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02 Mag2019

Intervista esclusiva ad Alan Parsons

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Interviste

Il mio “Segreto” – Intervista esclusiva ad Alan Parsons

Lo scorso 27 aprile, in occasione del popolare 'Frontiers Rock Festival VI' presso il noto locale Live Club di Trezzo sull’Adda, in provincia di Milano, ho assistito all’unico fenomenale concerto italiano di uno dei nomi più influenti della storia mondiale del rock progressive, Alan Parsons.
Il giorno prima è uscito per l’etichetta discografica napoletana Frontiers Record (www.frontiers.it), il suo nuovo album dal titolo “The Secret”, dedicato in parte alla sua passione giovanile per la Magia (la cover del CD è esplicativa al massimo!) che pratica attualmente con successo, e l’ho intervistato sul suo rapporto con la Film Music e su questo suo ennesimo lavoro dopo l’ultimo album del 2004, la sua prima ed unica incursione nell’elettronica pura, “A Valid Path”. E’ stata una conversazione piacevole che, ad un tratto, lo ha lasciato stupefatto quando gli ho chiesto di autografarmi il doppio CD della colonna sonora integrale di LadyHawke, prodotta e stampata nel 2014 dalla La-La Land Records (LLLCD 1318), perché non era a conoscenza della sua pubblicazione.

Ha sfogliato il libretto del CD e rivolgendosi alla moglie Lisa, le ha comunicato che lo avrebbe acquistato su internet al ritorno in California nella sua casa a Santa Barbara, strappandomi un gioviale sorriso di contentezza da lui ricambiato.  
La OST cult di LadyHawke, fu scritta da Andrew Powell (leggi nostra storica intervista), sodale amico e collaboratore di sempre, in particolare per gli arrangiamenti delle sezioni orchestrali dei suoi storici album col nome di The Alan Parsons Project, realizzati insieme al suo manager e compianto collaboratore, conosciuto nel 1975, Eric Woolfson, e il chitarrista Ian Bairnson ed il batterista Stuart Elliott, debuttando con l’album “Tales Of Mystery And Imagination, basato sull’opera di Edgar Allan Poe. Album che lanciò nei ‘70 la nuova etichetta fondata da Clive Davis, Arista, e che da quel momento sfornò una serie di album stravincenti dei The Alan Parsons Project quali “I Robot” (1977), “Pyramid” (1978), “The Turn Of A Friendly Card” (1980), “Eye In The Sky” (1982), “Ammonia Avenue” (1984), “Vulture Culture” (1985), “Stereotomy” (1986) e “Gaudi” (1987). Il duo Project si sciolse nel 1990 con l’album “Freudiana”.



Alan Parsons (Londra, 20 dicembre 1948), oggi un uomo di 70 anni dalla mole gigantesca e alto di statura, caratteristica corporale che rispecchia il gigantismo e l’enorme statura della sua musica che ha cambiato definitivamente il volto del genere rock progressive, ha ricevuto diversi riconoscimenti tra cui 11 candidature ai Grammy, è stato tecnico assistente per gli ultimi due album dei Beatles e successivamente un tecnico del suono a tutti gli effetti, lavorando, tra gli altri con Paul McCartney and The Hollies, e dando un contributo basilare al grande classico dei Pink Floyd “The Dark Side Of The Moon”, attirando così l’attenzione su di sé del mondo musicale intero. Poi i primi successi da produttore, iniziando con “Magic” di Pilot, “Highfly” e “Music” di John Miles e “Make Me Smile” di Steve Harley, giungendo all’enorme successo di Al Stewart, l’album “Year Of The Cat” e ben due dischi della prog band americana Ambrosia. Nel 2003 nasce la sua nuova band sotto il nome di Live Project, già usato nel 1999 in tour nel mondo, e continua ad esibirsi dopo alcuni cambiamenti, fino al 2010. Adesso la band vede Alan Parsons alla chitarra acustica, voce e tastiere, P. J. Olsson alla voce, Tom Brooks alle tastiere, Guy Erez al basso, Jeff Kollman alla chitarra e alla voce, Danny Thompson alla batteria, Todd Cooper al sax, percussioni e voce, Dan Tracey voce e chitarra e Tyson Montgomery Leonard al violino. Una band che mi ha letteralmente lasciato a bocca aperta durante il fantastico concerto notturno al “Frontiers Rock Festival VI”, con un pubblico variegato entusiasta e partecipe, anche se in buona maggioranza e ovviamente formato da sessantenni e settantenni in autentico abbigliamento rock anni ’70 da frequentatori sfegatati di concerti di questo modello in molte parti del mondo. Il fragoroso Live di un’ora e mezza in cui Parsons ed il suo gruppo di incredibili ed eclettici musicisti virtuosi, con voci squillanti e dirompenti per passionalità e timbrica esecutiva, nonché altisonanti nelle performance strumentali sia singole che all’unisono, hanno sferrato un colpo al cuore ai fan con hit songs del calibro, tra le tante, delle intramontabili “Eye in The Sky” ed “I Robot” mescolate alla perfezione con nuovi brani tratti dall’ultimo CD, tra cui le splendide “Miracle”, “As Lights Fall” e “One Note Symphony”.  

   

Colonne Sonore: Magia e Musica. Adesso la prima fa parte della sua vita insieme alla seconda che ne ha sempre fatto parte. La Musica è Magia! Cosa significano entrambe per Lei?
Alan Parsons: Ho sempre fatto parte della musica ma la magia è qualcosa in più che fa parte della mia vita da quando avevo 6 anni e mi diedero un set di magia come regalo di Natale. Da quel momento mi sono dedicato a collezionare oggetti magici, fare giochi di magia per la famiglia e gli amici. Non ho mai sperperato soldi nella magia, però la magia mi ha portato soldi (risate).

CS: Che ricordo ha della colonna sonora divenuta cult, LadyHawke, per la regia di Richard Donner nel 1985, da Lei prodotta e ingegnerizzata, composta dal suo amico e collaboratore Andrew Powell?
AP: Fui veramente meravigliato dalla tecnologia applicata per realizzare quella colonna sonora, nella quale dovemmo lavorare con dei punti musica (clic tracks) ben precisi per determinare alla perfezione le sequenze d’azione. È stata una avventura interessante che non avevo mai vissuto prima. Andrew Powell aveva già composto il tema principale del film, però il regista Richard Donner aveva chiesto prima al sottoscritto di scriverla, ma mi rifiutai, quindi Andrew la compose ed io la produssi. È stato molto divertente, il volume della musica non era mai abbastanza alto nel film. In quell’occasione ho capito perché tanti compositori considerano che la musica sia molto più importante anche dei dialoghi stessi.

CS: Nel 2017 ha scritto la partitura, insieme a David Russo, del film inedito da noi, 5-25-77 del regista Patrick Read Johnson. Cos’ha significato realizzare un’intera colonna sonora per un film così particolare visto che in precedenza aveva composto solo le score per due corti nei ’70 e ’80?
AP: Il film 5-25-77 è una storia della vita vera del regista Patrick Read Johnson. Ci sono alcuni miei pezzi in quel film, che non rappresentano propriamente l’intera Colonna Sonora; a dire il vero solo la canzone finale (presente nell’album “The Secret” come ultima traccia: “I Can’t Get There From Here”, cantata da Jared Mahone). Patrick ha scritto la parte più importante della score, già da bambino era un fan della musica per film. Il suo primo lavoro come assistente in un film è stato al fianco di Douglas Trumbull, il pioniere degli effetti speciali di Star Trek, Incontri ravvicinati del terzo tipo, 2001 odissea nello spazio e Blade Runner…



CS: Lo stile celebre degli Alan Parsons Project ha fatto convivere alla perfezione rock progressivo, pop e sinfonismo classico creando un genere musicale ben codificato. Oggi il suo nuovo album in solitaria, “The Secret”, richiama tantissimo i suoi primi lavori che hanno non poco ispirato buona parte della musica da film per il genere horror, fantasy e fantascientifico anni settanta e ottanta. E attualmente molti compositori vi emulano ancora quindi si può parlare di rinascita di un genere musicale. Qual è la sua opinione a tal proposito?     
AP: Intendi che altre persone mi imitano?

CS: Si!
AP: Dubito (risate) però mi sentirei onorato… l’album “The Secret” è un definitivo cambio di direzione rispetto agli album degli Alan Parsons Project. Penso sia per me una cosa positiva, nel senso che lo stile è quello riconoscibile dei miei inizi, però mi rattristerebbe se qualcuno lo considerasse uno stile vecchio perché non lo è. Anche se è stato creato negli ’80 o ’90 funziona ancora bene, suona come se fosse stato creato ieri.

CS: Nell’album “The Secret” dirige le parti orchestrali eseguite dalla The CMG Music Recording Orchestra of Hollywood. Che emozione ha provato nel dirigere le sue musiche?
AP: E’ la prima volta che lo faccio ed è stata un’esperienza particolare perché Tom Brooks, che ha realizzato le parti orchestrali dell’album, è stato molto atipico nei suoi arrangiamenti, però mi sono sentito a mio agio e ho deciso di provarci. È stato uno dei più bei giorni della mia vita, è stata una forte emozione. Di questo si tratta questo lavoro, un lavoro difficile, seguire le sensazioni e scegliere i momenti giusti, e devi esserci sempre, letteralmente anche quando è necessario dormirci su e riposare.

CS: Qual è la canzone che rappresenta maggiormente lo stile degli Alan Parsons Project e che oggi consiglierebbe ad un neofita per conoscere la vostra storica musicale? Io adoro “Silence and I”, mix perfetto del vostro stile unico.
AP: La canzone da lei citata è molto bella, perché possiede diversi cambi di melodia e ritmo, e penso di aver composto un grande pezzo, però quella che mi piace di più è “Eye in The Sky” anche perché la voce di Erick Woolfson è fondamentale. E’ un sound riconoscibile.

CS: Pensa che l’album “The Secret” sia il suo “Canto del Cigno”?
AP: Più o meno, o forse no… il prossimo sarà l’ultimo (risate).

CS: Speriamo che non lo sia. Grazie!

(Il direttore Massimo Privitera e Alan Parsons)

Traduzione a cura di Claudia Sabater.
Un ringraziamento a Elio Bordi, Label Manager e Mario De Riso, Business Affair della Frontiers Records per avermi concesso questa intervista.  
Un grazie speciale ad Alan Parsons per la sua disponibilità e simpatia.

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Daniela Bocconi

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