Le migliori sigle della nostra vita

cover libro le migliori sigle claudio bonomiClaudio Bonomi
Le migliori sigle della nostra vita –
Musiche imprevedibili, compositori segreti,
programmi cult dai palinsesti Rai degli anni 1968-1978
(2024)
Prefazione di Piergiorgio Pardo
Crac Edizioni
195 pagg. – 16 euro

Claudio Bonomi, giornalista milanese (classe 1961), purtroppo scomparso prematuramente nel settembre 2024, è stato un eccellente critico musicale dalla fervida e appassionata penna per “Musica Jazz”, “Alias” il supplemento culturale de “Il manifesto”, “InSound” e autore di diversi saggi e biografie sempre a tematica musicale. Non ha potuto assistere alla pubblicazione definitiva di questa sua opera libraria, venuto a mancare pochi mesi prima della sua concretizzazione dopo due anni di lavoro, contraddistinta dal suo solito certosino impegno ed una cura e ricerca maniacale, contornandola perfino di interessanti e approfondenti interviste ad Anna Scalfaro, Daniele “Bengi” Benati, Massimo Martellotta, Roberto Colombo, Gabriele Graziani, il sottoscritto, Pierangelo Fornaro e Corrado Carosio alias Bottega del Suono e Fabio Zuffanti. Il libro, originalissimo nell’ideazione e tra i rarissimi, in specie in lingua italica, ad occuparsi accuratamente e con emotiva passione delle sigle e score della TV del passato, già dal titolo e dalla copertina creata ad hoc da Michele Moscatelli, ispirata dalla celeberrima sigla televisiva dell’inizio trasmissioni Rai in movimento sulle note del “Guglielmo Tell” di Gioachino Rossini, in onda dal 1954 al 1986, prende il nome di “Le migliori sigle della nostra vita – Musiche imprevedibili, compositori segreti, programmi cult dai palinsesti Rai degli anni 1968-1978”. Un saggio vera e propria dichiarazione d’amore e d’intenti, bella e chiara oltre ogni ragionevole dubbio, ad un modo di ideare, comporre e scovare, quando non originali ma preesistenti, sigle e colonne sonore per una televisione del nostro mai dimenticato passato ancora colmo di creatività senza limiti e originalità senza condizioni (o almeno in parte), raggiungendo così ogni latitudine sociale, culturale e globale, entrando pesantemente e affettuosamente nell’immaginario collettivo indelebilmente… arrivando addirittura a far parte del nostro vivere quotidiano, della nostra formazione artistica e personale e della nostra rimembrante piacevolezza di un dì, quando le sigle per la TV erano tutt’altra cosa e non venivano relegate ai titoli di coda e ancor peggio odiernamente ‘saltate ignobilmente’ non su nostra decisione ma su furbesca e mascalzona imposizione delle piattaforme streaming e, ahimè, prima ancora dalla televisione di Stato e da quella Commerciale privata, anche loro colpevoli di tagliare o mandare a nero i crediti finali dei film e telefilm solo per dare spazio alla pubblicità. Una modalità forse ancora concepibile per le Televisioni commercialiste ma non accettabile per la TV di Stato tenuta in piedi da noi contribuenti, tartassati sempre più. Vabbè, polemiche a parte, il libro di Bonomi è di quelli che si leggono tutto d’un fiato, con la prerogativa di non potersi staccare dalle sue pagine, scritte con rispetto, conoscenza e sapienza musicale di rara bellezza, dando l’impressione di apparire più che un saggio, un romanzo sulla Storia della nostra TV e delle sue musiche divenute, fin da subito (in taluni casi) o molto tempo dopo, iconiche inconsapevolmente per coloro che le composero ma consapevolmente per coloro che le ascoltarono e mai più le dimenticarono.
Il compianto Bonomi, personalità elegante nel modo di approcciarsi e nel modo di esporre le sue passioni (musicali e non solo) – così ricordo le telefonate che intercorsero tra di noi per l’intervista finita con grande mio orgoglio in questo libro – ci racconta le migliori sigle della nostra vita che, come descritto nella prefazione dall’amico Piergiorgio Pardo, conduttore radiofonico, scrittore, cantante, arrangiatore e musicista, <<[…] non si limitano alla nostalgia, sentimento bellissimo, tra i risvolti emotivi (dunque da rivivere e preservare) della cultura stessa, ma consegnano un lascito piacevole ed elegante proprio alle nuove generazioni>>. Fattivamente, dalla voce del suo stesso autore, <<Il libro che avete tra le mani non è un saggio storico o sociologico sulla televisione del passato e nemmeno un repertorio di vecchie sigle. E’ il viaggio, assolutamente personale e sentimentale, di un figlio del boom economico nato nel 1961 tra la biblioteca spazialmente infinita delle sigle televisive>>. E questo suo Viaggio ci conduce per l’appunto, amorevolmente e approfonditamente, con acume e in punta di fioretto, nel <<[…] raccontare di sigle televisive, genere sempre considerato minore rispetto alla colonna sonora per il cinema o alla musica d’intrattenimento tout court>> per <<[…] fare luce su compositori, musicisti e interpreti spesso rimasti nell’ombra o, semmai, conosciuti per altre imprese. E poi, perché, forse è arrivata l’ora di rendere giustizia a un genere, oggi fortemente ridimensionato, che ha contribuito ai tempi a educare all’ascolto intere generazioni di giovani e a divulgare, insieme alla radio beninteso, musiche di ogni tipo>>.
Nel volume si narra delle sigle, temi e idee musicali di John Barry (Attenti a quei due), Carlo Rustichelli (Odissea), Romolo Grano (Il segno del comando), Barry Gray (UFO), Enrico Simonetti (Gamma), Vince Tempera (UFO Robot Goldrake)… e Franco Battiato, Luigi Albertelli, Kenny Graham, Gary Broker, etc. etc. etc. per non togliervi il piacere della lettura di un gran bel libro.            

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