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05 Dic2009

Speciale Michael Giacchino: Intervista Esclusiva

Scritto da Maurizio Caschetto . Pubblicato in Interviste

Michael Giacchino"Whatever You Do, Tell a Story"
Intervista Esclusiva a MICHAEL GIACCHINO

a cura di Maurizio Caschetto
con la collaborazione di Pietro Rustichelli, Massimo Privitera, Gianni Bergamino e Dimitri Riccio

In occasione della sua visita italiana, ColonneSonore.net ha incontrato il compositore americano per un'intervista esclusiva.

 

 

Michael Giacchino è uno di noi.

E' questa l'impressione che abbiamo avuto dopo averlo incontrato a Torino, nel corso di VIEW Conference, la manifestazione dedicata al mondo degli effetti speciali, della computer graphics e delle tecnologie legate al cinema e ai videogiochi.

Il giovane compositore - già autore di tanti successi cinematografici e televisivi nonché nominato al premio Oscar - ha dimostrato un grandissimo entusiasmo ed un contagioso spirito gioviale nel corso della sua permanenza torinese, concedendo tempo e parole ai suoi molti appassionati che lo hanno sovente circondato. Inoltre, ha voluto testimoniare il suo profondo legame con le origini italiane della sua famiglia, regalando un ricordo affettuoso e commovente della storia dei suoi nonni emigrati da un piccolo paese dell'Abruzzo all'inizio del '900.
Ma più di ogni altra cosa, Michael ha dimostrato di essere un vero e profondo appassionato dell'arte della musica applicata, facendo emergere con spontaneità il proprio lato “fan” nel corso di numerose conversazioni a tema musica da film. Giacchino è, senza ombra di dubbio alcuno, una delle voci più originali e personali che il panorama cinemusicale americano ha potuto conoscere negli ultimi anni. Le partiture dei capolavori della Pixar Gli incredibili (2004), Ratatouille (2007) e il recentissimo Up (2009) ne sono la prova forse più evidente, così come lo sono gli audaci e penetranti commenti musicali che accompagnano le sempre più imprevedibili vicende della acclamata serie televisiva Lost.

Giacchino ammette, non senza una punta di orgoglio, di voler raccogliere l'eredità della grande musica cinematografica hollywoodiana e portarne avanti la tradizione, riconoscendo i propri maestri nei nomi di John Williams, Jerry Goldsmith e Bernard Herrmann. E tutto questo traspare in maniera ancora più evidente dal genuino entusiasmo che il compositore riversa in tutti i progetti a cui partecipa. In una fase storica in cui la musica da film sembra essere sempre più invasa da impersonali mestieranti che producono musica “a metraggio”, Giacchino pare essere l'ideale tedoforo di un'arte che ancora oggi può essere viva e pulsante.

Scarica la versione podcast audio (in inglese) dell'intervista QUI


Il compositore Michael Giacchino durante la nostra intervistaPer iniziare, parliamo un po' di questa esperienza italiana. Come ti sei trovato?
Mi piace moltissimo essere qui. L'Italia è uno dei miei posti preferiti in tutto il mondo, sono già venuto tante volte. Non ero mai stato a Torino, questa è la prima volta. Ho visitato soprattutto il Sud Italia, dato che ho molti parenti laggiù. E' sempre bello venire qui, è un po' come tornare a casa per me.

Cosa hai provato nel vedere la grande testimonianza di ammirazione da parti di tanti ascoltatori ed appassionati della tua musica?
E' molto bello. La cosa più emozionante per me è questa: conoscendo la mia storia e le radici della mia famiglia, è magnifico venire qui e poter condividere ciò che faccio con la gente del posto. Ho un forte legame con l'Italia e non avevo idea che sarebbe stato così bello. E' la prima volta che vengo qui e che suono la mia musica, generalmente visito questo paese solo come turista. Dunque è stata un'esperienza molto personale ed emotivamente forte.

Alcune persone dicono che il tuo modo di scrivere musica e di commentare le scene di un film è un po' “retrò”, forse per il modo in cui usi la strumentazione tradizionale e l'orchestra. La musica da film contemporanea sembra però essere rivolta verso stili e mode che la rendono più atmosferica, più sottile ma forse solo più “à là page”. Qual è la tua personale opinione in merito?
Per quanto mi riguarda cerco sempre di ignorare tutto quello che fanno gli altri e mi concentro su ciò che ritengo giusto e opportuno per il film al quale sto lavorando. Ad esempio, nelle partiture di Lost ci sono molti elementi e sonorità che potremmo definire di “atmosfera”, ma sono tutti quanti prodotti tramite gli strumenti dell'orchestra sinfonica tradizionale. Dipende moltissimo dal film, dal progetto a cui sto lavorando. Uno degli aspetti più divertenti per me è capire questo: Di che cosa ha bisogno il film? Come posso servire al meglio questa storia con la mia musica? Tuttavia penso che la melodia sia una parte molto, molto importante del processo creativo ed è qualcosa che sembra essere tristemente scomparsa negli ultimi anni. Sono lieto di essere un compositore che ancora utilizza temi e melodie riconoscibili e non mi importa granché se a qualcuno aggrada e a qualcun'altro invece no... Questo è il modo in cui mi piace lavorare.

Come tu stesso hai notato, le partiture della serie Lost si contraddistinguono per un uso peculiare ed eccentrico della strumentazione e dei timbri dell'orchestra che riporta alla mente lo stile delle colonne sonore che compositori come Jerry Goldsmith e Bernard Herrmann scrivevano per serial televisivi del passato come Ai confini della realtà. Ci sembra che la musica di Lost abbia più di un riferimento a quelle colonne sonore.
Sono cresciuto ascoltando quel tipo di musica. E' un po' come allevare un bambino: quando è piccolo lo nutri con un certo tipo di cibo. E dunque in gioventù mi sono “nutrito”, per così dire, della musica di Jerry Goldsmith, Bernard Herrmann, John Williams, Henry Mancini e un sacco di altri compositori di quel periodo. Tutto questo fa parte di ciò che sono io. Non mi sorprende dunque che mi diciate che si sentono influenze o richiami da questi autori. Come si suol dire, tutti noi siamo il prodotto delle nostre esperienze passate e dunque anche Ai confini della realtà fa parte del bagaglio personale che mi porto dietro dall'infanzia. Ho sempre amato questa serie.

Ci puoi raccontare come tu, J.J Abrams e i creatori di Lost avete impostato inizialmente lo stile musicale della serie?
La prima cosa che dissi a tutti loro fu che volevo fare qualcosa che desse allo spettatore un senso di disagio. Non volevo fare una colonna sonora prevedibile o tradizionale. Ci sono due anime nelle musiche di Lost: da una parte abbiamo il lato più “scomodo”, mentre dall'altra c'è quello più toccante e densa di emozioni. Per quanto mi riguarda, era importante che riuscissimo a mantenere un livello alto di inquietudine, in modo che lo spettatore avesse la sensazione di non sapere cosa aspettarsi. E secondo me il modo migliore per ottenere questo risultato era usare i suoni particolari dell'orchestra. Qualcuno inizialmente suggerì che, siccome lo show si svolgeva nella giungla, nella musica dovevano esserci sonorità che richiamassero questa ambientazione. Io dissi che non volevo fare nulla del genere, perché questo avrebbe messo a proprio agio gli spettatori, è proprio ciò che loro si aspettano.

Una delle cose che più colpiscono delle musiche di Lost è proprio questa capacità di commentare ciò che non è visibile sullo schermo. Questo non è ciò che si sente abitualmente, soprattutto in televisione...
Sì. Inoltre, quando scrivo la musica di un episodio non ho assolutamente idea di cosa succederà nella storia, non so come andrà a finire. Scrivo la musica un pezzo per volta: guardo una scena, scrivo la musica, mi fermo, guardo la scena successiva, scrivo la musica e così via. Come spettatore mi auguro che così facendo non sappia mai che cosa aspettarmi dallo show e spero che lo stesso accada anche a voi. Quando conosco il finale in anticipo può capitare che dìa inconsapevolmente degli indizi attraverso la musica.

Non ti capita mai di dover tornare indietro per cambiare la direzione musicale che hai intrapreso all'inizio?
No, mai. Ciò che scrivo è sempre la prima reazione istintiva a quello che ho visto, perché credo che sia esattamente ciò che tu, come spettatore, vuoi da uno show come Lost. In questo modo hai sempre la possibilità di farti sorprendere da ciò che accade. E' il modo naturale di scrivere musica per una serie come questa.

Il compositore Michael Giacchino durante la nostra intervistaNoi crediamo che il tuo sound dipenda molto dal tuo modo di lavorare con l'orchestra. Qual è il tuo rapporto con i musicisti? Ti capita spesso di trovare soluzioni direttamente in sala di registrazione?
Oh sì, tantissimo. Mi capita un sacco di volte di cambiare le cose durante la registrazione. Ogni volta che sento che posso migliorare qualcosa, mi basta parlare con i miei musicisti e il gioco è fatto. Abbiamo un grande affiatamento e so di potergli fare praticamente ogni genere di richiesta. E' uno degli aspetti che preferisco del mio lavoro, siamo come una grande famiglia e lavoriamo insieme su tutti i miei progetti.

Anche la tecnica di registrazione è un elemento molto importante. Abbiamo visto alcuni video e fotografie delle tue sessioni e abbiamo notato come l'orchestra sia divisa in piccoli gruppi attraverso dei separatori acustici, ma è comunque sempre presente tutta insieme al momento dell'incisione. In questo modo sei in grado di microfonare gli strumenti in maniera dettagliata.
Sì, esattamente. Inoltre in questo modo possiamo ottenere un mix creativo, senza dare la sensazione di una registrazione fatta dentro una cattedrale. Le colonne sonore del passato erano tutte registrate con i microfoni posizionati in modo molto ravvicinato agli strumenti. E' uno stile che mi piace molto. Al giorno d'oggi mi pare che gran parte delle colonne sonore siano incise con troppo riverbero e con uno stile di ripresa che, secondo me, uccide l'orchestrazione e dà una sensazione di omogeneità del suono. Il mio tecnico del suono, Dan Wallin, ha 81 anni ed ha registrato praticamente tutte le mie colonne sonore. Secondo me è il migliore di tutti. Ha lavorato con tutti i grandissimi: Elmer Bernstein, John Williams, James Horner—nelle sue incisioni puoi sentire ogni singolo strumento suonare la propria parte.

Quando vedi un film o una serie televisiva, il tuo primo pensiero qual è? Melodia o tessitura?

Emozione, direi. E' sempre una questione di emozioni. Questa poi si può tradurre in termini di melodia oppure in termini di tessitura e orchestrazione, ma dipende da qual è l'emozione. Comincia tutto da lì.

Il  compositore Michael Giacchino durante la nostra intervistaA te piace molto costruire i brani in maniera tale che abbiano una propria autonomia musicale, un po' come se fossero composizioni per un balletto. E' una cosa che nessun compositore odierno fa più. Per trovare esempi di questo genere dobbiamo guardare a nomi come John Williams o Jerry Goldsmith.
Secondo me ogni scena del film è un pezzo di storia con un inizio, uno svolgimento ed una fine. Ed io sono molto categorico che anche il brano musicale debba seguire la stessa struttura. E' molto importante per me. Credo sia anche la ragione del successo dei film di J.J. Abrams, Brad Bird e registi come loro: hai sempre la sensazione di una compiutezza totale. A volte ci si sente perduti di fronte ad un film e ci si chiede che cosa stiamo guardando. E' sempre una questione di dover raccontare una storia.

Credi che scrivere la colonna sonora per un videogame dìa più libertà in termini musicali, nel senso di non dover seguire per forza un'azione specifica?
Sì, è vero, anche se oggi le cose sono un po' cambiate. I videogames odierni sono molto diversi, tutto quanto è diviso in blocchi molto netti e divisi, mentre prima era possibile scrivere brani interi anche molto lunghi con una propria identità narrativa specifica. La mia intenzione è sempre stata quella di dare la sensazione di stare ascoltando la musica di un film, come se in quel videogame si stesse raccontando la storia di un vero film.

Hai voluto dare al giocatore la sensazione di star guardando un film...
Esattamente.

La musica che hai scritto per giochi come Medal of Honor è molto cinematografica, nel senso che sembra seguire schemi e strutture tipici della musica da film.
Sì. Quando ascolti Medal of Honor ad un certo punto la domanda che viene spontanea è 'Da quale film è tratta questa musica?' (ride) Questo è proprio ciò che volevo, il mio interesse principale è sempre stato quello di scrivere musica per il cinema.

Che cos'è la musica da film per te?

La musica da film è raccontare una storia. La musica in quanto tale è narrazione, non importa che sia scritta per un film o una canzone rock o qualsiasi altra cosa. Io credo che quando ascoltiamo musica vogliamo sentirci raccontare una storia e ognuno di noi può decidere nella propria testa qual è la storia che ci viene raccontata. Ma vogliamo comunque avere questa possibilità ed interpretare la storia a modo nostro. Ho sempre vissuto la musica in questo modo. Mi piace ascoltare e immaginare le cose viaggiando da qualche parte con la mia mente.

Il compositore Michael Giacchino durante la nostra intervistaHai ancora un progetto dei tuoi sogni? Te lo chiediamo perché sappiamo che Gli incredibili è stato un progetto dei sogni, Lost è un progetto dei sogni... come dire, te ne è rimasto ancora qualcuno?
(ride) Sì, mi sento come se finora avessi lavorato soltanto ai progetti dei miei sogni. Credo faccia parte di un processo di attesa per lavorare a progetti che mi interessano davvero, qualcosa a cui io possa appassionarmi piuttosto che accettare di scrivere la musica di un film solo come se fosse un lavoro. Non la vedo in questo modo, non si tratta di una semplice occupazione per me, ma di creare qualcosa e divertirmi nel corso del processo di realizzazione. Questa è la ragione per cui sento che ogni cosa a cui lavoro è come un progetto dei miei sogni, perché è qualcosa a cui sono emozionato di poter partecipare. 


Sei interessato a scendere nell'arena della sala da concerto e presentare le tue colonne sonore in questa sede?

Sì, assolutamente. Sono stato in Spagna al Festival di Ubeda quest'anno e ho diretto un concerto delle mie musiche ed è stato molto divertente. L'anno precedente ho diretto un concerto alle Hawaii tutto dedicato alle musiche di Lost e anche lì è stato molto bello. Dunque sto cominciando ad esplorare queste opportunità. Mi piace perché mi dà la possibilità di mettere la musica in primo piano al di fuori del contesto delle immagini e di poter vedere la reazione del pubblico che la apprezza al di là del film.

Ritieni che per essere presentata in concerto la musica debba essere ripensata e modificata rispetto alla sua versione originale?
Alcune persone pensano che questa è una cosa da fare assolutamente. A me piace presentare la musica così come è stata scritta in origine. Alcuni dicono ad esempio “Devi avere un finale magniloquente così poi la gente applaude!” (ride) Onestamente, non saprei cosa dire. Dovrei sperimentare un po' e vedere cosa succede. La mia tendenza è presentare il brano così com'è senza modificarlo.

Negli album delle tue colonne sonore infatti non troviamo arrangiamenti “da concerto” dei temi principali come era abitudine fare in passato.
Sì.

Ti piace presentare la partitura esattamente come è stata scritta per il film, con i brani in ordine cronologico...
Oh, sì. Ho sempre detestato quando da ragazzino trovavo gli album delle mie colonne sonore preferite con i brani tutti in ordine sparso! Quando mi trovavo un album di questo genere mi faceva impazzire, perché io volevo rivivere la storia del film e l'unico modo di farlo era di mettere su nastro i brani e riordinarli nel modo corretto.

Tutti noi appassionati abbiamo fatto qualcosa del genere! (risate)
Mi sono sempre detto “Se un giorno avrò la possibilità di decidere io, i miei album saranno tutti in ordine cronologico!”.

Ci sono appassionati oggi che addirittura creano versioni complete e cronologiche delle colonne sonore usando l'audio dei canali surround del DVD.
E' il modo in cui anch'io sono cresciuto ed ho imparato ad amare la musica da film. Ancora una volta, è una questione di raccontare una storia. Vogliamo rivivere quella storia e se ascoltiamo la musica in quel modo ci accorgiamo che c'è un percorso, uno sviluppo con un proprio senso. Se invece mescoliamo tutto semplicemente perché vogliamo avere una scaletta con un brano forte, poi uno tenue e così via, alla fine tutto perde di senso.

Sei un fan di musica da film come si deve!
Sì, assolutamente!

Qual è il ruolo dei tuoi orchestratori?
Lavoro con un grande orchestratore di nome Tim Simonec. I miei brogliacci sono solitamente piuttosto completi, c'è sempre tutto, dalla linea dell'ottavino fino a quella del contrabbasso e tutto quello che c'è nel mezzo, in modo di essere sicuro che tutto sia esattamente come voglio. Tuttavia, Tim è un formidabile arrangiatore di jazz e big-band e se sto scrivendo un brano in quello stile, il mio lato di appassionato mi spinge a pensare che vorrei proprio sentire cosa è in grado di fare Tim! Dunque scrivo il brano al pianoforte e poi lo passo a Tim con qualche indicazione di massima e gli dico “Ecco Tim, arrangialo come sai fare tu!”. E' proprio uno spasso per me ascoltare cosa è in grado di fare.

Michael Giacchino posa con una copia della Come ultima domanda torniamo al principio: cosa ci puoi raccontare della tua educazione musicale? Com'è cominciato tutto quanto?
Lezioni di pianoforte, ma ero un pessimo studente da bambino. Non volevo mai fare esercizio, ma soltanto creare cose al pianoforte. Non mi interessava diventare un pianista da concerto, né suonare di fronte ad un pubblico. Volevo solo imparare a scrivere musica, a dare forma alle mie idee. Tuttavia ho amato apprendere in seguito ed una delle cose che mi è piaciuto di più imparare è stata l'orchestrazione, cosa possono o non possono fare gli strumenti musicali. Tutti i compositori devono imparare a capire cosa è in grado di fare uno strumento musicale. Un sacco di gente che lavora in questo ambito al giorno d'oggi non ha più idea di che cosa può fare o non può fare un violino e lasciano che sia qualcun'altro ad occuparsene per loro. E' desolante perché è l'arte stessa della musica che viene persa un po' alla volta. Questa è una delle ragioni per cui mi impunto sempre ad usare una vera orchestra. E parlando di Steven Spielberg, che all'epoca di Lost World mi diede la possibilità di incidere con l'orchestra—lui è uno che capisce molto bene l'importanza di avere dei veri musicisti che suonano ed è consapevole dell'impatto emotivo che può avere un'orchestra di persone vere che suona dal vivo.

E ha John Williams al suo fianco...
Oh sì, grazie a Dio!

La redazione di ColonneSonore.net ringrazia Michael Giacchino per la sua gentilezza, l'immensa simpatia e la disponibilità. Un sentito ringraziamento anche alle simpaticissime e bravissime ragazze dell'ufficio stampa di VIEW Conference per l'aiuto e il supporto alla realizzazione di questa intervista.

Tutte le fotografie sono di Fabrizio Bertellino

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Daniela Bocconi

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