Piero Piccioni - 20 anni dalla scomparsa di un moderno "gentleman"

Piero Piccioni, un talento raro
Celebrando i 20 anni dalla scomparsa
Quando Piero iniziava a parlare, non potevo sapere dove sarebbe arrivato. Il suo era un volo spensierato e festoso attraverso la politica, la morale, il paradosso, l’ironia e la satira e ancora su tutti i problemi materiali ed etici della vita. Quando terminava il suo volo, e tornava all’argomento di partenza, sembrava di aver ascoltato qualcosa di sognato e di profondamente culturale (Ennio Morricone).
Un moderno “gentleman”. L'unico italiano ad aver suonato insieme al celebre jazzista Charlie Parker, in sostituzione del pianista Al Haig nel corso di una trasmissione radiofonica condotta da Mike Bongiorno. Un forbito intellettuale di un'altra epoca e, soprattutto, un fenomenale creativo al servizio della settima arte. Il compositore, forse, più raffinato e stiloso sia nella sua musica che nella sua vita. Piero Piccioni nacque a Torino il 6 dicembre 1921, secondogenito di Attilio Piccioni, tra i fondatori della Democrazia Cristiana e ministro in vari governi tra il 1950 e il 1968. Pianista autodidatta, fin da piccolo Piccioni è stato folgorato dal jazz, in particolare da Duke Ellington. All'alba del secondo conflitto mondiale, si esibì nel corso di dirette radiofoniche nelle stanze dell'EIAR di Firenze, dove la famiglia si è trasferita, eseguendo “musiche sincopate”, che annoveravano parafrasi di temi già famosi, “standard” del jazz, canzoni italiane e brani originali.
L'ex ufficiale di marina Piccioni fondò e diresse con lo pseudonimo Piero Morgan, anagramma americanizzato del cognome materno utilizzato per proteggere la famiglia residente presso il capoluogo toscano occupato dai nazisti, una “big band” di tredici elementi, denominata Orchestra 013, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943. Il complesso jazz si presentò per la prima volta in pubblico, a maggio 1944, in un circolo di piazza della Repubblica, a Roma, qualche settimana prima dell'arrivo delle truppe statunitensi. Quando la capitale fu liberata, l'Orchestra 013 ebbe l'onore di inaugurare le trasmissioni di Radio Roma. La “big band” prese parte anche alla rivista musicale Cantachiaro (1944), che segnò il debutto dei commediografi Pietro Garinei e Sandro Giovannini, sciogliendosi dopo diciotto mesi di attività e rinascendo in formato ridotto, I Sette Della 013, per “performance” in cui non erano necessari i membri dell'orchestra, bensì i suoi solisti.

Nel 1948, il “band leader” Piccioni partì per New York, suonando in varie formazioni jazz e inseguendo il sogno di Broadway. Dodici mesi dopo, al suo ritorno in Italia, esercitò brevemente la professione di avvocato, coltivando interessi filosofici e scientifici, diede vita con il fratello Leone, già allievo di Giuseppe Ungaretti, a un ciclo radiofonico, La rassegna del jazz, di grande risonanza. In seguito, come arrangiatore, curatore, direttore o musicista, Piccioni ebbe ruoli di spicco in varie rassegne radiofoniche e programmi televisivi – ad esempio Eclipse (1952-1953) “in tandem” con il collega Armando Trovajoli – coltivando, su suggerimento del cineasta Michelangelo Antonioni, la futura attività principale della sua carriera, la composizione per lo schermo. Il compositore è stato così tra i primi in Italia a ibridare il “classico” lessico della musica per film con il jazz, ritenendolo, a fronte della sua componente “drammatica”, il genere più adatto al nuovo linguaggio audiovisivo.
Il primo lungometraggio per cui compose le musiche fu il melodramma sentimentale Il mondo le condanna (1953) di Gianni Franciolini. Nello stesso periodo, fidanzato con l'attrice Alida Valli, il musicista fu coinvolto nelle indagini sulla morte per annegamento di Wilma Montesi, scomparsa per giorni e ritrovata senza vita sulla spiaggia di Torvaianica. Un caso ancora oggi irrisolto. Piccioni fu accusato dalla rivista comunista Vie Nuove di essere colui che aveva portato in questura gli indumenti mancanti alla ragazza assassinata, già comparsa a Cinecittà. La notizia suscitò grande clamore, complici le imminenti elezioni politiche. Il 21 settembre 1954 Piccioni fu arrestato preventivamente, poi rinviato a giudizio il 20 giugno 1955 e, infine, al processo, apertosi a Venezia il 21 gennaio 1957 e conclusosi il 28 maggio 1957 con la sua piena assoluzione. Mentre la carriera del padre Attilio subì un brusco colpo, l'attività musicale di Piero riprese a ritmi serrati.
Dopo aver collaborato a La spiaggia (1954) di Alberto Lattuada – descrizione di un microcosmo che si è tradotto in un film frammentato in termini di sceneggiatura e di utilizzo dei colori risolto dal compositore con una musica riverberata per giustapposizioni sonore – Piccioni proseguì il suo sodalizio con l'eclettico cineasta commentando l'agrodolce Guendalina (1957), Dolci inganni (1960), laddove suggestivi assoli di chitarra classica accompagnavano il personaggio adolescente interpretato da Catherine Spaak, e Mafioso (1962), un lucido ritratto sul mondo della malavita e dell'onore. Singolare la scelta di adottare una partitura priva di qualsiasi tentazione folk a favore di un progressivo e raggelante straniamento sonoro, speculare all'inesorabile dissociazione del protagonista siciliano trapiantato a Milano, ruolo affidato alla “maschera” Alberto Sordi, convinto di poter dimenticare le sue origini, le sue tradizioni e, soprattutto, certi suoi “trascorsi”.
Il primo incontro tra l'attore e il compositore risaliva, però, a qualche anno prima. Piccioni aveva composto le musiche per il romantico Racconti d'estate (1958) di Franciolini: all'interno del suo “cast” figurava Sordi, con cui strinse un rapporto sia umano che professionale. Alle “ruggenti” partiture composte per commedie interpretate dall'amico – Il diavolo (1963) di Gian Luigi Polidoro e Il boom (1963) di Vittorio De Sica – seguirono quelle per i film da interprete e regista, vale a dire Fumo di Londra (1966), Scusi, lei è favorevole o contrario? (1966), Un italiano in America (1967), Amore mio aiutami (1969), Polvere di stelle (1973), Finché c'è guerra c'è speranza (1974), Dove vai in vacanza? (1979), Io e Caterina (1980), Io so che tu sai che io so (1982), In viaggio con papà (1982), Il tassinaro (1983), Tutti dentro (1984), Un tassinaro a New York (1987), Assolto per aver commesso il fatto (1992), Nestore - L'ultima corsa (1994) e Incontri proibiti (1998). Memorabili.

L'attore e il compositore sono stati altresì protagonisti di altri rilevanti episodi della fortunata stagione della commedia come, ad esempio, Il medico della mutua (1968) e Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata (1971) di Luigi Zampa, Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue (1969) di Salce, Il presidente del Borgorosso Football Club (1970) di Luigi Filippo D'Amico, Lo scopone scientifico (1972) di Luigi Comencini, Anastasia mio fratello (1973) di Stefano Vanzina, Il malato immaginario (1979) e L'avaro (1990) di Tonino Cervi, Sono un fenomeno paranormale (1985) di Sergio Corbucci. Breve, ma intenso l'incontro tra Piccioni e un altro funambolo della risata, Paolo Villaggio, scandito sia dalle suggestioni “bossa nova” di Professore Kranz tedesco di Germania (1978) che dal frizzante ritmo impresso a Rag. Arturo Fanti bancario-precario (1980), due lungometraggi diretti da Salce.

Un secondo, quasi inscindibile, sodalizio ha segnato l'attività di Piccioni di creatore di musica per film nell'arco di una vita, ovvero quello con il regista napoletano Francesco Rosi. Da I magliari (1959) a Diario napoletano (1992), il compositore ha spesso ripercorso in note la storia del nostro Paese attraverso quei lungometraggi che il cineasta riteneva la raccontassero al meglio, ovvero i “mafia movie” in chiave biografica Salvatore Giuliano (1962) e Lucky Luciano (1973), la spietata denuncia della corruzione e della speculazione edilizia negli anni Sessanta Le mani sulla città (1963), il dramma bellico di impronta tanto anti-autoritaria quanto pacifista Uomini contro (1970), il poliziesco di stampo “eversivo” Cadaveri eccellenti (1976), il dramma sui contadini del Mezzogiorno durante il fascismo Cristo si è fermato a Eboli (1979) e la storia di alcuni congiunti divisi dall'età e da diverse esperienze riunitisi alla morte della madre, cioè Tre fratelli (1981).
Unica nel suo genere, e foriera di evoluzioni sonore nell'ambio della musica elettronica applicata alle immagini, la partitura composta per un altro film a carattere biografico di Rosi, Il caso Mattei (1972), in cui Piccioni si cimentò con sonorità futuristiche, in bilico tra drone e techno. Una successiva manipolazione elettro-acustica dei suoni, appropriata per un lungometraggio sull'ingegneria genetica, commentava, invece, le sequenze di Cuore di cane (1975) di Lattuada, ma la creatività fuori dal comune del compositore lo aveva già spinto a immaginare in anticipo battiti e pulsioni trip hop quale sottofondo psichedelico del dramma erotico Camille 2000 (1969) di Radley Metzger, liberamente ispirato dal romanzo La signora delle camelie (1848) di Alexander Dumas. Altri incontri altamente significativi per la carriera del compositore sono, però, avvenuti prima del compimento di quelle rivoluzioni culturali, politiche e sociali che hanno travolto gli anni Sessanta.

Piccioni ha musicato, infatti, sia commedie dai risvolti psicologici – Adua e le compagne (1960), La parmigiana (1963) e Io la conoscevo bene (1965) di Antonio Pietrangeli – che drammi in bianco e nero – La notte brava (1959), La viaccia (1961) e Senilità (1962) di Mauro Bolognini – oltre al proto-giallo L'assassino (1961) e al “mix” tra fantascienza e thriller intitolata La decima vittima (1965), due insoliti progetti cinematografici di Elio Petri. Le partiture jazz, di ampio respiro sinfonico o scabre hanno cronologicamente preceduto quelle più vibranti per western all'italiana, è il caso di Minnesota Clay (1964) di Corbucci, Se incontri Sartana, prega per la tua morte (1968) di Gianfranco Parolini e Quel caldo maledetto giorno di fuoco (1968) di Paolo Bianchini, e film a sfondo spionistico, Agente 077: dall'Oriente con furore (1965) di Sergio Grieco, M. M. M. 83 – Missione Molo 83 (1966) di Sergio Bergonzelli e Niente rose per OSS 117 (1968) di Renzo Cerrato.
Nel complesso, gli anni Sessanta e Settanta hanno costituito il picco produttivo dell'attività di Piccioni, che totalizzò quasi duecento tra titoli cinematografici e televisivi – tra cui la commedia musicale Volubile (1961) di Stefano De Stefani, i “teleromanzi” La figlia del capitano (1965) di Leonardo Cortese, I fratelli Karamazov (1969) e Anna Karenina (1974) di Sandro Bolchi – oltre ai documentari. Proficuo il sodalizio con lo scrittore, regista e fotografo Folco Quilici, attivo nella divulgazione naturalistica dagli anni Cinquanta, per cui ha composto le musiche per i lungometraggi Il dio sotto la pelle (1974) e Fratello mare (1975), per le serie televisive Islam (1967-1970), L'alba dell'uomo (1970-1974), Genti e paesi (1971-1977) e per gli episodi inerenti a Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Lombardia, Toscana e Sicilia dell'avveniristico ciclo de L'Italia vista dal cielo (1971), attingendo a piene mani a psichedelia, fasce sonore e forti suggestioni a carattere locale.
Accanto alla “produzione d'autore”, segnata dalla collaborazione anche con Lina Wertmüller in Mimì metallurgico ferito nell'onore (1972), Tutto a posto e niente in ordine (1974) e Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto (1974), Piccioni ha occasionalmente composto per il cinema dei “mondi neri” europeo, commentando le immagini tensive o erotiche di Senza via d'uscita (1970) di Piero Sciumè, La volpe dalla coda di velluto (1971) di José Maria Forqué, … Dopo di che uccide il maschio e lo divora (1971) di José Antonio Nieves Conde, Il cadavere di Helen non mi dava pace (1972) di Alfonso Balcazar, Due maschi per Alexa (1972) di Juan Logar, 7 cadaveri per Scotland Yard (1972) di José Luis Madrid, … Dirai: ho ucciso per legittima difesa (1973) di Angelino Fons, Un modo di essere donna (1973) di Pier Ludovico Pavoni, Appassionata (1974) di Gianluigi Calderone, I vizi morbosi di una governante (1976) di Filippo Walter Ratti.

Due le menzioni a parte: lo “score” jazz del “drug movie” Colpo rovente (1970) e quello poliziesco scandito dal suono delle campane tubulari di Fatevi vivi, la polizia non interverrà (1974), lungometraggi rispettivamente diretti da Pietro Zuffi e Giovanni Fago. Nel corso del tempo, Piccioni si è rivelato sensibile anche nei confronti del “supporto fisico”, fondando con Trovajoli, Morricone, Luis Bacalov e il discografico Enrico De Melis le edizioni musicali General Music e l'Ortophonic Recording Studio a Roma tra il 1964 e il 1970. Il David di Donatello per Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d’agosto, il Nastro d'Argento per Salvatore Giuliano di Francesco Rosi (1963), il Prix International Lumiere (1991), il premio Anna Magnani (1975) e il premio Vittorio De Sica (1979) alcuni dei prestigiosi riconoscimenti ottenuti. Piccioni è morto il 23 luglio 2004 a Roma. I figli Valentina (1968-) e Jason (1970-) curano oggi la sua rilevante eredità.


