L’arte dell’ascolto: musica al lavoro

cover libro arte dellascoltoFilippo Poletti
L’arte dell’ascolto: musica al lavoro (2024)
Guerini Next
Pagg. 376
Euro 23,50
Playlist Spotify:

https://open.spotify.com/playlist/078jJnbVFolxEDnXXCXXUh?si=e82a001426d1494e

https://www.guerini.it/index.php/prodotto/larte-dellascolto-musica-al-lavoro/

Quando si dice “una miniera d’oro” si fa riferimento nel gergo italico ad una fonte inestimabile di guadagni; però se si usa metaforicamente, come in questo specifico caso, rapportandola ad un libro, non si può far altro che andare col pensiero ad una ricchezza di contenuti che lo rendono prezioso oltre ogni fantasia. “L’arte dell’ascolto: musica al lavoro” del giornalista, docente di tecniche della comunicazione per istituzioni private e pubbliche, comprese università, musicologo, chitarrista e compositore, nonché sound engineer, Filippo Poletti è, come pochi altri volumi al mondo (assai voluminoso sia nella forma che nei contenuti), un libro che nelle sue illuminanti e illuminate 120 interviste, curate in oltre 25 anni e finalmente andate ad illustrare sensorialmente, emotivamente e musicalmente questa ‘miniera d’oro’ senza precedenti, perlomeno da quanto ne sappia, apre la mente, il cuore e le orecchie ai fortunati lettori che lo faranno proprio (anzi regalatevelo questo Natale, che miglior dono non potreste farvi!).
Un librone, nel vero senso del termine, relazionato anche ad una playlist variopinta di 34 ore presente su Spotify, che chi vi scrive ha già salvato sul profilo di codesta testata (https://open.spotify.com/user/21j2adccwkpxwwmlia6dyis6i?si=1c18a3f966f2420e), riportante tutti i brani di qualsivoglia genere musicale (con prevalenza di tracce classiche) indicati dagli intervistati che sono oltremodo molteplici e dei più svariati, facenti parte non esclusivamente del panorama dei registi della Settima Arte e dei compositori di musica applicata alle immagini – di queste categorie si possono leggere le interviste al premio Oscar Nicola Piovani, ai cinematografari Maurizio Nichetti, fratelli Taviani, Carlo Verdone e Paolo Villaggio, oltre al grande creatore di effetti speciali, il premio Oscar Carlo Rambaldi –. Molti degli interpellati, nel chiacchierare amabilmente dell’Arte dell’Ascolto musicale nell’atto sia lavorativo che privato, insieme a Poletti, che in taluni frangenti, nel porre le sue domande sempre e comunque esplicative e funzionali, ma anche divertenti, sprezzanti, introducenti, benevole e gravide di passione, appare simpaticamente marzulliano, provengono da differenti ambiti delle Scienze, Diritto ed Economia, Scrittura, Società, Spettacolo, Sport, Arti e Mestieri – ne cito random alcuni dei più noti, anche se in verità sono tutti nomi di spicco del nostro Bel Paese (molti, ahimè, passati a miglior vita), ovvero, oltre ai succitati, Gualtiero Marchesi, Giorgio Armani, Gavino Sanna, Franco Modigliani, Antonio Di Pietro, Margherita Hack, Luciano Canfora, Rita Levi-Montalcini, Umberto Veronesi, Tiziano Sclavi, Piero Angela, Enzo Biagi, Alda Merini, Al Bano, Enzo Jannacci, Roberto Vecchioni, Dario Fo, Mike Bongiorno, Sergio Tacchini, etc. etc. etc. –.
Addentrandosi nella lettura di ogni singola intervista, si resta ininterrottamente elettrizzati, passando – in accordo o disaccordo eventuale (quant’è bella la soggettività umana!) – tra il sorridente ed il pensoso, tra il commosso e lo stupefatto, tra lo smarrito ed il ritrovato: vi riporto alcune risposte che mi hanno fatto ‘vivere’ suddette contrastanti emozioni, tipo, soltanto in attinenza al nostro amato e analizzato universo cinemusicale, Carlo Rambaldi (<< […] a Herrmann, maestro assoluto dell’evocazione e della suggestione sonora, non può che andare tutto il mio e nostro plauso per aver contribuito a creare il mito di Welles e Hitchcock. Cosa sarebbe, infatti Quarto Potere – film eletto dalla critica come “il più bello del mondo” – senza il motivo a dossi e curve della sete di potere, incorniciato dagli ottoni?>>, e ancora << […] Però, chi riesce a emozionarmi sono gli archi: il violino in particolare, con quel suono così limpido da sollevare la mia mente sopra qualsiasi altra cosa, lasciandomi una sensazione piacevolissima. E proprio per questo, in E.T. gli archi di [John] Williams accompagnano molte sequenze, esaltandone il significato e amplificandone la ragione filmica>>), i fratelli Paolo e Vittorio Taviani (<<Ogni opera ha un suo codice musicale interno, solitario e irripetibile>> e poi <<L’arte è forse solo il tentativo di togliere vita dal caos. Cercare di conoscersi, perché anche gli altri possano conoscerci, e noi conoscere loro: questo significa la parola fratellanza dell’”Inno alla gioia” per Beethoven, quando confessa che “non ho scritto una sola nota che non avesse un fine morale”>>), Carlo Verdone (<<Per questo, ogni brano – scegliete voi quello che più vi piace – è un’onda di vita filtrata attraverso l’autore. Un’onda, alla cui forza mi sono più di una volta abbandonato per sciogliere i nodi delle scene cinematografiche>>), Nicola Piovani (<<Anche se, nella mia memoria, l’idea di dissonanza è legata al primo ascolto adolescenziale del “Primo concerto” di Prokofiev per pianoforte e orchestra: lo ascoltavo e riascoltavo, rapito, commosso e impaurito da quelle inaudite e stridenti linee (avevo 13 anni), e quella resta una delle esperienze musicali più brucianti della mia vita. Poi è arrivato Stravinsky con Alfred Schnittke, Astor Piazzolla, Shostakovich, e la musica del Novecento è diventata il mio pane quotidiano>>).
In definitiva, come asserito dalla quarta di copertina, <<Intervista dopo intervista, si è immersi nell’ascolto tout court, ossia quell’arte necessaria alla corretta dialettica in ambito privato e sociale, essenziale per il buon funzionamento democratico, in azienda, in famiglia, in amore, in amicizia, in politica, in comunicazione, ma sempre più dimenticata dalla società contemporanea e oggi riportata alla ribalta grazie alle testimonianze raccolte da Filippo Poletti, giornalista e trend setter del mondo del lavoro>>; altro che gli acclamati youtuber, influencer e tiktoker dei noantri che per buona parte dovrebbero tornare sui banchi di scuola o imparare ad ascoltare prima di enunciare qualsiasi frase ad effetto che di effetto, per chi ancora ragiona con la propria testa colta, ha solo il rabbrividimento sconfortante emotivo. Quindi, miei cari esseri umani ancora ragionanti prendete in mano questo libro e continuate a ragionare, con qualche nozione in più che può solo che giovarvi. Buona Lettura!   

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