Reportage della versione “The Arena Musical Spectacular” di Les Misérables

Les Misérables: Victor Hugo e 40 anni di Musical legendario
Reportage della versione “The Arena Musical Spectacular” del 17 novembre 2024 presso il Teatro degli Arcimboldi di Milano
Echi pucciniani ed elgariani, pagine pastorali o Parisien vaudeville, reminiscenze pop liriche alla Andrew Lloyd Webber, arie sinfoniche della Broadway dell’epoca d’oro, quella, per capirci subito, dei musical di arcinoti compositori e parolieri quali Alan Jay Lerner, Frederick Loewe, Harold Arlen, Lorenz Hart, Oscar Hammerstein II, Arthur Schwartz e Nacio Herb Brown.
Tutto questo dirompente, svenevole e straziante condensato sonoro lo si vive uditivamente, se ben concentrati a non farsi travolgere dalla spettacolarità abbagliante e frastornante della messa in scena, attraverso le canzoni e pagine orchestrali – qui eseguite magnificamente e poderosamente dal vivo da una compagine di 26 maestri d’orchestra sotto la direzione puntigliosa di Brian Eads su orchestrazioni di Stephen Metclafe, Christopher Jahnke, Stephen Brooker e quelle originali di John Cameron – composte da Claude-Michel Schonberg (ottenne un Tony Award nel 1987) su liriche di Herbert Kretzmer e testi originali francesi di Alain Boublil & Jean-Marc Natel per la versione musical de “I miserabili”, il romanzo sociale di Victor Hugo, pubblicato nel 1862, ritenuto uno dei maggiori romanzi del XIX secolo europeo, fra i più popolari e letti del periodo.

Oltre alle innumerevoli trasposizioni cinematografiche dal muto ai giorni nostri (la più rammentabile? Quella musical del 2012 di Tom Hooper con un cast attoriale di tutto rispetto: Hugh Jackman, Russell Crowe, Anne Hathaway, Eddie Redmayne, Amanda Seyfried, Helena Bonham Carter) nonché televisive – se ne contano almeno diciassette (per non parlare di quelle teatrali, d’animazione e fumettistiche) –, la celeberrima versione musical del 1980 di Schonberg & Boublil (gli stessi del musical Miss Saigon), prodotta da Cameron Mackintosh da principio in lingua francese e dopo l’enorme successo globale in inglese, è tra le più stimate e acclamate al mondo.

La storia è nota, anche se non semplice da riassumere in poche righe, data la sua intrigata rete di avvenimenti tragici, amorosi e rivoluzionari che culminano nella Parigi del 1932, durante un’insurrezione fra rivoltosi repubblicani e i soldati del monarca Luigi Filippo: il ladro, per necessità e non per mera ingordigia danarosa, Jean Valjean viene scarcerato e aiutato da un vescovo della città di Digne, nella Francia del 1815, così da potersi redimere e intraprendere una nuova vita, divenendo otto anni dopo l’esperienza brutale del carcere, il rispettato ricco sindaco di Montreuil-sur-Mer. Valjean, che ha cambiato cognome in Madeleine, aiuta la giovane Fatine e la di lei figliola Cosette, angariate dallo stesso carceriere di Jean in Digne, il cattivo Javert. Ne accadano di ogni e la resa dei conti tra Valjean e Javert arriverà in modo inaspettato proprio nella Parigi assillata dai moti rivoluzionari.



La “The Arena Musical Spectacular”, con la regia di James Powell e Jean-Pierre Van Der Spuy, giunta per la prima volta in Italia (non in un’arena come enuncia il sottotitolo ma in teatro, con le ovvie rinunce del caso per la messa in scena ma pur sempre sontuosamente grandiosa), dopo ben 40 anni di Les Misérables in tutte le parti del mondo, dapprima dal 7 all’11 novembre al Teatro Stabile Rossetti di Trieste e dal 14 al 24 novembre al Teatro degli Arcimboldi milanese, sicuramente ha lasciato interdetti coloro che si aspettavano una classica rappresentazione musical con scenografie in movimento, coreografie e tutto il coté tradizionale del genere, invece trovandosi di fronte ad una sorta di concerto-spettacolo, sì monumentale e affascinante tuttavia abbastanza statico, con performance canore da togliere il fiato, condotte per mano dalla succitata rigorosa orchestra Live, issata a metà del palcoscenico, sovrastando gli attori seduti ai suoi lati su di una scalinata, facente parte di una scenografia di barricate assemblate alle meno peggio dai rivoltosi e una centrale porta costituente entrate e uscite dei singoli protagonisti e figurazioni speciali, di volta in volta a dividersi le scene dei due atti performativi.


A lasciare a bocca aperta e con un groppo in gola in special modo le interpretazioni fisiche e canore di altissimo livello dell’irlandese Killian Donnelly (Jean Valjean) e dell’inglese Bradley Jaden (Javert), già in vari ruoli nel corso degli anni in questo musical leggendario, e a seguire di Channah Hewitt (Fatine), Nathania Ong (Eponine, la migliore sul palco tra le quote rosa), Linzi Hateley (Madame Thénardier) e Gavin Lee (Thénardier). Le canzoni che strappano letteralmente applausi da tirar giù il teatro, come è successo anche a Milano, con tanto di standing ovation finale, sono le evergreen “I Dreamed a Dream”, “On My Own”, “Bring Him Home”, anche la disneyana “A Heart Full of Love” e le sinfo/corali “One Day More”, “Look Down”, “The Wedding” o le farsesche “Master of the House”, non ultima la concitata e rapsodica “At the End of the Day”.



Concludiamo dando, come ci capita ogni tanto, i numeri, che in questa produzione sono davvero enormi: più di 300 costumi; 174 altoparlanti e 78 microfoni per attori/cantanti e orchestrali; 110 membri tra cast artistico (49 che si esibiscono in scena) e tecnico; 17 nazionalità diverse sul palco; 12 mezzi per il trasporto e 3 chilometri di cavi elettrici; 2 giganteschi videowall sul palco, sopra l’orchestra, proiettanti scene dipinte simulanti Parigi e altre location; 42 pagine cantate e strumentali su 2 atti da 2 ore di intrattenimento musical.
In aggiunta, menzionando quanto scritto da Luca Cerchiari nel volume “Storia del Musical” della Bompiani del 2017: << […] si può notare come questo spettacolo (denominato abbreviativamente Les Miz), in bilico tra opera e musical, storia letteraria e sociale francese e musica rock (nella citata dimensione dell’album-concept, presupposto di numerose trasposizioni teatrali), attinga come pochi altri, a pieno diritto, alla categoria di megamusical>>. Ed anche se nella versione italica triestina e milanese abbiamo assistito, torno a sottolineare, non ad un Musical come ben lo intendiamo, questo Les Misérables è stato pur sempre un Megamusical.

Grazie a Cristina Atzori per la sempre preziosa disponibilità e cortesia.
