Le vertigini di Hitchcock, il sodalizio tra Alfred Hitchcock e Bernard Herrmann – Analisi audiovisiva di due capolavori Vertigo e Psycho

cover libro vertigini hitchcockEugenio Tassitano
Le vertigini di Hitchcock, il sodalizio tra Alfred Hitchcock e Bernard Herrmann – Analisi audiovisiva di due capolavori Vertigo e Psycho (2021)
IGS Publishing - Applied Music Series
Pagg. 165
Euro 22,88



Un caposaldo dei libri sulla Settima Arte, che nessun cinefilo che si rispetti non può non possedere nella propria libreria e aver letto almeno un paio di volte, è “Il cinema secondo Hitchcock” di François Truffaut, pubblicato in Francia nel 1966, scaturito dalle conversazioni intrattenute dal regista francese col regista britannico sulla sua filmografia nel corso di una settimana nell’agosto 1962. In questo libro, a dir poco foriero di sapienza e aneddotica sul mestiere del Cinema, con uno dei più grandi esponenti della Nouvelle Vague al cospetto (e in adorazione) del genio, il Maestro della Suspence per eccellenza, Sir Alfred Hitchcock, quest’ultimo accenna di tanto in tanto al suo rapporto straordinario e burrascoso al contempo con uno dei padri – se non addirittura il Padre – della Film Music, Bernard Herrmann e la loro collaborazione, sino ad un certo punto ritenuta solida e unica, che ha portato alla realizzazione di sette film (in verità otto, ma di fatti l’ultimo, Il sipario strappato, fu causa della loro violenta rottura; però per sapere meglio cosa accadde vi rimandiamo al nostro monografico scritto da Roberto Pugliese). Quindi, per conoscere il connubio dei connubi tra Settima & Ottava Arte, ossia Hitchcock/Herrmann, a parte qualche articolo su riviste specializzate – anche se come la nostra sull’argomento cine-musicale in Italia non ve ne sono altre, per fortuna (si scherza!) – e qualche capitolo in libri sulla Musica per Film (e parlo ovviamente di pezzi in lingua italiana, perché in lingua inglese ci si può riferire al ragguardevole volume “A Heart at Fire’s Center: The Life and Music of Bernard Herrmann” di Steven C. Smith), ci voleva proprio – e finalmente – questo libro autentico, unico e approfondito curato da Eugenio Tassitano, di cui abbiamo parlato anche in una puntata del magazine di Soundtrack City con Marco Testoni e il sottoscritto (vedi puntata: https://www.facebook.com/lacittadellamusicavisibile/videos/337368814625753).
Il calabrese Tassitano, residente a Roma, con studi di chitarra e storia del cinema e della musica per film alle spalle, diplomatosi in Musica Applicata al Conservatorio “E. R. Duni” di Matera, da molti anni a questa parte divenuto compositore e autore di musiche per teatro e cinema, con questo volume, nato dalla Tesi Specialistica di II Livello in “Musica Applicata”, presso il Conservatorio di cui sopra, seguita dal Relatore prof. Sandro Di Stefano (nostra conoscenza, più volte recensito tra le nostre pagine, essendo compositore di musica per film), colma una delle innumerevoli lacune editoriali librarie del nostro Bel Paese. Nazione che ha dato i natali a molteplici compositori di colonne sonore, famosi internazionalmente – vedi Morricone, Ortolani, Nascimbene, Umiliani, Rota, Piovani, etc. etc. – ma che si dimentica troppo spesso e da molti anni a questa parte di dedicare e pubblicare libri sulla musica applicata sia di casa nostra che straniera, nella nostra lingua, ritenendo che non vi sia un pubblico che riponga interesse nell’acquistare tali scritti o trattati, sbagliando inesorabilmente, come accade da tempo immemore, purtroppo. Deo gratias ci sono, a volte, editori illuminati che danno la possibilità ad altrettanti illuminati autori di mettere nero su bianco e alla portata di cinefili e non solo alcuni volumi in italiano che si occupano egregiamente dell’argomento a Noi tanto caro e curato con i guanti di velluto dal 2003.
Polemiche a parte, Tassitano consegue il non facile compito di argomentare il sodalizio tra Hitchcock ed Herrmann, anche se solo soffermandosi sui due capolavori indiscussi del Maestro inglese, ovvero Vertigo (La donna che visse due volte, 1958) e Psycho (Psyco, 1960), comunque delineando le loro fasi di approccio e la metodologia lavorativa, con 15 capitoli consacrati al primo suddetto film e 13 alla seconda pellicola: attraverso queste scomposizioni approfondite per scene e leitmotiv esemplari, con tanto di fotogrammi e spartiti correlati, l’immersione nel genio incomparabile di questa coppia leggendaria è monopolizzante e risolutiva. D’altronde, come ben sottolinea Tassitano nei primi capitoli di questo suo importantissimo scritto, “Durante la straordinaria collaborazione con Bernard Herrmann il regista trovò in lui un alter ego musicale. Come vedremo in seguito, grazie a questa identificazione arrivò a fidarsi completamente delle scelte del compositore newyorkese. Un regista come Hitchcock non poteva desiderare di meglio dato che già nel 1936 la scrittrice e critica Caroline A. Lejeune lo descriveva come un uomo che “ama la musica, il mistero e il melodramma” ed Herrmann la pensava esattamente come lui”.

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