Lelio Luttazzi e la settima arte – Musicista, attore e regista

cover libro lelio luttazziNadia Pastorcich
Lelio Luttazzi e la settima arte – Musicista, attore e regista (2021)
MGS Press
Pagg. 166
16,90 euro
www.mgspress.com



Quasi ogni qualvolta mi appresto a recensire un libro riguardante la materia primaria che trattiamo in questa rivista, l’Ottava Arte (la Musica per Immagini), ovvero le sempre più gettonate biografie di compositori della settima arte o le rare ma essenziali analisi, riscoperte, dietro le quinte o aneddotica di vario genere della musica applicata, sento forte l’obbligo di accompagnare la mia scrittura con un CD o LP in sottofondo che abbia a che fare con l’autore esaminato o con il film o la storiografia analizzata di tal dei tali. Anche nel caso di questa ricca e completa indagine libraria biografica su quel mattatore illuminato e illuminante di Lelio Luttazzi – attore, regista, musicista, cantautore, compositore, conduttore televisivo e radiofonico, scrittore ed eccelso pianista, nato a Trieste il 27 aprile 1923 e scomparso sempre nella sua amata e vezzeggiata Trieste l’8 luglio 2010 a 87 anni – dal titolo più che esemplificativo “Lelio Luttazzi e la settima arte – Musicista, attore e regista”, da poco dato alle stampe, ho colto la palla al balzo e messo in play nel mio stereo il doppio CD “Il Cinema di Lelio Luttazzi” (Blue Serge BLS-044, 2011): prezioso scrigno di bellezze compositive da snidare e comprare all’istante, perché quella Musica lì ha segnato l’alba delle grandi colonne sonore del nostro passato, che non tramonta mai pur essendo trascorsi più di settant’anni – come invece accade sempre più spesso ai commenti cine-televisivo musicali attuali facilmente dimenticabili e trascurabili già dopo il primo ascolto per svariati motivi, in primis la carenza di idee e di consistenza compositiva –. Un doppio album contenente le partiture integrali originali o parte di esse, in ordine di compilazione nel libretto e nella track list, di film quali Souvenir d’Italie (1956), Totò lascia o raddoppia? (1956), Totò, Peppino e… la malafemmina (1956), Peppino, le modelle e… chella llà! (1957), Classe di ferro (1957), Guardia, ladro e cameriera (1958), Adorabili e bugiarde (1958), Venezia, la luna e tu (a.k.a. I due gondolieri) (1958), Le bellissime gambe di Sabrina (1958), Gambe d’oro (1958), Promesse di marinaio (1958), Il marito bello (a.k.a. Il nemico di mia moglie) (1959), Risate di gioia (1960), Peccati d’estate (1962), L’ombrellone (1965), Un sorriso, uno schiaffo, un bacio in bocca (1975) e Bluff, storia di truffe e imbroglioni (1976).
Così, dopo avervi elencato una buona fetta dei titoli tra i più succulenti della filmografia di Luttazzi – un curriculum denso di canzoni epocali (“Una zebra a pois”, “Vecchia America”, “You’ll Say Tomorrow”, “Muleta mia”, etc.) e altrettante colonne sonore di forte spessore jazz, swing, pop (un totale di 31 titoli, alcuni firmati con lo pseudonimo di J.K. Broady, derivante dal suo spassionato amore per Broadway) – non vi resta che andarvi a leggere (con l’impegno di avere sullo sfondo il succitato doppio CD a ruota libera in play) questo libro scritto dalla ventisettenne giornalista e fotografa Nadia Pastorcich, che grazie al supporto della Fondazione Lelio Luttazzi, di cui è divenuta nel tempo consigliere, della moglie del compositore, Rossana, e di tanti altri nomi al fianco del grandissimo Luttazzi negli anni d’oro della sua professione, tra cui l’amorevole prefazione di Gianni Morandi (“La mia università è stata la vita e Lelio è stato uno dei miei maestri”), in sette anni ha portato a compimento questo eccellente e dovuto volume: “Il poliedrico artista in tutta la sua carriera ha dimostrato di sapersi cimentare in ogni cosa lui facesse con quel suo stile unico e inconfondibile e la sua ironia rivestita con l’eleganza di un vero gentleman”.
Nel film sonoro – spiega il compositore e direttore d’orchestra Daniel Amfitheatrof – non è la quantità di musica che conta, ma la qualità e soprattutto la sua perfetta aderenza al soggetto e allo svolgimento dell’azione. Perciò la musica non va considerata come puro e semplice accompagnamento, ma come una parte integrante del film”: affermazione condivisibile e fondamentale che oggi come oggi purtroppo viene sempre più frequentemente dimenticata per i motivi dei più disparati ma che ha reso una gran fetta dei commenti sonori pura tappezzeria e nulla più – e non mi si venga a dire che è soltanto colpa della pochezza delle immagini e delle storie che si vanno a commentare, perché non è soltanto attribuibile a ciò, bensì ad una mancanza effettiva di gavetta, di studi onnivori della musica e dei suoi grandissimi Autori del passato (come il Luttazzi qui descritto, che teneva ben presente quanto sopra esposto nel libro a lui dedicato dal collega) e alla faciloneria con la quale si fa (almeno si crede) musica odiernamente grazie (o per disgrazia) delle nuove tecnologie – l’evoluzione c’è sempre stata pur tuttavia a codesta si deve abbinare anche la preparazione, se no la medesima è solo una pallida scusante del credersi già ‘arrivati’ – quindi occhio vigile e senziente alla Golden & Silver Age cine-musicale che tanto ci ha donato e che bisogna (come diceva Robin Williams ne L’attimo fuggente a proposito del carpe diem) continuare a succhiarne tutto il midollo (lì era ‘della vita’, qui ‘della Musica)’. Gianfranco Plenizio dichiarava che “La musica in un film deve essere prima di tutto funzionale alle immagini e all’impatto narrativo” e Luttazzi ne è stato un prosecutore e anche anticipatore, visto che è stato tra i pionieri del jazz e swing nel nostro Bel Paese non solo nelle colonne sonore: in Lui hanno convissuto George Gershwin, Cole Porter ed Henry Mancini in un abbraccio ballabile e avvinto.
La Pastorcich riesce a far appassionare capitolo dopo capitolo a questo illustre e geniale cantastorie di canzoni e immagini in note e alla splendida e indimenticabile epoca in cui ha operato con arguzia e stile innegabili, dalla televisione al cinema, passando per il Varietà, la Commedia all’italiana, i film-canzone, la radio, le canzonette e i programmi di intrattenimento, Totò, Peppino e la Dolce Vita. Un libro importantissimo da acquistare e un Compositore notevole da (ri)scoprire assolutamente. Buona lettura e grazie cara Nadia per averci regalato questa tua opera letteraria di enorme qualità di scrittura e apprendimento.        

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