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04 Giu2020

Ci vuole il giusto ‘Imput’ e un buon ‘Livello’ per essere professionali

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Interviste

Ci vuole il giusto ‘Imput’ e un buon ‘Livello’ per essere professionali! Ecco a voi il progetto IMPUTLEVEL

E’ opportuno, quando ciò accade, dare visibilità a chi si impegna in un nuovo progetto o, come si sente sempre più spesso oggigiorno, startup che riguardi l’ambito della musica tout court e in special modo, campo ovviamente di nostro principale interesse, delle colonne sonore. Quindi, non appena appreso del progetto IMPUTLEVEL, da cui il nostro gioco di parole del titolone di questo articolo, ci siamo subito appassionati e abbiamo cercato di comprendere meglio di cosa si trattasse, interpellando uno dei tre soci (Marco Fedalto, Massimo Bassan e Claudio Zambenedetti) che hanno messo in piedi questa attività altamente professionale e ricca di competenza, il compositore Fedalto: una nostra vecchia conoscenza (leggi intervista), recensito a suo tempo per l’ottimo score sinfonico per il film d’animazione Leo Da Vinci – Missione Monna Lisa.

Dalle sue parole capirete il perché dell’importanza di codesto progetto, oltre al contributo visivo e scritto del compositore e socio Bassan e delle testimonianze dei due registi di cui i due autori di musica applicata citati hanno curato i video che troverete di seguito, facenti parte del pacchetto di lavori curati dal gruppo e dallo studio di Treviso, IMPUTLEVEL.        



Colonne Sonore: Perchè IMPUTLEVEL oggi nel nostro Paese e cosa offre professionalmente?
Marco Fedalto: IMPUTLEVEL è un nuovo progetto che mira a sviluppare i service audio legati all’audiovisivo, in particolare Cinema & TV. Tecnicamente si tratta di uno studio di post-produzione che, oltre al consueto missaggio 5.1, offre service di Foley, Colonna sonora, Sound Design e Doppiaggio utilizzando professionalità e strumentazioni di alto livello.  

Duran Duran in concerto

Franco Battiato in concerto

CS: Quali le evoluzioni e i progetti futuri del vostro studio?
MF: La sezione dello studio dedicata al Live è attiva dal 1992 e lavora stabilmente con personaggi come Bruce Springsteen, Lou Reed, Elton John, Duran Duran, Peter Gabriel, Bjork, Massive Attack, Carlos Santana (solo per citarne alcuni). Ora è giunto il momento di impiegare il know-how accumulato per far breccia nel settore dell’audiovisivo e avviare collaborazioni proficue con le Film Commission provinciali e regionali di concerto con le case di produzione per un lavoro di squadra, e di qualità. Siamo in fase di partenza e tante cose sono ancora da fare, la priorità andrà all’inaugurazione dei prossimi mesi e all’organizzazione autunnale di Masterclass con compositori di chiara fama.

Levante in concerto

Claudio Zambenedetti

Link sito: https://www.imputlevel.com/cinema-tv

Marco Fedalto

Video: Path 0a1406 7e4 (2020)

link video:



Compositore: Marco Fedalto
L’incontro artistico con lo stile inconfondibile di Igor Imhoff è stato per me folgorante: appena vidi il suo lavoro in 3D dal titolo Path capii che meritava un’attenzione musicale assolutamente innovativa! Ho cominciato quindi ad affrontare il video immedesimandomi sin da subito nel percorso rupestre che, scena dopo scena, mi veniva disvelato. Ho immaginato e sviluppato sonorità prettamente classiche (uso intensivo di arabeschi del piano uniti a pedali acutissimi degli archi), sonorità underground (uso di pad ritmici anni ’90), sonorità televisive (concatenazioni armoniche dal sapore dark per semitoni e/o terze minori), sonorità etniche (uso di instrument africani) per formare un puzzle acustico cangiante, ma allo stesso tempo assai compatto! Il flusso sonoro è un magma multiforme che prende vita dagli spunti originali di Imhoff e si sviluppa con l’implementazione di tecniche musicali a me molto care: i procedimenti per quarte, la polarizzazione dei range sonori, lo sfasamento verticale degli arabeschi melodici, la sincronizzazione perfetta dei mood con i tagli di montaggio, l’impiego circoscritto del sound designer nelle giunture di transizione.

Regista: Igor Imhoff
Path è un video del 2006, rivisitato nel 2020 con la musica di Marco Fedalto.
Esso rappresenta una variante grafica del mio lavoro pittorico e animato nato con la serie Percorsi.
Probabilmente è il mio primo esperimento di Animazione totalmente in 3D; fino a quel momento utilizzai una tecnica mista che prevedeva la pittura inserita in uno spazio tridimensionale.
Il disegno, o meglio ancora, il segno dipinto, è ispirato alle pitture rupestri che raccontano azioni e rituali in rapporto con l’uomo contemporaneo e con la sua (nostra) realtà quotidiana. Quelle azioni e questi rituali vengono spogliati dei loro valori tradizionali e originari.
In Path c’è la volontà di costruire un piccolo viaggio attraverso le azioni di personaggi modellati, avendo come fonte di ispirazione esattamente le pitture rupestri!
Il viaggio è una sorta di breve documentario dal sapore antico (da cui la scelta del bianco e nero) e vagamente televisivo.
Per concludere, si tratta di un progetto che riprenderò negli anni a venire in altra maniera, un progetto che mi ha permesso di lavorare soprattutto sull’aspetto concettuale del segno, aggirando così la figura.



Massimo Bassan

Video: Dante’s Inferno Revisited XIII (2019)

link:



Compositore: Massimo Bassan
La musica di questo video è stata realizzata utilizzando diversi strati sonori nei quali solo alcune parti emergono “a spot” durante la visione.
Un primo strato sonoro è costituito da un contrappunto nello stile barocco che accompagna interamente il video nella stratificazione delle altre due parti: sound design e foley. L’ambientazione emotiva si alterna a queste linee in cui ognuna emerge o si amalgama con il suono, diventando così un corpo unico in continua trasformazione. Soltanto la linea contrappuntistica resta uguale. Le colonne “suono” diventano quindi parti integranti dell’immagine, echi sincroni e asincroni che muovono onde dalle quali emergono strati sonori differenziati.

Regista: Alessandro Leombruni
Nonostante io abbia selezionato due terzine presenti nel canto XIII dell’Inferno di Dante, nel video non c’è alcun riferimento particolare al girone dei suicidi, né ad altre cerchie di dannati.
I versi scelti mi colpirono in particolar modo per la pena che essi descrivono: i dannati sono trasformati in arbusti i cui rami vengono beccati dalle arpie che li spezzano e li fanno sanguinare.
La mia intenzione è stata quella di rappresentare il modo col quale siano quegli stessi versi a causare la sofferenza dei dannati! Per questo motivo ho usato un parallelismo visivo tra i becchi delle arpie e i martelletti della macchina da scrivere.
La persona che sta scrivendo (proprio come Dante) sceglie cosa scrivere, decide “di” e “come” azionare i martelletti mettendo in pratica la volontà di punire i dannati imprimendo sulla loro pelle il proprio giudizio; tanto più dal momento in cui c’è la possibilità di nascondersi dietro la scusa del divino.
Durante le riprese, e in fase di montaggio, è stata prestata particolare attenzione a non mostrare alcun segno della presenza umana nelle scene nel bosco e a rappresentare il disinteresse verso il dannato da parte della società che ne diventa così complice.
In aggiunta, il video va anche ad omaggiare dal punto di vista visivo una versione particolarmente rara di un videoclip (ormai introvabile sul web) di Idioteque dei Radiohead; una traccia contenuta in Kid A, album le cui suggestioni sonore e i riferimenti all’opera dantesca mi hanno accompagnato durante la fase di scrittura del video.

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Daniela Bocconi

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