Reportage dalla 29^ edizione del Festival Elba Isola Musicale d’Europa

Gidon Kremer e Arvo Pärt alla 29^ edizione del Festival Elba Isola Musicale d’Europa
Nel nome e in onore di Arvo Pärt e del suo novantesimo compleanno il geniale, oramai leggendario, violinista lettone Gidon Kremer ha inaugurato lo scorso 29 agosto, la 29^ edizione del Festival Elba Isola Musicale d'Europa e incantato il folto pubblico accorso al Teatro dei Vigilanti Renato Cioni di Portoferraio. Il compositore estone, nato a Paide in Estonia nel 1935 e cresciuto a Tallin dove ha compiuto gli studi musicali con Heino Heller (1887 – 1970), ha condotto un travagliato percorso alla ricerca di un linguaggio moderno ma rivolto a linee di profonda essenzialità, immediatezza espressiva e coinvolgente forza spirituale.

In raccolta interiorità la sua musica sembra muoversi sospesa in un tempo scolpito come nei capolavori del regista russo Andreij Tarkovskij (1932 – 1986) con cui condivide molte affinità e cui ha dedicato, insieme alla casa discografica ECM, il suo lavoro da camera “Arbos” (1977) per ottoni e percussioni. Kremer e gli archi dell’Elba Festival Orchestra hanno proposto “Fratres”, uno dei lavori più amati ed eseguiti. Nel suo suggestivo incontro dialettico fra frenesia e quiete, la partitura è costituita da una serie di variazioni su un tema di sei battute che poggiano su un tessuto armonico di elegante sobrietà espressiva e spontanea immediatezza capace di suscitare nell’ascoltatore un profondo pathos. Composta nel 1977, originariamente per quartetto d’archi e quintetto di fiati, ha subito successivamente versioni anche in altri strumenti. Kremer lo esegue con grande impegno intellettuale unito al profondo spessore sonoro del suo strumento e al suo avvolgente fraseggio in un’interpretazione di profonda espressività che incanta l’attento e appassionato pubblico elbano. Pur avendo sporadicamente lavorato per il grande schermo – ricordiamo fra l’altro la colonna sonora composta per il film Il Test del Pilota Pirska (1979) di Marek Piestrak, ispirato a un romanzo di Stanislaw Lem – il mondo del cinema sembra amare profondamente la spontanea immediatezza e sobrietà espressiva del suo linguaggio e diverse partiture hanno trovato posto in film realizzati da importanti registi fra cui citiamo Tengiz Ambuladze (Pentimento, 1987), Tom Tykwer (Sognatori d’inverno, 1997 e Heaven, 2002), Julie Bertuccelli (Da quando Oscar è partito, 2003), Gus Van Sant (Gerry, 2003), Michael Moore (Farenheit 9/11, 2004), Reha Erdem (Times and Winds, 2006), Paul Thomas Anderson (Il petroliere, 2007). Nel suo film Mia madre (2015) Nanni Moretti ha elaborato una intera colonna sonora con musiche del compositore estone inserendo nel film le seguenti partiture: “Tabula Rasa”, “Sara was 19 year old”, “Per Alina”, “Pari Intervallo”, “Cantus in memoriam Benjamin Britten”, “Festina Lente” e “Silouans song”. In data 31 agosto il grande artista lettone si è presentato al pubblico in un singolare programma autobiografico intitolato “Frammenti di vita” che prende spunto da un suo libro intitolato Kindheitssplitter (Frammenti di gioventù) pubblicato nel 1993 dalla Piper Verlag, Muenchen. Si rivolge con una serie di lettere a personaggi che hanno punteggiato la sua vita fra i quali Felik, suo compagno di scuola, Ljuda, amore non corrisposto, Olija, cara amica, il Prof. Stueresteps, suo insegnante, il pianista statunitense Van Cliburn (vincitore a Mosca del Premio Tchaikovsky nel 1958), i severi genitori Marianna Bruckner e Markus Kremer ambedue violinisti e professori d’orchestra.

Aggiunge poi alcune interessanti considerazioni sulle crescenti difficoltà nella carriera di musicista in una società e in un ambiente tristemente globalizzato che tende sempre più a valorizzare l’aspetto esteriore (virtuosismo esasperato, look, abbigliamento, portamento) piuttosto che le qualità interpretative, che si risolve in uno sfruttamento di immagine di brevissima durata destinato a far posto a un successivo lancio di un ulteriore prodotto usa e getta. Accompagnato dalla suadente e penetrante voce recitante dell’attore austriaco Michael Dangl e da solisti della sua formidabile Orchestra Kremerata Baltica, Gidon Kremer si lancia con grande fervore e severità espressiva in un suggestivo caleidoscopio musicale con brani di compositori a lui più vicini, tutti legati in varia misura al cinema, sua grande passione, fra cui Bach, Schubert, Desyatnikov, Hindemith, Kancheli, Schnittke, Shostakovich, Vasks e Weinberg che evidenziano le sue sbalorditive doti virtuosistiche e il suo singolare eclettismo che gli consente di rapportarsi in modo impressionante e disinvolto con universi sonori spesso profondamente distanti fra loro.
