Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records - Parte 1

Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records - Parte 1
La rubrica ‘Pillole di Note’, ossia mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che differenziano dalle solite nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile.
E questo mese rianalizziamo l’etichetta americana La-La Land Records in questa nuova prima parte, in attesa della seconda a breve giro: (https://lalalandrecords.com/):

Jerry Bock, Sheldon Harnick & John Williams
Il violinista sul tetto (Fiddler on the Roof, 1971)
La-La Land Records LLLCD 1576
CD 1: 18 brani – Durata: 67’40”
CD 2: 16 brani – Durata: 65’18”
CD 3: 25 brani – Durata: 65’18”
Primo Oscar nella carriera illuminante e illuminata di John Williams che nel 1971 l’allora trentanovenne compositore statunitense conquista grazie allo straordinario lavoro di adattamento per la versione cinematografica de Il violinista sul tetto (con il violino solista del grandissimo Isaac Stern), con musiche di Jerry Bock e liriche di Sheldon Harnick, nella categoria “Best Scoring: Adaptation and Original Song Score”, che proprio in quell’anno l’Academy decise di istituire così potendo candidare sia partiture di puro adattamento e musical originali scritti appositamente per il grande schermo. Con il suo splendido e spumeggiante adattamento, altisonanti musiche addizionali e una direzione d’orchestra impeccabilmente sontuosa, scalpitante, penetrante e a tratti dirompente con quelle circonvoluzioni orchestrali fulminanti (ascoltate “Wedding Celebration and the Bottle Dance” e “First Act Finale” che prelude al Williams dei film catastrofici e stellari che ben conosciamo, nonché “Entr’acte”), perfino dal piglio melodicamente romantico nelle pagine più sentimentalmente preminenti (“Do You Love Me?” e la straziante intimità del violino solista di Stern in “Chava Ballet Sequence”), Williams battè partiture altrettanto epocali quali Bedknobs and Broomsticks (Pomi d’ottone e manici di scopa) di Richard M. Sherman e Robert B. Sherman & Irwin Kostal, The Boy Friend (Il boyfriend) di Peter Maxwell Davies e Peter Greenwell, Tchaikovsky (Pioggia di stelle) di Dimitri Tiomkin, Willy Wonka and the Chocolate Factory (Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato) di Leslie Bricusse e Anthony Newley & Walter Scharf.
La colonna sonora del Musical Yiddish per eccellenza, Il violinista sul tetto (anni dopo, nel 1983, ‘avvicinato’ dall’intimismo ebraico sentimentale iper accorato del ‘One Woman Show’ meraviglioso di Barbra Streisand in Yentl con le musiche di Michel Legrand), ebbe nel 2001 una pubblicazione dell’etichetta EMI - in occasione del 30° Anniversario del film - digitalmente rimasterizzata a 24-Bit contenente 19 tracce (con materiale precedentemente non realizzato), ma questo triplo CD ivi esaminato è qualcosa di stratosfericamente unico: il primo CD presenta la “Original Soundtrack” rimasterizzata in maniera impeccabile e pulitissima, che sembra essere stata registrata ai giorni nostri; il secondo CD le versioni alternative e così come sentite nel film; il terzo album score addizionale e playbacks. Un’edizione smagliante e talmente ricca da far venire immediatamente voglia di rivedere la pellicola prodotta e diretta da Norman Jewison, sceneggiata da Joseph Stein, con le coreografie di Jerome Robbins e interpretata da Topol, Norma Crane, Leonard Frey, Molly Picon e Paul Mann.
Il libretto scritto da Mike Matessino, come sempre in questa etichetta americana, è uno di quegli aspetti che rendono l’acquisto più che obbligatorio, necessario non solo ai fini didattico-analitici e storiografico cine-musicali ma anche per puro godimento aneddotico-cinematico. Insomma, un capolavoro per occhi e orecchie! Ah, dimenticavo, brani più rappresentativi: “Prologue and Tradition & Main Title”, “Sunrise, Sunset” e “If I Were A Rich Man”.

Mark Isham
Bagliori nel buio (Fire in the Sky, 1993)
La-La Land Records LLLCD 1586
13 brani – Durata: 52’58”

Parliamo sempre troppo poco di Mark Isham, sopraffino compositore e trombettista newyorkese (classe 1951), tra i pionieri della musica elettronica, attivo nel cinema e nella televisione dal 1983 con quasi 200 partiture in carnet, esordendo con lo score di Mai gridare al lupo. La colonna sonora del biografico fantascientifico Bagliori nel buio, pubblicata per la prima volta in versione integrale, con ben sei brani inediti rispetto alla pubblicazione originale anni novanta, ottenne la nomination agli Academy of Science Fiction, Fantasy & Horror Films (Saturn Award). Nel medesimo anno dell’uscita di Fire in the Sky Isham ricevette la sua unica candidatura agli Oscar per In mezzo scorre il fiume di Robert Redford con Brad Pitt.
La partitura di questo film - la storia vera del taglialegna dell’Arizona Travis Walton che fu rapito (sostiene lui, il cosiddetto ‘incontro ravvicinato del quarto tipo’) dagli alieni nel 1975, così facendo accusare della sua scomparsa, ritenuta un omicidio premeditato, i suoi colleghi - ha nel solo brano “Travis Walton” uno spiraglio di tenue rilassatezza bucolica e nella traccia affranta di “News Reports”, perchè in tutte le restanti pagine della quasi ora totale di scoring raffigurano atmosfere orchestrali-elettroniche notevolmente perigliose, tensive al massimo e convulse da cardiopalma perdurante (“Found Objects/Kate’s Betrayal”, “A Fire in the Sky”), con quelle dinamiche ritmico-elettro-sinfoniche tipiche delle soundtracks action-trhiller dei ‘90, che hanno fatto scuola e ancora oggi mietono vittime nel panorama della piattezza d’idee compositive del medesimo genere filmico-seriale.

Howard Shore
Videodrome (Id. - 1983)
La-La Land Records LLLCD 1583
17 brani – Durata: 37’41”

La locandina del cult cronenberghiano Videodrome del 1983, con James Woods psicotico protagonista, strillava a caratteri grossi rossi “Una nuova terrificante arma prima controlla la vostra mente poi distrugge il vostro corpo”, come la musica del premio Oscar Howard Shore brulicante sotto pelle sin nelle viscere dell’animo ormai corrotto e dedito all’autodistruzione. Lo score di Shore per il sodale regista canadese (18 film assieme) è, come accennato poco sopra, una sequenza ininterrotta di ambienti sonori disturbanti - come lo è d’altronde tutto il film - e striscianti nei quali il tema portante, prettamente elettronico, è stilisticamente in linea con le soluzioni compositive di György Sándor Ligeti o Béla Viktor János Bartók (“Come to Me”, “Whipping”), con quella estensione sonora sintetica (realizzata con il Synclavier II) angosciante ed epicamente oscura tipica dei Tangerine Dream (“In Bed”). A prevalere gli archi striduli e l’atonalità dei brass in “The New Flesh” che sembra sgorgare da quelle partiture sperimentali horror-thriller di Ennio Morricone anni ‘70. Una soundtrack che avrà la sua massima espressione dal punto di vista delle trovate timbrico-armoniche più cavernose e dilatate nelle score successive di Shore per Seven e Il silenzio degli innocenti.

James Horner
L’uomo dei sogni (Field of Dreams, 1989)
La-La Land Records LLLCD 1572
CD 1: 27 brani – Durata: 70’27”
CD 2: 13 brani - Durata: 51’00”

Sappiate che questa intimista e commovente partitura, a mio modesto parere tra le più belle nella carriera del compianto James Horner, l’ho letteralmente consumata a forza di ascoltarla e riascoltarla - e non immaginate quanto volte ho visto il film alla quale essa appartiene -, quindi appena appreso che l’etichetta americana qui recensita, foriera di gioie sempre altamente soddisfacenti per gli amanti delle colonne sonore, metteva alle stampe la tanto agognata versione estesa definitiva, sono precipitato nella frenesia tipica da possesso immediato per poterne godere di ogni singola nota aggiuntiva che non era presente nell’album dell’epoca (51 minuti, non pochi e abbastanza già esplicativi della bellezza di questo score, che si possono ascoltare rimasterizzati nel CD 2). E quanto è dolce e lieve il sentire che come un fiume in piena di note sempiterne ci travolge e ci allieta: ecco, questo causa, meravigliosamente e poeticamente, l’ascolto di codesta partitura che Horner ha composto in stato di grazia, tra melodie coplandiane e con la levità pianistica di un Erik Satie (“End Credits”), ballad folk (“Deciding to Build the Field”), brani swing alla Glenn Miller di un tempo che fu e che, ahimè, mai più ritornerà (“Old Ball Players”, “Night Game”), pagine new age sintetiche dalla forte carica misterico-tensiva-nostalgica (“The Decision”, “The Library”, “Doc’s Memories”).
Il film con Kevin Costner e Burt Lancaster, diretto da Phil Alden Robinson, ottenne tre candidature agli Oscar (Miglior film, sceneggiatura non originale e score) e racconta di un agricoltore dell’Iowa che sente le voci di alcune presenze fantasmatiche che lo inducono a costruire nella sua piantagione di mais un campo di baseball che, una volta ultimato, verrà visitato dalla squadra dei Chicago White Sox del 1919. Horner, che ricevette anche la nomination ai Grammy, scrisse un florilegio di OST che seriamente induce alla commozione più pura e sentita (“The Drive Home”, “The Place Where Dreams Come True”, “The Cornfield”), quindi cosa chiedere di più? Solo un consigliatissimo acquisto ed un ascolto continuativo.

Maurice Jarre
Top Secret! (Id. - 1984)
La-La Land Records LLLCD 1588
CD 1: 31 brani – Durata: 57’17”
CD 2: 18 brani - Durata: 58’43”

Il tre volte premio Oscar Maurice Jarre (1924 - 2009) compose questa seria e citazionista partitura per il demenziale (divertentissimo, come oggi non se ne girano più così!) Top Secret! diretto dal trittico Jim Abrahams, David Zucker e Jerry Zucker - gli stessi, sia insieme che in solitaria, dei grandi successi al botteghino L’aereo più pazzo del mondo, la saga comica di Una pallottola spuntata e del romantico-fantasmatico-thriller Ghost (quest’ultimo sempre musicato da Jarre) - con lo strabordante e svalvolato Val Kilmer, nel ruolo di un celebre cantante americano di rock and roll che durante la Seconda Guerra Mondiale viene, suo malgrado, coinvolto dalla Resistenza per salvare uno scienziato catturato dai tedeschi e imprigionato nella Germania dell’Est.
Lo score, uscito dopo tantissimi anni in questa edizione ultra completa (presente nel primo CD; nel secondo CD le canzoni interpretate languidamente ed energicamente, a seconda del testo da intonare, dallo stesso Kilmer simil Elvis Presley - dal brano 1 al 6 - e lo score album del 1984 dalla traccia 7 alla 18), è un bignamino delle partiture scritte da Jarre per i film di guerra ‘veri’ quali Parigi brucia?, La notte dei generali, Il treno o giù di lì e in alcune pagine una specie di anticamera delle linee action-tensive che nel 1985 adotterà per la colonna sonora di Mad Max - oltre la sfera del tuono - tutto questo riscontrabile nel brano che prende il nome dal film -, dove a farla da padrone è il leitmotiv d’amore ascoltabile in “Love and Resistance”: epicamente sentimentale e pomposo. Le citazioni e intromissioni altrui si sprecano (vedi il tema di John Williams per Lo squalo, quello di Livingston ed Evans per la serie Bonanza su tutti), però il compositore francese di clamorose e iconiche soundtracks quali Lawrence d’Arabia, Il dottor Zivago e Witness - Il testimone sa come ironizzare creando il giusto mix tra serio e faceto che forse funziona di più sulle immagini che all’ascolto separato in questa stampa espansa, ma che ad ogni modo per completezza collezionistica bisogna possedere se amanti dello stile inconfondibile di Jarre.