La colonna sonora di Babylon meritava l’Oscar ma per favore non prendetevela con Hauschka

La colonna sonora di Babylon meritava l’Oscar ma per favore non prendetevela con Hauschka
Oscar 2023
Nomination Miglior Colonna sonora originale
- Niente di nuovo sul fronte occidentale / Hauschka-Volker Bertelmann
- Babylon / Justin Hurwitz
- Gli Spiriti dell’Isola / Carter Burwell
- Everything Everywhere All at Once - Son Lux
- The Fabelmans / John Williams
Se vogliamo essere obiettivi bisogna riconoscere che le nomination per la Miglior Colonna Sonora di questi Oscar 2023 erano di altissimo livello. Per diverse ragioni, a mio avviso, i lavori di Justin Hurwitz e Son Lux avevano qualcosa in più ma non si può non riconoscere il valore di quelli di John Williams, Carter Burwell e anche di quello che poi è stato il vincitore, ovvero Volker Bertelmann con la colonna sonora di Niente di nuovo sul fronte occidentale.

E qui bisogna fare un po' di chiarezza perché questa vittoria ha di nuovo acceso una serie di polemiche tra tematisti e modernisti dove al centro della disputa sembra essere l’annosa questione della presunta egemonia del leitmotiv melodico e dell’orchestrazione sinfonica sull’elettronica, i soundscape, le fasce sonore, i pattern reiterati dell’estetica minimalista e quant’altro. Senza entrare nel merito di queste tematiche da tifoseria c’è da ricordare che esiste ormai una folta schiera di compositori che da tempo integrano e mescolano queste tecniche senza alcun pregiudizio. Primo fra tutti il compianto Johann Johansson e poi Ben Frost, Hildur Guðnadóttir, Jonny Greenwood e tanti altri fra cui gli stessi candidati Son Lux. Dunque parafrasando il titolo del film …niente di nuovo sul fronte occidentale.


Ma allora perché tutto questo polverone? Forse solo perché all’interno di una cinquina che prevedeva tre score d’impianto classico (Williams, Burwell e lo stesso Hurwitz), dove quella di Babylon è veramente superlativa, ce n’erano due più sperimentali tra le quali quella più compiuta e interessante era sicuramente quella dei Son Lux. Detto questo non è comunque accettabile considerare Hauschka, pseudonimo di Volker Bertelmann, una specie di improvvisato compositore incapace di scrivere uno straccio di tema. Una descrizione questa un po' superficiale, perché non possiamo dimenticare che dal secolo scorso l’evoluzione della musica, che piaccia o no, ha preso anche direzioni diverse e inusuali come ad esempio le varie ricerche di uno stuolo di compositori nel campo della musica concreta ed elettronica (su tutti Schaeffer, Henry, Boulez, Stockhausen). Nella fattispecie le sperimentazioni che Bertelmann porta avanti da anni nell’interazione tra pianoforte preparato, elettronica e sound design sono diventate la sua cifra stilistica e non possono essere sottovalutate o bollate come inutili divertissement, perché sono la naturale prosecuzione, magari un pochino più mainstream e tonale, della citata scuola di riferimento. D’altronde anche Morricone portò la musica concreta nella canzone “Il barattolo” di Gianni Meccia. Insomma, tralasciando questi scivolamenti e disquisizioni sul curriculum di Bertelmann, vale la pena provare a riflettere meglio su quello che è realmente il nocciolo della questione ovvero il concetto di funzionalità nella musica per immagini. Un fattore talmente incisivo che può determinare oggi la carriera di un compositore molto più della sua abilità tematica. Ciò che si richiede oggi al commento musicale non è quasi mai quello di essere tematico ma funzionale. In conseguenza di questo possiamo quindi dire che il bello è stato sostituito dall’utile e quest’ultimo non risponde quasi mai ai criteri di orecchiabilità. Se un brano, a prescindere dalla sua cantabilità, funziona su scena va già bene così, anche perché non troverete mai un regista disposto a sostituirlo con un nuovo brano tematico e ben orchestrato ma meno funzionale.


Fatta questa lunghissima premessa e considerando infine il peso politico delle scelte dell’Academy, che è spesso scollegato dal valore artistico, arriviamo al punto: la colonna sonora di Justin Hurwitz per Babylon avrebbe meritato l’Oscar e se proprio si voleva premiare la sperimentazione lo si poteva dare ai Son Lux di Everything Everywhere All at Once.
Ma per favore non prendetevela con Hauschka/Volker Bertelmann!
