Alfredo Casella interprete del suo tempo
Alfredo Casella interprete del suo tempo (2021)
A cura di Carla Di Lena – Luisa Prayer
Libreria Musicale Italiana
Collana Studi e Saggi N. 39
pp. XV+372
ISBN 9788855430593
Prezzo 35 euro
Recensisco questo voluminoso libro, dal peso (degli scritti) alquanto considerevole, sulla figura del compositore avanguardista piemontese Alfredo Casella (Torino, 25 luglio 1883 – Roma, 5 marzo 1947), anche pianista, direttore d’orchestra, musicologo, didatta e revisore, con in sottofondo la sua “Sinfonia n. 2 in do minore Op. 12” in 4 movimenti e “A notte alta, per pianoforte e orchestra, Op. 30bis” nella superba e vitale performance dell’Orchestra Sinfonica di Roma, sotto la direzione puntigliosa e avvinta di Francesco La Vecchia, con il piano solista di Sun Hee You (CD Naxos 8.572414, 2009).
Secondo Casella in questa sua “Sinfonia n. 2”, rimasta per quasi 80 anni inedita dopo la sua prima esecuzione nel 1910 a Parigi (ove il compositore torinese trascorse alcuni anni studiando al Conservatorio e dove accrebbe le sue conoscenze culturali e musicali che tanto lo influenzarono), si manifestavano “imperiose le ombre di Mahler e Strauss”: qualcosa di tematicamente ombroso, solenne, umorale e gigante nella concezione e nella forma variativa dei suoi quattro movimenti tra il lento, il grave, la marcia, il vivace ed il risoluto. In questo suo comporre Casella si avvicinava al venerato e succitato Mahler, ma anche ad un Rimskij-Korsakov o un Mario Castelnuovo-Tedesco (che di Casella disse “…con la sua musica lineare e dinamica, spesso incline all’umorismo, potrebbe ottimamente commentare dei cartoni animati”).
In breve, questo compositore assai illuminato e paladino della modernità in musica (a lui si devono, tra le altre, la fondazione della Società Italiana di Musica Moderna nel 1917 e la Corporazione delle Nuove Musiche nel 1923), molto cine-musicale nella sua natura compositiva (vedi attestazione di Castelnuovo-Tedesco di cui sopra) come scrive Roberto Calabretto nel suo capitolo – di questo poderoso tomo, quello più attinente alla tematica principe della nostra testata – “Alfredo Casella, il Cinema, la Musica per Film”: “…non scrisse mai della musica espressamente finalizzata all’allestimento di una colonna sonora. Eppure, come tenteremo di vedere nel corso di queste pagine, molte circostanze riportano il suo nome al cinema e alla musica per film”.
Calabretto – come gli altri tredici redattori di questo libro, curato da Carla Di Lena e Luisa Prayer, ognuno con un capitolo che sonda sin nel profondo tutti i volti di Casella, che ha influenzato la Musica di ieri come ancor quella di oggi –, riesce a cogliere ogni dettaglio musicale, privato e artistico di questo enorme compositore, insegnante di Nino Rota e Giovanni Fusco e implicitamente di Angelo Francesco Lavagnino (tre nomi illustri e significativi dell’Ottava Arte di casa nostra, perfino internazionale), attraverso l’analisi approfondita dell’opera pianistica “Pagine di guerra – quattro films musicali” degli anni Trenta, nata da suggestioni visive (sicuramente i cinegiornali d’epoca) e non da una committenza precisa per il grande schermo. Da quest’opera Calabretto, uno dei migliori critici cine-musicali del nostro Paese, sul podio con i compianti Miceli e Comuzio e al pari di Pugliese e Bassetti, dipana un’acuta e precipua serie di considerazioni, analisi, basandosi anche su oggettive annotazioni riflessive riportate pedissequamente dallo stesso Casella a suo tempo, che si divideva tra “malintesi ed equivoci” sul rapporto musica-immagine, derivanti anche da alcune sue stime: “Per quanto riguarda l’associazione della musica al cinematografo credo che non avremo risultati soddisfacenti sino a quando non si riconoscerà come principio fondamentale di questa unione che lo spettacolo visivo deve essere determinato (come nel migliore melodramma) dalla musica, e che non deve essere questa ad illustrare docilmente quello (come avviene a sua volta nel melodramma di tipo inferiore)” (Idee sul cinematografo – 31 righe di Alfredo Casella, 1938).
Quindi, se non avete ratio di uno dei padri della musica per film italiana – anche se non scrisse una sola nota per il cinematografo -, avendone influenzato le peculiari forme e dinamiche (vedi i succitati Rota, di cui vi è un vasto resoconto sul loro rapporto amichevole e professionale in un capitolo dal titolo “Alfredo Casella maestro di Nino Rota”; Fusco e Lavagnino), come fece Castelnuovo-Tedesco per quella da film hollywoodiana, è basilare l’acquisto di questo libro che, credo, sia prima di oggi e sicuramente ancor più di domani, il testo per eccellenza meglio omnicomprensivo sull’opera di Casella mai messo alle stampe. E mentre affermo ciò, questa volta in sottofondo ascolto “La donna serpente – Opera fiaba, Op.50” (1928-31) eseguita dalla già menzionata Orchestra Sinfonica di Roma diretta da La Vecchia: altro capolavoro di Casella di cui l’allievo Rota, appena ventenne, scrisse in una sua lettera ad Alfredo “…mi ha ancor più impressionato l’imponenza con cui si presenta questo lavoro e la levatura di contenuto musicale a cui si mantiene in modo ammirabile da un capo all’altro… […] …di quelle cose che lasciano una traccia e che il tempo avvalora”.
Non possiamo che essere concordi con quanto espresso dal genio di Rota che di lì a venire sarebbe diventato egli stesso uno dei padri della musica per film italiana e non solo, premio Oscar per Il Padrino parte II; anche per merito del suo Maestro!