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01 Apr2026

Lettera aperta e fuoco amico. Non c’è Italia senza cinema.

Scritto da Marco Testoni. Pubblicato in Dossier

locandina lettera aperta associazioni

Lettera aperta e fuoco amico. Non c’è Italia senza cinema.

Non siamo certo ai livelli dello sciopero degli sceneggiatori che tra il 2007 e 2008 creò non pochi problemi all’industria cinematografica hollywoodiana, ma sicuramente anche in Italia qualche scricchiolio si inizia a percepire. A partire da quanto è successo martedì 31 marzo quando, per la prima volta dopo anni di divisioni, tutto il fronte degli autori cinematografici italiani (sceneggiatori, sceneggiatrici, registe, registi, attori, attrici, compositori, compositrici, adattatori e adattatrici) ha risposto compatto ai tagli che questo governo ha riservato al fondo cinema. Lo ha fatto con la lettera aperta “Non c’è Italia senza cinema” (che leggete qui) promossa dal Coordinamento Autori e Autrici e non era mai accaduto prima che le principali sigle delle associazioni italiane degli autori (100autori, ACMF, AIDAC, AIR3, ANAC e WGI) avessero creato nel volgere di qualche giorno le condizioni per un'iniziativa così efficace e unitaria. Evidentemente la miopia dell’attuale politica culturale italiana è riuscita laddove la storia non era mai arrivata.

D’altronde quando un governo, che si proclama a ogni piè sospinto a favore dell’identità culturale nazionale, toglie 90 milioni di euro al Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo per riservare 60 milioni in più di finanziamento pubblico alle produzioni straniere c’è sicuramente qualcosa che stride e che non può che generare una reazione così ferma e allargata a tutte le firme più autorevoli del nostro cinema.

In altri tempi alcuni nostri politici avrebbero ribaltato tavoli di fronte a un’onta così evidente nei confronti del nostro Made in Italy. Ma qui si parla di cinema, tradizionale terra di oppositori nostrani e lavoratori intermittenti o sottopagati non proprio semplici da gestire. E quindi ecco che riaffiora il nostro italico trasformismo: al diavolo il nazionalismo, evviva gli americani!

In questo senso sono molto interessanti e talvolta spiazzanti anche le reazioni all’iniziativa degli autori perché, subito dopo la pubblicazione dell’appello, ecco arrivare la prima dichiarazione piccata del presidente di Cinecittà Antonio Saccone che non trova di meglio che rilasciare alla stampa una rispostina spocchiosetta definendo il dibattito “una polemica francamente un pochino riduttiva e provinciale” perché a suo dire “Ogni volta che si concede un beneficio a una produzione straniera, questa è tenuta a spendere una quota rilevante del budget in Italia”. In realtà Saccone ha le sue ragioni, peccato che questo tipo di ricadute positive tocchino solo una parte dei lavoratori del cinema ma certamente non tutto il comparto e sicuramente non gli autori italiani. Un contesto lavorativo questo - visto che siamo a scrivere su questa testata - che non favorirà le sorti dei nostri compositori, di gran parte degli operatori della post produzione audio, delle orchestre, degli studi di registrazione e di tutto il settore cinemusicale che non trarrà alcun beneficio da prossime produzioni quali Assassin’s Creed o Annibale. Perdonatemi l’esempio ardito, ma se attiro l’apertura di catene di fast food internazionali penalizzando la cucina locale non ho realizzato un gran guadagno in termini di ricadute professionali e anche della tanto sbandierata “identità culturale italiana”. Attrarre capitali esteri è sicuramente una manovra virtuosa ma lo è molto meno se a farne le spese è la stessa produzione nazionale.

Infine, ciò che più dispiace è la quasi contemporanea risposta del movimento siamoaititolidicoda - da sempre vicino alle condizioni lavorative delle maestranze - che con un post durissimo propone la diserzione dei prossimi David di Donatello bollando, con una dichiarazione piuttosto discutibile, la lettera aperta degli autori come “una tardiva e maldestra operazione di dissenso. Una mobilitazione fuori tempo massimo, viziata da una contraddizione politica intollerabile” alludendo ad alcuni dei firmatari che avrebbero avallato la Proposta di Legge Mollicone (FdI).

E qui siamo all’altro sport nazionale del triste tristissimo “fuoco amico”. Dannatissima attitudine che aumenta il rischio di una collisione tra maestranze e autori che di sicuro non farebbe il bene di nessuno.

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Daniela Bocconi

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