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25 Mag2019

Intervista esclusiva a Fabrizio Mancinelli

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Interviste

La Musica per Film: quel personaggio che non vediamo – Intervista esclusiva a Fabrizio Mancinelli

Da molti anni ammiriamo l’operato compositivo del nostro connazionale Fabrizio Mancinelli, che avevamo tra l’altro intervistato l’anno scorso nelle nostre interessanti e divulgative ‘Grandi lezioni di musica per film’ (leggi qui). E dopo l’uscita nelle sale della commedia italica on the road con Aldo Baglio dal titolo Scappo a casa, con la piacevolissima e colta sua partitura e la partecipazione di Mancinelli stesso al film premio Oscar Green Book in qualità di direttore d’orchestra, lo abbiamo ricontattato per farci raccontare qualche curiosità sulla sua carriera cine-musicale e soprattutto farlo conoscere a voi lettori, che magari distratti vi siete fatti sfuggire di apprendere che nella musica applicata appaiono nuovi talenti da tenere parecchio in considerazione come quest’ultimo. Per maggiori informazioni cliccate sul suo sito ufficiale: http://www.fabriziomancinelli.com/

Colonne Sonore: Raccontaci il tragitto che ti ha condotto a trasferirti a Los Angeles ed entrare nella Factory delle colonne sonore mainstream?
Fabrizio Mancinelli: Partendo da lontano, direi che tutto è cominciato con un Topo, come direbbe Walt Disney. Per me, infatti, l’amore per la musica è partito da lì, dai meravigliosi classici animati di zio Walt e dalla capacità di unire musica e magia disegnata in un connubio artistico imprescindibile. A dirla tutta, da bambino avrei voluto fare l’animatore, ma mi sono reso conto presto di non avere le caratteristiche adatte... poi la vita ha preso una direzione particolare ed è subentrato un grande amore per l’opera lirica (a mio avviso l’antecedente sociologico più prossimo al mondo del Cinema). Riassumendo in poche righe, mi sono diplomato in composizione e direzione d’orchestra con due ottimi maestri (Alessandro Cusatelli e Marcello Bufalini), ho avuto la grande fortuna di lavorare con Gian Carlo Menotti come suo assistente alla regia d’opera per il festival di Spoleto (1998/2001) e mi sono perfezionato in Musica per Film con il mai troppo compianto Luis Bacalov, presso l’Accademia Chigiana di Siena. Successivamente, grazie ad una borsa di Studio Fulbright, ho avuto la possibilità di studiare presso la prestigiosa University of Southern California nel 2008/09 (con insegnanti quali Christopher Young, Kenny Hall, Pete Anthony e mentori come James Newton Howard e Michael Giacchino). E lì, il sogno ha iniziato a consolidarsi ed a definirsi. Ho capito finalmente che, costasse qualsiasi sacrificio, avrei voluto essere parte di quel Mondo, che gli studi a USC mi avevano fatto assaporare. Quindi, dopo due anni in Italia ed alcune trasmissioni Rai (Mi Manda Rai Tre, Agorà, La Grande Storia), documentari ed orchestrazioni per alcuni colleghi, mi sono nuovamente trasferito negli Stati Uniti nel 2011 dove in principio ho assistito alcuni compositori (tra cui Carlo Siliotto, mentore e soprattutto amico, a cui devo molto), continuando a perseguire obiettivi personali. Nel 2012 ho scritto la colonna sonora per un Documentario Disney distribuito in tutto il Mondo (Growing Up with 9 Old Men) ed è stato un po’ un punto di partenza per una serie di incontri emozionanti che si sono evoluti e si stanno evolvendo in esperienze per me, cresciuto nella bellissima città dell’Aquila, lontano dal glamour dell’industria cinematografica, impensabili qualche anno fa.

CS: Ritieni di avere un tuo stile ben codificato, dato che è la cosa più difficile da ottenere in questo mestiere, o ancora in via di perfezionamento?
FM: È sempre difficile per me rispondere a domande sul mio stile e sulla mia musica, giacché credo sempre di correre il rischio di sembrare immodesto. Tuttavia, credo certamente di avere elementi di riconoscibilità nella mia musica, verso cui tendo ad essere anche alquanto critico a volte. Ma sono convinto che la creazione o meglio la scoperta di una propria voce sia frutto di un intenso work in progress che mai si interrompe. La vera questione è quando posso essere me stesso e quando invece mi viene chiesto di calarmi in uno stile ben preciso (con richiami a compositori mainstream). In tale ultimo caso, come un buon attore devo ‘entrare’ nel personaggio. Restando comunque ferma la convinzione che, anche in tale evenienza, il tutto verrà metabolizzato attraverso il mio punto di vista musicale.

CS: Quali sono i compositori sia cinematici che classici ai quali ti ispiri per le tue composizioni filmiche?
FM: Troppi sarebbero da citare, come la moltitudine di nuance coloristiche che possiamo percepire, ma ovviamente ho dei solidi punti di riferimento nel mio cuore di musicista (a parte i miei maestri e mentori summenzionati): Samuel Barber, Nino Rota, Ennio Morricone, Alexandre Desplat, Alan Menken, John Williams e sicuramente Wagner e Puccini (che conoscevano in dettaglio l’importanza della musica come elemento supremo di storytelling).

CS: Hai scritto la partitura e la canzone principale per il film d’animazione Universal The Snow Queen: Mirrorlands. Cosa cambia nella tua scrittura avere a che fare con una pellicola animata?
FM: Scrivere per l’animazione è un lavoro di grande intensità, se approcciato nel modo giusto. A partire dalla quantità di musica presente in un film di animazione (generalmente wall-to-wall), si scrive non solo per sottolineare le emozioni, ma allo stesso tempo per accompagnare l’azione, sostenerla in un modo differente dal live action (che non sia un fantasy). Le idee tematiche devono essere assolutamente incisive ed interessanti in modo tale da non risultare stucchevoli nelle ripetizioni che si incontreranno nel film ed in modo tale da lasciare qualcosa allo spettatore giovane o giovane di cuore. Nell’animazione la musica ha, a mio avviso, lo stesso ruolo di principale narratore che ha la sceneggiatura, guidandoci quasi per mano attraverso il punto di vista dei nostri personaggi. Nonostante le mille difficoltà aggiunte che  la composizione per l’animazione presenta, amo moltissimo scrivere per questo genere. Sono al lavoro ora su di un altro film d’animazione, molto diverso e con sonorità non consuete di cui spero di poterne parlare presto!



CS: Sei tornato nella tua Italia per scrivere le musiche del film commedia con Aldo Baglio, Scappo a casa, che sono un doveroso omaggio, molto originale, alle colonne sonore western italiche e a quelle jazz/swing delle commedie dolceamare italiane anni ‘50 – ‘60 composte da Manuel De Sica e Riz Ortolani. Parlaci del tuo coinvolgimento in questa tua prima esperienza cinematografica nel nostro Paese.
FM: Più che tornare in Italia, Scappo a casa, ha rappresentato per me una sfida. Ho avuto la fortuna di lavorare a distanza, con conversazioni Skype quotidiane, con amici vecchi e nuovi che mi hanno voluto e coinvolto su questo bel film (e con il mio team, composto da professionisti che ho la fortuna di chiamare amici - il che rende il lavoro migliore e più piacevole). Sin da subito con il regista Enrico Lando ed il montatore Luigi Mearelli abbiamo capito che avremmo voluto e dovuto dare una veste musicale al film in qualche modo riconoscibile, ma allo stesso tempo inusuale per il cinema italiano di ora. Quindi, ho cercato di allontanarmi dagli stilemi musicali della nuova commedia italiana, per fare una sorta di viaggio nel tempo musicale. Il jazz/swing da Big Band diventa allora descrizione del nostro antieroe Michele, sbruffone e un po’ vitellone, per poi passare ad atmosfere western un po’ più rudimentali nel tema del viaggio, con richiami anche ad un certo cinema dei fratelli Cohen. La vera sfida è stata, in questo contesto, rendere il tutto credibile e sonoramente omogeneo, creando un fil-rouge ed una unità narrativa da capo a fine. Devo ringraziare il produttore ed Aldo di essersi fidati. Mi sono divertito molto ed invito tutti ad ascoltare la colonna sonora!

cover green book

CS: Hai collaborato con il compositore Kris Bowers nella sua score per Green Book, vincitore di tre Oscar, tra cui miglior film. Descrivici il tuo rapporto con Bowers e il tuo apporto alla sua colonna sonora.
FM: Kris è un genio. Ed il termine non è abusato in questo caso. Nel 2015 insieme ad altri 4 colleghi siamo stati selezionati per la Sundance Fellowship come Film Composer ed abbiamo passato 2 settimane nel leggendario Skywalker Ranch a scrivere e produrre musica. Destino ha voluto che questa stretta vicinanza ci ha unito e reso molto amici (i miei fellows sono tra le persone che ho più vicine qui a Los Angeles e con i quali mi sento e confronto più spesso e collaboro, quando possibile). Il giorno della nostra registrazione finale allo Skywalker, Kris, dopo avermi visto dirigere il mio pezzo mi disse: “Quando registrerò un primo film a LA, vorrei lo dirigessi tu”... e così, nell’aprile 2018, il giorno della nascita di mia figlia, ho ricevuto una telefonata in ospedale (da Kris) che mi chiedeva la mia disponibilità per dirigere la colonna sonora di ‘un piccolo film di Peter Farrelly’. Qualche giorno prima dell’incisione sono andato da lui in studio ed abbiamo ascoltato insieme i suoi demo, così da familiarizzare con la musica. E poi la registrazione in studio (Eastwood Scoring Stage - con una meravigliosa orchestra messa insieme da Peter Rotter e mixata da Alan Meyerson e chi è appassionato di colonne sonore sa di cosa sto parlando - avevo i brividi!), nel giugno 2018, della colonna sonora, con Peter Farrelly e gli sceneggiatori in sala. La facilità di comunicazione ed il rispetto tra me e Kris hanno reso l’esperienza straordinaria. Poi il film ha iniziato a vincere premi...ed il giorno dopo l’Oscar...beh io non riuscivo a parlare un po’ per lo shock ed un po’ perché avevo gridato tutta la notte... Ahahah!

CS: Cosa te ne pare della situazione attuale delle colonne sonore per il piccolo e grande schermo? Qualcosa è cambiato e se sì, in meglio o in peggio?
FM: Partendo dai lati positivi diciamo che, essendo aumentata l’offerta audiovisiva, ci sono più possibilità in generale, per tutti. Altro punto d’onore è che, specialmente negli ultimi due/tre anni ho iniziato nuovamente a sentire “temi” importanti ed originali (cosa che avevo visto relegata al cinema d’animazione per un po’ di tempo - addirittura una volta a me fu richiesto su un cortometraggio di scrivere “musica neutra-neutral music”... che a mio avviso non esiste). Basta ascoltare una qualsiasi colonna sonora di Benjamin Wallfisch o Alexandre Desplat ad esempio. D’altro canto, tuttavia è un mercato competitivo e a volte spietato sotto molti punti di vista. Dal punto di vista creativo tutto ciò favorisce la proliferazione di nuove poetiche e nuovi linguaggi ed anche la riscoperta (in chiave creativa) di correnti musicali precedenti (penso alla musica di Stranger Things, rivisitazione moderna di una narrativa anni ‘80 - come del resto la serie). Grande e piccolo schermo sono ormai lontani e vicini allo stesso tempo, restando il tipo di fruizione differente. Penso a prodotti televisivi di altissimo livello come The Young Pope di Paolo Sorrentino o al famigerato Game of Thrones, ovvero prodotti di indubbio livello cinematografico. Parlando di un lato negativo devo dire che, sebbene la tecnologia abbia reso, quando usata in maniera intelligente, il lavoro molto più elastico, ha convinto (e qui parlo dell’Italia in particolar modo, ma senza voler generalizzare) alcuni produttori ed editori che una colonna sonora possa essere realizzata a costo zero (“Ti paghiamo con i diritti”). Ma, senza voler entrare in polemica con alcuno, devo dire che qui sta a noi compositori opporci e non accettare un mondo in cui lo standard la faccia da padrone.

CS: Molti sono i compositori noti che hai incontrato e con i quali hai stretto amicizia nella tua vita lavorativa oltreoceano. Hai qualche aneddoto interessante da rivelarci?
FM: Il bambino che è in me ancora stenta a credere di poter contare trai propri amici più cari Richard Sherman (uno dei due fratelli autori delle canzoni di Mary Poppins). Da bambino cantavo le sue canzoni (anche ora se per questo) ed ora mi trovo a collaborare con lui su un progetto speciale di Andreas Deja (leggenda dell’animazione Disney): Mushka, un mediometraggio di animazione per cui Richard ha scritto una canzone originale (che ho arrangiato e sto producendo) ed io sto completando la colonna sonora. Un’emozione inimmaginabile per me... specialmente quando, mentre realizzavamo le interviste per il backstage del film, l’ho sentito parlare di me... ancora sono emozionato. Un’altra immensa emozione è stata quando David Newman ha diretto ed inciso in studio una mia canzone per una serie TV di prossima uscita. Avere come direttore uno dei miei più grandi idoli musicali di sempre è stato incredibile. Spero di potervene parlare presto!



CS: La Musica per Immagini. Cosa significa per te?
FM: Una grande passione di cui non posso fare a meno. E’ la mia professione ma anche il mio hobby primario. Dal punto di vista professionale è, a mio avviso, quel personaggio che non vediamo, ma la cui performance sullo schermo (o meglio nelle nostre orecchie) può cambiare radicalmente la direzione narrativa di un film e può toccare la nostra anima in un modo così speciale e non rimpiazzabile. Evviva la musica per immagini ed evviva il cinema!

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Daniela Bocconi

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