi, che ci ha fatto del gran bene e ritornare alla propria casa con la gioia nel cuore… e con il piacere di ascoltare immediatamente le composizioni di colui o colori i quali sono stati eseguiti divinamente bene.


Tutte sensazioni gestuali ed emotive provate durante (e prolungatesi ancora dopo) il concerto tributo al grandissimo genio di Lelio Luttazzi (1923 – 2010), portato in scena presso l’insigne locale Blue Note di Milano. La Big Band Jazz Company, la cantante e compositrice Caterina Comeglio, altre special guest e i giovani finalisti del premio pianistico dedicato proprio al triestino di nascita, famoso pianista, attore, cantante, compositore, direttore d’orchestra, showman televisivo e radiofonico, scrittore e regista, hanno performato una serata di quasi due ore che è rimasta impressa indelebilmente in colori i quali hanno avuto la fortuna di esservi presenti. Un concreto straordinario tuffo in specie nello Swing ed anche nel Jazz, tanto amati da Luttazzi in tutta la sua carriera, da divenirne uno dei maggiori e più rilevanti interpreti e autori dell’epoca – parliamo degli anni d’oro del cinema, della televisione, della radio e della società modaiola e culturale italica, ovvero gli anni ‘50, ‘60 e ‘70 (per maggiori dettagli sulla vita, carriera e figura autoriale dell’artista a 360 gradi vi rimandiamo alla nostra recensione del libro di Nadia Pastorcich “Lelio Luttazzi e la settima arte – Musicista, attore e regista” del 2021 che potete leggere qui) – per merito di una compagine di tutto rispetto, la suddetta e rinomata Big Band Jazz Company (una delle più longeve formazioni italiane, con un carnet di oltre 500 concerti in Italia e all’estero, con collaborazioni influenti con artisti di livello internazionale quali, tra i tanti, Bob Mintzer, Dee Dee Bridgewater, Lee Konitz), capitanata dall’imponente personalità sia musicale che d’intrattenitore di primo livello del Maestro Gabriele Comeglio (le sue battute fulminanti e la verve comica azzeccatissima e pungente hanno anticipato molte delle presentazioni dei brani e dei musicisti della splendida serata), sassofonista virtuoso che ha entusiasmato il folto pubblico, come d’altronde tutti i maestri a lui affiancati, ad ogni esecuzione.


Performance che ha visto avvicendarsi ben tre cantanti di elevato talento, la succitata e nota Caterina Comeglio (voce recitativa altamente chiara ed espressiva in linea con il genere musicale interpretato), Maggie Charlton (vocalità squillante e al contempo morbidamente jazzy, come una Mina prima maniera) e Chiara Giannella (voce radiosa e ammaliante, acuta e affascinante), e tutti i pianisti finalisti dell’ultima edizione del Premio Lelio Luttazzi (Ludovico Cucchetti, Matteo Maranzana, Edoardo Bosi e Giovanni Panzeri), tra cui il vincitore Giuseppe Blanco, con meravigliosi e travolgenti arrangiamenti ideati dal Maestro Comeglio e le brillanti orchestrazioni da parte degli studenti dei corsi di arrangiamento del CPM di Milano – in sala vi era Luca Nobis, chitarrista, compositore, docente e coordinatore a sua volte dei docenti proprio del Centro Professionale di Musica fondato da Franco Mussida –.


Il repertorio (non solo originale) di Lelio Luttazzi, eseguito, non ha visto estrapolazioni da colonne sonore della sua lunga carriera nell’ambito – quelle più popolari Totò lascia o raddoppia, Totò Peppino e la malafemmina, Gambe d’oro, Classe di ferro, Promesse di marinaio, Risate di gioia e Venezia la luna e tu – bensì alcuni brani strumentali e canzoni stra popolari e perfino inediti, suonati per l’occasione grazie all’intervento della moglie Rossana del Maestro Luttazzi, presente al Blue Note, la quale li ha recuperati dall’archivio Rai di Torino, ossia “La curiosità” e “One More Blues”: altri titoli, “Il favoloso Gershwin”, “Legata a uno scoglio”, “Mi piace”, “Canto (anche se sono stonato)”, “Anche non vederti”, “Buonanotte Rossana”, “Il giovanotto matto”, “Chiedimi tutto”, “When Your Lover As Gone” interpretata storicamente da Frank Sinatra su testo e liriche di Ira & George Gershwin, “Una zebra a pois” (utilizzata nel film Risate di gioia) – gran finale con tutte le vocalist a inneggiare una delle canzoni più celebri del repertorio di Luttazzi e tutti i pianisti avvicendatisi nell’esecuzione virtuosa del medesimo contrappuntati dalla Band smagliante più che mai – e dulcis in fundo, come bis a grande richiesta degli astanti, “Drums Blues” con, a sorpresa, la performance pianistica illustre della leggenda jazz Mario Rusca (classe 1937), compositore e pianista jazz tra i più grandi del panorama italiano – tra i nomi coi quali ha suonato si ricordano Tony Scott, Gerry Mulligan, Lou Donaldson, Lee Konitz, Chet Baker, Toots Thielemans, Stan Getz, Franco Cerri, Enrico Rava e Tullio De Piscopo –.


Un concerto che non è stato solo Musica e Canzoni di altissimo spessore ma una boccata d’ossigeno per le orecchio, lo spirito, la memoria ed il corpo rispetto a cotanta musica dilagante odiernamente, senza originalità, valenza e qualità da ogni punto di vista, che fa solo del gran male alla nostra Persona: meditateci su!
Grazie ad Andrea Conta per la disponibilità e cortesia
Foto di Massimo Privitera e Alice Manzati
